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  2. La donna gli disse: “So che viene il Messia, che è chiamato Cristo. Quando questi sarà arrivato, ci dichiarerà ogni cosa apertamente” - Giovanni 4:25 Un traguardo molto importante che questo blog crede di aver raggiunto durante lo studio approfondito delle profezie è stato quello di comprendere il ruolo centrale di Israele nel proposito di Dio. Ciò non sarebbe stato affatto considerato un “traguardo” per tutto il periodo del regno di Israele e fino alla nascita dei primi cristiani perché sarebbe stata una constatazione assolutamente ovvia. Il Creatore dell’universo aveva scelto Gerusalemme per far dimorare il Suo Nome e questo lo sapevano bene gli israeliti - 2 Re 21:7 Gli israeliti sapevano molto bene che qualunque cosa fosse successa nell’arco degli anni o dei secoli, Geova non avrebbe mai abbandonato quella nazione – 1 Re 8:30, 34 Di questo dovettero farsene una ragione anche molti popoli nemici – Numeri 22:11, 12 Quasi subito, però, il popolo che dimorava nella terra scelta da Dio si dimostrò infedele al punto da spingere il Signore stesso a dire “la vostra casa sarà abbandonata!” (o, “è abbandonata a voi”) - Luca 13:35 (Tilc). Questo significò l’abbandono definitivo anche della nazione geografica in quanto tale? Dal momento che gli eserciti romani distrussero Gerusalemme, per qualcuno sarà stato naturale pensare che tutte le profezie a venire riguardanti Israele dovessero avere adempimenti esclusivamente simbolici e che Israele stessa fosse simbolica. Gerusalemme (e di conseguenza la nazione) venne cancellata dalla storia per quasi duemila anni per cui molti giunsero a questa conclusione. L’apostolo Paolo, inoltre, con un ragionamento profondo e lineare spiegò che non c’era più “né giudeo né greco” e che non tutto Israele era effettivamente Israele – Galati 3:28, 29 Nonostante questo non c’era motivo di pensare che la profezia fosse venuta meno appunto perché Geova aveva scelto un Israele formato da tutte le nazioni. Nel nostro percorso di studio abbiamo visto, però, che Israele non ha mai smesso d’avere la sua importanza ed infatti essa è menzionata anche nell’ultimo libro della Bibbia, ovvero Rivelazione – Rivelazione 11:8 Rivelazione non solo menziona profezie a venire ma fu scritto circa trent’anni dopo la distruzione di Gerusalemme… e questo dovrebbe sembrare strano per coloro che sostengono questa “sostituzione”. Qualcuno forse preferirà pensare che la menzione di Israele anche nell’ultimo libro della Bibbia, che parla di profezie a venire, non debba e non possa riferirsi alla letterale nazione di Israele... ma potrebbe dimostrarlo davvero con le Scritture? Intanto prendiamo atto che gli apostoli fino alla fine del ministero terreno del Signore avessero lo stesso intendimento e cioè che il Regno di Israele dovesse essere ripristinato e non abbandonato - – confronta Atti 1:6, 7 Il Signore, infatti, li riprese in merito ai tempi di adempimento, non in merito al soggetto. Il Signore disse forse “Allora non avete capito nulla di quello che vi ho insegnato” oppure disse semplicemente “Non sta a voi conoscere i tempi o i periodi che il Padre ha posto sotto la propria autorità”? Dovremmo riflettere su questo perché in altre occasioni, quando gli apostoli dimostrarono di non aver capito una questione, Egli li corresse amorevolmente – confronta Matteo 18:21, 22; Giovanni 9:1-3 Anche Daniele, altro libro che fa riferimento al tempo della fine, menziona sia la nazione di Israele che i suoi abitanti – confronta Daniele 11:30; 11:45 A questo punto abbiamo un evidente problema con questa “teologia della sostituzione” qualunque evoluzione abbia subito nel corso dei secoli e in qualunque forma sia stata presentata per renderla “più accettabile” perché qui dobbiamo solo stabilire se la Bibbia mente o se Dio ha cambiato idea – Isaia 40:8; Romani 11:29 Forse Dio “cambia idea” come potrebbero fare gli esseri umani? - Malachia 3:6, 7 Forse Dio può mentire? - Tito 1:2 Nella promessa che Dio fece ad Abraamo e successivamente al popolo di Israele, non c’era alcun limite di tempo – confronta Deuteronomio 30:1-6 Esattamente come dice Deuteronomio, qualsiasi eventuale maledizione (dovuta al fatto dell’aver trasgredito i Suoi comandi) sarebbe stata revocata e dimenticata nel momento in cui essi fossero “tornati con tutto il cuore”. Riflettiamo anche sulla scrittura di Geremia 31:35-37 possibilmente senza alcun pregiudizio. “Così parla il SIGNORE, che ha dato il sole come luce del giorno e le leggi alla luna e alle stelle perché siano luce alla notte; che solleva il mare in modo che ne mugghiano le onde; colui che ha nome: il SIGNORE degli eserciti. «Se quelle leggi verranno a mancare davanti a me», dice il SIGNORE, «allora anche la discendenza d'Israele cesserà di essere per sempre una nazione in mia presenza». Così parla il SIGNORE: «Se i cieli di sopra possono essere misurati e le fondamenta della terra di sotto, scandagliate, allora anch'io rigetterò tutta la discendenza d'Israele per tutto quello che essi hanno fatto», dice il SIGNORE – Nuova Riveduta Non è evidente il chiaro linguaggio iperbolico dell’Iddio Onnipotente? Egli non sta dicendo che un giorno non ci sarebbero più stati il sole o la luna perché questi statuti sarebbero duranti per sempre – Salmo 148:3-6 E ovviamente non sta neppure dicendo che un giorno qualcuno avrebbe misurato i cieli o scandagliato la terra: questi esempi sono delle iperboli che servono proprio per indicare che Dio non potrà mai venire meno alle Sue promesse. Per chi ha compreso il soggetto principale su cui verte quasi tutta l’Apocalisse, è evidente che Geova presti ancora molta attenzione a questa nazione. In un articolo precedente abbiamo anche compreso che il ripopolamento di Israele, una volta liberato da “colei che vi siede sopra”, sarà letterale e questo sarà uno dei modi meravigliosi in cui Geova si esalterà in mezzo alle nazioni – Isaia 60:8-10 Non dovrebbe essere sufficiente, questo, per dimostrare che Israele aveva, ha ed avrà molta importanza nel proposito di Dio? Coloro che ritengono la Bibbia la parola di Dio e non un libro come gli altri dovrebbero riconoscere che Essa non può mentire e che non si contraddice. Se ne siamo davvero convinti, allora dovremmo avere l’onestà di rivalutare tutte quelle Scritture che, fino a ieri, abbiamo considerato “simboliche”. Per prima cosa dobbiamo prendere atto del fatto che il vero popolo di Dio, e di conseguenza la pura adorazione, sarebbe stata soffocata dai lupi rapaci – Atti 20:29, 30 Questo fu esattamente quello che insegnò il Signore nella parabola del buon seminatore – Matteo 13:24-30 Gesù insegnò la Verità e i suoi discepoli non erano divisi in mille chiese o dottrine discordanti: egli fu davvero il buon seminatore e la Verità, per loro, era chiara. Essi pensavano tutti conformemente. Comunque “qualcuno”, un nemico, seminò la zizzania e questa sarebbe cresciuta insieme al grano fino al tempo della fine. Il grano, dunque, sarebbe stato soffocato dalla zizzania al punto che sarebbe stato difficile per un essere umano, se non impossibile, distinguere l’uno dall’altro. La pura adorazione sarebbe stata soffocata da questi falsi cristiani e resa irriconoscibile. Tra l’altro il Signore parla di grano e zizzania senza alcun riferimento all’organizzazione di appartenenza ed è normale che fosse così, dal momento che questa zizzania sarebbe cresciuta insieme al grano e non in un campo affianco. Ciò significa che dalla fine del primo secolo in poi ci sarebbero state sempre delle persone sincere (il grano) ma nessuna di queste sarebbe davvero riuscita a dividersi dai finti cristiani e questo vale anche per quella parte ebraica originale. Questo fu anche ciò che dedusse l’apostolo Giovanni quando scrisse “Fanciullini, è l’ultima ora, e, come avete udito che viene l’anticristo, così ora sono sorti molti anticristi; da cui acquistiamo la conoscenza che è l’ultima ora” - 1 Giovanni 2:18 Era “l’ultima ora” di cosa e per chi? Era l’ultima ora per la pura adorazione, la quale stava per essere rapidamente “inghiottita” da tutti quei lupi rapaci che si sarebbero spacciati per servitori di Dio e che si erano già infilati, da tempo, all’interno delle congregazioni – 2 Tessalonicesi 2:7 Non è necessario, infatti, diventare degli storici per vedere come questi “nuovi cristiani” rinnegarono punto per punto, e alla velocità della luce, tutti i più basilari insegnamenti del cristianesimo. Il cosiddetto “cristianesimo” (che cristianesimo non era più) si distaccò dalla sua radice originale, ovvero la radice ebraica – Romani 11:17, 18 L’apostolo Paolo, con un ragionamento chiaro e lineare, aveva paragonato i credenti gentili a “rami innestati” e disse che non era il ramo a portare la radice ma proprio il contrario. Il cristianesimo aveva quindi origine ebraiche e solo rimanendo attaccato alla propria radice i gentili avrebbero potuto rimanere vivi e portare frutto. Solo riconoscendo la loro radice ebraica i cristiani sarebbero stati veri cristiani. A loro volta gli ebrei che avevano riconosciuto il Messia (ovvero i primi cristiani, quelli veri) se avessero voluto rimanere “vivi” e portare frutto si sarebbero dovuti attenere fermamente agli insegnamenti del Maestro – Giovanni 15:1-6 Purtroppo anche loro furono soffocati dai lupi rapaci che adulterarono il puro insegnamento di Cristo. Tuttavia è evidente che se la pura adorazione sarebbe stata soffocata durante tutto il periodo dell’apostasia predetta, sarebbe anche arrivato il momento in cui essa sarebbe stata ripristinata. Insomma sarebbe arrivato il momento in cui si sarebbe vista “di nuovo la differenza fra il giusto e il malvagio, fra chi serve Dio e chi non lo serve” - Malachia 3:18 Ora la domanda è… “Da chi sarebbe ripartita la vera adorazione?” E' importante comprendere da chi ha origine la salvezza per comprendere da chi e da dove ripartirà la Vera adorazione? Avendo compreso il luogo in cui i due testimoni vengono lasciati insepolti, possiamo comprendere anche da dove ripartirà la vera adorazione. Da articoli precedenti abbiamo visto che la quinta tromba che colpisce “coloro che non hanno il suggello di Dio sulla fronte” è rivolta contro Israele (Rivelazione 9:4) e questo apre una maggiore comprensione in merito alle trombe e in merito ai suggellati. In Rivelazione 7:3 l’angelo avverte dicendo di “non danneggiare la terra né il mare né gli alberi, finché non avessero suggellato gli schiavi dei Dio sulle loro fronti” e questo la dice lunga non solo sulla nazione di destinazione a cui sono rivolte la maggiorparte delle trombe ma anche sulla provenienza di questi 144.000. Sappiamo che a motivo del fatto che le tribù menzionate in Rivelazione non corrispondono perfettamente alle 12 tribù di Israele, essi potrebbero anche non essere esclusivamente israeliti naturali ma questo, ovviamente, non significa che la stragrande maggioranza d’essi non lo saranno – confronta Isaia 66:19-21 Anzi dalla descrizione fatta sembra proprio così. I 144.000 sembrano quindi essere in gran parte israeliti naturali – confronta Daniele 12:1 Se Israele fosse stato rigettato come insegna la maggior parte della cristianità, perché dunque dei 144.000 viene specificato che vengono presi dalle tribù di Israele? Ma coloro che sono stati indotti a credere alla teologia della sostituzione leggeranno “la mia chiesa”, “la mia organizzazione” o “i cristiani delle nazioni” ogni volta che leggeranno “Israele” o “tribù di Israele”. Invece vedremo che questi sono soltanto condizionamenti dovuti alla propria educazione religiosa, non all’insegnamento biblico. Paolo dice che “i doni e la chiamata di Dio non sono cose su cui egli cambia idea” (Romani 11:29) ma nello stesso tempo non dobbiamo pensare che questa parte di Israele sarà scelta a prescindere dal loro comportamento e dalla loro condizione di cuore. Geova non è mai sceso a compromessi riguardo la Sue giuste norme – Deuteronomio 32:4 Essi saranno quella parte di Israele sana che “soffre e geme per le cose detestabili” che si compiono dentro il paese - Ezechiele 9:4 Anche al tempo di Ezechiele poteva sembrare che “non ci fosse nessuno fedele” ma Geova fece capire al profeta che non era così. Cerchiamo dunque di non fare lo stesso errore. Arriviamo dunque a comprendere il motivo dell’articolo precedente. Di che “religione” saranno questi israeliti che soffrono e gemono e che Geova sceglie per la loro condizione di cuore? Essi, per essere scelti, sono indubbiamente parte del popolo di Dio ma possono essere riconosciuti come appartenenti all’organizzazione dei Testimoni di Geova, degli evangelici, dei cattolici o di qualche altra religione? Ovviamente no perché tutte queste religioni, a prescindere dalla buona fede dei suoi membri e da alcuni insegnamenti corretti che possono aver predicato, hanno dimenticato la loro origine ebraica. Tutte queste religioni sono autoreferenziali, anche se si faranno mille giri di parole per cercare di dimostrare il contrario. Cerchiamo di comprendere di “quale religione sono” attraverso un obiettivo esame di quello che la Bibbia dice di loro. Rivelazione 14:4, 5 ci dice: “Questi son quelli che non si contaminarono con donne; infatti, sono vergini. Questi son quelli che continuano a seguire l’Agnello dovunque vada. Questi furono comprati di fra il genere umano come primizie a Dio e all’Agnello, e nella loro bocca non fu trovata falsità; sono senza macchia”. Da questi versetti possiamo intanto fare un sospiro di sollievo e cancellare ogni dubbio di parzialità da parte del nostro amorevole e imparziale Padre. Essi non vengono scelti esclusivamente perché israeliti ma perché “nella loro bocca non fu trovata falsità; sono senza macchia”. É la loro condizione di cuore e condotta ad averli fatti scegliere come primizie. Dice la scrittura che “sono senza macchia”. Dice inoltre che sono “vergini”. Questo cosa significa? È forse un riferimento alla castità fisica, come se facessero parte di un ordine monastico? Questo è molto improbabile perché se fossero sposati, pur non rimanendo letteralmente vergini, non sarebbero comunque considerati “contaminati” - Ebrei 13:4 Inoltre il celibato non fu mai un’esigenza per il popolo di Dio, pur mettendo in risalto gli evidenti vantaggi di tale condizione – 1 Corinti 7:37, 38 Dovremmo sapere cosa significhi rimanere vergini da un punto di vista spirituale ma andiamo a vedere l’uso che ne fa un altro libro profetico. Parlando dell’ultimo re dominante Daniele dice che “non prenderà in considerazione il desiderio delle donne e ogni altro dio, ma si magnificherà su chiunque” - Daniele 11:37 Il desiderio delle donne viene associato ad “ogni altro dio” e quindi è un riferimento evidente alle organizzazioni religiose. La stessa pura organizzazione di Geova è paragonata ad una donna, come abbiamo visto, tuttavia nel periodo in cui essi vengono suggellati, il ripristino della vera adorazione non è ancora avvenuto. Essi vengono suggellati prima dello squillo della prima tromba mentre la vera adorazione è completamente ripristinata soltanto allo squillo della settima – Rivelazione 7:4-8; 11:15; 12:1, 2 Questo significa che se essi avessero fatto parte di qualsiasi altra “donna”, ovvero religione, prima del ripristino della vera adorazione, non sarebbero stati considerati vergini o senza macchia. Ovviamente non dobbiamo concludere che essi siano atei o agnostici. Per essere considerati degni devono credere in Geova, il Dio della Bibbia. Devono credere e aver compreso aspetti fondamentali in merito al Figlio quale mezzo impiegato da Dio nonché esercitare fede nel suo sacrificio – Giovanni 3:36; Rivelazione 12:11 E, come già detto, devono avere una condotta esemplare – Salmo 110:3 Dobbiamo concludere che essi saranno ebrei e anche messianici ma in quanto al far parte di una organizzazione religiosa essi non si sono contaminati e questo significa che, o non sono riconducibili a nessuna organizzazione religiosa al momento esistente oppure che vivano talmente ai margini delle stesse da essere rimasti incontaminati. In linea di principio, se anche in una delle sette congregazioni c’erano quelli che “non avevano contaminato le loro vesti”, così può essere per questi 144.000 che, come abbiamo detto, devono essere in maggioranza israeliti naturali – Rivelazione 3:4 Questo gruppo di persone sono a tutti gli effetti una primizia e qualcosa di separato; preparato apposta per il ripristino della vera adorazione. Avendo dato impulso alla vera adorazione essi hanno ruolo di sacerdoti. Comprendere il ruolo di Israele anche per quanto riguarda il ripristino della vera adorazione ci permette di comprendere molte altre scritture e di ampliare il nostro quadro d’insieme del meraviglioso proposito di Dio. Possiamo comprendere meglio cosa intendesse Paolo quando parlò del ramo d’olivo originale e del ramo innestato – Romani 11:13-24 Possiamo comprendere meglio molte espressioni riportate in Isaia dove si parla del rimanente di Israele e delle persone delle nazioni che diventano una sola nazione. Geova terrà fede alla sua promessa di salvare un rimanente di Israele prima di Armaghedon e nel frattempo radunerà il Suo popolo dalle quattro estremità della terra, il quale sarà composto sia da Israeliti naturali che da Israeliti per adozione (persone secondo il cuore di Dio). Tramite il seme di Abraamo, come abbiamo visto all’inizio, tutta l’umanità sarà benedetta perché Dio non viene meno alle sue promesse. Tutti quelli che varcheranno i confini della Terra Promessa saranno israeliti nonché l’unico popolo di Geova: un solo gregge, un solo pastore. Qualche lettore probabilmente si sarà chiesto com’è possibile conciliare tutto questo con la scrittura di Luca 13:35 che abbiamo menzionato all’inizio nonché Giovanni 4:21-23. Esaminiamo attentamente quello che c’è scritto senza far parlare “la nostra religione”. Luca 13:34, 35 dice… “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta”. Cosa sta dicendo il Signore? Egli sta dicendo che a motivo del comportamento della maggior parte degli abitanti di Gerusalemme la loro casa sarebbe stata lasciata deserta o sarebbe stata abbandonata a loro. Ciò significava che Dio avrebbe ritirato la Sua protezione e che essi avrebbero subito le conseguenze del loro grave peccato – confronta Luca 21:22 Quindi Gesù disse chiaramente che sarebbe stata lasciata deserta ma disse che sarebbe stata lasciata deserta per sempre? Disse forse che quel giudizio sarebbe stato definitivo e cioè tale abbandono sarebbe durato per sempre? Una situazione molto simile si era già verificata e gli israeliti avrebbero dovuto riflettere. Al tempo della deportazione in Babilonia, Dio aveva punito il Suo popolo facendo distruggere Gerusalemme e il tempio – I Cronache 6:15 Tale condanna fu definitiva? Ovviamente no: sarebbe arrivato il tempo in cui un rimanente fedele di Israele sarebbe ritornato in patria, come diceva la profezia. Coloro che insegnano che Israele è stato rigettato “una volta per tutte” in realtà insinuano ciò che la Scrittura non dice. Essi pensano che Dio li abbia perdonati la prima volta (al tempo della deportazione in Babilonia) ma non due. Come se Dio tenesse il conto delle nostre trasgressioni a prescindere se siamo pentiti o meno – Salmo 130:3, 4; Matteo 18:21, 22 In realtà ognuno può pensare quello che vuole ma coloro che citano Luca 13:34, 35 spesso si dimenticano di citare le Sue parole conclusive… “Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Io vi dico che non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"» Quindi c’è o non c’è un problema scritturale che si scontra con la “teologia della sostutuzione”? La Scrittura non termina con le parole “d’ora in poi non mi vedrete più!”… che poteva avere il tono della condanna definitiva (anche se sarebbe stata in contraddizione con le parole di Deuteronomio 30) ma… “non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"». Quindi sarebbe arrivato il momento in cui, almeno una parte di israeliti, avrebbe riconosciuto il messia e tale “abbandono” sarebbe stato revocato esattamente com’era già successo molti anni prima. Gli israeliti al ritorno da Babilonia ebbero bisogno di pentirsi e ripulirsi dalle pratiche errate che avevano appreso lontano da casa ma essi rimasero, per tutto il tempo, il popolo di Dio – confronta 2 Corinti 6:17, 18 Che dire della scrittura di Giovanni 4:21-23 dove Gesù dice chiaramente alla samaritana che il luogo dell’adorazione non avrebbe avuto più importanza e che Dio avrebbe scelto persone che l’avrebbero adorato con spirito e verità? Rileggiamo questa scrittura. Gesù le disse: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori”. Riflettiamo. Da lì a pochi anni Gerusalemme sarebbe stata distrutta insieme al tempio. In un’altra occasione, parlando del tempio ad alcuni dei suoi discepoli egli disse che non sarebbe rimasta pietra su pietra. Queste parole si adempirono alla lettera. Gesù sta dicendo alla samaritana che Gerusalemme non sarebbe più stata indispensabile per l’adorazione perché Dio avrebbe scelto un popolo secondo il Suo cuore; popolo che come sappiamo si allargò molto presto alle nazioni gentili. Il centurione Cornelio, infatti, fu il primo non israelita ad entrare a far parte del popolo di Dio. Man mano che il popolo di Dio si sarebbe allargato ad altre nazioni (e presto i gentili divennero molto più numerosi degli ebrei) era solo ovvio che Gerusalemme avrebbe perso quella centralità nell’adorazione. I cristiani gentili non erano tenuti a farsi migliaia di chilometri, regolarmente, per adorare al tempio: avendo compreso la Verità intorno al Cristo, sarebbe stato sufficiente adorare con spirito a Verità. Dio, infatti, cerca adoratori sinceri e non formali. Inoltre, se qualcuno avesse considerato Gerusalemme indispensabile per l’adorazione, come si sarebbe sentito una volta che questa sarebbe stata distrutta? Ma la fede dei cristiani si basava di qualcosa di più solidi della città o del tempio: si basava sugli insegnamenti del Maestro. Infatti l’apostolo Paolo e altri fecero numerosi sforzi per convincere i cosiddetti “cristiani giudaizzanti” che loro avessero qualcosa di meglio del resto degli ebrei che potevano avere il tempio e tante altre cose ma che non avevano riconosciuto il messia. Quindi il Signore non sta affatto dicendo che Gerusalemme (e di conseguenza Israele) sarebbe stata abbandonata per sempre e neppure che il popolo ebraico sarebbe stato abbandonato per sempre. Sta semplicemente dicendo che sarebbe arrivato il tempo in cui Dio avrebbe scelto i Suoi adoratori per la loro condizione di cuore e non esclusivamente per la loro appartenenza. Dio, infatti, non è parziale – Atti 10:34 Da quale scrittura dovremmo quindi dedurre che il popolo di Israele e la nazione siano stati rigettati per sempre? Da nessuna, a parte dall’interpretazione religiosa delle chiese autoreferenziali (questa interpretazione, tra l’altro, è proprio necessaria alla loro autoreferenzialità). Riflettendo sulla scrittura guida di questo articolo, vediamo che il Signore si rivelò come Messia e spiegò la verità alla samaritana. La samaritana fu pronta e non si offese quando sentì il Signore pronunciare chiaro e tondo “Voi adorate ciò che non conoscete” perché il suo desiderio era comprendere e fare la volontà di Dio. Abbiamo lo stesso desiderio? Ognuno di noi, di qualsiasi organizzazione fà parte, ha la possibilità oggi di comprendere che “la salvezza ha origine dai giudei” oppure offendersi e chiudere le proprie facoltà di percezione a qualsiasi argomento scritturale – Zaccaria 8:23 La predicazione dei due testimoni vestiti di sacco sarà il segnale, per tutti coloro che amano Dio più della propria religione e si sforzano di raggiungere un minimo di conoscenza, di accettare il gratuito dono della vita eterna. Saremo disposti a fare tutti i cambiamenti necessari pur di entrare a far parte dell’unico popolo di Dio, ovvero quello preso da ogni nazione, tribù, popolo o lingua? Solo così non assomiglieremo agli scribi e i farisei che, pur riconoscendo che il Signore fosse la personificazione della Verità, preferirono la loro posizione, la loro autorità, i loro privilegi. Se leggiamo la Bibbia senza preconcetti il messaggio è chiaro: Il vero cristianesimo ripartirà esattamente da dove è nato. La seconda parte di questo articolo mostrerà come il profeta Zaccaria aveva già previsto, molti prima di Giovanni, questo aspetto della volontà di Dio. “Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo sacro segreto, affinché non vi reputiate saggi: a una parte di Israele si sono intorpiditi i sensi, finché non sarà entrato il numero completo delle persone delle nazioni, e in tal modo tutto Israele sarà salvato; come è scritto: “Il liberatore verrà da Sìon e allontanerà le pratiche empie da Giacobbe. E questo sarà il mio patto con loro quando cancellerò i loro peccati”. Certo, quanto alla buona notizia essi sono nemici, a vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio sono amati, a motivo dei loro antenati. Infatti i doni e la chiamata di Dio non sono cose su cui egli cambia idea. Come voi un tempo eravate disubbidienti a Dio, ma ora vi è stata mostrata misericordia a causa della loro disubbidienza, così anche loro adesso sono stati disubbidienti — il che ha permesso a voi di ottenere misericordia — e possono dunque anche loro ottenere misericordia. Dio ha infatti rinchiuso tutti nella disubbidienza per avere misericordia di tutti – Romani 11:25-32
  3. Questo è il primo articolo dedicato alle 70 settimane di cui si parla in Daniele 9:24-27. Seguirà un secondo e forse un terzo articolo a conclusione del tema. Chi ordinò la ricostruzione della città di Gerusalemme e del secondo Tempio? Ciro o Artaserse? Avvenne entro il 515 o nel 455 a.E.V.? Il titolo di questo articolo avrà forse lasciato perplesso qualcuno. La maggior parte dei testimoni di Geova ma anche appartenenti ad altre confessioni religiose probabilmente si chiederanno che “senso ha” associare la parola “enigma” alla profezia relativa alle 70 settimane. D’altronde non ci troviamo più al tempo di Daniele, non è vero? Qualcuno dirà che per lui, a quel tempo, sia quella che altre profezie a venire furono considerate enigmatiche (confronta Daniele 12:8) ma non per noi oggi! Oggi l’abbiamo capita! Molti diranno che quella profezia si adempì alla perfezione con la venuta del Signore e la distruzione del Tempio di Gerusalemme. È davvero così? Questa sarà senz’altro la parte più difficile da ridiscutere perché considerata in assoluto “la più sicura” interpretazione di tutte. Lo stesso autore di questo blog riconosce di aver avuto questa convinzione. Nel primo articolo dedicato al 1914 (che ovviamente ridiscusse quella data) si faceva un’introduzione proprio relativa alle 70 settimane mostrando “la differenza” tra una e l’altra. In pratica si domandava se la spiegazione del 1914 fosse “altrettanto accurata” come quella delle 70 settimane… . In realtà un esame più accurato rimise presto in discussione quella certezza per cui è arrivato il momento di mettere sul tavolo le varie motivazioni che hanno spinto ad una rilettura. Il lettore è invitato a valutare attentamente queste ragioni, come al solito, basandosi esclusivamente sulla logica Scritturale e non sulla propria educazione religiosa. Prima di far questo confrontiamo attentamente come, le diverse traduzioni bibliche, rendono questi versetti. Riflettendo sulle diverse traduzioni bibliche forse si inizierà a valutare come, l’interpretazione di questa profezia, è ancora oggetto di discussione. Daniele 9:24-27 nelle diverse traduzioni bibliche Settanta settimane sono state fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all'apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane; essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d'un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un'inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra. 27 Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore"» - Daniele 9:24-27 secondo la Nuova Riveduta Cominciamo già a vedere qualcosa di interessante che cambia di molto l’intendimento di alcuni. Il versetto 24 parla di “luogo santissimo” e non di “Santo dei Santi” come fa la Traduzione del Nuovo Mondo. Ovviamente anche “Santo dei Santi” (o Santissimo) è corretto perché questa parola può essere tradotta in più modi ma il problema è capire di chi o di cosa si sta parlando. Traducendo “Santo dei Santi” alcuni potrebbero intendere che la profezia riguardi il Cristo, il Messia. Tuttavia bisogna comprendere se lo scrittore si stava riferendo ad una persona o ad un luogo perché il “Santo dei Santi” era la parte più interna del tempio. Insomma era un “luogo”, non una persona. La Nuova Riveduta, infatti, non ha tradotto “il luogo santissimo” a caso. È scontato asserire che questo non è un piccolo particolare perché non cambierebbe solo aspetti marginali della nostra comprensione: cambierebbe tutto il soggetto. Quindi anche il versetto 25 è tradotto in maniera sostanzialmente diversa: la Nuova Riveduta non traduce “IL Messia” ma “un unto, un capo”. Nel prossimo articolo vedremo cosa compare, in effetti, nel testo originale ma di fatto se questa parola tradotta “unto” fosse la stessa che abbiamo usato per Ciro (confronta Isaia 45:1) o per qualsiasi altra persona con un incarico speciale distinguendolo dal Messia, allora è lecito chiedersi cosa abbia spinto il traduttore a tradurre in quel modo. La Scrittura dà modo di ritenere che si stia parlando del Messia (ossia Cristo Gesù) o più semplicemente di un unto, un capo? Andiamo al versetto 26 e troviamo un’altra espressione che crea un’enorme differenza con la TnM. In questa traduzione si legge: “Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui” mentre la TnM traduce “senza nulla per sé” e anche questo non è un particolare insignificante. Il perché lo vedremo meglio confrontando altre traduzioni ma già si nota che nel primo caso si parla di qualcuno che non avrebbe ricevuto aiuto da nessuno mentre nel secondo di uno che non aveva nulla. Un’altra profonda differenza la troviamo al versetto 27 dove si legge di qualcuno che “stabilirà un patto con molti” mentre la TnM traduce “terrà in vigore il patto per i molti”, cosa che lascia intendere l’esistenza di un patto precedente, senza contare che nella prima versione si capisce bene che è il condottiero di questo popolo distruttore a “stabilire un patto con molti” mentre nella TnM non si capisce se è questo condottiero a farlo oppure il “Messia”. Provate a rileggerle bene e a confrontarle per vedere se le cose stanno così. Ed infine bisognerebbe anche capire chi è “colui che giace desolato” (e cosa significano queste parole) mentre la Nuova Riveduta dice che “la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore". Cominciamo a riflettere su queste differenze. Adesso leggiamo come la C.E.I/Gerusalemme traduce questi versetti. 24 Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all'empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l'iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi. 25 Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. 27 Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta; sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore». Questa traduzione riporta “principe consacrato” e si capisce bene che i traduttori non hanno ritenuto che esso fosse il Messia (il commentario, infatti, riporta il Sommo Sacerdote al tempo Antioco IV). Inoltre c’è un particolare molto interessante. Questa traduzione non considera affatto 69 settimane come fa la TnM scrivendo “7 settimane e anche 62 settimane” ma divide in due avvenimenti ben distinti. “Da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane”. Stop. Quindi sta dicendo che dall’annuncio (editto o quello che è) di ricostruzione di Gerusalemme fino all’apparizione di questo “unto consacrato” devono passare 7 settimane. Non stiamo per ora a disquisire se sono settimane di giorni o di anni ma il punto è che scritto in questo modo non si evince affatto che per l’apparizione di questa persona dovevano passare 69 settimane ma solo 7. Come continua la scrittura? “Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi”. Quindi è chiaro: secondo questa traduzione dall’annuncio di ricostruire Gerusalemme fino all’apparizione di questo capo passano 7 settimane mentre Gerusalemme viene ricostruita in 62 settimane al termine delle quali questa persona viene soppressa. È davvero così assolutamente chiara questa scrittura e l’interpretazione che abbiamo sempre accettato era “senza difetti” o sta saltando fuori un vero e proprio enigma? Ovviamente qualcuno dirà che la storia ha dimostrato una certa interpretazione mentre avrebbe scartato tutte le altre… ma questo lo vedremo più avanti. Per il momento, per coloro che sono convinti che la traduzione corretta debba essere 7+62, ovvero 69 settimane alla comparsa del Messia, potrebbero chiedersi perché la Scrittura dice che il Messia sarebbe stato soppresso dopo 62 settimane e non dopo 69 (vedi Daniele 9:26 nella TnM). Se la traduzione corretta fosse 7+62, ovvero 69, perché essa non dice che il Messia sarebbe stato soppresso dopo 69 settimane o, al limite, dopo “7+62 settimane”? Ed infine un’altra differenza si trova nel versetto 27 dove si parla “dell’ala del tempio” mentre la TnM traduce “ala di cose disgustanti”. Anche qui la differenza è notevole ma in questo caso potrebbe non esserci un vero contrasto, dal momento che la wt ritiene che si applichi alla distruzione del tempio avvenuta nel 70 E.V. Passiamo dunque alla traduzione successiva. 24 Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un'inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni. 27 Egli stipulerà pure un patto con molti per una settimana, ma nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore, finché la totale distruzione, che è decretata, sarà riversata sul devastatore» - Nuova Diodati Anche la Nuova Diodati ritiene che “il Santo dei Santi” sia in realtà “il luogo santissimo” ma poi anch’essa traduce “Messia” intendendo evidentemente Cristo. Anch’essa traduce “7 settimane e altre 62 settimane” e nel versetto 26 si legge “nessuno sarà per lui” ribadendo il concetto “nessuno che lo aiuti” e non “senza nulla per se”. Ovviamente riconoscendo da un lato che il Santissimo è il luogo più interno del tempio e non una persona ma dall’altro traducendo “Messia” dove altre traduzioni traducono semplicemente unto o capo, sorge la domanda: è il luogo ad essere unto (cioè messo nella condizione giusta) oppure è il Messia? La versione successiva traduce… 24 Settanta settimane son fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la trasgressione, per metter fine al peccato, per espiare l'iniquità, e addurre una giustizia eterna, per suggellare visione e profezia, e per ungere un luogo santissimo. 25 Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l'ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all'apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane, un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. E il popolo d'un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un'inondazione; ed è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra. 27 Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana; e in mezzo alla settimana farà cessare sacrifizio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore; e questo, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore' – Luzzi/Riveduta Isolando i punti che ci interessano vediamo che la Luzzi traduce “un unto”, il quale compare in sette settimane esattamente come traduce la CEI. Con un punto e virgola tra le due espressioni, si capisce che le successive 62 settimane servono per restaurare e ricostruire Gerusalemme e non hanno nulla a che vedere con l’apparizione di questo unto (che è comparso da un pezzo). Alla fine di queste 62 settimane, ovvero quando ormai Gerusalemme è ricostruita, questo unto viene soppresso. Un’altra differenza importante è che questa traduzione riporta che “è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra” e non “fino alla fine ci sarà guerra” e anche questa è una differenza notevole. Nel primo caso si sta dicendo che la devastazione durerà fino alla fine della guerra (guerra che può essere breve o lunga) mentre nel secondo caso dice che ci sarà guerra “fino alla fine” ovvero fino alla fine del sistema satanico. Probabilmente a questa traduzione si deve la credenza comune che se in Israele c’è sempre guerra è perché era una profezia (anche se bisognerebbe spiegare che guerre ci sarebbero state in Israele quando Israele non esisteva e comunque per quale motivo non c’è sempre stata devastazione). Vi sembrano differenze di poco conto? Prima di “scegliere” una traduzione e scartarne un’altra, dovremmo almeno capire quale criterio seguire. Non sarebbe un po’ troppo facile scegliere quella traduzione che accarezza maggiormente le nostre credenze o le nostre idee preconcette? Come già accennato, qualcuno però dirà che la storia ha dimostrato quale dovrebbe essere la traduzione più corretta. Non viene però spontaneo chiedersi perché, “se fosse così”, molte traduzioni continuerebbero a tradurre male sapendo com’è andata la storia? Questi traduttori biblici preferiscono negare la storia pur di giustificare le proprie traduzioni o forse la storia non è andata proprio come ci è stato raccontato? Sorvolando temporaneamente queste domande, analizziamo in profondità la spiegazione della Wt e vediamo se è davvero così inattaccabile. Analizziamo l’interpretazione delle 70 settimane secondo l’intendimento della Watchtower E’ opportuno, prima di cimentarci nella spiegazione ufficiale della società Torre di Guardia, citare cosa diceva la rivista del 15/02/2014 alle “domande dai lettori”. Segue la citazione. “Nel II secolo alcuni ebrei credevano che le 70 settimane abbracciassero il periodo di tempo che andava dalla distruzione del primo tempio nel 607 a.E.V. a quella del secondo nel 70 E.V.; altri invece pensavano che la profezia si fosse adempiuta durante il periodo dei Maccabei, nel II secolo a.E.V. Quindi, sul calcolo delle 70 settimane non c’era unanimità. Se nel I secolo il calcolo delle 70 settimane fosse stato fatto correttamente, sarebbe lecito pensare che gli apostoli e altri cristiani dell’epoca usassero questa profezia per dimostrare che Gesù Cristo era il promesso Messia e che era arrivato proprio quando era stato predetto. Non ci sono però prove a conferma del fatto che questo è ciò che fecero i primi cristiani. È opportuno mettere in risalto anche un altro fattore. Gli scrittori dei Vangeli spesso menzionarono profezie delle Scritture Ebraiche che si erano adempiute in Gesù Cristo (Matt. 1:22, 23; 2:13-15; 4:13-16). Nessuno di loro, però, associò la comparsa di Gesù sulla terra alla profezia delle 70 settimane. In conclusione, non possiamo affermare con certezza che ai giorni di Gesù si avesse un intendimento corretto della profezia delle 70 settimane. I Vangeli, comunque, forniscono altre valide ragioni per cui il popolo avrebbe dovuto essere “in aspettazione” del Messia”. Fine della citazione. Riflettiamo attentamente su queste parole. Finché parliamo del II secolo e di persone non approvate da Dio è solo logico pensare che essi non avessero il corretto intendimento di questa o di altre profezie – confronta Daniele 12:9, 10; Matteo 11:25, 26 Tuttavia se parliamo dei discepoli di Cristo, in particolare gli apostoli, i quali predicarono in Israele e altrove per dimostrare che Gesù fosse il Messia promesso, non è strano constatare che tra le tante Scritture che essi menzionarono a riprova dell’identità del Cristo, nessuno mai fece riferimento alle 70 settimane? Eppure sarebbe stata la dimostrazione più forte e incontestabile! Riuscite a trovare un solo discorso degli apostoli o dei primi cristiani che, durante la loro opera di predicazione, citano la profezia delle 70 settimane a riprova che Egli fosse il Messia promesso? La rivista Torre di Guardia qui citata afferma “non possiamo affermare con certezza che ai giorni di Gesù si avesse un intendimento corretto della profezia delle 70 settimane”… e a parte il fatto che si sarebbe dovuto scrivere “non possiamo affermarlo e basta” e non “non possiamo affermare con certezza” c’è un problema più serio da affrontare. Ammettiamo che i primi discepoli di Cristo non avessero una conoscenza completa della Scrittura, come infatti era – confronta Giovanni 16:12 Le stesse domande che essi facevano dimostravano i loro limiti e il loro desiderio di capire – confronta Matteo 15:15, 16 Questa mancanza di conoscenza sarebbe perdurata? Il Signore disse “Mentre rimanevo con voi, vi ho detto queste cose. Ma il soccorritore, lo spirito santo, che il Padre manderà nel mio nome, quello vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutte le cose che vi ho detto” - Giovanni 14:25, 26 La predicazione della buona notizia non si interruppe alla morte di Cristo anzi… essa raggiunse tutta la terra abitata allora conosciuta – Atti 24:5; Romani 10:18 Quindi anche ammettendo che durante la vita del Signore sulla terra essi non avessero un accurato intendimento delle Scritture, dopo la Sua morte sarebbe sceso su di loro lo Spirito Santo che avrebbe “insegnato loro ogni cosa”. Perché, dunque, in tutte le lettere apostoliche fino alla lettera di III Giovanni non si menzionano, mai, le 70 settimane di Daniele? Quello che la rivista qui citata dice tra le righe in effetti è: anche se i primi cristiani non compresero la profezia delle 70 settimane, l’abbiamo compresa noi. Ciò che segue è preso dal libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele”* parti estrapolate dal capitolo 11. 16 Tre avvenimenti notevoli meritano di essere presi in considerazione a proposito dell’inizio delle “settanta settimane”. Il primo si verificò nel 537 a.E.V. quando Ciro emanò il decreto che permetteva agli ebrei di tornare al loro paese. Si legge: “Ciro re di Persia ha detto questo: ‘Geova l’Iddio dei cieli mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli stesso mi ha incaricato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque fra voi è di tutto il suo popolo, il suo Dio sia con lui. Salga dunque a Gerusalemme, che è in Giuda, e riedifichi la casa di Geova l’Iddio d’Israele — egli è il vero Dio — la quale era a Gerusalemme. In quanto a chiunque resta da tutti i luoghi dove risiede come forestiero, gli uomini del suo luogo lo assistano con argento e con oro e con beni e con animali domestici insieme all’offerta volontaria per la casa del vero Dio, che era a Gerusalemme’”. (Esdra 1:2-4) Chiaramente il preciso scopo del decreto era far ricostruire il tempio — “la casa di Geova” — nel luogo in cui sorgeva un tempo. 17 Il secondo avvenimento si verificò nel settimo anno del regno del re persiano Artaserse (Artaserse Longimano, figlio di Serse I). All’epoca il copista Esdra fece un viaggio durato quattro mesi da Babilonia a Gerusalemme. Era latore di una lettera speciale del re, che però non autorizzava la ricostruzione di Gerusalemme. L’incarico di Esdra consisteva solo nell’“abbellire la casa di Geova”. Per questo la lettera menzionava oro e argento, vasi sacri e contribuzioni in frumento, vino, olio e sale per sostenere l’adorazione presso il tempio, nonché l’esenzione dalle tasse per coloro che vi prestavano servizio. — Esdra 7:6-27. 18 Il terzo avvenimento si verificò 13 anni (ovvero 13 anni dopo il settimo anno del re persiano Artaserese) dopo, nel 20° anno del re persiano Artaserse. Allora Neemia serviva come suo coppiere “a Susa il castello”. Gerusalemme era stata parzialmente riedificata dal rimanente tornato da Babilonia. Ma le cose non andavano bene. Neemia apprese che ‘le mura di Gerusalemme erano diroccate e le sue stesse porte erano state bruciate col fuoco’. Questo lo turbava molto e il suo cuore era rattristato. Quando gli fu chiesta la ragione della sua tristezza, Neemia rispose: “Viva il re a tempo indefinito! Perché non dev’essere triste la mia faccia quando la città, la casa dei luoghi di sepoltura dei miei antenati, è devastata, e le sue medesime porte sono state divorate dal fuoco?” — Neemia 1:1-3; 2:1-3. 19 La descrizione dell’episodio che riguardava Neemia prosegue: “A sua volta il re mi disse: ‘Che cos’è dunque che cerchi di ottenere?’ Subito pregai l’Iddio dei cieli. Dopo ciò dissi al re: ‘Se al re in effetti sembra bene, e se il tuo servitore sembra buono davanti a te, che tu mi mandi in Giuda, alla città dei luoghi di sepoltura dei miei antenati, affinché io la riedifichi’”. La proposta piacque ad Artaserse, che acconsentì anche a un’ulteriore richiesta di Neemia: “Se al re in effetti sembra bene, mi siano date lettere per i governatori che sono oltre il Fiume [l’Eufrate], perché mi facciano passare finché io giunga in Giuda; anche una lettera per Asaf il custode del parco che appartiene al re, affinché mi dia alberi per costruire col legname le porte del Castello che appartiene alla casa, e per le mura della città e per la casa in cui devo entrare”. Neemia riconobbe il ruolo di Geova in tutto questo, dicendo: “Il re, dunque, [mi] diede [le lettere], secondo la buona mano del mio Dio su di me”. — Neemia 2:4-8. 20 Il permesso venne accordato nel mese di nisan, nella prima parte del 20° anno del regno di Artaserse, ma l’effettiva “emanazione della parola di restaurare e riedificare Gerusalemme” andò in vigore mesi dopo, quando Neemia arrivò a Gerusalemme e iniziò il lavoro di ricostruzione. Il viaggio di Esdra aveva richiesto quattro mesi, ma Susa si trovava più di 300 chilometri a est di Babilonia e quindi ancora più lontano da Gerusalemme. Molto probabilmente, dunque, Neemia arrivò a Gerusalemme verso la fine del 20° anno di Artaserse, cioè nel 455 a.E.V. Le predette “settanta settimane”, o 490 anni, iniziarono allora. Sarebbero terminate nell’ultima parte del 36 E.V. — Vedi “Quando iniziò il regno di Artaserse?”, a pagina 197. 21 Quanti anni passarono prima che Gerusalemme fosse effettivamente ricostruita? La ricostruzione della città doveva avvenire “nelle strettezze dei tempi” a motivo di difficoltà fra gli ebrei stessi e dell’opposizione dei samaritani e di altri. Il lavoro a quanto pare fu completato nella misura necessaria verso il 406 a.E.V., entro le “sette settimane”, cioè entro 49 anni. (Daniele 9:25) Sarebbe seguito un periodo di 62 settimane, o 434 anni. Dopo quel periodo sarebbe comparso il Messia promesso da tempo. Contando 483 anni (49 più 434) dal 455 a.E.V. arriviamo al 29 E.V. Cosa accadde quell’anno? Il Vangelo scritto da Luca ci dice: “Nel quindicesimo anno del regno di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode era governante del distretto della Galilea, . . . la dichiarazione di Dio fu rivolta a Giovanni figlio di Zaccaria nel deserto. Egli venne dunque in tutto il paese intorno al Giordano, predicando il battesimo in simbolo di pentimento per il perdono dei peccati”. In quel tempo “il popolo era in aspettazione” del Messia. — Luca 3:1-3, 15. 22 Giovanni non era il Messia promesso. Ma riguardo a ciò di cui fu testimone al battesimo di Gesù di Nazaret, nell’autunno del 29 E.V., Giovanni disse: “Ho visto lo spirito scendere dal cielo come una colomba e rimanere sopra di lui. Nemmeno io lo conoscevo, ma Colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi disse: ‘Chiunque sia colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo spirito, questi è colui che battezza nello spirito santo’. E io l’ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”. (Giovanni 1:32-34) Al suo battesimo, Gesù diventò l’Unto: il Messia o Cristo. Poco dopo Andrea, discepolo di Giovanni, incontrò l’unto Gesù e poi disse a Simon Pietro: “Abbiamo trovato il Messia”. (Giovanni 1:41) Quindi “Messia il Condottiero” comparve puntualmente, alla fine di 69 settimane! Dal sottotitolo “GLI AVVENIMENTI DELL’ULTIMA SETTIMANA” 23 Cosa doveva compiersi durante la 70a settimana? Gabriele disse che il periodo di “settanta settimane” era stato determinato “per porre termine alla trasgressione, e porre fine al peccato, e fare espiazione per l’errore, e recare giustizia per tempi indefiniti, e imprimere un suggello sulla visione e sul profeta, e ungere il Santo dei Santi”. Perché questo si compisse “Messia il Condottiero” doveva morire. Quando? Gabriele disse: “Dopo le sessantadue settimane Messia sarà stroncato, senza nulla per lui stesso. . . . Ed egli deve tenere in vigore il patto per i molti per una settimana; e alla metà della settimana farà cessare sacrificio e offerta di dono”. (Daniele 9:26a, 27a) Il momento cruciale era “alla metà della settimana”, vale a dire nel mezzo dell’ultima settimana di anni. 24 Il ministero pubblico di Gesù Cristo iniziò nell’ultima parte del 29 E.V. e durò tre anni e mezzo. Come era stato profetizzato, nei primi mesi del 33 E.V. Cristo fu “stroncato” quando morì su un palo di tortura, dando la sua vita umana come riscatto per l’umanità. (Isaia 53:8; Matteo 20:28) La necessità dei sacrifici di animali e delle offerte di dono prescritti dalla Legge cessò quando il risuscitato Gesù presentò a Dio in cielo il valore della sua vita umana sacrificata. Anche se i sacerdoti ebrei continuarono a fare offerte sino alla distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 E.V., quei sacrifici non erano più graditi a Dio. Erano stati sostituiti da un sacrificio migliore, che non si doveva mai ripetere. L’apostolo Paolo scrisse: “[Cristo] offrì un solo sacrificio per i peccati in perpetuo . . . Poiché con una sola offerta di sacrificio ha reso perfetti in perpetuo quelli che sono santificati”. — Ebrei 10:12, 14. 25 Benché il peccato e la morte abbiano continuato ad affliggere l’umanità, il fatto che Gesù fu stroncato nella morte e la sua risurrezione alla vita celeste adempirono la profezia. Ciò ‘pose termine alla trasgressione, pose fine al peccato, fece espiazione per l’errore e recò giustizia’. Dio aveva abrogato il patto della Legge, che denunciava e condannava gli ebrei come peccatori. (Romani 5:12, 19, 20; Galati 3:13, 19; Efesini 2:15; Colossesi 2:13, 14) Adesso i peccati dei trasgressori pentiti potevano essere cancellati e le relative pene annullate. Grazie al sacrificio propiziatorio del Messia, per coloro che esercitavano fede era possibile la riconciliazione con Dio. Potevano aspettarsi di ricevere il dono di Dio della “vita eterna mediante Cristo Gesù”. — Romani 3:21-26; 6:22, 23; 1 Giovanni 2:1, 2. 26 Così nel 33 E.V., con la morte di Cristo, Geova abrogò il patto della Legge. Come mai, allora, si poteva dire che il Messia doveva “tenere in vigore il patto per i molti per una settimana”? Perché mantenne in vigore il patto abraamico. Sino alla fine della 70a settimana Dio concesse le benedizioni di quel patto ai discendenti ebrei di Abraamo. Ma alla fine delle “settanta settimane” di anni, nel 36 E.V., l’apostolo Pietro predicò a un devoto italiano, Cornelio, ai suoi familiari e ad altri gentili. E da quel giorno in poi si cominciò a proclamare la buona notizia fra persone delle nazioni. — Atti 3:25, 26; 10:1-48; Galati 3:8, 9, 14. 27 La profezia aveva predetto anche l’unzione del “Santo dei Santi”. Non si tratta dell’unzione del Santissimo, o compartimento più interno, del tempio di Gerusalemme. L’espressione “Santo dei Santi” si riferisce qui al celeste santuario di Dio. Lì Gesù presentò il valore del suo sacrificio umano al Padre. Nel 29 E.V. il battesimo di Gesù aveva unto, o appartato, quella realtà spirituale, celeste, rappresentata dal Santissimo del tabernacolo terreno e del successivo tempio. — Ebrei 9:11, 12. Dal sottotitolo “LA PROFEZIA CONFERMATA DA DIO” 28 La profezia messianica pronunciata all’angelo Gabriele parlava anche di “imprimere un suggello sulla visione e sul profeta”. Questo significava che tutto ciò che era stato predetto riguardo al Messia — tutto quello che compì mediante il suo sacrificio, la sua risurrezione e la sua comparsa in cielo, come pure le altre cose che avvennero durante la 70a settimana — avrebbe avuto il suggello dell’approvazione divina, sarebbe risultato vero ed era degno di fiducia. La visione sarebbe stata suggellata, limitata al Messia. Si sarebbe adempiuta in lui e nell’opera compiuta da Dio per mezzo suo. Solo in relazione al predetto Messia avremmo potuto trovare l’interpretazione corretta della visione. Niente altro ne avrebbe dischiuso il significato. 29 Gabriele in precedenza aveva profetizzato che Gerusalemme sarebbe stata ricostruita. Adesso predice la distruzione della città ricostruita e del suo tempio, dicendo: “Il popolo di un condottiero che verrà ridurrà in rovina la città e il luogo santo. E la fine d’esso sarà mediante l’inondazione. E sino alla fine ci sarà guerra; sono decise le desolazioni. . . . E sull’ala di cose disgustanti ci sarà colui che causa desolazione; e fino a uno sterminio, la medesima cosa decisa si verserà anche su colui che giace desolato”. (Daniele 9:26b, 27b) Anche se sarebbe avvenuta dopo le “settanta settimane”, questa desolazione sarebbe stata il risultato diretto di avvenimenti verificatisi durante l’ultima “settimana”, quando gli ebrei rigettarono Cristo e lo fecero mettere a morte. — Matteo 23:37, 38. 30 La storia mostra che nel 66 E.V. le legioni romane al comando di Cestio Gallo, legato di Siria, accerchiarono Gerusalemme. Nonostante la resistenza degli ebrei, gli eserciti romani con le loro insegne idolatriche penetrarono nella città e cominciarono a scalzare il muro del tempio a nord. Il fatto che stessero lì li rendeva una “cosa disgustante” che poteva causare completa desolazione. (Matteo 24:15, 16) Nel 70 E.V. i romani al comando del generale Tito vennero come un’“inondazione” e resero effettivamente desolati la città e il tempio. Niente li fermò, poiché questo era stato decretato — ‘deciso’ — da Dio. Geova ancora una volta aveva adempiuto la sua parola al tempo da lui stabilito! FINE DELLA CITAZIONE Cominciamo dunque ad analizzare approfonditamente questa interpretazione che, ad una prima lettura, sembrerebbe inattaccabile. Dopo aver spiegato le motivazioni secondo cui dobbiamo considerare le settimane come settimane di anni (come traducono anche alcune versioni bibliche), il libro riconosce che ci sono “tre avvenimenti notevoli che meritano di essere presi in considerazione a proposito dell’inizio delle “settanta settimane””. Il primo si verificò nel 537 a.E.V. quando Ciro emanò il decreto che permetteva agli ebrei di tornare al loro paese. Si legge: “Ciro re di Persia ha detto questo: ‘Geova l’Iddio dei cieli mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli stesso mi ha incaricato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda” - Esdra 1:2-4 Questo sembra davvero essere il più ragionevole perché fu Dio stesso ad autorizzarlo. Questo editto non fu proclamato per iniziativa di un imperatore borioso ma, come egli stesso disse, “Geova l’Iddio dei cieli (…) mi ha incaricato di edificargli una casa a Gerusalemme”. Non solo: è proprio lui ad essere chiamato “unto”! - Isaia 45:1 Daniele menziona chiaramente “l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme” Secondo la Parola di Dio e non secondo le interpretazioni umane, chi fu incaricato di ricostruire Gerusalemme? Isaia 44:28 dice “Colui che dice di Ciro: ‘È il mio pastore, e tutto ciò di cui mi diletto adempirà completamente’; perfino nel [mio] dire di Gerusalemme: ‘Sarà riedificata’, e del tempio: ‘Saranno gettate le tue fondamenta’”. A questo punto la questione dovrebbe già essere chiusa** (vedi la nota in calce) perché la semplice domanda che dovremmo farci è: queste parole si adempirono oppure non si adempirono? Se non si adempirono, allora affermiamo apertamente che la Bibbia si è sbagliata. Dio disse di aver incaricato Ciro per riedificare Gerusalemme e gettare le fondamenta del tempio ma questo non si avverò. Giusto? Non si avverò perché il libro “Profezie di Daniele” dice chiaramente che “Gerusalemme era stata parzialmente riedificata”… ma la profezia di Isaia diceva che Ciro avrebbe riedificato Gerusalemme e non “parzialmente”. Inoltre lo rimarca dicendo “tutto ciò di cui mi diletto adempirà completamente”. Cosa avrebbe adempiuto, completamente? Forse il diletto di Geova era che Gerusalemme fosse ricostruita parzialmente? Sul tempio si potrebbe disquisire perché la profezia riguardo a Ciro diceva semplicemente che “sarebbero state gettate le fondamenta”, a indicazione del fatto che egli non sarebbe vissuto abbastanza per vedere il tempio di Gerusalemme completamente ricostruito e dedicato, ma non si può disquisire sulla ricostruzione di Gerusalemme. Cosa ci dicono i dati storici? Quando fu ricostruita Gerusalemme e quando fu ricostruito e dedicato il tempio? Dopo il ritorno dall'esilio babilonese, sotto la guida di Zorobabele, nominato governatore della Giudea e sommo sacerdote Giosuè, immediatamente si cerca di ricostruire Gerusalemme e la Giudea, devastati ed abbandonati 70 anni prima. Dopo le iniziali e notevoli difficoltà comunque Gerusalemme viene ricostruita e le fondamenta del Secondo Tempio, sempre secondo la storia secolare, vengono concluse nel 535 a.C. Ovviamente stiamo parlando di una “data secolare” e finora abbiamo preso queste informazioni con le dovute cautele. Possiamo tendenzialmente fidarci di questa data? Sì, perché essa sarebbe in armonia con il periodo di vita dell’imperatore Ciro, il quale morì nell’anno 530 a.C. Come abbiamo letto nella profezia di Isaia, egli avrebbe emanato l’ordine di ricostruire Gerusalemme ma per quanto riguarda il tempio egli avrebbe visto soltanto “gettarne le fondamenta”. Sempre secondo la storia secolare, confermata dagli storici ebrei, il Tempio viene consacrato nella primavera del 515 a.C., ovvero più di venti anni dopo il ritorno da Babilonia. Ciro non avrebbe mai visto il completamento dei lavori in quanto mori 15 anni prima. Senza voler per forza associare questa profezia (quella di Isaia) a quella di Daniele, la questione è solo una: quante volte il tempio o la città dovevano essere ricostruiti? Se la parte iniziale della profezia delle settanta settimane si riferisce alla ricostruzione di Gerusalemme e del tempio, allora dobbiamo stabilire se ciò sia avvenuto nel 515 a.E.V (o al limite qualche anno prima) oppure nel 455. Chi emanò l'ordine di "restaurare e riedificare Gerusalemme"? Ciro o Artaserse? Possiamo scegliere “la data che ci piace di più”, come fanno in molti, ma la Bibbia menziona Ciro come “unto” incaricato sul rimpatrio degli ebrei e sulle fondamenta del Tempio e nessun Artaserse fu mai incaricato per questo. Anche ammettendo che le date su Ciro e sul suo editto non siano precise, di certo non possono essere sballate di 60 anni e Ciro e Artaserse non sono intercambiabili. La data di inizio da cui far partire queste emblematiche “70 settimane” è già diventata molto discutibile ma vediamo altre questioni difficili da armonizzare. Facendo partire le prime sette settimane dal 455 a.E.V. arriviamo al 406 a.E.V. (come ammette lo stesso libro) citato. Riguardo a questa data, il libro afferma “Il lavoro a quanto pare fu completato nella misura necessaria verso il 406 a.E.V”. “A quanto pare” dal punto di vista di chi? Esiste, nella storia secolare, un solo dato riscontrabile che anche solo si avvicini a questa data? Oppure “a quanto pare” è da riferirsi a qualche data biblica? Esiste, nella Bibbia, qualche riferimento che possa farci ricavare questa data o una data vicina? In realtà non esiste nulla di tutto ciò e “a quanto pare” è da riferirsi ad una convinzione preconcetta: se dobbiamo far collimare questa data alla comparsa del Messia, dev’essere così per forza. Forse adesso cominciamo a capire perché diverse traduzioni bibliche traducono “unto” anziché “Messia”, insistendo nella loro traduzione nonostante quella che per molti di noi era un’ assoluta evidenza storica? Riusciamo anche a mettere il beneficio del dubbio sul perché i primi cristiani non usarono mai questa parte delle Scritture per dimostrare l’identità o il periodo della comparsa del Messia? Ovviamente, quindi, partendo dal 406 (?) e aggiungendo altri 434 anni arriviamo al 29 E.V. che è proprio l’anno in cui Gesù viene battezzato e diventa il Messia. Tutti sanno fare i 434-406, nessuno discute che faccia “29”, togliendo l’anno zero; questo semplice calcolo lo sapranno fare anche i diversi traduttori biblici ma il problema sta a monte. Se forziamo la data di partenza riusciamo a far collimare qualsiasi cosa. Se poi forziamo sia la data di partenza che la data di arrivo, allora possiamo far dire alla Bibbia tutto quello che vogliamo… ma andiamo avanti perché i problemi non sono certo finiti qua. Il libro vorrebbe lasciar intendere che questo calcolo, cioè quello che porterebbe al 29 E.V., era intrinsecamente conosciuto dagli ebrei del primo secolo in quanto il popolo era in aspettazione del Messia proprio nel periodo di predicazione di Giovanni il Battista – confronta Luca 3:1-3, 15 Questo resoconto, però, dimostra soltanto che il popolo ebraico era in aspettazione del Messia già da parecchio tempo e sicuramente da molti anni. Vedendo Giovanni il Battista battezzare e predicare il pentimento dei peccati, il dubbio che potesse essere lui era solo legittimo. Che essi non avessero affatto un’idea precisa dell’anno della sua apparizione lo si capisce sia dalle parole del Signore che dal resoconto della storia secolare. Parlando degli ultimi giorni del sistema giudaico il Signore disse chiaramente che sarebbero sorti “falsi Cristi e falsi profeti” che avrebbero potuto sviare perfino i suoi discepoli per cui dovevano stare in guardia. I resoconti storici confermano che poco dopo il primo assedio, avvenuto per ordine di Cestio Gallo nel 66 E.V., ci fu un’apparente riscossa degli ebrei i quali arrivarono al punto di inseguire i propri invasori. Proprio in quel periodo sorsero “falsi Cristi” asserendo che era volontà di Dio che Gerusalemme fosse definitivamente liberata. Ora, se come lascia intendere il libro il popolo conosceva il calcolo delle 70 settimane (e di conseguenza erano giunti alla stessa data del 29 E.V.) perché essi diedero retta ai “cristi” apparsi quasi quarant’anni dopo? In realtà essi aspettavano l’arrivo del Cristo liberatore fin da quando furono soggiogati dall’impero romano ed essi sapevano che il Cristo poteva comparire da un momento all’altro, all’improvviso. Inoltre non è ragionevole credere che essi avessero fatto questi calcoli sulle 70 settimane perché la scrittura parla di “giustizia eterna” ma anche di distruzione del tempio – vedi Daniele 9:26 E’ dunque strano che essi si illusero di poter liberare Gerusalemme se interpretavano la profezia delle 70 settimane come viene interpretata oggi, ovvero sapendo che il tempio doveva essere distrutto. Che questa interpretazione delle 70 settimane proposta dalla Watchtower sia fasulla lo si vede ancora nella parte finale della profezia. Pur avendo forzato le due date di inizio (il 455 e il 406), non si riesce a far collimare neppure la parte finale. Vediamo perché. Intanto la scrittura dice che quel periodo di tempo era stato determinato “per porre termine alla trasgressione, e porre fine al peccato, e fare espiazione per l’errore, e recare giustizia per tempi indefiniti” ma ciò non avvenne nel 33, nel 36 e neppure nel 70. Non si pose fine né al peccato, né alla trasgressione e non si recò giustizia a tempi indefiniti ma ovviamente la wt spiega queste affermazioni in senso “spirituale”. Dal momento che il sacrificio di Cristo servì al perdono dei peccati abrogando la Legge che li condannava, venne stabilita questa “giustizia a tempi indefiniti”… . Citando le parole del libro: “Adesso i peccati dei trasgressori pentiti potevano essere cancellati e le relative pene annullate. Grazie al sacrificio propiziatorio del Messia, per coloro che esercitavano fede era possibile la riconciliazione con Dio”. Noi abbiamo capito che Israele non ha mai smesso d’avere importanza agli occhi di Dio: non c’è mai stata alcuna “sostituzione” come dicono le religioni della cristianità. Se questo è corretto, allora dovrebbe essere scontato che è proprio sul popolo di Israele e sulla terra di Israele che si doveva “porre termine alla trasgressione, e porre fine al peccato, e fare espiazione per l’errore, e recare giustizia per tempi indefiniti”; infatti l’angelo dice a Daniele che quelle 70 settimane erano state determinate non solo sul suo popolo ma anche “sulla sua santa città” - leggi Daniele 9:24 La santa città di Daniele era Gerusalemme e nessun’altra… invece in quella città, anche dopo la morte e risurrezione di Cristo, continuò ad esserci trasgressione e sicuramente non si può dire che venne stabilita una “giustizia eterna” durante i 19 secoli della sua inesistenza. Neppure oggi che Gerusalemme esiste di nuovo si può dire che è stata stabilita questa giustizia eterna. Saltiamo comunque il particolare della città e ammettiamo la possibilità di aver capito male proseguendo il nostro esame. Diciamo che fu stabilita la giustizia eterna quando Gesù pagò il riscatto versando il suo sangue in sacrificio e che Israele non c’entri nulla in tutto ciò. Molte traduzioni, come abbiamo visto, non condividono le parole “tenere in vigore il patto” e infatti riportano “stabilire un patto” o un’alleanza o “stipulare un patto”. Anche se patto e alleanza possono essere sinonimi, di certo sono molto diverse le espressioni “tenere in vigore” o “stipulare”. La prima espressione presuppone l’esistenza di un patto pre-esistente mentre la seconda menziona un patto appena fatto o nuovo di zecca. Ovviamente coloro che partono dal principio che il messia menzionato nei versetti precedenti sia proprio IL Messia, si sono dovuti chiedere “quale patto” Egli potesse stipulare con quel popolo che l’aveva appena ucciso. Quindi il patto diventa il patto Abraamico e la traduzione più congeniale non può essere “stipulare” ma “tenere in vigore”. In realtà anche accettando questa possibilità avremmo dovuto trovare scritto che il Messia avrebbe tenuto in vigore il patto per “un’altra” o “ancora una settimana” e non semplicemente per una settimana. Al limite avremmo dovuto leggere che il patto sarebbe stato “prolungato” per una settimana… ma non si legge nulla di tutto ciò in nessuna traduzione. Comunque il problema non riguarda semplicemente stabilire quale sia la traduzione più corretta (che cambierebbe comunque le cose) ma stabilire chi è il soggetto che “tiene in vigore” o “stipula un patto”. Dalla punteggiatura presente nella TnM non è molto chiaro ma sembra che sia “il Messia” a farlo. Il versetto 26 finisce così: “E il popolo di un condottiero che verrà distruggerà la città e il luogo santo, la cui fine arriverà come con un’inondazione. Sino alla fine ci sarà guerra; è stata decretata la devastazione”. Quindi il versetto 27 continua… ““Lui terrà in vigore il patto per i molti per una settimana, e alla metà della settimana farà cessare sacrificio e offerta”. “Lui terrà in vigore il patto”: lui chi? Colui che è stato ucciso dopo le 62 settimane (versetto 26a) oppure il condottiero di quel popolo che sarebbe arrivato e avrebbe distrutto la città e il luogo santo? (versetto 26b). La domanda è lecita perché la CEI traduce così: “il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta” lasciando intendere che è questo principe, ovvero il principe che comanda questo esercito distruttore, a stipulare una “forte alleanza”, una sorta di trattato di pace. Pur scegliendo la versione più congeniale ai nostri preconcetti, che l’intendimento sia completamente sbagliato è dimostrato dalla storia stessa perché, come abbiamo detto, neppure l’avvenimento finale può dirsi adempiuto. Con il massimo della semplicità l’opera citata “conclude” la spiegazione della profezia con la conversione di Cornelio, che sarebbe avvenuta nel 36 E.V. e questo chiuderebbe le 70 settimane. Quindi non si parla affatto della distruzione del Tempio, che avvenne 34 anni più tardi, tanto meno della distruzione di “colui che giace desolato” (chiunque sia per la TnM e qualunque cosa significhi). Questo è ragionevole? Questa profezia non includeva anche la devastazione del Tempio nonché la distruzione dello stesso devastatore? Non sorprende adesso capire perché la TnM traduca in maniera incomprensibile “colui che giace desolato” rendendo inverosimile applicare questa descrizione all’impero romano. La spiegazione lascia intendere che la stessa distruzione del tempio sarebbe avvenuta in un periodo al di fuori delle 70 settimane perché esse si concluderebbero nel 36! L’angelo Gabriele avrebbe parlato di 70 settimane le quali si concludono con “lui terrà in vigore il patto per i molti per una settimana” (stop) ma per quanto riguarda la parte che dice “sull’ala di cose ripugnanti arriverà colui che causa devastazione; ciò che è stato deciso sarà riversato su colui che giace desolato, fino alla completa distruzione” sarebbe avvenuto quando sarebbe avvenuto. Anche in un lontanissimo futuro… se prendiamo per assodato che “colui che giaceva desolato” era l’impero Romano. Per chi legge senza pregiudizi queste scritture, pur non comprendendo i soggetti implicati né il tempo dell’adempimento, il susseguirsi degli avvenimenti è chiaro e lineare: Lui terrà in vigore il patto per i molti per una settimana (ciò vale a dire che alla fine di questa settimana il patto scade o viene infranto) e alla metà della settimana farà cessare sacrificio e offerta. Sull’ala di cose ripugnanti arriverà colui che causa devastazione (ovvero alla fine della settimana quando ormai “il patto” è giunto al termine) ciò che è stato deciso sarà riversato su colui che giace desolato (ovvero, subito dopo aver infranto il patto – durato una settimana – egli stesso verrà eliminato) fino alla completa distruzione. Tutti gli avvenimenti descritti dall’angelo Gabriele dovevano iniziare con le prime sette settimane (dall’annuncio di partenza all’arrivo dell’unto) e concludersi nell’ultima settimana (con la distruzione del Tempio o della “città santa” e quindi la distruzione del devastatore). Questo lo capirebbe anche un bambino. Quindi, pur avendo forzato la data di inizio (il 455 a.E.V., in quanto gli ebrei non tornarono in patria quell’anno e non gettarono le fondamenta in quell’anno bensì nel 515 a.E.V. grazie all’editto di Ciro, autorizzato come unto di Geova) e pur avendo forzato la data “di mezzo” (il 406… data assolutamente inesistente in tutti i libri di storia) gli avvenimenti non possono combaciare a prescindere. Salvo spezzando la profezia, dimenticandosi della parte finale. A questo punto dobbiamo essere onesti con noi stessi e scegliere. Alcuni dicono che quella delle 70 settimane è una “profezia errata” e la usano per “dimostrare” che il libro di Daniele racconti falsità. Altri, cercando di salvare capre e cavoli, dicono che è una profezia “ipotetica” dicendo che quelle cose si sarebbero adempiute se il popolo avesse o non avesse fatto determinato cose. In pratica alcuni dicono che Dio cambiò idea riguardo a questa profezia a motivo delle mutate condizioni generali, un po’ come accadde nel caso dei niniviti al tempo di Giona. Altri, come possiamo immaginare, continuano a negare l’evidenza insistendo sulla corretta interpretazione della propria organizzazione religiosa (che non riguarda nello specifico la WT ma le spiegazioni delle organizzazioni religiose in generale, le quali, non da meno della WT, giocano molto con le parole). Che dire di noi? La Bibbia si è sbagliata oppure Dio ha cambiato idea all’ultimo momento non facendo più avverare la profezia? Adesso che abbiamo compreso i termini dell’enigma, possiamo sperare di aver fatto il primo passo verso la comprensione oppure ci siamo allontanati ancora di più? Dobbiamo rinunciarci? L’enigma della 70 settimane sarà mai svelato? Se la Bibbia è davvero il Libro di Dio, le risposte devono trovarsi lì... no? Pur riconoscendo i nostri limiti, il prossimo articolo cercherà nella Bibbia la chiave per svelare questo millenario enigma – Daniele 12:10; 2 Timoteo 3:16, 17 Note in calce * Il libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" è edito dalla Watchtower **Nel prossimo articolo si menzioneranno, tra le altre cose, le Scritture di Esdra e Neemia in genere utilizzate per dimostrare che la profezia delle 70 settimane dovrebbe partire dall’editto di Artaserse Longimano.
  4. Una recente intervista a cinque stimati professionisti in campo medico. I medici parlano delle loro esperienze nell’impiego di cure che non prevedono l’uso delle trasfusioni di sangue. Cinque docenti medici canadesi parlano dei benefici e dei progressi fatti nel curare i pazienti senza trasfusioni di sangue.
  5. Mi chiamo Nicola. Le scrivo perché mi interesso sinceramente degli altri. \Nella lettura che segue, come persona riflessiva, se crede potrà rendersi conto del pericolo che corriamo noi è la nostra famiglia. Gentilissimo, Questo messaggio non è per insegnarle qualcosa, ma è per rammemorare sia a lei che me che scrivo, in quali tempi e condizioni viviamo. Inoltre, peché il nostro Creatore Geova Dio, ha deciso di intervenire. Molti dei mali di questo mondo non sono causati da singoli individui ma da organizzazioni. Possiamo citare le organizzazioni religiose che ingannano milioni di persone mentendo sulla natura di Dio, sull’attendibilità della Bibbia, sul futuro della terra e dell’umanità, e su moltissimi altri argomenti. Pensiamo inoltre ai governi e alle agenzie governative che promuovono guerre e conflitti etnici, opprimono i poveri e gli indifesi, e prosperano grazie a corruzione e favoritismi. Non dimentichiamo poi le grandi società che per avidità inquinano l’ambiente, saccheggiano le risorse del pianeta e si approfittano dell’ingenuità dei consumatori; in questo modo, pochi accumulano immense fortune mentre milioni di persone lottano contro la povertà. La Parola di Dio rivela che i governi e tutte le agenzie governative di questo vecchio mondo saranno scossi alle fondamenta, distrutti, insieme a tutti coloro che si schierano dalla loro parte contro il Regno di Dio. (Ger. 25:31-33). La scrittura in rosso che segue, il capitolo e i versetti di Geremia il profeta, indicano come sarà l'intervento divino e su chi. 31 ‘Si sentirà un frastuono fino alle estremità della terra, perché Geova ha in atto una controversia con le nazioni. Giudicherà personalmente tutti gli esseri umani. Passerà a fil di spada i malvagi’, dichiara Geova. 32 Questo è ciò che Geova degli eserciti dice: ‘Ecco, una calamità si diffonderà da una nazione all’altra, e una grande tempesta verrà scatenata dalle parti più remote della terra. . 33 “‘In quel giorno gli uccisi da Geova saranno ovunque, da un’estremità all’altra della terra. Non si farà cordoglio per loro, e non saranno raccolti né sepolti. Diventeranno come letame sui campi’. Controlli con la sua Bibbia. Certo, l'intervento sarà selettivo, spetta a noi decidere da quale parte stare. Prima che ci sarà l'intervento divino. Cordialmente Nicola Cutrì e moglie. - Email
  6. Il nome di Dio, scritto con quattro consonanti dell’alfabeto ebraico conosciute come Tetragramma, compare quasi 7.000 volte nel testo originale delle Scritture Ebraiche, molte volte in più rispetto a qualsiasi altro nome menzionato nella Bibbia. Questo è sicuramente un segno evidente che Geova desidera che conosciamo e usiamo il suo nome. CHE DIRE DEL NOME DI GEOVA NELLE SCRITTURE GRECHE CRISTIANE? Purtroppo, molte traduzioni della Bibbia non riportano il nome di Dio nonostante ricorra così spesso nelle Scritture Ebraiche e greche. Sostituiscono invece il nome divino con titoli come “Signore” o “Dio”. Perché l’hanno omesso Quando nel 1935 J. M. Powis Smith ed Edgar J. Goodspeed produssero una moderna traduzione della Bibbia, i lettori riscontrarono che il nome di Dio era stato sostituito nella maggioranza dei casi con SIGNORE e DIO. Nella prefazione veniva data questa spiegazione: “In questa traduzione abbiamo seguito la tradizione ebraica ortodossa sostituendo il nome ‘Yahweh’ con ‘il Signore’ e la frase ‘il Signore Yahweh’ con ‘il Signore Dio’. In tutti i casi in cui ‘Signore’ o ‘Dio’ stanno per l’originale ‘Yahweh’ è stato usato il maiuscoletto”. Poi, contraddicendo sorprendentemente la tradizione degli ebrei che leggevano YHWH ma pronunciavano ‘Signore’, la prefazione dice: “Chiunque pertanto voglia conservare il sapore del testo originale non deve far altro che leggere ‘Yahweh’ tutte le volte che vede SIGNORE o DIO”! A questo punto viene spontaneo chiedersi: Se il fatto di leggere “Yahweh” al posto di “SIGNORE” permette di conservare “il sapore del testo originale”, perché mai i traduttori non hanno usato “Yahweh” nella loro traduzione? Perché, per loro stessa ammissione, hanno ‘sostituito’ il nome di Dio col termine “SIGNORE” alterando così il sapore del testo originale? I traduttori dicono di aver seguito la tradizione ebraica ortodossa. Ma è questa una cosa saggia per un cristiano? Ricordate che furono i farisei, i custodi della tradizione ebraica ortodossa, a rigettare Gesù e a sentirsi dire da lui: “Avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione”. (Matteo 15:6) Questa sostituzione indebolisce veramente la Parola di Dio. Nel 1952 uscì in inglese la Revised Standard Version delle Scritture Ebraiche, e anche questa Bibbia sostituisce il nome di Dio con altri termini. Il fatto è degno di nota perché l’American Standard Version originale, di cui questa era una revisione, usava il nome Geova in tutte le Scritture Ebraiche. Perciò l’omissione del nome era un cambiamento notevole. Perché era stato fatto? Nella prefazione della Revised Standard Version si legge: “Il Comitato è tornato al più familiare uso della Versione del Re Giacomo [cioè di omettere il nome di Dio] per due ragioni: (1) La parola ‘Geova’ non rappresenta accuratamente alcuna forma del Nome usata in ebraico; e (2) l’uso di un qualsiasi nome proprio per il solo e unico Dio, come se ve ne fossero degli altri da cui distinguerlo, fu abbandonato dal giudaismo prima dell’ èra cristiana ed è decisamente inadeguato alla fede universale della chiesa cristiana”. Sono validi questi argomenti? Ebbene, come abbiamo già visto, il nome Gesù non rappresenta accuratamente la forma originale del nome del Figlio di Dio usata dai suoi seguaci. Ma questo non indusse il Comitato a non usare quel nome e a sostituirlo con titoli come “Mediatore” o “Cristo”. Questi titoli sono usati, ma in aggiunta al nome Gesù, non al posto d’esso. In quanto all’ argomento secondo cui non vi sarebbero altri dèi da cui il vero Dio debba distinguersi, ciò non è affatto vero. L’umanità adora milioni di dèi. L’apostolo Paolo osservò: “Ci sono molti ‘dèi’”. (I Corinti 8:5; Filippesi 3:19) Naturalmente, come Paolo precisa, c’è un solo vero Dio. Perciò un notevole vantaggio dell’usare il nome del vero Dio è che così lo si distingue nettamente da tutti i falsi dèi. Inoltre, se l’uso del nome di Dio è “decisamente inadeguato”, come mai ricorre quasi 7.000 volte nelle Scritture Ebraiche originali? In realtà molti traduttori non hanno ritenuto che il nome di Dio, con la sua pronuncia moderna, fosse fuori luogo nella Bibbia. L’hanno incluso nelle loro versioni e il risultato è sempre stato quello di una traduzione che fa più onore all’Autore della Bibbia e si attiene più fedelmente al testo originale. Alcune versioni molto diffuse che includono questo nome sono la Valera (spagnola, pubblicata nel 1602), l’Almeida (portoghese, pubblicata nel 1681), l’Elberfelder originale (tedesca, pubblicata nel 1871), e l’American Standard Version (inglese, pubblicata nel 1901). Anche varie versioni italiane (Garofalo, Moraldi, Mariani) usano regolarmente il nome di Dio, adottando però la grafia Jahve.
  7. Rapida-costruire la Sala del Regno. Italia. Durante l’ultima settimana dei lavori…la gioia che si prova è immensa!
  8. Carissimi fratelli... Dopo un anno di sacrifici e di lavori nella nuova casa dedicata a Geova...finalmente Domenica 20 Luglio abbiamo fatto la nostra prima adunanza!!! Che emozione... La gioia che ognuno di noi ha provato è stata immensa! Con 123 presenti la nostra prima adunanza è stata davvero speciale. Godetevi le foto... Saluti fraterni!
  9. http://www.jw-archive.org/post/84624864663/watch-tower-house-newcastle-ireland-lets?fbclid=IwAR0TPAe5Yn6egR2bf0djml5Mn2An86nAF5OPpsJz471n1e7agiYsbxbJ4R8
  10. Gerritt Lösch 22/5/2005, en Monza, Italia, subtitulado en español.
  11. Pregheremo per Dennis Christensen e sua moglie, Irina, e per i nostri molti fratelli e sorelle in Russia, mentre continuano a "mantenere la calma e mostrare sicurezza" in Geova. Isaia 30:15 Il mondo intero sta pregando per te, caro fratello!
  12. Dibattito pubblico sul battesimo dei neonati fra un vescovo.webm Questo dibattito pubblico, voluto da Tele Abruzzo Regionale (TAR) che ha invitato in studio i due contendeti, trae spunto dalle contestazioni rivolte alla Chiesa Cattolica Romana, da un sacerdote cattolico, Antonio Silvestri, da lui ritenuta in evidente contrasto con le Sacre Scritture e quindi in netto contrasto con il cristianesimo apostolico, istituito da Gesù Cristo. Principalmente, la sua contestazione s'incentra sul battesimo dei neonati o pedobattesimo, considerato dalla Chiesa il primo dei sette sacramenti. Al contrario Don Antonio ritiene tale pratica cattolica, una rottura con l'insegnamento esplicito della Bibbia che richiede per il battezzando un'età in cui sia nelle condizioni di esercitare una scelta consapevole e con una fede basata sulle sacre scritture. Insoddisfacenti sono state da lui ritenute le risposte del vescovo di Pescara, Francesco Cuccarese e di altri teologi consultati. L'impegno profuso da Antonio Silvestri nel diffondere pubblicamente il vero insegnamento biblico, ha provocato la veemente reazione del vescovo di Pescara, che lo ha aggredito verbalmente in pubblico. questo ha suscitato l'interesse dei mezzi d'informazione locali, fra cui Tele Abruzzo Regionale (TAR) che ha invitato in studio i due contendeti per un dibbattito televisivo. Questo dibattito illumina gli ascoltatori a comprendere perchè la Chiesa Cattolica Romana, non può essere considerata la vera chiesa di Cristo.
  13. La risposta della Bibbia La Bibbia non menziona la data della nascita di Gesù, né comanda di celebrarne il compleanno. La Cyclopedia di McClintock e Strong afferma: “"L’osservanza del Natale non è d’istituzione divina, né ha origine dal N.T. [Nuovo Testamento]"”. Ma c’è di più: un’analisi della storia del Natale rivela che questo affonda le sue radici in riti religiosi pagani. La Bibbia indica che se cerchiamo di adorare Dio in un modo che egli non approva in effetti lo offendiamo (Esodo 32:5-7). Storia delle usanze natalizie Il compleanno di Gesù: “"I primi cristiani non festeggiavano la [...] nascita [di Gesù] perché consideravano il festeggiare la nascita di qualcuno un’usanza pagana"” (The World Book Encyclopedia). Il 25 dicembre: Non c’è nessuna prova che Gesù sia nato in questa data. Probabilmente le autorità ecclesiastiche la scelsero per farla coincidere con le feste pagane che avevano luogo nel periodo del solstizio d’inverno. Scambio di doni e festeggiamenti: La Grande Enciclopedia GE 20 dice: “"Collegati con la festa del [Natale] sono degli usi che non sempre sono di origine cristiana, anzi per la maggior parte hanno le loro origini nelle religioni e civiltà pre-cristiane”. Alcuni sono “usi che chiaramente derivano dai Saturnali romani, che appunto si celebravano nella seconda metà di dicembre: in particolare l’uso di luminarie, lo scambio di doni, i regali ai bambini"”. L’Encyclopædia Britannica dice che durante i Saturnali “"venivano interrotti tutti i lavori e le attività commerciali"”. Luci natalizie: Secondo l’Encyclopedia of Religion, gli europei decoravano le loro case “"con luci e piante sempreverdi di ogni tipo"” per celebrare il solstizio d’inverno e per combattere gli spiriti malvagi. Vischio e agrifoglio: “"I druidi ascrivevano in particolare al vischio proprietà magiche. L’agrifoglio sempreverde veniva venerato in quanto considerato segno del ritorno del sole"” (The Encyclopedia Americana). L’albero di Natale: “"Il culto degli alberi era comune presso i popoli pagani dell’Europa e continuò a esistere anche dopo la loro conversione al cristianesimo"”. Rimase per esempio l’usanza “"di mettere un albero di Natale all’ingresso o all’interno della casa durante le festività invernali"” (Encyclopædia Britannica).
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