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Gemme spirituali Daniele 1-3

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    • By Israeli Bar Avaddhon
      La cronologia, lÂ’interpretazione, la speculazione
       
        ATTENZIONE La trattazione che segue ridiscuterà uno dei "capisaldi" dell'intendimento dello schiavo fedele e discreto. Dal momento che non è intenzione dell'autore creare una pietra d'inciampo per nessuno, tantomeno creare divisioni o sette, il lettore è invitato a valutare attentamente se desidera proseguire nella lettura. Proseguire o non proseguire, quindi, sarà soltanto una decisione personale. Una cosa ancora migliore che potremmo fare tutti: aprire la Bibbia e confrontare tutte le scritture riportate o citate e valutare, in coscienza, se gli argomenti trattati sono logici e coerenti con la Parola di Dio         Tutto quello che abbiamo letto in merito alla profezia delle "70 settimane" riportato nel libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" (Capitolo 11) è meritevole di attenzione e dimostra quanto la parola di Dio sia precisa e affidabile anche quando pronuncia profezie molto distanti nel tempo. E’ stata anche evidente l’accuratezza storica e i numerosi riferimenti scritturali che hanno dato peso e autorevolezza a tutto il discorso. Chiunque si avvicini alla Parola di Dio senza preconcetti non può che rimanere colpito da tale dimostrazione di potenza e sapienza da parte di Dio. La spiegazione delle 70 settimane è ineccepibile ma può dirsi lo stesso di altre profezie? Che dire di quei calcoli su cui molti di noi hanno basato le speranze di una vita e che si sono scontrati con le critiche della maggioranza? Stiamo parlando del 1914. Anche questa è una profezia di Daniele? Anche questa è stata trattata con la stessa meravigliosa accuratezza delle settanta settimane di cui abbiamo appena letto? Anche se può non essere facile, cerchiamo di essere veramente obiettivi perché comprendere o non comprendere la Profezia, come il resto della Parola di Dio, può fare molta differenza per il nostro futuro eterno – Giovanni 17:3; 2 Tessalonicesi 1:8   CHE DIRE DEL 1914?   Il libro “prestate attenzione alle profezie di Daniele” alle pagine da 85 a 97 spiega nei dettagli il sogno di Nabucodonosor e la profezia dei 7 tempi asserendo che essa indichi la venuta del Regno di Dio nel 1914.
      Sarebbe profittevole, dunque, prendere il libro e confrontare con ciò che si leggerà di seguito.
      Il sogno di Nabucodonosor profetizza davvero la venuta del Regno di Dio nel 1914?   E’ PROPRIO COSI’? Proviamo ad esaminare ciò che c'è scritto nel libro senza pregiudizi. Ad una prima lettura sembra che Geova Dio abbia voluto dare una lezione di umiltà a Nabucodonosor, cosa che avvenne. I “sette tempi”, almeno per lui, furono sette anni e questo è confermato da tutto il racconto. Leggendo tutto questo senza preconcetti, non sembra che si debbano cercare altre spiegazioni più o meno nascoste. Comunque prendiamo per buona la tesi secondo cui “l’albero indica un dominio e una sovranità molto maggiori di quelli del re di Babilonia. Simboleggia la sovranità universale di Geova, il Re dei cieli, specie rispetto alla terra”. Questo significa, innanzitutto, che il Regno di Dio si stia paragonando, in un certo qual modo, al regno di Babilonia e questo stride con molti passi biblici che descrivono Babilonia come la più grande nemica del popolo di Dio. Significa anche che il “vigilante” (cioè un angelo di Geova) decide di abbattere il Regno di Dio e questo è, a dir poco, strano. Qualcuno obietterà che non bisogna cercare similitudini in ogni aspetto della profezia ma anche decidere quale parte della profezia deve avere un secondo adempimento e quale no potrebbe essere abbastanza arbitrario. In fondo non abbiamo altri riferimenti scritturali che ci indichino su quali particolari concentrarci e quali tralasciare. Quindi si sta dicendo che la profezia dell’albero si applica interamente a Nabucodonosor mentre solo una piccola parte si applicherebbe al Regno di Dio. Per la profezia delle “settanta settimane” non abbiamo avuto bisogno di spezzettare la profezia per cercare di capire a chi si applicasse o se si applicasse a più di una persona perché il soggetto è stato chiaro e riconoscibile fin dall’inizio. Tutta la profezia dei 7 tempi, invece, viene edificata su un unico versetto che è quello che dice... “L’albero crebbe e divenne forte, e la sua medesima altezza raggiunse infine i cieli ed era visibile sino all’estremità dell’intera terra” (Daniele 4:11) Il libro menzionato dice: “il grande albero rappresenta il ‘dominio che raggiunge l’estremità della terra’, che abbraccia l’intero regno del genere umano. Perciò simboleggia la sovranità universale di Geova, particolarmente in relazione alla terra. — Daniele 4:17”. Non è un po’ fragile, diciamo rischioso, edificare una serie di profezie (tutte collegate tra loro) su quest’unica spiegazione? Notate che la specificazione “particolarmente in relazione alla terra” è dovuta al fatto che la sovranità universale di Geova è, appunto, universale, per cui l’albero si sarebbe dovuto vedere non solo in tutta la terra ma in tutto l’universo. Specificando, invece, “in relazione alla terra”, possiamo escludere i cieli dalla visione e prendere per buona l’applicazione. Comunque dovremmo farci una domanda. Il fatto che l’albero raggiunga i cieli o l’estremità della terra è una dimostrazione o anche solo un’indicazione del fatto che si stia parlando del Regno di Dio? Lasciamo sempre che sia la Bibbia ad illuminarci. Notiamo cosa disse Geova ad Ezechiele in riferimento al Faraone. Ezechiele 31:1-8 dice... “E avvenne ancora che nell’undicesimo anno, nel terzo [mese], il primo [giorno] del mese, la parola di Geova mi fu rivolta, dicendo:?“Figlio dell’uomo, di’ a Faraone re d’Egitto e alla sua folla: “‘A chi somigli nella tua grandezza? Ecco, un assiro, un cedro del Libano, dai bei rami, con folte ramificazioni ombrose, e di altezza elevata, tanto che la sua cima era fra le nubi. Le acque lo fecero crescere; le acque dell’abisso lo fecero divenire alto. Con le loro correnti andavano tutt’intorno al luogo dov’era piantato; e mandavano i loro canali a tutti gli alberi del campo. Perciò si fece più elevato in altezza di tutti gli [altri] alberi del campo. “‘E i suoi rami si moltiplicavano, e i suoi ramoscelli continuarono ad allungarsi a causa della molta acqua nei suoi corsi d’acqua.?Sui suoi rami fecero i loro nidi tutte le creature volatili dei cieli, e sotto i suoi ramoscelli partorirono tutte le bestie selvagge del campo, e alla sua ombra dimoravano tutte le popolose nazioni. E divenne bello nella sua grandezza, nella lunghezza del suo fogliame, poiché il suo sistema di radici era su molte acque.?[Altri] cedri non lo uguagliavano nel giardino di Dio. In quanto ai ginepri, non avevano alcuna somiglianza con i suoi rami. E i platani stessi non gli erano simili nei ramoscelli. Nessun [altro] albero del giardino di Dio gli somigliava per bellezza”. Notiamo qualche similitudine con la visione di Nabucodonosor? Entrambi sono paragonati ad alti e possenti alberi. Entrambi raggiungono altezze elevate, fino al cielo infatti le espressioni “raggiungere i cieli” o “raggiungere le nubi” sono equivalenti – Confronta Giobbe 22:14; Isaia 14:14; Daniele 7:13 Di entrambi si nota la grande differenza con gli altri alberi. Di entrambi si dice che tutte le creature volatili e tutte le bestie selvagge trovano cibo e riparo. Ora, se applicassimo il principio secondo cui l’albero che “raggiunge le nubi” deve raffigurare il Regno di Dio, allora anche l’impero Egiziano dovrebbe essere un antitipo del Regno. Purtroppo, però, in questo racconto non si fa alcuna menzione dei “tempi” e di conseguenza non è possibile contare alcunché. Se pensate che sia ridicolo pensare che l’impero egiziano possa raffigurare il Regno di Dio, perché dovrebbe essere accettabile l’impero Babilonese?   Geova continua dicendo “Per la ragione che divenisti di altezza elevata, così che esso mise la sua cima perfino tra le nubi e il suo cuore si esaltò a causa della sua altezza,?anch’io lo darò in mano al despota delle nazioni” – Ezechiele 31:10, 11 Il Faraone si esaltò, esattamente come fece Nabucodonosor, e per questo motivo Dio decise di umiliarlo – Matteo 23:12 Nabucodonosor se la cavò con sette anni di pazzia mentre l’impero di Faraone venne assediato. Anche questo versetto rimarca il fatto che Dio toglie e da “il regno a chi vuole” (e in questo caso Egli diede il regno di Faraone al “despota delle nazioni”). Ezechiele 31:12-14 prosegue... “Ed estranei, i tiranni delle nazioni, lo taglieranno, e il popolo l’abbandonerà sui monti; e il suo fogliame certamente cadrà in tutte le valli, e i suoi rami si romperanno fra tutti i letti dei corsi d’acqua della terra. E tutti i popoli della terra scenderanno dalla sua ombra e l’abbandoneranno. Sul suo tronco caduto risiederanno tutte le creature volatili dei cieli, e sui suoi ramoscelli saranno certamente tutte le bestie selvagge del campo;?affinché nessuno degli alberi irrigati divenga elevato in altezza, o metta la sua cima anche fra le nubi, e perché nessuno che beve acqua stia in piedi contro di loro nella sua altezza, poiché certamente saranno tutti dati alla morte, alla terra di sotto, in mezzo ai figli del genere umano, a quelli che scendono nella fossa’”. Anche questo albero viene abbattuto e umiliato (Geova farà questo attraverso il re di Babilonia). A motivo delle tante similitudini con il regno d’Egitto, siamo davvero certi che l’albero che “raggiunse i cieli” si riferisca al Regno di Dio?
        Quando si tratta del 1914, siamo davvero come i bereani? O siamo "bereani" solo quando dobbiamo confutare le dottrine della cristianità?
       
      C’è un altro particolare interessante il quale dovrebbe farci riflettere. La Bibbia paragona i cieli ai governi, siano essi umani o celesti. Applicando questo concetto all’albero che raggiunge i cieli e i cui altri alberi non reggono il confronto con esso, significherebbe semplicemente che questo albero ha il regno sopra gli altri regni (più piccoli) e di Babilonia la Grande si dice, appunto, che “ha il regno sopra i re della terra” – Rivelazione 17:18 L’unico parallelismo legittimo che si può fare con Babilonia, senza timore di prendere cantonate, è quello relativo a Babilonia la Grande perché è il parallelismo che fa la Bibbia. In effetti tutti gli imperi mondiali menzionati nelle Scritture hanno avuto, per un certo periodo, il regno sopra gli altri regni. Ciro disse infatti di se stesso... “Io sono Ciro, re del mondo, gran re, re legittimo, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re delle quattro estremità (della terra), figlio di Cambise (Ka-am-bu-zi-ia), gran re, re di Anzan, nipote di Ciro , . . . discendente di Teispe, . . . di una famiglia (che) ha sempre regnato”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 316) Sicuramente l’umiltà non era una caratteristica apprezzata dai persiani come neppure dai babilonesi ma di fatto il regno ebbe il potere sugli altri regni conosciuti (tanto da definirsi “re delle quattro estremità della terra”) e quindi si poteva ben dire che la sua altezza aveva raggiunto i cieli ed era visibile o conosciuto fino alle estremità della terra. Nel racconto di Ezechiele e in quello di Daniele non c’è alcun riferimento, proprio nessuno, al Regno di Dio anzi... entrambi i resoconti menzionano un giudizio da parte di Dio su nazioni nemiche, orgogliose e violente. Ogni eventuale calcolo cronologico dovrebbe rispettare il soggetto in essere ed infatti questa parte della Scrittura è ben diversa da ciò che si dice in merito alle “settanta settimane” – Daniele 9:24-27 Nel resoconto di Daniele capitolo 9 si parla chiaramente del Messia (vedi Daniele 9:25) e non è necessario leggere ciò che non è scritto. Chiunque volesse essere polemico potrebbe discutere sulla data di inizio da cui contare le “settimane” o anche sul metodo addotto* (un giorno per un anno) ma di certo non si può discutere del soggetto in essere (il Messia). Si potrebbe, per assurdo, anche discutere su chi fosse veramente il Messia (cosa su cui discutono ancora gli ebrei) ma di certo non si può discutere che Daniele capitolo 9 parli dell’arrivo del Messia! Invece Daniele capitolo 4 parla di Nabucodonosor e del suo regno, mentre tutto “l’intendimento” relativo al Regno di Dio è costruito su quattro righe riportate nel libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele!” che recitano: “Ma il grande albero rappresenta il dominio che raggiunge l’estremità della terra, che abbraccia l’intero regno del genere umano. Perciò simboleggia la sovranità universale di Geova, particolarmente in relazione alla terra. - Daniele 4:17” (capitolo 6, pagina 87 dell’edizione italiana del libro). Non sembra un’affermazione molto decisa con una base molto debole? Cerchiamo di non far dire a Daniele 4:17 quello che in realtà non dice perché basta conoscere le regole base della grammatica per non distrarsi dal soggetto. Il soggetto è Nabucodonosor e Dio gli fa comprendere che, a motivo del fatto che si è esaltato, gli avrebbe tolto il regno e l’avrebbe dato a chiunque Egli avesse voluto (esattamente come Egli fece con Faraone). In pratica Colui che governa davvero è il Creatore e gli altri regni esistono soltanto perché Lui lo permette – Confronta Romani 13:1 Quindi non c’è alcun motivo per ritenere che l’albero (cioè uno dei tanti governi che Geova ha permesso nella storia del genere umano), rappresenti in realtà il Regno di Dio. Se qualcuno vuole insinuare che il fatto che Dio menzioni il Suo dominio sia indicativo che l’albero stesso raffiguri il Suo dominio (ed è un’acrobazia semantica incredibile) allora possiamo prendere il racconto riportato in 2 Re 19:14-19 e fare lo stesso ragionamento. “Ezechia prese quindi le lettere dalla mano dei messaggeri e le lesse, dopo di che Ezechia salì alla casa di Geova e le stese dinanzi a Geova. 15?Ed Ezechia pregava dinanzi a Geova e diceva: “O Geova, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei il [vero] Dio di tutti i regni della terra. Tu stesso hai fatto i cieli e la terra. 16?Porgi il tuo orecchio, o Geova, e odi. Apri i tuoi occhi, o Geova, e vedi, e odi le parole di Sennacherib che egli ha mandato per biasimare l’Iddio vivente. 17?È un fatto, o Geova, che i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e il loro paese. 18?E hanno consegnato i loro dèi al fuoco, perché non erano dèi, ma l’opera delle mani dell’uomo, legno e pietra; così che li hanno distrutti. 19?E ora, o Geova nostro Dio, salvaci, ti prego, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra conoscano che tu solo, o Geova, sei Dio”. Ezechia sapeva benissimo che Geova era “il vero Dio di tutti i regni della terra” e pregò affinché Sennacherib venisse fermato nel suo intento di distruggere Gerusalemme. Sappiamo benissimo quale fu la risposta di Isaia la quale ultima parte recita... “Perché il tuo eccitarti contro di me e il tuo ruggire sono saliti ai miei orecchi. E certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, E in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto” - 2 Re 19:28 Se facessimo lo stesso ragionamento addotto per il capitolo 4 di Daniele, allora potremmo supporre che anche il “regno di Sennacherib” era un antitipo del regno di Dio perché anche lui dovette imparare (a sue spese) che Geova è “il vero Dio di tutti i regni della terra” o, detto in altre parole “domina su tutto il genere umano”. Purtroppo anche in questo racconto non ci sono numeri, giorni, settimane o mesi da calcolare e quindi nessun motivo per leggere “venuta del regno di Dio” anche dove non se ne fa alcuna menzione. E’ possibile che il forte desiderio di veder adempiersi le profezie abbia influito sull’intendimento e quindi abbia spinto a leggere quello che in realtà non era scritto? Questo significa che, se proprio si volesse vedere un secondo adempimento al racconto riportato in Daniele capitolo 4, si dovrebbe rispettare il soggetto in essere e cioè Babilonia. È probabile che il racconto di Daniele stia semplicemente raccontando l’umiliazione di Nabucodonosor e che i “sette tempi” significhino soltanto sette anni ma non possiamo essere categorici. A questo riguardo è utile riflettere sul fatto che anche l’umiliazione del Faraone, riportata in Ezechiele, potrebbe avere un secondo adempimento in quanto Geova dice che “scrollerà le nazioni” e questo potrebbe essere un riferimento alla guerra di Armaghedon. Quindi, senza fissarci troppo con una data specifica, nel caso in cui il racconto di Daniele avesse voluto indicarci un secondo adempimento della profezia, il resoconto sta in realtà dicendo: “Babilonia cadrà, rimarrà inattiva per sette tempi e poi risorgerà”. Questo non può che riportare la nostra mente all’ultima menzione che la Bibbia fa di Babilonia – Rivelazione 17:5 Gli indizi relativi a Babilonia la Grande ci hanno portato alla nazione d’Israele quindi la domanda che dovremmo farci è... “Da che anno dovremmo iniziare a contare i 2520 anni (cioè 360*7) fino a vedere la rinascita (eventuale) di Babilonia?” Dal racconto di Daniele le date possibili da cui partire per contare i sette tempi sono due: 1) Da quando Nabucodonosor ha avuto la visione o è caduto in “disgrazia” (infatti Daniele dice “l’albero sei tu” – Daniele 4:20-22) 2) Dalla morte di Nabucodonosor (se Nabucodonosor rappresenta il regno di Babilonia, la sua morte è il momento in cui l’albero viene “abbattuto” ma è da notare che non c’è alcun riferimento a questo nella narrazione di Daniele il quale, anzi, dice che il regno gli sarebbe stato assicurato – Daniele 4:26)   Per quanto riguarda la prima ipotesi è impossibile avere una data accurata in quanto né la Bibbia né la storia secolare ci dicono in quale anno Nabucodonosor venne cacciato dal suo regno. Ciò avvenne, ovviamente, dopo il 597 a.E.V. (anno in cui Nabucodonosor porta i primi prigionieri Giudei a Babilonia secondo la datazione secolare; c’è una differenza di 20 anni con quella dello schiavo che, infatti, mette il 617 a.E.V.) ed entro il 570 a.E.V. (se Nabucodonosor muore nel 562 a.E.V. - sempre secondo la data secolare - e il periodo di “cattività” dura 7 anni e il regno gli viene restituito si presume che esso abbia regnato per almeno un anno, il 570 è l’ultimo anno utile). Comunque nei primi quattro capitoli di Daniele si menzionano Daniele, Sadrac, Mesac e Abednego prima come fanciulli (Daniele 1:3, 4) e successivamente come uomini robusti (Daniele 3:12, 27) e tutto questo prima che Nabucodonosor abbia il famoso sogno dell’albero. Questo significa che, dalla loro deportazione fino al giorno in cui il re eresse l’immagine d’oro, passarono almeno 15, 20 anni. Quindi se gli ebrei sono giunti a Babilonia nel 597 a.E.V. ma passano 20 vent’anni prima della costruzione dell’idolo d’oro e avendo presa per buona la data secolare (562 a.E.V) è possibile restringere il periodo dal 577 a.E.V. fino al 570 a.E.V. Ovviamente sono solo stime ma la data importante è il limite massimo di tempo (il 570 a.E.V) per cui se dalla deportazione fino alla costruzione dell’immagine fossero passati 15 anni anziché 20, la data di inizio sarebbe il 582 a.E.V. ma l’ultima data utile possibile sarebbe sempre il 570 a.E.V. L’eventuale rinascita di Babilonia, se di questo sta parlando Daniele, cosa tutt’altro che certa, sarebbe avvenuta tra il 1943 E.V. (2520-577) e il 1950 E.V. (2520-570). A rafforzare questa ipotesi ci sarebbe anche il fatto che la narrazione della sua cacciata è l’ultimo racconto riferito a Nabucodonosor. Pochi versetti dopo, infatti, non si parla più di lui ma di Baldassarre (Daniele cap. 5). E’ ragionevole concludere, quindi, che Nabucodonosor ebbe la visione negli ultimi anni, forse durante l’ultimo decennio del suo regno.   La seconda ipotesi riguarda la morte di Nabucodonosor la quale avviene, secondo le fonti secolari, nel 562 a.E.V. Secondo lo schiavo avviene invece nel 582 a.E.V. (vedi il libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele” capitolo 7, pagina 99). Contando 2520 anni si arriva al 1958 E.V. nel primo caso e al 1938 E.V. nel secondo caso.   Cosa ci dice la storia recente? Se, come abbiamo visto, Babilonia la Grande è la nazione d’Israele questo avvalorerebbe la prima ipotesi. La prima ipotesi colloca la rinascita di Babilonia tra il 1943 e il 1950. La “risurrezione” di Israele avviene, infatti, nel maggio 1948. Conoscendo la fissazione degli esseri umani per le date e i calcoli, però, è prudente prestare attenzione alle cose più importanti. Le date secolari non possono essere sicure, basandosi su reperti e confronti più o meno lacunosi, e di certo non possiamo basare la nostra fede su questo – 2 Corinti 5:7 Cosa accadrebbe se il 597 a.E.V., così come il 607 o il 537 o qualsiasi altra data su cui abbiamo basato gran parte delle profezie bibliche (senza che ci fosse una vero motivo per farlo) domani si dimostrasse completamente errato? Le conseguenze potrebbero essere molto serie e non solo da un punto di vista umano – Amos 3:1, 2 Non dobbiamo prendere per scontata la misericordia di Geova per cui dobbiamo essere prudenti nelle nostre affermazioni. Dal momento che non abbiamo alcuna certezza che i “sette tempi” non raffigurino semplicemente sette anni, non dovremmo perderci in queste speculazioni. La cosa più importante non è forse comprendere l’identità di Babilonia la Grande? Questo è un aspetto cruciale della profezia perché sono gli indizi a guidarci nei soggetti e nei tempi in cui stiamo vivendo, come dei segnali stradali, e non i calcoli – Confronta Matteo 24:32, 33 e 2 Timoteo 3:1-5 e fai un contrasto con Matteo 24:36 Non c’è alcuna indicazione temporale per l’uccisione dei due testimoni vestiti di sacco (vedi Rivelazione cap. 11) ma sappiamo che essi si rivelano alla fine della guerra. Sappiamo che la città chiamata “Sodoma ed Egitto” è Babilonia la Grande, quindi Israele, e di conseguenza sappiamo anche quale nazione e quali avvenimenti osservare con attenzione. Che la Bibbia profetizzi effettivamente l’anno della sua “risurrezione” oppure no, è sicuramente interessante ma non fondamentale per chi crede che Essa è davvero l’ispirata Parola di Dio. Fondamentale, semmai, sarà “uscire da essa” quando l’ONU si preparerà a distruggerla.     * Comunque la Bibbia conferma il metodo “un giorno per un anno” e anche che questo era lo stesso metodo utilizzato dal popolo di Dio – Ezechiele 4:6; Luca 3:15   Altri argomenti e informazioni, per chi volesse approfondire, sono disponibili al seguente indirizzo   http://attenzioneallaprofezia.blogspot.it/  
    • Guest Nicole
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    • By Israeli Bar Avaddhon
      Quando abbiamo visitato una città per la prima volta, magari con l'intento di andare a trovare un amico che si era trasferito, abbiamo avuto bisogno che qualcuno ci desse delle indicazioni e che queste fossero accurate. Diversamente avremmo rischiato di andare da tutt'altra parte, anche di perderci. Sarà capitato ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, di aver chiesto indicazioni stradali e di aver trovato la persona "sbagliata", ovvero quella persona che ci ha spediti da tutt'altra parte o che ha aumentato la nostra confusione. In genere quando si danno delle indicazioni è necessario trovare dei punti di riferimento in comune, ovvero luoghi o monumenti che siano conosciuti da entrambi (colui che da le informazioni e colui che le riceve) o che siano immediatamente riconoscibili. I punti di riferimento sono fondamentali e non dovrebbero essere opinabili. Anche se la maggioranza di noi non potrebbe definirsi un fisico di professione, è altresì evidente che nel nostro modo di parlare abbiamo sempre riconosciuto implicitamente che tempo e spazio fossero intimamente connessi e li abbiamo sempre utilizzati nelle nostre indicazioni. Questo ci è servito per orientarci e per comunicare in maniera efficiente. Se dicessimo ad una persona "Ci vediamo in via del Molino" senza aggiungere altro, questa persona dovrebbe necessariamente chiederci "Quando?". Viceversa se dicessimo "Ci vediamo alle 15 di oggi pomeriggio" il nostro interlocutore dovrebbe chiederci "Dove?". Diversamente potremmo non incontrarci mai e questo perché l'informazione sarebbe incompleta. Ma il problema, come già accennato, non riguarda soltanto le informazioni incomplete ma anche quelle opinabili. Se dicessimo "Ci vediamo nel posto più importante della città!" il nostro amico probabilmente ci chiederebbe "Più importante dal punto di vista di chi?". Oppure se dicessimo "Ci vediamo a nord" il nostro interlocutore dovrebbe chiederci "A nord di cosa?" e così via. Quindi è evidente: affinché la nostra comunicazione sia efficace dobbiamo assicurarci entrambi di conoscere e condividere alcuni concetti fondamentali. Per molti di noi questi concetti saranno assolutamente scontati e banali ma partendo da questo assunto proviamo ad applicare questa "banalità" nello studio della Bibbia. Sicuramente le informazioni che Essa dà non sono incomplete (confronta Proverbi 2:1-6; Romani 15:4; 2 Timoteo 3:16, 17) anche se, come ben sappiamo, alcune di queste potranno essere comprese solo al tempo stabilito da Dio. Non sono neppure opinabili se abbiamo compreso che l'unico "punto di vista" che conta davvero è quello dell'Iddio Onnipotente – Isaia 55:9; Giobbe 40:1-5 Almeno i veri cristiani non fanno dibattiti sull'attendibilità delle parole di Dio – Romani 3:3, 4 Il problema, semmai, è il nostro intendimento relativo alle Sue parole. Intendimento che, come abbiamo visto, può variare notevolmente se ci facciamo guidare dai nostri preconcetti, educazione religiosa, desideri personali o altre cose. Gli ultimi articoli hanno rimesso Israele al centro dell'attenzione, non soltanto come nazione "geografica" ma anche per quanto concerne il ripristino della vera adorazione – (si vedano gli articoli intitolati "144.000 e oltre" e "Svelato un sacro segreto: il ripristino della vera adorazione"). Questo, come abbiamo già iniziato a vedere nell'articolo "Comprendere l'identità dell'esercito dei cieli"*, sta modificando in maniera sostanziale alcune nostre convinzioni. Senza dover accettare per partito preso le tesi presentate in questo blog, dovremmo chiederci se la nostra difficoltà ad accettare certe spiegazioni è dovuta veramente a convinzioni scritturali o semplicemente al "fastidio" di doversi rimettere in discussione in maniera così pesante. Il cristiano, quando scava, cerca di comprendere quello dice la Bibbia a prescindere da cosa "ne verrà fuori" ed è ben diverso da colui che "scava" nel tentativo di trovare ogni versetto, frase, virgola o accezione che possa in qualche modo confortare le proprie convinzioni o la propria organizzazione religiosa – Atti 17:11 Solo in questo modo dimostriamo di accettare il "punto di vista" di Dio. Comunque sia il ripristino di Israele nel posto che le Scritture gli danno, ci permette di fare alcune considerazioni importanti in merito ai rispettivi re di nord e di sud descritti in Daniele. Parlando di indicazioni nessuno farebbe fatica ad accettare che le rispettive definizioni dei re sono da attribuirsi al fatto che essi si trovassero rispettivamente a nord e a sud di Israele. Siamo d'accordo su questo, non è vero? Quindi il punto di riferimento che dovremmo conoscere tutti senza eccezioni, come nel caso di una chiara indicazione stradale non opinabile, è Israele. La Parola di Dio non si è limitata a chiamare questi re "del nord o del sud" ma si è capito fin dall'inizio rispetto a chi o cosa fossero tali. Fino ad un certo punto abbiamo seguito questa indicazione ma poi, per motivi assolutamente discutibili, abbiamo abbandonato il punto di riferimento. Israele scompare dalla scena mondiale per 19 secoli ma nonostante questo noi abbiamo continuato a cercare e ad "individuare" questi re. A nord o a sud di cosa si trovano, questi regni, se non c'è più il punto di riferimento? La questione potrebbe sembrare un pochino più sottile infatti qualcuno potrebbe asserire che, anche se Israele non è più esistita come nazione politica, è rimasta sempre la zona geografica dove un tempo si ergeva Israele e questo è indiscutibilmente logico. Questo però presuppone il fatto che Israele fungesse esclusivamente da indicazione geografica senza nessun'altra implicazione. Tuttavia dovremmo chiederci se la descrizione dei re riportata in Daniele ha a che fare anche con le sorti di Israele più che essere una semplice indicazione geografica. Ebbene, se lasciamo che sia soltanto la Bibbia a guidarci, vediamo chiaramente come queste definizioni riguardino le mire di questi re sul "paese Splendido". Che questi re abbiano attaccato, conquistato direttamente Israele o si siano posti come "difensori", nessuno può negare che in tutto il libro biblico di Daniele è sempre il rapporto con la nazione ad identificarli. Quindi il problema rimane ed è evidente. Com'è possibile trovare un qualsiasi re, di nord o di sud, nel momento in cui non esiste non Israele come punto di riferimento geografico ma come oggetto di contesa? Non è forse anche questo da ricollegarsi a quella convinzione pregressa, cioè che Israele abbia smesso di avere importanza nel proposito di Dio? Se volessimo essere coerenti con il passaggio da Israele fisica ad Israele spirituale dovremmo identificare questi re almeno in riferimento ai cristiani ma come potremmo distinguerli, oggi, dal momento che essi dovrebbero trovarsi in ogni parte del globo? Se il punto di riferimento è "dappertutto" non esiste più nord né sud e non esiste più alcun punto di riferimento. Quindi proviamo a rimettere in discussione quello che ci è stato insegnato alla luce della conoscenza attuale e vediamo se la nostra ipotesi trova il conforto o la resistenza delle Scritture.   La statua del sogno di Nabucodonosor e il “quinto” corno   Torniamo a parlare della famosa statua del sogno di Nabucodonosor descritta nel secondo capitolo di Daniele. Ovviamente non staremo più a fare disquisizioni se l'ultimo re, i piedi, possa essere o meno un re del sud perché ormai abbiamo capito che non è né scritturale né logico. Sarà utile, però, fare un passo indietro e contare semplicemente gli imperi. Dalle gambe di ferro, soggetto che sappiamo essere lÂ’impero romano, si passa direttamente ai piedi di ferro e argilla. Possiamo disquisire sul fatto che ogni singolo impero, fino alla sua definitiva caduta come dominante, possa avere uno o più imperatori. La stessa antica Babilonia qui descritta iniziò con Nabucodonosor ma si protrasse, almeno per un poÂ’ di tempo, fino a Baldassarre (Daniele capitolo 5) pur rimanendo la testa dÂ’oro finché non fu sostituito dallÂ’impero dominante successivo, la Media-Persia. Allo stesso modo possiamo vedere che Roma, durante il periodo di dominazione su Israele, ebbe più imperatori eppure rimase simboleggiata dalle gambe di ferro. Di fatto la statua indica vari imperi differenti i quali sono stati appunto Babilonia, Media-Persia, Grecia e Roma. Prendendo atto di questo fatto scritturaleÂ… non notiamo che c’è già qualcosa che non torna con quello che ci è stato insegnato? Se i vari re del nord (e di conseguenza quelli del sud) si sono susseguiti a prescindere da Israele, da quale parte della statua sarebbero identificati lÂ’impero carolingio, lÂ’impero tedesco e il Terzo Reich? Anche volendo unire lÂ’impero tedesco con il Terzo Reich a motivo della condivisione territoriale, non manca come minimo lo spazio per uno o due imperi? Infatti come abbiamo visto, a prescindere da chi sia lÂ’ultimo impero descritto nella statua, è evidente che esso devÂ’essere in vita ancora oggi dal momento che il Regno di Dio non è ancora intervenuto negli affari umani ponendo loro fine – Daniele 2:44, 45 Non sembra questo in armonia con la tesi della scomparsa di Israele? Israele, infatti, scompare proprio sotto lÂ’impero Romano come conseguenza della distruzione di Gerusalemme – confronta Daniele 11:15-17; Luca 21:20-22 Chiediamoci anche perché, proprio su quegli imperi su cui si sprecano le interpretazioni discordanti di svariate confessioni religiose, proprio dalla statua di Nabucodonosor non abbiamo nulla. Daniele ebbe lÂ’intendimento di diversi imperi che si sarebbero susseguiti anche molti anni dopo la caduta di Babilonia e ammesso e non concesso che si potesse disquisire sullÂ’identità di questi, di certo nessuno si è mai messo a disquisire sulla quantità. Infatti la storia conferma lÂ’esatta successione degli imperi da egli descritti. Come mai solo noi del XX e XXI secolo stiamo disquisendo che, dopo le gambe di ferro, ce ne siano in realtà altri due, tre o quattro?   Quanti imperi contiamo nella statua del sogno di Nabucodonosor? Quanti imperi disse che ci sarebbero stati, Daniele?   Proviamo anche a riflettere su unÂ’altra parte del libro di Daniele, ovvero il capitolo 8. Ai versetti da 8 a 12 si legge “Il capro si esaltò moltissimo, ma appena fu diventato potente, il grande corno si ruppe; al suo posto spuntarono quattro corna notevoli, verso i quattro venti dei cieli. Da uno di essi spuntò un altro corno, piccolo, che crebbe moltissimo verso sud, verso est e verso il Paese Splendido. Crebbe così tanto da raggiungere lÂ’esercito dei cieli, e fece cadere a terra parte dellÂ’esercito e parte delle stelle, e le calpestò. Sfidò perfino il Principe dellÂ’esercito, e a Lui fu tolto il sacrificio continuo, e il luogo stabilito del Suo santuario fu abbattuto. A motivo della trasgressione un esercito fu ceduto insieme al sacrificio continuo; e il corno continuò a gettare a terra la verità, agì ed ebbe successo". Riflettiamo un attimo su quello che sappiamo. Intanto dobbiamo dire che questo è uno dei capitoli più "controversi" di Daniele a cui sono state date svariate interpretazioni. Per alcuni, dal momento che il "quinto corno" (cioè l'ultimo, quello che spunta da uno dei quattro) si vede sulla testa del capro, dev'essere un generale dell'esercito greco. Infatti l'obiezione più comune ha a che fare con il tempo di riferimento. Non sembra in effetti un poÂ’ strano che la profezia faccia un balzo di migliaia di anni? Noi sappiamo che il grande corno sulla testa del capro è Alessandro Magno e le quattro corna che spuntano alla sua morte sono i suoi quattro generali che di fatto dividono quell'immenso impero. Uno di questi corni si rivelerà essere l'impero romano e su questo c'è ben poco da discutere perché è la storia a confermarlo ma da questo punto in poi non si fa menzione di nessun altro impero intermedio perché di quest'ultimo corno, che deriva dall'impero romano, si dice che "Crebbe così tanto da raggiungere lÂ’esercito dei cieli, e fece cadere a terra parte dellÂ’esercito e parte delle stelle, e le calpestò. Sfidò perfino il Principe dellÂ’esercito, e a Lui fu tolto il sacrificio continuo, e il luogo stabilito del Suo santuario fu abbattuto". Da questi versetti non solo vediamo che non c'è alcun altro impero tra il quarto corno e il quinto, ma che è sempre il paese dell'Adornamento ad essere il filo conduttore. Quindi qual è l'unica risposta logica all'obiezione "Per quale motivo la profezia dovrebbe fare un salto di quasi 2.000 anni"? Perché per quasi 2.000 anni non c'è più stato l'oggetto della contesa che ha intitolato i re antagonisti come re del nord e re del sud. Ovvero Israele.   Implicazioni per noi   Questo scenario ci porta a delle conclusioni davvero significative. Intanto scardina definitivamente lÂ’ipotesi che “il quinto corno” del capitolo 8 di Daniele possa essere Antioco IV Epifane e quindi lÂ’ipotesi sul periodo di riferimento ma aggiunge un altro motivo (se mai ce ne fosse stato bisogno) per cui il "tempo della fine" non può essere iniziato nel 1914. Se, infatti, l'ultimo impero doveva rivelarsi solo alla comparsa di Israele, nessuna data antecedente al 1948 può essere considerata valida. Può essere una data posteriore, ovviamente, ma non precedente. Questo ci aiuta anche a comprendere che quando il Signore parlò di “guerre e notizie di guerre”, nonché degli altri aspetti del segno, il punto di riferimento sarebbe stato Israele sia nel primo secolo che nel tempo della fine – Matteo 24:3-29 Anche il libro biblico di Rivelazione, il quale menziona profezie a venire, elenca gli stessi avvenimenti dei vangeli e abbiamo compreso che almeno una parte delle trombe di giudizio sono dirette proprio contro questa nazione.   Ricostruzione storica   Come abbiamo ipotizzato, dunque, il penultimo re del nord deve essere un imperatore romano e non può essere uno qualsiasi. Esso deve svolgere la sua ultima attività entro la distruzione di Gerusalemme o, al limite, entro la fine del primo secolo. Infatti se non possiamo separare i vari re di nord e di sud dalla nazione di Israele, non possiamo neppure farlo dalla vera adorazione (che sappiamo scompare, come religione organizzata, alla fine del primo secolo). L'ultimo re del nord storico deve essere colui che ha a che fare con la distruzione di Gerusalemme o, al limite, con la morte dell'ultimo apostolo. Stiamo parlando quindi dell'imperatore Vespasiano (69-79 E.V.) o al massimo dell'imperatore Traiano (98-117)**. La ricostruzione storica dettagliata in merito alla rivalità tra il re del nord e il re del sud sarà presa in esame in un prossimo articolo perché adesso è importante vedere se la nostra ipotesi della centralità di Israele trova il conforto della Scrittura, quindi della storia biblica. Inoltre qual è lÂ’avvenimento descritto in Daniele che conclude lÂ’attività del penultimo re del nord e quale quello che dà inizio allÂ’ultimo? Rispondere a questa domanda è molto importante perché ci permetterebbe di comprendere a che punto ci troviamo, profeticamente parlando, e cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro.   Una delle difficoltà maggiori che potrebbero confonderci è considerare che alcune scritture abbiano, o possano avere, due adempimenti, e nella Bibbia abbiamo molti esempi di questo tipo. Lo stesso Signore Gesù Cristo, parlando del tempo della fine, menzionò vari avvenimenti che i cristiani del primo secolo avrebbero potuto riconoscere ma che avrebbero riguardato anche avvenimenti futuri – confronta Matteo 24:14, 21, 29-31 Quindi è evidente, in particolare per quanto riguarda i versetti che vanno dal 29 al 39 del capitolo 11 di Daniele, che la difficoltà dellÂ’intendimento riguarda anche comprendere quali versetti abbiano un secondo adempimento e quali, invece, sono circoscritti esclusivamente nel passato. Dobbiamo fare molta attenzione a non far dire alla Scrittura quello che non dice e il pericolo esiste per cui, per il momento, cerchiamo di dimenticare che le scritture possano avere un secondo adempimento cercando una ricostruzione cronologica coerente. Possiamo intanto isolare un passaggio chiave nel capitolo 11 di Daniele che è il versetto 31 ovvero la “cosa ripugnante che causa devastazione” (v. 31) avvenimento citato da Gesù stesso in riferimento agli eserciti romani che distrussero Gerusalemme e il suo tempio – confronta Matteo 24:15, 16 In teoria se avessimo la certezza che “il Condottiero del patto” fosse Cristo Gesù, potremmo asserire che i versetti che vanno dal 22 fino al 31 coprono un periodo di tempo ben specifico ovvero quello che va dal 33 al 70 E.V. Questo, esattamente come fa il libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele!” ci porterebbe a stabilire che lÂ’imperatore di riferimento durante la morte del Signore è Tiberio Cesare. Tuttavia dobbiamo citare, per correttezza, come viene tradotto questo versetto nelle altre traduzioni bibliche. La “Riveduta” traduce semplicemente “un capo dellÂ’alleanza”, la traduzione CEI, Gerusalemme, Nuova Diodati, e Luzzi traducono “il capo dellÂ’alleanza” e così fanno molte altre. Soltanto la Diodati e la Nuova Riveduta traducono “capo del patto” e “principe del patto”. Qualunque sia la maniera più corretta di tradurlo, se leggiamo attentamente il versetto e il suo contesto si comprende che questa persona (chiunque sia) viene infranta in guerra e onestamente non possiamo dire che il Nostro Signore venne ucciso a motivo di una guerra o guerriglia da lui fomentata. In questa trattazione non staremo a disquisire sulla possibile identità di questo personaggio per non uscire troppo dal tema*** ma per quanto ne sappiamo, almeno per il momento, le ipotesi a sostegno che “il Condottiero del patto” sia il Nostro Signore Gesù Cristo semplicemente non reggono davanti allÂ’evidenza. Anche se è indiscutibile che il versetto 31 si riferisca alla distruzione del Tempio in quanto citato dalla Fonte più autorevole di tutte, non possiamo asserire lo stesso per il versetto 22 il quale, al contrario, potrebbe menzionare avvenimenti accaduti anche molti anni prima. Se la parte successiva è anchÂ’essa in ordine cronologico com’è scontato pensare, diventa immediatamente chiaro il significato in quanto ci dice che egli (cioè il re del nord) “porterà allÂ’apostasia quelli che agiscono malvagiamente contro il patto” e questo è un riferimento allÂ’apostasia di cui avvertì Paolo – Atti 20:29, 30; 2 Tessalonicesi 2:7 Se infatti questa illegalità era già allÂ’opera nel primo secolo, questa profezia non esce necessariamente dal quel periodo e la scrittura sta semplicemente specificando che in futuro questi lÂ’avrebbero fatta da padrone. LÂ’apostasia è completamente formata ed evidente entro il terzo secolo quando il “cristianesimo” diventa religione di stato (quindi è stata Roma a condurli allÂ’apostasia esattamente come dice la scrittura) ma essa non comparve certo dal nulla. Come avvertì Paolo, tutto era già in fermentazione nel primo secolo. Comunque i cristiani fedeli, cioè quelli che conoscevano davvero il loro Dio (confronta Giovanni 15:20, 21) “agirono con efficacia” rimanendo fedeli fino alla morte e durante la loro opera di predicazione “impartirono intendimento a molti” - Daniele 11:32, 33; Atti 16:5 Tutte le ricostruzioni storiche che escono dallo stato di Israele o dai primi cristiani non hanno il supporto della Scrittura, al contrario la Scrittura dice chiaramente che lÂ’apostasia non avrebbe avuto più alcun freno con la morte dellÂ’ultimo apostolo; Daniele non sta facendo altro che rimarcare questa profezia confermando quanto detto dallÂ’apostolo Paolo. Non solo. Questa conclusione rafforza ulteriormente quanto abbiamo già visto nellÂ’articolo dedicato al ripristino della vera adorazione. La vera adorazione “scompare” con gli apostoli (quelli che avevano intendimento) e da quel momento in poi nessuna organizzazione religiosa sulla terra ha potuto più definirsi “organizzazione di Dio” ma essa ripartirà da quelli che hanno intendimento esattamente come nel primo secolo. Sappiamo infatti che i 144.000, o una parte dÂ’essi, saranno coloro che ripristineranno la vera adorazione. A questo punto, parlando sempre di persecuzione, il versetto 35 ci dice che questa si sarebbe protratta “fino al tempo della fine” e questo è interessante perché indica una continuità. La scrittura non dice che la persecuzione sarebbe ricominciata nel tempo della fine ma che sarebbe continuata. Questo lascia intendere che coloro che hanno perspicacia sono sempre esistiti, per tutto lÂ’arco della storia umana, e hanno sempre fatto parte dello stesso popolo. Gesù infatti disse ai giudei suoi discepoli “sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose” - Matteo 28:20 Anche se non possiamo escludere che singoli cristiani di altre nazioni e confessioni abbiano avuto, nellÂ’arco della storia, una certa perspicacia (come la storia dimostrerebbe) ricordiamo che è sempre da Israele che deve ripartire la vera adorazione. In Rivelazione, alla fine della loro predicazione vediamo “spuntare” la donna, ovvero lÂ’organizzazione di Dio sulla terra, ben riconoscibile e purificata. Ed ecco che il “cambio di re” potrebbe trovarsi proprio tra il versetto 35 e il versetto 36 in quanto, avendo precedentemente menzionato la persecuzione fino al tempo della fine, solo da questo momento in poi si stia parlando di avvenimenti relativi a quel tempo. I versetti che vanno dal 36 al 39 infatti recitano “Il re farà quello che vorrà, si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni dio; pronuncerà cose sorprendenti contro lÂ’Iddio degli dèi. E avrà successo finché lÂ’ira non avrà raggiunto il limite, perché quello che è stato deciso deve compiersi. Non avrà riguardo per lÂ’Iddio dei suoi padri, né per il desiderio delle donne né per alcun altro dio, ma si magnificherà al di sopra di tutti. Piuttosto darà gloria al dio delle fortezze; con oro, argento, pietre preziose e oggetti di valore darà gloria a un dio che i suoi padri non avevano conosciuto. Agirà contro i bastioni più fortificati, insieme a un dio straniero. Conferirà grande gloria a quelli che lo riconosceranno e li farà governare fra molti; e ripartirà il suolo dietro compenso”. Non è necessario, dunque, cercare innumerevoli re del nord o del sud per tutto lÂ’arco della storia umana perché se non ci facciamo guidare dai nostri preconcetti, la Scrittura è chiara. Avendo quindi escluso quelle ricostruzioni storiche forzate che includono Carlo Magno, Guglielmo I o Hitler, vediamo quanto questa descrizione rimarca le parole del Signore, dellÂ’apostolo Paolo e del libro Rivelazione – confronta Daniele 7:11; Matteo 24:24; 2 Tessalonicesi 2:3-12; Rivelazione 13:11-14 Il tempo della fine, in riferimento al rapporto con i veri cristiani e il tentativo di Satana di sviarli, è evidente in questi versetti. Siamo passati direttamente dal penultimo re del nord, Roma, al “tempo della fine”. Sarà sempre il re del nord, esattamente come accadde in passato, a sviare i falsi cristiani e questa volta sarà completamente manifesto attraverso il falso profeta – Rivelazione 13:11-14 I 144.000 avranno lÂ’incarico di ripristinare la vera adorazione ma essi non saranno gli unici cristiani, i quali infatti si troveranno sparsi in tutto il pianeta – confronta Rivelazione 12:17 Saranno proprio questi “cristiani delle nazioni” a ricevere la persecuzione nellÂ’ultimo periodo del sistema satanico – confronta Rivelazione 12:17 I versetti da 40 in poi specificano gli avvenimenti che riguardano la rivalità dei due re, soggetto che era stato temporaneamente messo da parte per parlare dei cristiani.   Da quanto abbiamo visto, quindi, non è assolutamente necessario cercare i rispettivi re, di nord e di sud, in quellÂ’arco di tempo in cui Israele non esiste. Questo ci permette non solo di rimanere coerenti con la statua di Nabucodonosor che termina con lÂ’Impero Romano per poi passare allÂ’ultimo impero dominante nonché con il “quinto” corno del capro, ma anche di comprendere meglio il significato di alcune scritture. Il popolo di Dio, quello che non ha mai smesso di esistere nonostante la persecuzione, avrà un risveglio e sarà impegnato, negli ultimi giorni, ad impartire intendimento a molti. Lo stesso faranno coloro che accetteranno il loro messaggio. Questo riconferma e quindi rafforza quello che abbiamo visto in merito alla vera adorazione. Comprendendo a che punto ci troviamo nellÂ’adempimento della profezia, attendiamo dunque con ansia lÂ’avvenimento successivo (lÂ’ultima guerra tra il re del nord e il re del sud) perché, anche se è unÂ’aspettativa tuttÂ’altro che allegra, a quel punto sapremo che il Nostro Signore è davvero alle porte e quello sarà anche il momento di “levare in alto la testa” - Marco 13:29, 30         * Gli articoli menzionati si trovano ai seguenti link   http://attenzioneallaprofezia.blogspot.it/2018/02/144000-e-oltre.html http://attenzioneallaprofezia.blogspot.it/2018/03/svelato-un-sacro-segreto-il-ripristino.html http://attenzioneallaprofezia.blogspot.it/2018/03/comprendere-lidentita-dellesercito-dei.html   ** Questo significa che da Aureliano in poi (menzionato nel libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" a partire dalla pagina 240) tutte le ricostruzioni sarebbero errate perché assolutamente arbitrarie. Tra lÂ’imperatore Vespasiano e Traiano ci sono ancora gli imperatori Tito Flavio Vespasiano (79-81), Tito Flavio Domiziano (81-96) e Marco Cocello Nerva (96-98).   *** Molti esegeti e commentatori ritengono che sia un riferimento a ciò che accadde nel periodo di Antioco IV Epifane (il quale dovrebbe essere anche il quinto corno del capro) e Giuda Maccabeo. Come spiegato in un articolo precedente, per quanto riguarda il capitolo 8 di Daniele, le Scritture semplicemente non corroborano e anzi demoliscono questa ipotesi. Infatti non è possibile identificare Giuda Maccabeo come il “Principe dellÂ’esercito” a cui vengono tolti i sacrifici continui e per altri particolari importanti. A questo riguardo si veda lÂ’articolo intitolato “Quattro Armaghedon o uno soltanto?” nel seguente link http://attenzioneallaprofezia.blogspot.it/2017/09/quattro-armaghedon-o-uno-soltanto.html
      Comunque un errore comune è stato quello di fare un parallelo tra questi versetti del capitolo 8 e quelli del capitolo 11. Mentre nel capitolo 8 si parla del “Principe dell’esercito dei cieli” a cui, tra l’altro, si fanno sacrifici continui e si dice, inoltre, che l’avversario “raggiunge i cieli” e toglie il sacrificio al “Suo santuario” (suo, del Principe dell’esercito) nel capitolo 11 si parla semplicemente di un generico “capo dell’alleanza” e il contesto parla di schermaglie militari. E’ evidente che i due soggetti non possono essere paragonati e quindi non è affatto escluso che le ipotesi che intravedono Antiovo IV, esclusivamente per il capitolo 11, possano essere corrette.  
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      Malachia 1-4.pdf
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      Am 2:12 — Come possiamo applicare la lezione che impariamo da questo passo biblico? (w07 1/10 14 par. 8)
      2:12. Non dovremmo scoraggiare i pionieri, i sorveglianti viaggianti, i missionari o i membri della famiglia Betel, esortandoli a rinunciare al servizio a tempo pieno per fare una cosiddetta vita normale. Al contrario, dovremmo incoraggiarli a continuare il loro servizio.
      Am 8:1, 2 — Cosa significava il “paniere di frutti estivi”? (w07 1/10 14 par. 6)
      8:1, 2: Cosa significava il “paniere di frutti estivi”? Che il giorno di Geova era vicino. I frutti estivi si raccolgono verso la fine della stagione della mietitura, cioè verso la fine dell’anno agricolo. Quando Geova fece vedere ad Amos “un paniere di frutti estivi” volle dire che la fine di Israele era vicina. Perciò Dio disse ad Amos: “È venuta la fine per il mio popolo Israele. Non lo scuserò più”.
      Gemme spirituali Amos 1-9
      COSA AVETE IMPARATO SU GEOVA DAI CAPITOLI IN PROGRAMMA QUESTA SETTIMANA?
      *** wp16 n. 5 p. 4 In che modo Dio dà conforto ***
      L’apostolo Paolo descrive Geova come “l’Iddio di ogni conforto, che ci conforta in tutta la nostra tribolazione” (2 Corinti 1:3, 4). Con queste parole la Bibbia ci assicura che Dio è in grado di aiutare ognuno di noi e che non c’è tragedia che impedisca al nostro Padre celeste di confortarci.
      Certo, se vogliamo ricevere il conforto di Dio dobbiamo fare qualcosa. Come potrebbe un dottore aiutarci se non prendessimo mai appuntamento per una visita? Il profeta Amos scrisse: “Cammineranno due insieme a meno che non si siano incontrati per appuntamento?” (Amos 3:3). Le Scritture, pertanto, ci esortano: “Accostatevi a Dio, ed egli si accosterà a voi” (Giacomo 4:8).
      Perché possiamo essere sicuri che Dio si accosterà a noi? Innanzitutto perché ci assicura più volte che vuole aiutarci. (Vedi il riquadro.) E poi perché abbiamo la convincente testimonianza di persone che, sia nel passato sia nel presente, sono state confortate da Dio.
      QUALI ALTRE GEMME SPIRITUALI AVETE SCOPERTO NEI CAPITOLI IN PROGRAMMA QUESTA SETTIMANA?
      *** w13 15/2 p. 8 par. 2 Apprezziamo la nostra eredità spirituale? ***
      2 “La capanna [o casa reale] di Davide” era caduta con la detronizzazione del re Sedechia (Amos 9:11). Ma sarebbe stata riedificata grazie a Gesù (discendente di Davide) che avrebbe regnato a tempo indefinito (Ezec. 21:27; Atti 2:29-36). Come fece notare Giacomo in quell’adunanza epocale, la profezia di Amos si stava adempiendo col radunamento di eredi del Regno sia ebrei che gentili. Oggi un rimanente di cristiani unti e milioni di “altre pecore” di Gesù dichiarano insieme la verità della Bibbia quali servitori di Geova (Giov. 10:16).
      Amos 1-9 (1).pdf
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      Os 1:7 — Quand’è che la casa di Giuda fu oggetto di misericordia e fu salvata? (w07 15/9 14 par. 7)
      1:7: Quand’è che la casa di Giuda fu oggetto di misericordia e fu salvata? Avvenne nel 732 a.E.V., ai giorni del re Ezechia. A quel tempo Geova pose fine alla minaccia assira contro Gerusalemme facendo sì che un angelo uccidesse 185.000 soldati nemici in una sola notte. (2 Re 19:34, 35) In tal modo Geova liberò Giuda non “mediante arco o mediante spada o mediante guerra, mediante cavalli o mediante cavalieri”, ma mediante un angelo.
      Os 2:18 — Come si e adempiuto questo versetto in passato e come si adempira in futuro? (w05 15/11 20 par. 16; g05 8/9 12 par. 2)
      *** w05 15/11 p. 20 par. 16 Le profezie di Osea ci aiutano a camminare con Dio ***
      16 Dio adempì anche un’altra promessa: “In quel giorno in effetti concluderò per loro un patto in relazione con la bestia selvaggia del campo e con la creatura volatile dei cieli e con la cosa strisciante del suolo, e romperò l’arco e la spada e la guerra dal paese, e li farò giacere al sicuro”. (Osea 2:18) Il rimanente ebraico che tornò nel proprio paese visse al sicuro, senza dover temere gli animali. Questa profezia si è adempiuta anche nel 1919 E.V., quando il rimanente dell’Israele spirituale è stato liberato da “Babilonia la Grande”, l’impero mondiale della falsa religione. Ora esso dimora al sicuro e vive in un paradiso spirituale insieme ai suoi compagni, che sperano di vivere per sempre sulla terra. Questi veri cristiani non hanno caratteristiche animalesche. — Rivelazione (Apocalisse) 14:8; Isaia 11:6-9; Galati 6:16.
      *** g05 8/9 p. 12 Quando l’armonia regnerà su tutta la terra ***
      In effetti sulla terra ci sarà un nuovo tipo di armonia perché Dio insegnerà ai suoi leali sudditi umani a prendersi cura della loro dimora terrestre. Inoltre egli, per così dire, ‘concluderà un patto’ con tutti gli animali predatori, e farà in modo che vivano in pace con gli uomini essendo loro sottomessi. — Osea 2:18; Genesi 1:26-28; Isaia 11:6-8.
    • By Israeli Bar Avaddhon
      Tutti gli imperi della statua del sogno di Nabucodonosor erano "re del nord".
      Vi siete mai chiesti perché non esiste una statua composta dai re del sud (iniziando dall'Egitto, poi l'Assiria etc)?
      Se tutti i re della statua erano "re del nord" come può l'ultimo re essere l'impero anglo-americano ovvero il re del sud?
       

      1corno.mkv
    • Guest Nicole
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      Daniele 4-6.pdf
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      Ezechiele 46-48-Italiano.pdf
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      Ezechiele 28-31.pdf
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      TRASCRIZIONE ITALIANO-Famiglia-Adorazione in famiglia. Giona- impariamo dalla misericordia Geova.pdf
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      Ezechiele 6-10.pdf
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      Gemme spirituali Ezechiele 1-5
      Ez 1:20, 21, 26-28 — Cosa raffigura il carro celeste? (w07 1/7 11 par. 6)
      1:4-28: Cosa raffigura il carro celeste? Il carro rappresenta la parte celeste dell’organizzazione di Geova formata da creature spirituali fedeli. La fonte del suo potere è lo spirito santo di Geova. Colui che guida il carro, e che rappresenta Geova, è circondato da una gloria indescrivibile. La sua calma è rappresentata da un bell’arcobaleno.
      Ez 4:1-7 — Ezechiele recito davvero la scena che rappresentava l’assedio di Gerusalemme? (w07 1/7 12 par. 4)
      4:1-17: Ezechiele recitò davvero la scena che rappresentava l’imminente assedio di Gerusalemme? Dal momento che Ezechiele chiese un altro tipo di combustibile per cuocere il cibo e Geova esaudì la sua richiesta, è evidente che il profeta recitò effettivamente la scena. Ezechiele giacque sul fianco sinistro per i 390 anni di errore del regno delle dieci tribù, periodo che va dall’inizio del regno nel 997 a.E.V. alla distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V. Giacque sul fianco destro per i 40 anni di peccato di Giuda, periodo che va dal 647 a.E.V., quando Geremia fu costituito profeta, al 607 a.E.V. Nell’intero periodo di 430 giorni Ezechiele visse con una magra razione di cibo e acqua, indicando in modo profetico che durante l’assedio di Gerusalemme ci sarebbe stata una carestia.
      Cosa avete imparato su Geova dai capitoli in programma questa settimana?
      *** w16 novembre p. 16 par. 10 Quanto apprezziamo il Libro di Dio? ***
      10 La Bibbia ci fa conoscere la parte celeste dell’organizzazione di Geova. In una visione ricevuta dal profeta Ezechiele, ad esempio, viene rappresentata da un carro celeste (Ezec. 1:4-28). Questo carro è guidato da Geova e si dirige dove il Suo spirito lo conduce. A sua volta la parte celeste dell’organizzazione influisce su quella terrena. Non c’è dubbio che il carro sia in movimento! Pensiamo a tutti i cambiamenti organizzativi che ci sono stati nell’ultimo decennio, e non dimentichiamo che a volerli è stato Geova. Dato che tra poco Cristo e i suoi santi angeli distruggeranno questo mondo malvagio, il carro celeste si dirige rapidamente verso la rivendicazione della sovranità di Geova e la santificazione del suo nome.
      Quali altre gemme spirituali avete scoperto nei capitoli in programma questa settimana?
      *** w16 marzo p. 27 Imitiamo lo spirito dei profeti ***
      Ezechiele sapeva perché era stato mandato come profeta. Infatti quando Dio lo aveva inviato agli israeliti gli aveva detto: “Sia che odano o che se ne astengano […] certamente sapranno che un profeta stesso è stato in mezzo a loro” (Ezec. 2:5). Ezechiele tenne a mente lo scopo del suo incarico e fu quindi disposto a inscenare questo assedio simbolico di Gerusalemme. Si dimostrò un vero profeta. Un giorno, a lui e ai suoi compagni esiliati arrivò una notizia: “La città è stata abbattuta!” A quel punto gli israeliti dovettero riconoscere che un profeta era stato in mezzo a loro (Ezec. 33:21, 33).
      Oggi noi avvertiamo le persone che l’intero sistema di cose di Satana sarà presto distrutto. Anche se potremmo essere fisicamente stanchi, impieghiamo le nostre energie per predicare la Parola di Dio, fare visite ulteriori e condurre studi biblici. Man mano che le profezie riguardanti la fine di questo sistema si adempiono, ognuno di noi prova la soddisfazione di essere uno strumento “per mezzo del quale vengono fatti conoscere la volontà e il proposito di Dio”.
       
      Ezechiele 1-5.pdf
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      By Guest Nicole
      Gemme spirituali Geremia 44-48
      Ger 48:13 — Perché i moabiti ‘si sarebbero vergognati di Chemos’? (it-1 468)
      CHEMOS
      (Chèmos).
      Principale divinità dei moabiti, che sono chiamati “il popolo di Chemos”. (Nu 21:29; Ger 48:46) Alcuni studiosi identificano questa divinità col Baal di Peor per via della relazione di quest’ultimo con i moabiti. (Nu 25:1-3) Anche se non era una consuetudine, è probabile che almeno in casi di estrema tensione bambini fossero immolati a Chemos. — 2Re 3:26, 27……..
      ……. A quanto pare l’adorazione di Chemos fu introdotta in Israele durante il regno di Salomone. Senza dubbio sotto l’influenza delle mogli moabite, Salomone edificò un alto luogo a Chemos “sul monte che era di fronte a Gerusalemme”. (1Re 11:1, 7, 8, 33) Durante l’estesa riforma religiosa di Giosia, oltre tre secoli più tardi, questo alto luogo fu reso non idoneo all’adorazione. — 2Re 23:13.
      Nel predire la calamità di Moab, il profeta Geremia indicò che Chemos, il dio principale di quella nazione, come pure i suoi sacerdoti e principi sarebbero andati in esilio. I moabiti si sarebbero vergognati del loro dio a motivo della sua impotenza, come gli israeliti del regno delle dieci tribù si erano vergognati di Betel, probabilmente a motivo dell’adorazione del vitello. — Ger 48:7, 13, 46.
      Ger 48:42 — Perché la dichiarazione di Geova contro Moab rafforza la nostra fede? (it-2 305 par. 4)
      Non si può negare l’accurato adempimento delle profezie relative a Moab. Molti secoli fa i moabiti cessarono di esistere come popolo. (Ger 48:42) Oggi quelle che si pensa fossero città moabite come Nebo, Esbon, Aroer, Bet-Gamul e Baal-Meon non sono che rovine. Molti altri luoghi sono ora sconosciuti.
      Geremia 44-48.pdf
    • Guest Nicole
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      Scaviamo per trovare gemme spirituali: (8 min)
      Gemme spirituali Geremia 39-43
      Ger 42:1-3; 43:2, 4 — Cosa possiamo imparare dall’errore di Ioanan? (w03 1/5 10 par. 10)
      10 Dopo che Gerusalemme era stata distrutta e che l’esercito babilonese era partito portando gli ebrei in esilio, Ioanan si preparò a condurre in Egitto il gruppetto di ebrei rimasti in Giuda. Avevano già fatto i loro piani, ma prima di partire chiesero a Geremia di pregare per loro e di chiedere la guida di Geova. Tuttavia, quando non ricevettero la risposta che volevano, tirarono dritto e fecero come avevano stabilito. (Geremia 41:16–43:7) Vedete in questi avvenimenti lezioni da cui potete trarre beneficio, così che quando cercherete la faccia di Geova egli si lascerà trovare da voi?
       
      Ger 43:5-7 — In che modo gli avvenimenti descritti in questi versetti ci aiutano a capire quando iniziarono i 70 anni di desolazione? (it-1 623 par. 6)
      L’assedio finale di Gerusalemme ebbe inizio nel 9° anno di Sedechia (609 a.E.V.) e la città cadde nell’11° anno (607 a.E.V.), corrispondente al 19° anno dell’effettivo regno di Nabucodonosor (contando dal 625, suo anno di accessione). (2Re 25:1-8) Nel quinto mese di quell’anno (il mese di ab, corrispondente a luglio-agosto) la città fu incendiata, le mura vennero abbattute e la maggioranza della popolazione fu portata in esilio.
      Tuttavia “alcuni della gente misera del paese” ebbero il permesso di rimanere, cosa che fecero fino all’assassinio di Ghedalia, il governatore nominato da Nabucodonosor, dopo di che fuggirono in Egitto lasciando infine Giuda nella completa desolazione. (2Re 25:9-12, 22-26) Ciò avvenne nel settimo mese, etanim (o tishri, corrispondente a settembre-ottobre). Quindi i 70 anni di desolazione dovettero iniziare verso il 1° ottobre del 607 a.E.V. e terminarono nel 537 a.E.V. Nel settimo mese di quest’ultimo anno i primi ebrei rimpatriati giunsero in Giuda, esattamente 70 anni dopo l’inizio della completa desolazione del paese. — 2Cr 36:21-23; Esd 3:1.
      Geremia 39-43.pdf
    • Guest Nicole
      By Guest Nicole
      Le nostre Sale del Regno non sono solo edifici, sono luoghi di adorazione dedicati a Geova. In che modo ognuno di noi può aver cura della Sala del Regno? Dopo aver guardato il video Prendiamoci cura dei nostri luoghi di adorazione, considerate le seguenti domande.
       
      A cosa servono le Sale del Regno?
      Perché dovremmo mantenere pulita e in buone condizioni la Sala del Regno?
      Chi si occupa della manutenzione delle Sale del Regno?
      Perché la sicurezza è importante, e quali misure di sicurezza abbiamo visto nel video?
      In che modo onoriamo Geova con le nostre contribuzioni?
      COME POSSO DARE UNA MANO?
      *** w15 15/7 p. 28 Questo è il nostro luogo di adorazione ***
      MOSTRIAMO RISPETTO PER LA PURA ADORAZIONE
      3 La Sala del Regno è il centro della pura adorazione nella comunità. Tra le disposizioni che Geova prende per nutrirci spiritualmente ci sono le adunanze settimanali nella Sala del Regno. È lì che tramite la sua organizzazione riceviamo la guida e l’incoraggiamento spirituali di cui abbiamo tanto bisogno. Tutti coloro che assistono alle adunanze lo fanno, in effetti, su invito di Geova e di suo Figlio. Sebbene tale invito a cibarci alla “tavola di Geova” sia permanente, non dovremmo mai darlo per scontato (1 Cor. 10:21).
      4 Geova considera così importanti tali occasioni riservate all’adorazione e all’incoraggiamento reciproco che ha ispirato l’apostolo Paolo a esortarci a non abbandonare “la nostra comune adunanza”. (Leggi Ebrei 10:24, 25.)Dimostreremmo rispetto nei confronti di Geova se mancassimo alle adunanze per ragioni di poco conto? Possiamo mostrare concretamente quanto apprezziamo Geova e le sue disposizioni preparandoci per le adunanze e prendendovi parte con tutto il cuore (Sal. 22:22).
      5 Dovremmo manifestare il dovuto rispetto nei confronti sia della Sala del Regno intesa come struttura che delle attività spirituali che vi si svolgono. Vogliamo che la nostra condotta rifletta i sentimenti che proviamo nei confronti del nome di Dio, che di solito compare sull’insegna della Sala del Regno. (Confronta 1 Re 8:17.)
       
      Prendiamoci cura dei nostri luoghi di adorazione.pdf
    • Guest Nicole
      By Guest Nicole
      Scaviamo per trovare gemme spirituali: (8 min)
      Gemme spirituali Geremia 35-38
      Ger 35:19 — Perché i recabiti vennero benedetti? (it-2 714-715)
      RECABITI
      Discendenti di Recab il chenita tramite Gionadab. — Ger 35:6; 1Cr 2:55.
      Sembra che all’epoca di Gionadab almeno alcuni recabiti vivessero nel regno settentrionale, poiché fu là che Gionadab si unì a Ieu (che regnò dal 904 ca. all’877 a.E.V.) nel combattere l’adorazione di Baal e “tutti quelli della casa di Acab che erano restati a Samaria”. (2Re 10:15-17) Gionadab impose alla sua famiglia (non si sa se prima o dopo l’esperienza con Ieu) di vivere in tende, di non seminare seme né piantare vigne e di non bere vino, perché erano residenti forestieri nel paese. — Ger 35:6-10.
      Geova si compiacque della rispettosa ubbidienza che mostrarono. La loro incrollabile ubbidienza a un padre terreno era in netto contrasto con la disubbidienza dei giudei al loro Creatore. (Ger 35:12-16) Dio ricompensò i recabiti promettendo loro: “Non sarà stroncato da Gionadab figlio di Recab un uomo che stia sempre dinanzi a me”. — Ger 35:19.
       
      Ger 37:21 — In che modo Geova si prese cura di Geremia, e come questo può incoraggiarci nei periodi difficili? (w98 15/1 18 parr. 16-17; w95 1/8 5 parr. 7-8)
      *** w98 15/1 p. 18 parr. 16-17 Continuate a camminare con Dio ***
      16 Amorevolmente Geova ci parla del sollievo che si proverà sotto il Regno messianico. (Salmo 72:1-4, 16; Isaia 25:7, 8) Ci aiuta anche a far fronte alle pressioni della vita d’ora dandoci consigli su come tenere al primo posto le cose più importanti. (Matteo 4:4; 6:25-34) Avendo fatto mettere per iscritto come ha aiutato i suoi servitori in passato, Geova ci rassicura. (Geremia 37:21; Giacomo 5:11) Ci rafforza facendoci avere la consapevolezza che il suo amore per i suoi leali servitori resta immutato, qualunque avversità si abbatta su di loro. (Romani 8:35-39) A chi ripone la sua fiducia in Lui, Geova dichiara: “Non ti lascerò affatto né in alcun modo ti abbandonerò”. — Ebrei 13:5.
      *** w95 1/8 p. 5 Ci attendono tempi migliori ***
      In seguito, quando il re di Babilonia assediò l’apostata Gerusalemme, la popolazione dovette “mangiare pane a peso e con ansiosa cura”. (Ezechiele 4:16) La situazione si fece così disperata che alcune donne mangiarono i propri figli. (Lamentazioni 2:20) Eppure, benché il profeta Geremia fosse in prigione a motivo della sua predicazione, Geova fece sì che ‘gli si desse ogni giorno un pane rotondo dalla via dei fornai, finché tutto il pane si esaurì nella città’. — Geremia 37:21.
      Geova dimenticò forse Geremia quando la provvista di pane si esaurì? Evidentemente no, perché quando la città cadde in mano ai babilonesi a Geremia fu data ‘una razione di cibo e un regalo e fu lasciato andare’. — Geremia 40:5, 6; vedi anche Salmo 37:25.
      Geremia 35-38.pdf
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      Gemme spirituali Geremia 32-34
      Ger 33:15 — Chi e il “germoglio” di Davide? (jr 173 par. 10)
      10 Geremia rappresentò il Messia che doveva venire come il “germoglio” di Davide. Era un paragone azzeccato. Proprio mentre Geremia prestava servizio come profeta, l’‘albero’ della famiglia reale di Davide fu tagliato. Il ceppo però non era morto. A suo tempo dalla linea di discendenza del re Davide nacque Gesù, che poté essere chiamato “Geova è la nostra giustizia”, a sottolineare il profondo interesse di Dio per questa qualità. (Leggi Geremia 23:5, 6).
      Geova permise che il suo Figlio unigenito soffrisse e morisse sulla terra. Poi, in armonia con la giustizia, poté applicare il valore del sacrificio di riscatto del “germoglio” di Davide come base per il perdono. (Ger. 33:15) Questo diede la possibilità a esseri umani imperfetti di essere “dichiarati giusti per la vita” e unti con lo spirito santo, diventando così contraenti del nuovo patto. Come vedremo, il profondo interesse che Dio prova per la giustizia è ulteriormente dimostrato dal fatto che altri, pur non essendo direttamente nel nuovo patto, hanno la possibilità di trarne beneficio, e si avvalgono di questa possibilità. — Rom. 5:18.
       
      Ger 33:23, 24 — Di quali “due famiglie” si parla qui? (w07 15/3 11 par. 4)
      33:23, 24: Cosa sono “le due famiglie” di cui si parla qui? Una è la famiglia reale che passava per la linea di discendenza del re Davide e l’altra è la famiglia sacerdotale dei discendenti di Aaronne. Quando Gerusalemme e il tempio di Geova furono distrutti, sembrò che egli avesse rigettato queste due famiglie e che non avrebbe più avuto un regno sulla terra né avrebbe fatto in modo che la sua adorazione venisse ristabilita.
       
      Geremia 32-34.pdf
    • Guest Nicole
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      Gemme spirituali Geremia 29-31
      Ger 29:4, 7 — Perché agli ebrei esiliati fu ordinato di ‘cercare la pace’ di Babilonia, e come possiamo applicare questo principio? (w96 1/5 11 par. 5)
      5 Secoli dopo, il fedele profeta Geremia fu ispirato da Geova a dire agli ebrei esiliati di sottomettersi. Si dovevano sottomettere ai governanti durante l’esilio a Babilonia e addirittura di pregare per la pace di quella città. Nella lettera che inviò loro scrisse: “Questo è ciò che ha detto Geova degli eserciti, l’Iddio d’Israele, a tutti gli esiliati, . . . ‘Cercate anche la pace della città alla quale vi ho fatto andare in esilio,…….’”. (Geremia 29:4, 7) I servitori di Geova hanno sempre motivo di ‘cercare la pace’ per se stessi e per la nazione in cui vivono, in modo da avere la libertà di adorare Geova. — 1 Pietro 3:11.
       
      Ger 29:10 — Come dimostra questo versetto l’accuratezza della profezia biblica? (g 6/12 14 parr. 1-2)
      Adempimento. Dopo un esilio di 70 anni, dal 607 al 537 a.E.V., Ciro, re di Persia, liberò gli ebrei dalla prigionia e permise loro di tornare in patria per ricostruire il tempio di Gerusalemme. — Esdra 1:2-4.
      Cosa dice la storia.
      ● La prigionia degli israeliti a Babilonia durò effettivamente 70 anni come predetto nella Bibbia? Ephraim Stern, uno dei maggiori archeologi israeliani, a proposito dei territori dell’antico popolo di Israele ha osservato: “Dal 604 al 538 a.E.V. c’è un vuoto archeologico, non si trova più nessuna prova indicante che la zona fosse abitata. In tutto quel periodo, delle città rase al suolo dai babilonesi non ne fu ripopolata nemmeno una”. Questo intervallo di tempo durante il quale nessuno tornò ad abitare nei territori conquistati si colloca proprio nel periodo dell’esilio degli ebrei a Babilonia durato dal 607 al 537 a.E.V. — 2 Cronache 36:20, 21.
      Geremia 29-31.pdf
    • Guest Nicole
      By Guest Nicole
      Scaviamo per trovare gemme spirituali: (8 min)
      Gemme spirituali Geremia 25-28
      Ger 27:2, 3 — Probabilmente perché a Gerusalemme c’erano messaggeri provenienti da varie nazioni, e perché Geremia fece dei gioghi per loro? (jr 27 par. 21)
      21 Evidentemente all’inizio del regno di Sedechia giunsero a Gerusalemme messaggeri dei re di Edom, Moab, Ammon, Tiro e Sidone. Forse il loro intento era indurre Sedechia a unirsi a una coalizione contro Nabucodonosor. Geremia però esortò Sedechia a essere sottomesso a Babilonia. In armonia con questo, presentò ai messaggeri dei gioghi per simboleggiare il fatto che anche le rispettive nazioni avrebbero dovuto servire i babilonesi. (Ger. 27:1-3, 14)
       
      Ger 28:11 — In che modo Geremia mostro buon senso quando affronto l’opposizione di Hanania, e cosa possiamo imparare dal suo esempio? (jr 187-188 parr. 11-12)
      11 È bene ricordare che Geremia non era un fanatico. Dinanzi agli oppositori usava buon senso. Sapeva quando farsi da parte. Per esempio, ripensiamo a quello che gli accadde con Hanania. Dopo che quel falso profeta aveva pubblicamente contraddetto la parola profetica di Geova, Geremia lo corresse, spiegando anche come riconoscere un vero profeta. Geremia portava un giogo di legno per rappresentare la sottomissione al giogo di Babilonia, ma Hanania reagì con violenza rompendo il giogo. Chissà cos’altro avrebbe potuto fare! Come reagì allora Geremia? Leggiamo: “Il profeta se ne andava”. Proprio così, Geremia lasciò la scena. In seguito, su indicazione divina, tornò da Hanania e gli dichiarò quello che Geova aveva in serbo: l’asservimento al re di Babilonia per gli ebrei e la morte per Hanania. — Ger. 28:1-17.
      12 Questo racconto ispirato ci fa capire chiaramente che nell’opera di predicazione ci vogliono sia intrepidezza che buon senso. Se a una porta qualcuno rifiuta di ascoltare i nostri ragionamenti scritturali e si adira, arrivando perfino a minacciarci, possiamo congedarci con gentilezza e passare alla porta successiva. Non c’è alcun bisogno di fare accese discussioni in merito alla buona notizia del Regno. ‘Mantenendoci a freno nel male’ lasciamo aperto uno spiraglio perché il padrone di casa possa essere aiutato in un momento più propizio. — Leggi 2 Timoteo 2:23-25; Prov. 17:14.
      Geremia 25-28.pdf
    • Guest Nicole
      By Guest Nicole
      Ogni anno molti inattivi sono presenti alla Commemorazione. Questi cristiani avevano iniziato la corsa per la vita, ma poi hanno rallentato per varie ragioni, alcune delle quali sono menzionate nell’opuscolo Ritorna a Geova (Eb 12:1). Ad ogni modo gli inattivi sono preziosi agli occhi di Geova, che li ha acquistati con il sangue di suo Figlio (At 20:28; 1Pt 1:18, 19). Come possiamo aiutarli a tornare nella congregazione?
       
      Gli anziani cercano di aiutare gli inattivi proprio come un pastore cerca diligentemente una pecora che si è allontanata dal gregge (Lu 15:4-7). Questo riflette l’amorevole cura di Geova (Ger 23:3, 4). Ma non solo gli anziani possono incoraggiare questi cristiani, possiamo farlo tutti noi. Se saremo gentili e faremo degli sforzi per far sentire loro che sono parte della nostra famiglia spirituale, Geova sarà contento e noi proveremo molta soddisfazione (Pr 19:17; At 20:35). Quindi pensa a chi vuoi incoraggiare e non rimandare!
      GUARDATE IL VIDEO INCORAGGIAMO GLI INATTIVI E CONSIDERATE LE SEGUENTI DOMANDE:
      Cosa ha fatto Abbey quando ha incontrato una Testimone che non conosceva?
      Se vogliamo aiutare un inattivo, perché dovremmo parlarne con gli anziani?
      Come si è preparata Abbey per visitare Laura la seconda volta?
      Come ha dimostrato Abbey perseveranza, pazienza e amore mentre cercava di incoraggiare Laura?
      Cosa possiamo imparare dall’illustrazione di Gesù riportata in Luca 15:8-10?
      A quali risultati positivi hanno portato gli sforzi congiunti per aiutare Laura?
         *** w08 15/11 pp. 11-12 par. 18 Aiutiamo quelli che si allontanano dal gregge ***
      18 Se volete aiutare qualcuno che si è allontanato dal gregge di Dio, che qualità vi saranno utili? Oltre all’amore dovrete mostrare compassione, benignità, mitezza e longanimità. A seconda delle circostanze, forse dovrete anche essere pronti a perdonare. Paolo scrisse: “Rivestitevi dei teneri affetti di compassione, benignità, modestia di mente, mitezza e longanimità. Continuate a sopportarvi gli uni gli altri e a perdonarvi liberalmente gli uni gli altri se qualcuno ha motivo di lamentarsi contro un altro. Come Geova vi perdonò liberalmente, così fate anche voi. Ma, oltre a tutte queste cose, rivestitevi d’amore, poiché è un perfetto vincolo d’unione”. — Col. 3:12-14.
       
       
      Anche tu puoi incoraggiare un inattivo.pdf
    • Guest Nicole
      By Guest Nicole
      Scaviamo per trovare gemme spirituali: (8 min)
      Gemme spirituali Geremia 22-24
      Ger 22:30 — Perché questo decreto non annullo il diritto di Gesù ad ascendere al trono di Davide? (w07 15/3 10 par. 9)
      22:30: Questo decreto annullò forse il diritto di Gesù Cristo ad ascendere al trono di Davide? (Matteo 1:1, 11) No. Il decreto impediva a qualsiasi discendente di Ioiachin di ‘sedersi sul trono di Davide in Giuda’. Gesù doveva regnare in cielo, non su un trono in Giuda.
      Ger 23:33 — Cos’e “il peso di Geova”? (w07 15/3 11 par. 1)
      23:33: Cos’è “il peso di Geova”? Ai giorni di Geremia le gravose dichiarazioni fatte dal profeta riguardo alla distruzione di Gerusalemme erano un peso per i suoi connazionali. Dal canto loro le persone insensibili erano un tale peso per Geova che egli le avrebbe rigettate. In modo analogo, il messaggio scritturale relativo alla futura distruzione della cristianità è un peso per essa, e coloro che non l’ascoltano sono un peso per Dio.
       
      Cosa avete imparato su Geova dai capitoli in programma questa settimana?
      *** w14 15/12 p. 28 par. 6 Apprezzate ciò che avete ricevuto? ***
      Poi suo fratello Ioiachim regnò per 11 anni. Anche lui non apprezzò quanto aveva ricevuto dal padre. A causa della sua cattiva condotta, Geremia profetizzò riguardo a lui: “Sarà sepolto con la sepoltura di un asino” (Ger. 22:17-19).
      Quali altre gemme spirituali avete scoperto nei capitoli in programma questa settimana?
      *** wp16 n. 3 p. 16 Cosa dice la Bibbia? ***
      È sbagliato pronunciare il nome di Dio?
      COME RISPONDERESTE?

      No
      Dipende
      COSA DICE LA BIBBIA
      “Non ti devi servire del nome di Geova tuo Dio in modo indegno” (Esodo 20:7). È sbagliato usare il nome di Dio solo quando lo si fa in modo irrispettoso (Geremia 29:9).
      COS’ALTRO POSSIAMO IMPARARE DALLA BIBBIA?
      Gesù conosceva e usava il nome di Dio (Giovanni 17:25, 26).
      Dio ci invita a chiamarlo per nome (Salmo 105:1).
      • I nemici di Dio vorrebbero far dimenticare alle persone il suo nome (Geremia 23:27).
      Geremia 22-24.pdf
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      By Guest Nicole
      Scaviamo per trovare gemme spirituali: (8 min)
      Gemme spirituali Geremia 17-21
      Ger 17:9 — Come ci si potrebbe accorgere che il cuore e “ingannevole”? (w01 15/10 25 par. 13)
      13 “Il cuore è più ingannevole di qualunque altra cosa ed è difficile da correggere”, avvertì Geremia. (Geremia 17:9) Che il cuore sia ingannevole si può vedere quando scusiamo i nostri errori, minimizziamo le nostre manchevolezze, giustifichiamo gravi difetti della personalità o esageriamo le cose che facciamo. Il cuore imperfetto può anche spingere in due direzioni opposte: le labbra lusinghiere dicono una cosa, le azioni ne dicono un’altra. (Salmo 12:2; Proverbi 23:7) Com’è importante esaminare onestamente quello che esce dal cuore!
      Ger 20:7 — In che modo Geova uso la sua forza contro Geremia e lo inganno? (w07 15/3 9 par. 6)
      20:7: In che modo Geova ‘usò la sua forza’ contro Geremia e lo ingannò? Quando dichiarava i giudizi di Geova, Geremia doveva affrontare apatia, ostilità e persecuzione; quindi può darsi che abbia pensato di non avere la forza di andare avanti. Tuttavia Geova usò la propria forza per controllare tali inclinazioni del profeta, mettendolo in grado di continuare. Così Geova ingannò Geremia impiegandolo per compiere ciò che il profeta stesso pensava di non poter fare.
       
      Cosa impariamo su Geova dai capitoli in programma questa settimana?
      *** w16 marzo p. 27 Imitiamo lo spirito dei profeti ***
      Lo spirito di Geova ci aiuta a impegnarci con tutte le nostre energie. Può capitare, tuttavia, di essere scoraggiati per la reazione delle persone al nostro messaggio. In questi momenti è utile pensare all’esempio del profeta Geremia. Fu schernito e insultato perché proclamava il messaggio di Dio agli israeliti. Riferendosi a Geova, arrivò al punto di dire: “Non Lo menzionerò, e non parlerò più nel suo nome”. Geremia provava sentimenti simili ai nostri, eppure continuò ad annunciare il messaggio di Dio. Perché? Il profeta stesso aggiunse: “E nel mio cuore ci fu come un fuoco ardente chiuso nelle mie ossa; e mi stancai di contenerlo, e non lo potevo sopportare” (Ger. 20:7-9)…….
      Geremia 17-21.pdf
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      By Guest Nicole
      Scaviamo per trovare gemme spirituali: (8 min)
      Gemme spirituali Geremia 5-7
      Ger 6:16 — Quale esortazione rivolse Geova al suo popolo? (w05 1/11 24 par. 11)
      11 Ci stiamo davvero facendo guidare dalla Parola di Dio in maniera così scrupolosa? Ogni tanto è bene fermarsi per fare un onesto autoesame. Ecco un versetto che ci aiuterà a tal fine: “Geova ha detto questo: ‘State fermi nelle vie, e vedete, e chiedete dei sentieri di molto tempo fa, dov’è, ora, la buona via; e camminate in essa, e trovate riposo per le anime vostre’”. (Geremia 6:16) Queste parole forse ci fanno pensare a un viaggiatore che si ferma a un incrocio per chiedere indicazioni sulla via da seguire. In senso spirituale il ribelle popolo di Geova in Israele aveva bisogno di fare qualcosa di simile.
      Doveva ritrovare la strada e percorrere i “sentieri di molto tempo fa”. “La buona via” era la strada in cui avevano camminato i loro fedeli padri, la via dalla quale la nazione aveva stoltamente deviato. Purtroppo Israele respinse caparbiamente questo amorevole rammemoratore di Geova. Lo stesso versetto aggiunge: “Ma essi dicevano: ‘Non cammineremo’”. Nei tempi moderni, invece, i servitori di Dio hanno reagito a questo consiglio in modo diverso.
       
      Ger 6:22, 23 — Perché si poteva dire che un popolo sarebbe venuto “dal paese del nord”? (w88 1/4 13 par. 15)
      15 Verso il 632 a.E.V. l’Assiria era stata sconfitta dai caldei e dai medi, e l’Egitto a sud di Giuda era stato ridotto a una potenza secondaria. La vera minaccia per Giuda sarebbe stata un’invasione da nord. Infatti Geremia doveva dare una cattiva notizia ai suoi connazionali: “Ecco, un popolo viene dal paese del nord . . . È un popolo crudele, e non avranno pietà. . . . È schierato in ordine di battaglia come un uomo di guerra contro di te, o figlia di Sion”. La nascente potenza mondiale dell’epoca era Babilonia. Questo sarebbe stato lo strumento impiegato da Geova per punire l’infedele Giuda. — Geremia 6:22, 23; 25:8, 9.
       
      Geremia 5-7.pdf
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    • I voted your remark "sad" because it truly is. It is a meaningless non-sequitur with no relevance ... which you think is profound.
    • Maybe you jw's will get lucky and your hero Hitler will start ruling again.
    • Trump is a pugilist, fully capable of vulgarity. It doesn’t really bother me. In some regards, it is refreshingly candid. It is not for nothing that the Bible calls the political nations “beasts.” They behave that way—ripping and tearing at each other and indeed, at anyone who gets in their way. So I am not put off by someone who drops the pretense and carries on to call a spade a spade. As much as ones might like the facade of being “presidential,” and of respecting the “dignity” of fellow world leaders, ought they not produce results to earn that respect? The hospital operating room can expect awed dignity when it routinely save lives—conducting the most delicate of procedures. But if the results degenerate to indistinguishable from that of a butcher shop, surely that aura of admiration will fade. “Laws are like sausages. It’s better not to see them being made,” is the old saying, and it is the butcher shop comparison that wins out over the precision operating room. It almost does my heart good to see Trump brawling with his political counterparts as they do their utmost to preserve “dignity.”  Moreover, you would almost expect Jehovah’s (American) servants to see that. They don’t because they truly are apolitical. They follow politics hardly at all, and there is a fair number of them that consider even a comment about the topic as akin to ripping a loud one at the concert hall—it is just gauche—it is as though deliberately contaminating the soufflé with the street rock salt. The JW Governing Body works hard to keep the squabbles of politics out of the congregation and to safeguard its neutrality.  Keeping truly neutral is not easy. Geoffrey Jackson reflects on how (Australian) candidates of his youth offered dramatically different proposals regarding the military draft—a matter that would affect him greatly. Updating his struggle to the present—adapting it to brothers today who might be personally advantaged or disadvantaged by the proposals of a given political figure—he ventured on how some might truly strive to be neutral and yet in the back of their head was the thought: “I hope that idiot doesn’t come into power.” He said it about two years ago. It is impossible for me not to wonder what “idiot”—if there was one—he had in mind.  Of course, Witnesses are politically neutral due to their advocacy for God’s kingdom—the one of the Sermon on the Mount—“thy kingdom come, thy will be done, on earth as it is in heaven.” “God’s will is done in heaven,” I tell the householder as I glance upward. “I mean, I guess it is—surely he has it all running smoothly up there—but it sure isn’t done on earth. Pockets of it here and there may be, but nobody would ever say that the world runs that way it does today according to God’s will. According to the prayer, we should not expect that until the kingdom comes.” Jehovah’s Witnesses don’t go campaigning for human governments because they are announcing God’s government which will tackle and solve the problems human governments consistently flounder on. If Witnesses today did reflect on national politics—and the particulars are replicated in many nations—they might reflect that Trump’s enemies are the “one world government” people of the humanist variety—180 degrees apart from the one world government of the “God’s kingdom” variety. They are the humanists who would rise above national boundaries to blur or even erase them. They are humanists who yet pursue the dream of the League of Nations, reinvigorated after WWII as the United Nations. A worldwide blending of peoples and their interests into one common government by man, incorporating whatever is the humanistic thinking holding sway at the time. These ones fully expect those of government (largely themselves) to be granted dignity in light of the noble task they have assumed—it doesn’t matter if praiseworthy results are slow to come—it is the intention that matters. The common working people know it is a crock. They see their own interests being sold out for the loftier “higher” interests of these they would call the “elites.” Their economic interests are tamped down. Their moral values are shoved aside. They are astounded, to take an example, to think that biological differences should not determine male and female, and dismayed to see the view that completely defies their common sense and all of recorded history take the world by storm under the new tidal wave of humanists. They don’t think these guys deserve any dignity at all, so when a photo-shopped Trump is bare-knuckle boxing with the CNN moniker (bastion of world-government think), they love it, and they also love it that the dignified crowd are aghast. ....To highlight the GB’s challenge in encouraging all to stay on the same neutral page, I wrote the following in No Fake News but Plenty of Hogwash: “They just about succeeded in their mission to re-instill complete neutrality – they were alllmmoooost there, when along came the summer Olympics in Rio. On the second day of the Olympics, I mentioned to Tom Pearlsnswine in the field ministry that Hillary had worn a bright pants suit. “Christians are no part of the world!” he rebuked me. On the third day of the Olympics, at the Kingdom Hall, I told him that Trump had tied his shoe. “We must fix our eyes on Jerusalem above!” he said. On the fifth day of the Olympics, I dropped by his home while he was watching the games on TV. He screamed: “Look at that medal count, Tommy!” he shouted. “We’re cleaning up!”  
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