Jump to content

Israeli Bar Avaddhon

1914: interpretazione e dspeculazione

Recommended Posts

  La cronologia, lÂ’interpretazione, la speculazione

 

 
ATTENZIONE
La trattazione che segue ridiscuterà uno dei "capisaldi" dell'intendimento dello schiavo fedele e discreto. Dal momento che non è intenzione dell'autore creare una pietra d'inciampo per nessuno, tantomeno creare divisioni o sette, il lettore è invitato a valutare attentamente se desidera proseguire nella lettura. Proseguire o non proseguire, quindi, sarà soltanto una decisione personale. Una cosa ancora migliore che potremmo fare tutti: aprire la Bibbia e confrontare tutte le scritture riportate o citate e valutare, in coscienza, se gli argomenti trattati sono logici e coerenti con la Parola di Dio
 
    Hello guest!
 
 
 
Tutto quello che abbiamo letto in merito alla profezia delle "70 settimane" riportato nel libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" (Capitolo 11) è meritevole di attenzione e dimostra quanto la parola di Dio sia precisa e affidabile anche quando pronuncia profezie molto distanti nel tempo.
EÂ’ stata anche evidente lÂ’accuratezza storica e i numerosi riferimenti scritturali che hanno dato peso e autorevolezza a tutto il discorso.
Chiunque si avvicini alla Parola di Dio senza preconcetti non può che rimanere colpito da tale dimostrazione di potenza e sapienza da parte di Dio.
La spiegazione delle 70 settimane è ineccepibile ma può dirsi lo stesso di altre profezie?
Che dire di quei calcoli su cui molti di noi hanno basato le speranze di una vita e che si sono scontrati con le critiche della maggioranza?
Stiamo parlando del 1914.
Anche questa è una profezia di Daniele?
Anche questa è stata trattata con la stessa meravigliosa accuratezza delle settanta settimane di cui abbiamo appena letto?
Anche se può non essere facile, cerchiamo di essere veramente obiettivi perché comprendere o non comprendere la Profezia, come il resto della Parola di Dio, può fare molta differenza per il nostro futuro eterno – Giovanni 17:3; 2 Tessalonicesi 1:8
 
CHE DIRE DEL 1914?
 
Il libro “prestate attenzione alle profezie di Daniele” alle pagine da 85 a 97 spiega nei dettagli il sogno di Nabucodonosor e la profezia dei 7 tempi asserendo che essa indichi la venuta del Regno di Dio nel 1914.
Sarebbe profittevole, dunque, prendere il libro e confrontare con ciò che si leggerà di seguito.
Il sogno di Nabucodonosor profetizza davvero la venuta del Regno di Dio nel 1914?
 
EÂ’ PROPRIO COSIÂ’?
Proviamo ad esaminare ciò che c'è scritto nel libro senza pregiudizi.
Ad una prima lettura sembra che Geova Dio abbia voluto dare una lezione di umiltà a Nabucodonosor, cosa che avvenne.
I “sette tempi”, almeno per lui, furono sette anni e questo è confermato da tutto il racconto.
Leggendo tutto questo senza preconcetti, non sembra che si debbano cercare altre spiegazioni più o meno nascoste.
Comunque prendiamo per buona la tesi secondo cui “l’albero indica un dominio e una sovranità molto maggiori di quelli del re di Babilonia. Simboleggia la sovranità universale di Geova, il Re dei cieli, specie rispetto alla terra”.
Questo significa, innanzitutto, che il Regno di Dio si stia paragonando, in un certo qual modo, al regno di Babilonia e questo stride con molti passi biblici che descrivono Babilonia come la più grande nemica del popolo di Dio.
Significa anche che il “vigilante” (cioè un angelo di Geova) decide di abbattere il Regno di Dio e questo è, a dir poco, strano.
Qualcuno obietterà che non bisogna cercare similitudini in ogni aspetto della profezia ma anche decidere quale parte della profezia deve avere un secondo adempimento e quale no potrebbe essere abbastanza arbitrario. In fondo non abbiamo altri riferimenti scritturali che ci indichino su quali particolari concentrarci e quali tralasciare.
Quindi si sta dicendo che la profezia dellÂ’albero si applica interamente a Nabucodonosor mentre solo una piccola parte si applicherebbe al Regno di Dio.
Per la profezia delle “settanta settimane” non abbiamo avuto bisogno di spezzettare la profezia per cercare di capire a chi si applicasse o se si applicasse a più di una persona perché il soggetto è stato chiaro e riconoscibile fin dall’inizio.
Tutta la profezia dei 7 tempi, invece, viene edificata su un unico versetto che è quello che dice... “L’albero crebbe e divenne forte, e la sua medesima altezza raggiunse infine i cieli ed era visibile sino all’estremità dell’intera terra” (Daniele 4:11)
Il libro menzionato dice: “il grande albero rappresenta il ‘dominio che raggiunge l’estremità della terra’, che abbraccia l’intero regno del genere umano. Perciò simboleggia la sovranità universale di Geova, particolarmente in relazione alla terra. — Daniele 4:17”.
Non è un po’ fragile, diciamo rischioso, edificare una serie di profezie (tutte collegate tra loro) su quest’unica spiegazione?
Notate che la specificazione “particolarmente in relazione alla terra” è dovuta al fatto che la sovranità universale di Geova è, appunto, universale, per cui l’albero si sarebbe dovuto vedere non solo in tutta la terra ma in tutto l’universo.
Specificando, invece, “in relazione alla terra”, possiamo escludere i cieli dalla visione e prendere per buona l’applicazione.
Comunque dovremmo farci una domanda.
Il fatto che l’albero raggiunga i cieli o l’estremità della terra è una dimostrazione o anche solo un’indicazione del fatto che si stia parlando del Regno di Dio?
Lasciamo sempre che sia la Bibbia ad illuminarci.
Notiamo cosa disse Geova ad Ezechiele in riferimento al Faraone.
Ezechiele 31:1-8 dice... “E avvenne ancora che nell’undicesimo anno, nel terzo [mese], il primo [giorno] del mese, la parola di Geova mi fu rivolta, dicendo:?“Figlio dell’uomo, di’ a Faraone re d’Egitto e alla sua folla:
“‘A chi somigli nella tua grandezza? Ecco, un assiro, un cedro del Libano, dai bei rami, con folte ramificazioni ombrose, e di altezza elevata, tanto che la sua cima era fra le nubi. Le acque lo fecero crescere; le acque dell’abisso lo fecero divenire alto. Con le loro correnti andavano tutt’intorno al luogo dov’era piantato; e mandavano i loro canali a tutti gli alberi del campo. Perciò si fece più elevato in altezza di tutti gli [altri] alberi del campo.
“‘E i suoi rami si moltiplicavano, e i suoi ramoscelli continuarono ad allungarsi a causa della molta acqua nei suoi corsi d’acqua.?Sui suoi rami fecero i loro nidi tutte le creature volatili dei cieli, e sotto i suoi ramoscelli partorirono tutte le bestie selvagge del campo, e alla sua ombra dimoravano tutte le popolose nazioni. E divenne bello nella sua grandezza, nella lunghezza del suo fogliame, poiché il suo sistema di radici era su molte acque.?[Altri] cedri non lo uguagliavano nel giardino di Dio. In quanto ai ginepri, non avevano alcuna somiglianza con i suoi rami. E i platani stessi non gli erano simili nei ramoscelli. Nessun [altro] albero del giardino di Dio gli somigliava per bellezza”.
Notiamo qualche similitudine con la visione di Nabucodonosor?
Entrambi sono paragonati ad alti e possenti alberi.
Entrambi raggiungono altezze elevate, fino al cielo infatti le espressioni “raggiungere i cieli” o “raggiungere le nubi” sono equivalenti – Confronta Giobbe 22:14; Isaia 14:14; Daniele 7:13
Di entrambi si nota la grande differenza con gli altri alberi.
Di entrambi si dice che tutte le creature volatili e tutte le bestie selvagge trovano cibo e riparo.
Ora, se applicassimo il principio secondo cui l’albero che “raggiunge le nubi” deve raffigurare il Regno di Dio, allora anche l’impero Egiziano dovrebbe essere un antitipo del Regno.
Purtroppo, però, in questo racconto non si fa alcuna menzione dei “tempi” e di conseguenza non è possibile contare alcunché.
Se pensate che sia ridicolo pensare che l’impero egiziano possa raffigurare il Regno di Dio, perché dovrebbe essere accettabile l’impero Babilonese?
 
Geova continua dicendo “Per la ragione che divenisti di altezza elevata, così che esso mise la sua cima perfino tra le nubi e il suo cuore si esaltò a causa della sua altezza,?anch’io lo darò in mano al despota delle nazioni” – Ezechiele 31:10, 11
Il Faraone si esaltò, esattamente come fece Nabucodonosor, e per questo motivo Dio decise di umiliarlo – Matteo 23:12
Nabucodonosor se la cavò con sette anni di pazzia mentre l’impero di Faraone venne assediato.
Anche questo versetto rimarca il fatto che Dio toglie e da “il regno a chi vuole” (e in questo caso Egli diede il regno di Faraone al “despota delle nazioni”).
Ezechiele 31:12-14 prosegue... “Ed estranei, i tiranni delle nazioni, lo taglieranno, e il popolo l’abbandonerà sui monti; e il suo fogliame certamente cadrà in tutte le valli, e i suoi rami si romperanno fra tutti i letti dei corsi d’acqua della terra. E tutti i popoli della terra scenderanno dalla sua ombra e l’abbandoneranno. Sul suo tronco caduto risiederanno tutte le creature volatili dei cieli, e sui suoi ramoscelli saranno certamente tutte le bestie selvagge del campo;?affinché nessuno degli alberi irrigati divenga elevato in altezza, o metta la sua cima anche fra le nubi, e perché nessuno che beve acqua stia in piedi contro di loro nella sua altezza, poiché certamente saranno tutti dati alla morte, alla terra di sotto, in mezzo ai figli del genere umano, a quelli che scendono nella fossa’”.
Anche questo albero viene abbattuto e umiliato (Geova farà questo attraverso il re di Babilonia).
A motivo delle tante similitudini con il regno d’Egitto, siamo davvero certi che l’albero che “raggiunse i cieli” si riferisca al Regno di Dio?
 
    Hello guest!

Quando si tratta del 1914, siamo davvero come i bereani? O siamo "bereani" solo quando dobbiamo confutare le dottrine della cristianità?

 

C’è un altro particolare interessante il quale dovrebbe farci riflettere.
La Bibbia paragona i cieli ai governi, siano essi umani o celesti.
Applicando questo concetto all’albero che raggiunge i cieli e i cui altri alberi non reggono il confronto con esso, significherebbe semplicemente che questo albero ha il regno sopra gli altri regni (più piccoli) e di Babilonia la Grande si dice, appunto, che “ha il regno sopra i re della terra” – Rivelazione 17:18
L’unico parallelismo legittimo che si può fare con Babilonia, senza timore di prendere cantonate, è quello relativo a Babilonia la Grande perché è il parallelismo che fa la Bibbia.
In effetti tutti gli imperi mondiali menzionati nelle Scritture hanno avuto, per un certo periodo, il regno sopra gli altri regni.
Ciro disse infatti di se stesso... “Io sono Ciro, re del mondo, gran re, re legittimo, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re delle quattro estremità (della terra), figlio di Cambise (Ka-am-bu-zi-ia), gran re, re di Anzan, nipote di Ciro , . . . discendente di Teispe, . . . di una famiglia (che) ha sempre regnato”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 316)
Sicuramente l’umiltà non era una caratteristica apprezzata dai persiani come neppure dai babilonesi ma di fatto il regno ebbe il potere sugli altri regni conosciuti (tanto da definirsi “re delle quattro estremità della terra”) e quindi si poteva ben dire che la sua altezza aveva raggiunto i cieli ed era visibile o conosciuto fino alle estremità della terra.
Nel racconto di Ezechiele e in quello di Daniele non c’è alcun riferimento, proprio nessuno, al Regno di Dio anzi... entrambi i resoconti menzionano un giudizio da parte di Dio su nazioni nemiche, orgogliose e violente.
Ogni eventuale calcolo cronologico dovrebbe rispettare il soggetto in essere ed infatti questa parte della Scrittura è ben diversa da ciò che si dice in merito alle “settanta settimane” – Daniele 9:24-27
Nel resoconto di Daniele capitolo 9 si parla chiaramente del Messia (vedi Daniele 9:25) e non è necessario leggere ciò che non è scritto.
Chiunque volesse essere polemico potrebbe discutere sulla data di inizio da cui contare le “settimane” o anche sul metodo addotto* (un giorno per un anno) ma di certo non si può discutere del soggetto in essere (il Messia).
Si potrebbe, per assurdo, anche discutere su chi fosse veramente il Messia (cosa su cui discutono ancora gli ebrei) ma di certo non si può discutere che Daniele capitolo 9 parli dell’arrivo del Messia!
Invece Daniele capitolo 4 parla di Nabucodonosor e del suo regno, mentre tutto “l’intendimento” relativo al Regno di Dio è costruito su quattro righe riportate nel libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele!” che recitano: “Ma il grande albero rappresenta il dominio che raggiunge l’estremità della terra, che abbraccia l’intero regno del genere umano. Perciò simboleggia la sovranità universale di Geova, particolarmente in relazione alla terra. - Daniele 4:17” (capitolo 6, pagina 87 dell’edizione italiana del libro).
Non sembra unÂ’affermazione molto decisa con una base molto debole?
Cerchiamo di non far dire a Daniele 4:17 quello che in realtà non dice perché basta conoscere le regole base della grammatica per non distrarsi dal soggetto.
Il soggetto è Nabucodonosor e Dio gli fa comprendere che, a motivo del fatto che si è esaltato, gli avrebbe tolto il regno e l’avrebbe dato a chiunque Egli avesse voluto (esattamente come Egli fece con Faraone).
In pratica Colui che governa davvero è il Creatore e gli altri regni esistono soltanto perché Lui lo permette – Confronta Romani 13:1
Quindi non c’è alcun motivo per ritenere che l’albero (cioè uno dei tanti governi che Geova ha permesso nella storia del genere umano), rappresenti in realtà il Regno di Dio.
Se qualcuno vuole insinuare che il fatto che Dio menzioni il Suo dominio sia indicativo che l’albero stesso raffiguri il Suo dominio (ed è un’acrobazia semantica incredibile) allora possiamo prendere il racconto riportato in 2 Re 19:14-19 e fare lo stesso ragionamento.
“Ezechia prese quindi le lettere dalla mano dei messaggeri e le lesse, dopo di che Ezechia salì alla casa di Geova e le stese dinanzi a Geova. 15?Ed Ezechia pregava dinanzi a Geova e diceva: “O Geova, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei il [vero] Dio di tutti i regni della terra. Tu stesso hai fatto i cieli e la terra. 16?Porgi il tuo orecchio, o Geova, e odi. Apri i tuoi occhi, o Geova, e vedi, e odi le parole di Sennacherib che egli ha mandato per biasimare l’Iddio vivente. 17?È un fatto, o Geova, che i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e il loro paese. 18?E hanno consegnato i loro dèi al fuoco, perché non erano dèi, ma l’opera delle mani dell’uomo, legno e pietra; così che li hanno distrutti. 19?E ora, o Geova nostro Dio, salvaci, ti prego, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra conoscano che tu solo, o Geova, sei Dio”.
Ezechia sapeva benissimo che Geova era “il vero Dio di tutti i regni della terra” e pregò affinché Sennacherib venisse fermato nel suo intento di distruggere Gerusalemme.
Sappiamo benissimo quale fu la risposta di Isaia la quale ultima parte recita... “Perché il tuo eccitarti contro di me e il tuo ruggire sono saliti ai miei orecchi.
E certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra,
E in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto” - 2 Re 19:28
Se facessimo lo stesso ragionamento addotto per il capitolo 4 di Daniele, allora potremmo supporre che anche il “regno di Sennacherib” era un antitipo del regno di Dio perché anche lui dovette imparare (a sue spese) che Geova è “il vero Dio di tutti i regni della terra” o, detto in altre parole “domina su tutto il genere umano”.
Purtroppo anche in questo racconto non ci sono numeri, giorni, settimane o mesi da calcolare e quindi nessun motivo per leggere “venuta del regno di Dio” anche dove non se ne fa alcuna menzione.
E’ possibile che il forte desiderio di veder adempiersi le profezie abbia influito sull’intendimento e quindi abbia spinto a leggere quello che in realtà non era scritto?
Questo significa che, se proprio si volesse vedere un secondo adempimento al racconto riportato in Daniele capitolo 4, si dovrebbe rispettare il soggetto in essere e cioè Babilonia.
È probabile che il racconto di Daniele stia semplicemente raccontando l’umiliazione di Nabucodonosor e che i “sette tempi” significhino soltanto sette anni ma non possiamo essere categorici.
A questo riguardo è utile riflettere sul fatto che anche l’umiliazione del Faraone, riportata in Ezechiele, potrebbe avere un secondo adempimento in quanto Geova dice che “scrollerà le nazioni” e questo potrebbe essere un riferimento alla guerra di Armaghedon.
Quindi, senza fissarci troppo con una data specifica, nel caso in cui il racconto di Daniele avesse voluto indicarci un secondo adempimento della profezia, il resoconto sta in realtà dicendo: “Babilonia cadrà, rimarrà inattiva per sette tempi e poi risorgerà”.
Questo non può che riportare la nostra mente all’ultima menzione che la Bibbia fa di Babilonia – Rivelazione 17:5
Gli indizi relativi a Babilonia la Grande ci hanno portato alla nazione d’Israele quindi la domanda che dovremmo farci è... “Da che anno dovremmo iniziare a contare i 2520 anni (cioè 360*7) fino a vedere la rinascita (eventuale) di Babilonia?”
Dal racconto di Daniele le date possibili da cui partire per contare i sette tempi sono due:
1) Da quando Nabucodonosor ha avuto la visione o è caduto in “disgrazia” (infatti Daniele dice “l’albero sei tu” – Daniele 4:20-22)
2) Dalla morte di Nabucodonosor (se Nabucodonosor rappresenta il regno di Babilonia, la sua morte è il momento in cui l’albero viene “abbattuto” ma è da notare che non c’è alcun riferimento a questo nella narrazione di Daniele il quale, anzi, dice che il regno gli sarebbe stato assicurato – Daniele 4:26)
 
Per quanto riguarda la prima ipotesi è impossibile avere una data accurata in quanto né la Bibbia né la storia secolare ci dicono in quale anno Nabucodonosor venne cacciato dal suo regno. Ciò avvenne, ovviamente, dopo il 597 a.E.V. (anno in cui Nabucodonosor porta i primi prigionieri Giudei a Babilonia secondo la datazione secolare; c’è una differenza di 20 anni con quella dello schiavo che, infatti, mette il 617 a.E.V.) ed entro il 570 a.E.V. (se Nabucodonosor muore nel 562 a.E.V. - sempre secondo la data secolare - e il periodo di “cattività” dura 7 anni e il regno gli viene restituito si presume che esso abbia regnato per almeno un anno, il 570 è l’ultimo anno utile).
Comunque nei primi quattro capitoli di Daniele si menzionano Daniele, Sadrac, Mesac e Abednego prima come fanciulli (Daniele 1:3, 4) e successivamente come uomini robusti (Daniele 3:12, 27) e tutto questo prima che Nabucodonosor abbia il famoso sogno dellÂ’albero.
Questo significa che, dalla loro deportazione fino al giorno in cui il re eresse lÂ’immagine dÂ’oro, passarono almeno 15, 20 anni.
Quindi se gli ebrei sono giunti a Babilonia nel 597 a.E.V. ma passano 20 vent’anni prima della costruzione dell’idolo d’oro e avendo presa per buona la data secolare (562 a.E.V) è possibile restringere il periodo dal 577 a.E.V. fino al 570 a.E.V.
Ovviamente sono solo stime ma la data importante è il limite massimo di tempo (il 570 a.E.V) per cui se dalla deportazione fino alla costruzione dell’immagine fossero passati 15 anni anziché 20, la data di inizio sarebbe il 582 a.E.V. ma l’ultima data utile possibile sarebbe sempre il 570 a.E.V.
LÂ’eventuale rinascita di Babilonia, se di questo sta parlando Daniele, cosa tuttÂ’altro che certa, sarebbe avvenuta tra il 1943 E.V. (2520-577) e il 1950 E.V. (2520-570).
A rafforzare questa ipotesi ci sarebbe anche il fatto che la narrazione della sua cacciata è l’ultimo racconto riferito a Nabucodonosor. Pochi versetti dopo, infatti, non si parla più di lui ma di Baldassarre (Daniele cap. 5).
EÂ’ ragionevole concludere, quindi, che Nabucodonosor ebbe la visione negli ultimi anni, forse durante lÂ’ultimo decennio del suo regno.
 
La seconda ipotesi riguarda la morte di Nabucodonosor la quale avviene, secondo le fonti secolari, nel 562 a.E.V.
Secondo lo schiavo avviene invece nel 582 a.E.V. (vedi il libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele” capitolo 7, pagina 99).
Contando 2520 anni si arriva al 1958 E.V. nel primo caso e al 1938 E.V. nel secondo caso.
 
Cosa ci dice la storia recente?
Se, come abbiamo visto, Babilonia la Grande è la nazione d’Israele questo avvalorerebbe la prima ipotesi.
La prima ipotesi colloca la rinascita di Babilonia tra il 1943 e il 1950.
La “risurrezione” di Israele avviene, infatti, nel maggio 1948.
Conoscendo la fissazione degli esseri umani per le date e i calcoli, però, è prudente prestare attenzione alle cose più importanti.
Le date secolari non possono essere sicure, basandosi su reperti e confronti più o meno lacunosi, e di certo non possiamo basare la nostra fede su questo – 2 Corinti 5:7
Cosa accadrebbe se il 597 a.E.V., così come il 607 o il 537 o qualsiasi altra data su cui abbiamo basato gran parte delle profezie bibliche (senza che ci fosse una vero motivo per farlo) domani si dimostrasse completamente errato?
Le conseguenze potrebbero essere molto serie e non solo da un punto di vista umano – Amos 3:1, 2
Non dobbiamo prendere per scontata la misericordia di Geova per cui dobbiamo essere prudenti nelle nostre affermazioni.
Dal momento che non abbiamo alcuna certezza che i “sette tempi” non raffigurino semplicemente sette anni, non dovremmo perderci in queste speculazioni.
La cosa più importante non è forse comprendere l’identità di Babilonia la Grande?
Questo è un aspetto cruciale della profezia perché sono gli indizi a guidarci nei soggetti e nei tempi in cui stiamo vivendo, come dei segnali stradali, e non i calcoli – Confronta Matteo 24:32, 33 e 2 Timoteo 3:1-5 e fai un contrasto con Matteo 24:36
Non c’è alcuna indicazione temporale per l’uccisione dei due testimoni vestiti di sacco (vedi Rivelazione cap. 11) ma sappiamo che essi si rivelano alla fine della guerra.
Sappiamo che la città chiamata “Sodoma ed Egitto” è Babilonia la Grande, quindi Israele, e di conseguenza sappiamo anche quale nazione e quali avvenimenti osservare con attenzione.
Che la Bibbia profetizzi effettivamente l’anno della sua “risurrezione” oppure no, è sicuramente interessante ma non fondamentale per chi crede che Essa è davvero l’ispirata Parola di Dio.
Fondamentale, semmai, sarà “uscire da essa” quando l’ONU si preparerà a distruggerla.
    Hello guest!
 
 
* Comunque la Bibbia conferma il metodo “un giorno per un anno” e anche che questo era lo stesso metodo utilizzato dal popolo di Dio – Ezechiele 4:6; Luca 3:15
 
Altri argomenti e informazioni, per chi volesse approfondire, sono disponibili al seguente indirizzo
 
    Hello guest!
 

Share this post


Link to post
Share on other sites


  • Similar Content

    • Guest Nicole
    • By Israeli Bar Avaddhon
      Quando abbiamo visitato una città per la prima volta, magari con l'intento di andare a trovare un amico che si era trasferito, abbiamo avuto bisogno che qualcuno ci desse delle indicazioni e che queste fossero accurate. Diversamente avremmo rischiato di andare da tutt'altra parte, anche di perderci. Sarà capitato ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, di aver chiesto indicazioni stradali e di aver trovato la persona "sbagliata", ovvero quella persona che ci ha spediti da tutt'altra parte o che ha aumentato la nostra confusione. In genere quando si danno delle indicazioni è necessario trovare dei punti di riferimento in comune, ovvero luoghi o monumenti che siano conosciuti da entrambi (colui che da le informazioni e colui che le riceve) o che siano immediatamente riconoscibili. I punti di riferimento sono fondamentali e non dovrebbero essere opinabili. Anche se la maggioranza di noi non potrebbe definirsi un fisico di professione, è altresì evidente che nel nostro modo di parlare abbiamo sempre riconosciuto implicitamente che tempo e spazio fossero intimamente connessi e li abbiamo sempre utilizzati nelle nostre indicazioni. Questo ci è servito per orientarci e per comunicare in maniera efficiente. Se dicessimo ad una persona "Ci vediamo in via del Molino" senza aggiungere altro, questa persona dovrebbe necessariamente chiederci "Quando?". Viceversa se dicessimo "Ci vediamo alle 15 di oggi pomeriggio" il nostro interlocutore dovrebbe chiederci "Dove?". Diversamente potremmo non incontrarci mai e questo perché l'informazione sarebbe incompleta. Ma il problema, come già accennato, non riguarda soltanto le informazioni incomplete ma anche quelle opinabili. Se dicessimo "Ci vediamo nel posto più importante della città!" il nostro amico probabilmente ci chiederebbe "Più importante dal punto di vista di chi?". Oppure se dicessimo "Ci vediamo a nord" il nostro interlocutore dovrebbe chiederci "A nord di cosa?" e così via. Quindi è evidente: affinché la nostra comunicazione sia efficace dobbiamo assicurarci entrambi di conoscere e condividere alcuni concetti fondamentali. Per molti di noi questi concetti saranno assolutamente scontati e banali ma partendo da questo assunto proviamo ad applicare questa "banalità" nello studio della Bibbia. Sicuramente le informazioni che Essa dà non sono incomplete (confronta Proverbi 2:1-6; Romani 15:4; 2 Timoteo 3:16, 17) anche se, come ben sappiamo, alcune di queste potranno essere comprese solo al tempo stabilito da Dio. Non sono neppure opinabili se abbiamo compreso che l'unico "punto di vista" che conta davvero è quello dell'Iddio Onnipotente – Isaia 55:9; Giobbe 40:1-5 Almeno i veri cristiani non fanno dibattiti sull'attendibilità delle parole di Dio – Romani 3:3, 4 Il problema, semmai, è il nostro intendimento relativo alle Sue parole. Intendimento che, come abbiamo visto, può variare notevolmente se ci facciamo guidare dai nostri preconcetti, educazione religiosa, desideri personali o altre cose. Gli ultimi articoli hanno rimesso Israele al centro dell'attenzione, non soltanto come nazione "geografica" ma anche per quanto concerne il ripristino della vera adorazione – (si vedano gli articoli intitolati "144.000 e oltre" e "Svelato un sacro segreto: il ripristino della vera adorazione"). Questo, come abbiamo già iniziato a vedere nell'articolo "Comprendere l'identità dell'esercito dei cieli"*, sta modificando in maniera sostanziale alcune nostre convinzioni. Senza dover accettare per partito preso le tesi presentate in questo blog, dovremmo chiederci se la nostra difficoltà ad accettare certe spiegazioni è dovuta veramente a convinzioni scritturali o semplicemente al "fastidio" di doversi rimettere in discussione in maniera così pesante. Il cristiano, quando scava, cerca di comprendere quello dice la Bibbia a prescindere da cosa "ne verrà fuori" ed è ben diverso da colui che "scava" nel tentativo di trovare ogni versetto, frase, virgola o accezione che possa in qualche modo confortare le proprie convinzioni o la propria organizzazione religiosa – Atti 17:11 Solo in questo modo dimostriamo di accettare il "punto di vista" di Dio. Comunque sia il ripristino di Israele nel posto che le Scritture gli danno, ci permette di fare alcune considerazioni importanti in merito ai rispettivi re di nord e di sud descritti in Daniele. Parlando di indicazioni nessuno farebbe fatica ad accettare che le rispettive definizioni dei re sono da attribuirsi al fatto che essi si trovassero rispettivamente a nord e a sud di Israele. Siamo d'accordo su questo, non è vero? Quindi il punto di riferimento che dovremmo conoscere tutti senza eccezioni, come nel caso di una chiara indicazione stradale non opinabile, è Israele. La Parola di Dio non si è limitata a chiamare questi re "del nord o del sud" ma si è capito fin dall'inizio rispetto a chi o cosa fossero tali. Fino ad un certo punto abbiamo seguito questa indicazione ma poi, per motivi assolutamente discutibili, abbiamo abbandonato il punto di riferimento. Israele scompare dalla scena mondiale per 19 secoli ma nonostante questo noi abbiamo continuato a cercare e ad "individuare" questi re. A nord o a sud di cosa si trovano, questi regni, se non c'è più il punto di riferimento? La questione potrebbe sembrare un pochino più sottile infatti qualcuno potrebbe asserire che, anche se Israele non è più esistita come nazione politica, è rimasta sempre la zona geografica dove un tempo si ergeva Israele e questo è indiscutibilmente logico. Questo però presuppone il fatto che Israele fungesse esclusivamente da indicazione geografica senza nessun'altra implicazione. Tuttavia dovremmo chiederci se la descrizione dei re riportata in Daniele ha a che fare anche con le sorti di Israele più che essere una semplice indicazione geografica. Ebbene, se lasciamo che sia soltanto la Bibbia a guidarci, vediamo chiaramente come queste definizioni riguardino le mire di questi re sul "paese Splendido". Che questi re abbiano attaccato, conquistato direttamente Israele o si siano posti come "difensori", nessuno può negare che in tutto il libro biblico di Daniele è sempre il rapporto con la nazione ad identificarli. Quindi il problema rimane ed è evidente. Com'è possibile trovare un qualsiasi re, di nord o di sud, nel momento in cui non esiste non Israele come punto di riferimento geografico ma come oggetto di contesa? Non è forse anche questo da ricollegarsi a quella convinzione pregressa, cioè che Israele abbia smesso di avere importanza nel proposito di Dio? Se volessimo essere coerenti con il passaggio da Israele fisica ad Israele spirituale dovremmo identificare questi re almeno in riferimento ai cristiani ma come potremmo distinguerli, oggi, dal momento che essi dovrebbero trovarsi in ogni parte del globo? Se il punto di riferimento è "dappertutto" non esiste più nord né sud e non esiste più alcun punto di riferimento. Quindi proviamo a rimettere in discussione quello che ci è stato insegnato alla luce della conoscenza attuale e vediamo se la nostra ipotesi trova il conforto o la resistenza delle Scritture.   La statua del sogno di Nabucodonosor e il “quinto” corno   Torniamo a parlare della famosa statua del sogno di Nabucodonosor descritta nel secondo capitolo di Daniele. Ovviamente non staremo più a fare disquisizioni se l'ultimo re, i piedi, possa essere o meno un re del sud perché ormai abbiamo capito che non è né scritturale né logico. Sarà utile, però, fare un passo indietro e contare semplicemente gli imperi. Dalle gambe di ferro, soggetto che sappiamo essere lÂ’impero romano, si passa direttamente ai piedi di ferro e argilla. Possiamo disquisire sul fatto che ogni singolo impero, fino alla sua definitiva caduta come dominante, possa avere uno o più imperatori. La stessa antica Babilonia qui descritta iniziò con Nabucodonosor ma si protrasse, almeno per un poÂ’ di tempo, fino a Baldassarre (Daniele capitolo 5) pur rimanendo la testa dÂ’oro finché non fu sostituito dallÂ’impero dominante successivo, la Media-Persia. Allo stesso modo possiamo vedere che Roma, durante il periodo di dominazione su Israele, ebbe più imperatori eppure rimase simboleggiata dalle gambe di ferro. Di fatto la statua indica vari imperi differenti i quali sono stati appunto Babilonia, Media-Persia, Grecia e Roma. Prendendo atto di questo fatto scritturaleÂ… non notiamo che c’è già qualcosa che non torna con quello che ci è stato insegnato? Se i vari re del nord (e di conseguenza quelli del sud) si sono susseguiti a prescindere da Israele, da quale parte della statua sarebbero identificati lÂ’impero carolingio, lÂ’impero tedesco e il Terzo Reich? Anche volendo unire lÂ’impero tedesco con il Terzo Reich a motivo della condivisione territoriale, non manca come minimo lo spazio per uno o due imperi? Infatti come abbiamo visto, a prescindere da chi sia lÂ’ultimo impero descritto nella statua, è evidente che esso devÂ’essere in vita ancora oggi dal momento che il Regno di Dio non è ancora intervenuto negli affari umani ponendo loro fine – Daniele 2:44, 45 Non sembra questo in armonia con la tesi della scomparsa di Israele? Israele, infatti, scompare proprio sotto lÂ’impero Romano come conseguenza della distruzione di Gerusalemme – confronta Daniele 11:15-17; Luca 21:20-22 Chiediamoci anche perché, proprio su quegli imperi su cui si sprecano le interpretazioni discordanti di svariate confessioni religiose, proprio dalla statua di Nabucodonosor non abbiamo nulla. Daniele ebbe lÂ’intendimento di diversi imperi che si sarebbero susseguiti anche molti anni dopo la caduta di Babilonia e ammesso e non concesso che si potesse disquisire sullÂ’identità di questi, di certo nessuno si è mai messo a disquisire sulla quantità. Infatti la storia conferma lÂ’esatta successione degli imperi da egli descritti. Come mai solo noi del XX e XXI secolo stiamo disquisendo che, dopo le gambe di ferro, ce ne siano in realtà altri due, tre o quattro?   Hello guest! Please register or sign in (it's free) to view the hidden content. Quanti imperi contiamo nella statua del sogno di Nabucodonosor? Quanti imperi disse che ci sarebbero stati, Daniele?   Proviamo anche a riflettere su unÂ’altra parte del libro di Daniele, ovvero il capitolo 8. Ai versetti da 8 a 12 si legge “Il capro si esaltò moltissimo, ma appena fu diventato potente, il grande corno si ruppe; al suo posto spuntarono quattro corna notevoli, verso i quattro venti dei cieli. Da uno di essi spuntò un altro corno, piccolo, che crebbe moltissimo verso sud, verso est e verso il Paese Splendido. Crebbe così tanto da raggiungere lÂ’esercito dei cieli, e fece cadere a terra parte dellÂ’esercito e parte delle stelle, e le calpestò. Sfidò perfino il Principe dellÂ’esercito, e a Lui fu tolto il sacrificio continuo, e il luogo stabilito del Suo santuario fu abbattuto. A motivo della trasgressione un esercito fu ceduto insieme al sacrificio continuo; e il corno continuò a gettare a terra la verità, agì ed ebbe successo". Riflettiamo un attimo su quello che sappiamo. Intanto dobbiamo dire che questo è uno dei capitoli più "controversi" di Daniele a cui sono state date svariate interpretazioni. Per alcuni, dal momento che il "quinto corno" (cioè l'ultimo, quello che spunta da uno dei quattro) si vede sulla testa del capro, dev'essere un generale dell'esercito greco. Infatti l'obiezione più comune ha a che fare con il tempo di riferimento. Non sembra in effetti un poÂ’ strano che la profezia faccia un balzo di migliaia di anni? Noi sappiamo che il grande corno sulla testa del capro è Alessandro Magno e le quattro corna che spuntano alla sua morte sono i suoi quattro generali che di fatto dividono quell'immenso impero. Uno di questi corni si rivelerà essere l'impero romano e su questo c'è ben poco da discutere perché è la storia a confermarlo ma da questo punto in poi non si fa menzione di nessun altro impero intermedio perché di quest'ultimo corno, che deriva dall'impero romano, si dice che "Crebbe così tanto da raggiungere lÂ’esercito dei cieli, e fece cadere a terra parte dellÂ’esercito e parte delle stelle, e le calpestò. Sfidò perfino il Principe dellÂ’esercito, e a Lui fu tolto il sacrificio continuo, e il luogo stabilito del Suo santuario fu abbattuto". Da questi versetti non solo vediamo che non c'è alcun altro impero tra il quarto corno e il quinto, ma che è sempre il paese dell'Adornamento ad essere il filo conduttore. Quindi qual è l'unica risposta logica all'obiezione "Per quale motivo la profezia dovrebbe fare un salto di quasi 2.000 anni"? Perché per quasi 2.000 anni non c'è più stato l'oggetto della contesa che ha intitolato i re antagonisti come re del nord e re del sud. Ovvero Israele.   Implicazioni per noi   Questo scenario ci porta a delle conclusioni davvero significative. Intanto scardina definitivamente lÂ’ipotesi che “il quinto corno” del capitolo 8 di Daniele possa essere Antioco IV Epifane e quindi lÂ’ipotesi sul periodo di riferimento ma aggiunge un altro motivo (se mai ce ne fosse stato bisogno) per cui il "tempo della fine" non può essere iniziato nel 1914. Se, infatti, l'ultimo impero doveva rivelarsi solo alla comparsa di Israele, nessuna data antecedente al 1948 può essere considerata valida. Può essere una data posteriore, ovviamente, ma non precedente. Questo ci aiuta anche a comprendere che quando il Signore parlò di “guerre e notizie di guerre”, nonché degli altri aspetti del segno, il punto di riferimento sarebbe stato Israele sia nel primo secolo che nel tempo della fine – Matteo 24:3-29 Anche il libro biblico di Rivelazione, il quale menziona profezie a venire, elenca gli stessi avvenimenti dei vangeli e abbiamo compreso che almeno una parte delle trombe di giudizio sono dirette proprio contro questa nazione.   Ricostruzione storica   Come abbiamo ipotizzato, dunque, il penultimo re del nord deve essere un imperatore romano e non può essere uno qualsiasi. Esso deve svolgere la sua ultima attività entro la distruzione di Gerusalemme o, al limite, entro la fine del primo secolo. Infatti se non possiamo separare i vari re di nord e di sud dalla nazione di Israele, non possiamo neppure farlo dalla vera adorazione (che sappiamo scompare, come religione organizzata, alla fine del primo secolo). L'ultimo re del nord storico deve essere colui che ha a che fare con la distruzione di Gerusalemme o, al limite, con la morte dell'ultimo apostolo. Stiamo parlando quindi dell'imperatore Vespasiano (69-79 E.V.) o al massimo dell'imperatore Traiano (98-117)**. La ricostruzione storica dettagliata in merito alla rivalità tra il re del nord e il re del sud sarà presa in esame in un prossimo articolo perché adesso è importante vedere se la nostra ipotesi della centralità di Israele trova il conforto della Scrittura, quindi della storia biblica. Inoltre qual è lÂ’avvenimento descritto in Daniele che conclude lÂ’attività del penultimo re del nord e quale quello che dà inizio allÂ’ultimo? Rispondere a questa domanda è molto importante perché ci permetterebbe di comprendere a che punto ci troviamo, profeticamente parlando, e cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro.   Una delle difficoltà maggiori che potrebbero confonderci è considerare che alcune scritture abbiano, o possano avere, due adempimenti, e nella Bibbia abbiamo molti esempi di questo tipo. Lo stesso Signore Gesù Cristo, parlando del tempo della fine, menzionò vari avvenimenti che i cristiani del primo secolo avrebbero potuto riconoscere ma che avrebbero riguardato anche avvenimenti futuri – confronta Matteo 24:14, 21, 29-31 Quindi è evidente, in particolare per quanto riguarda i versetti che vanno dal 29 al 39 del capitolo 11 di Daniele, che la difficoltà dellÂ’intendimento riguarda anche comprendere quali versetti abbiano un secondo adempimento e quali, invece, sono circoscritti esclusivamente nel passato. Dobbiamo fare molta attenzione a non far dire alla Scrittura quello che non dice e il pericolo esiste per cui, per il momento, cerchiamo di dimenticare che le scritture possano avere un secondo adempimento cercando una ricostruzione cronologica coerente. Possiamo intanto isolare un passaggio chiave nel capitolo 11 di Daniele che è il versetto 31 ovvero la “cosa ripugnante che causa devastazione” (v. 31) avvenimento citato da Gesù stesso in riferimento agli eserciti romani che distrussero Gerusalemme e il suo tempio – confronta Matteo 24:15, 16 In teoria se avessimo la certezza che “il Condottiero del patto” fosse Cristo Gesù, potremmo asserire che i versetti che vanno dal 22 fino al 31 coprono un periodo di tempo ben specifico ovvero quello che va dal 33 al 70 E.V. Questo, esattamente come fa il libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele!” ci porterebbe a stabilire che lÂ’imperatore di riferimento durante la morte del Signore è Tiberio Cesare. Tuttavia dobbiamo citare, per correttezza, come viene tradotto questo versetto nelle altre traduzioni bibliche. La “Riveduta” traduce semplicemente “un capo dellÂ’alleanza”, la traduzione CEI, Gerusalemme, Nuova Diodati, e Luzzi traducono “il capo dellÂ’alleanza” e così fanno molte altre. Soltanto la Diodati e la Nuova Riveduta traducono “capo del patto” e “principe del patto”. Qualunque sia la maniera più corretta di tradurlo, se leggiamo attentamente il versetto e il suo contesto si comprende che questa persona (chiunque sia) viene infranta in guerra e onestamente non possiamo dire che il Nostro Signore venne ucciso a motivo di una guerra o guerriglia da lui fomentata. In questa trattazione non staremo a disquisire sulla possibile identità di questo personaggio per non uscire troppo dal tema*** ma per quanto ne sappiamo, almeno per il momento, le ipotesi a sostegno che “il Condottiero del patto” sia il Nostro Signore Gesù Cristo semplicemente non reggono davanti allÂ’evidenza. Anche se è indiscutibile che il versetto 31 si riferisca alla distruzione del Tempio in quanto citato dalla Fonte più autorevole di tutte, non possiamo asserire lo stesso per il versetto 22 il quale, al contrario, potrebbe menzionare avvenimenti accaduti anche molti anni prima. Se la parte successiva è anchÂ’essa in ordine cronologico com’è scontato pensare, diventa immediatamente chiaro il significato in quanto ci dice che egli (cioè il re del nord) “porterà allÂ’apostasia quelli che agiscono malvagiamente contro il patto” e questo è un riferimento allÂ’apostasia di cui avvertì Paolo – Atti 20:29, 30; 2 Tessalonicesi 2:7 Se infatti questa illegalità era già allÂ’opera nel primo secolo, questa profezia non esce necessariamente dal quel periodo e la scrittura sta semplicemente specificando che in futuro questi lÂ’avrebbero fatta da padrone. LÂ’apostasia è completamente formata ed evidente entro il terzo secolo quando il “cristianesimo” diventa religione di stato (quindi è stata Roma a condurli allÂ’apostasia esattamente come dice la scrittura) ma essa non comparve certo dal nulla. Come avvertì Paolo, tutto era già in fermentazione nel primo secolo. Comunque i cristiani fedeli, cioè quelli che conoscevano davvero il loro Dio (confronta Giovanni 15:20, 21) “agirono con efficacia” rimanendo fedeli fino alla morte e durante la loro opera di predicazione “impartirono intendimento a molti” - Daniele 11:32, 33; Atti 16:5 Tutte le ricostruzioni storiche che escono dallo stato di Israele o dai primi cristiani non hanno il supporto della Scrittura, al contrario la Scrittura dice chiaramente che lÂ’apostasia non avrebbe avuto più alcun freno con la morte dellÂ’ultimo apostolo; Daniele non sta facendo altro che rimarcare questa profezia confermando quanto detto dallÂ’apostolo Paolo. Non solo. Questa conclusione rafforza ulteriormente quanto abbiamo già visto nellÂ’articolo dedicato al ripristino della vera adorazione. La vera adorazione “scompare” con gli apostoli (quelli che avevano intendimento) e da quel momento in poi nessuna organizzazione religiosa sulla terra ha potuto più definirsi “organizzazione di Dio” ma essa ripartirà da quelli che hanno intendimento esattamente come nel primo secolo. Sappiamo infatti che i 144.000, o una parte dÂ’essi, saranno coloro che ripristineranno la vera adorazione. A questo punto, parlando sempre di persecuzione, il versetto 35 ci dice che questa si sarebbe protratta “fino al tempo della fine” e questo è interessante perché indica una continuità. La scrittura non dice che la persecuzione sarebbe ricominciata nel tempo della fine ma che sarebbe continuata. Questo lascia intendere che coloro che hanno perspicacia sono sempre esistiti, per tutto lÂ’arco della storia umana, e hanno sempre fatto parte dello stesso popolo. Gesù infatti disse ai giudei suoi discepoli “sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose” - Matteo 28:20 Anche se non possiamo escludere che singoli cristiani di altre nazioni e confessioni abbiano avuto, nellÂ’arco della storia, una certa perspicacia (come la storia dimostrerebbe) ricordiamo che è sempre da Israele che deve ripartire la vera adorazione. In Rivelazione, alla fine della loro predicazione vediamo “spuntare” la donna, ovvero lÂ’organizzazione di Dio sulla terra, ben riconoscibile e purificata. Ed ecco che il “cambio di re” potrebbe trovarsi proprio tra il versetto 35 e il versetto 36 in quanto, avendo precedentemente menzionato la persecuzione fino al tempo della fine, solo da questo momento in poi si stia parlando di avvenimenti relativi a quel tempo. I versetti che vanno dal 36 al 39 infatti recitano “Il re farà quello che vorrà, si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni dio; pronuncerà cose sorprendenti contro lÂ’Iddio degli dèi. E avrà successo finché lÂ’ira non avrà raggiunto il limite, perché quello che è stato deciso deve compiersi. Non avrà riguardo per lÂ’Iddio dei suoi padri, né per il desiderio delle donne né per alcun altro dio, ma si magnificherà al di sopra di tutti. Piuttosto darà gloria al dio delle fortezze; con oro, argento, pietre preziose e oggetti di valore darà gloria a un dio che i suoi padri non avevano conosciuto. Agirà contro i bastioni più fortificati, insieme a un dio straniero. Conferirà grande gloria a quelli che lo riconosceranno e li farà governare fra molti; e ripartirà il suolo dietro compenso”. Non è necessario, dunque, cercare innumerevoli re del nord o del sud per tutto lÂ’arco della storia umana perché se non ci facciamo guidare dai nostri preconcetti, la Scrittura è chiara. Avendo quindi escluso quelle ricostruzioni storiche forzate che includono Carlo Magno, Guglielmo I o Hitler, vediamo quanto questa descrizione rimarca le parole del Signore, dellÂ’apostolo Paolo e del libro Rivelazione – confronta Daniele 7:11; Matteo 24:24; 2 Tessalonicesi 2:3-12; Rivelazione 13:11-14 Il tempo della fine, in riferimento al rapporto con i veri cristiani e il tentativo di Satana di sviarli, è evidente in questi versetti. Siamo passati direttamente dal penultimo re del nord, Roma, al “tempo della fine”. Sarà sempre il re del nord, esattamente come accadde in passato, a sviare i falsi cristiani e questa volta sarà completamente manifesto attraverso il falso profeta – Rivelazione 13:11-14 I 144.000 avranno lÂ’incarico di ripristinare la vera adorazione ma essi non saranno gli unici cristiani, i quali infatti si troveranno sparsi in tutto il pianeta – confronta Rivelazione 12:17 Saranno proprio questi “cristiani delle nazioni” a ricevere la persecuzione nellÂ’ultimo periodo del sistema satanico – confronta Rivelazione 12:17 I versetti da 40 in poi specificano gli avvenimenti che riguardano la rivalità dei due re, soggetto che era stato temporaneamente messo da parte per parlare dei cristiani.   Da quanto abbiamo visto, quindi, non è assolutamente necessario cercare i rispettivi re, di nord e di sud, in quellÂ’arco di tempo in cui Israele non esiste. Questo ci permette non solo di rimanere coerenti con la statua di Nabucodonosor che termina con lÂ’Impero Romano per poi passare allÂ’ultimo impero dominante nonché con il “quinto” corno del capro, ma anche di comprendere meglio il significato di alcune scritture. Il popolo di Dio, quello che non ha mai smesso di esistere nonostante la persecuzione, avrà un risveglio e sarà impegnato, negli ultimi giorni, ad impartire intendimento a molti. Lo stesso faranno coloro che accetteranno il loro messaggio. Questo riconferma e quindi rafforza quello che abbiamo visto in merito alla vera adorazione. Comprendendo a che punto ci troviamo nellÂ’adempimento della profezia, attendiamo dunque con ansia lÂ’avvenimento successivo (lÂ’ultima guerra tra il re del nord e il re del sud) perché, anche se è unÂ’aspettativa tuttÂ’altro che allegra, a quel punto sapremo che il Nostro Signore è davvero alle porte e quello sarà anche il momento di “levare in alto la testa” - Marco 13:29, 30         * Gli articoli menzionati si trovano ai seguenti link   Hello guest! Please register or sign in (it's free) to view the hidden content. Hello guest! Please register or sign in (it's free) to view the hidden content. Hello guest! Please register or sign in (it's free) to view the hidden content.   ** Questo significa che da Aureliano in poi (menzionato nel libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" a partire dalla pagina 240) tutte le ricostruzioni sarebbero errate perché assolutamente arbitrarie. Tra lÂ’imperatore Vespasiano e Traiano ci sono ancora gli imperatori Tito Flavio Vespasiano (79-81), Tito Flavio Domiziano (81-96) e Marco Cocello Nerva (96-98).   *** Molti esegeti e commentatori ritengono che sia un riferimento a ciò che accadde nel periodo di Antioco IV Epifane (il quale dovrebbe essere anche il quinto corno del capro) e Giuda Maccabeo. Come spiegato in un articolo precedente, per quanto riguarda il capitolo 8 di Daniele, le Scritture semplicemente non corroborano e anzi demoliscono questa ipotesi. Infatti non è possibile identificare Giuda Maccabeo come il “Principe dellÂ’esercito” a cui vengono tolti i sacrifici continui e per altri particolari importanti. A questo riguardo si veda lÂ’articolo intitolato “Quattro Armaghedon o uno soltanto?” nel seguente link
      Hello guest! Please register or sign in (it's free) to view the hidden content. Comunque un errore comune è stato quello di fare un parallelo tra questi versetti del capitolo 8 e quelli del capitolo 11. Mentre nel capitolo 8 si parla del “Principe dell’esercito dei cieli” a cui, tra l’altro, si fanno sacrifici continui e si dice, inoltre, che l’avversario “raggiunge i cieli” e toglie il sacrificio al “Suo santuario” (suo, del Principe dell’esercito) nel capitolo 11 si parla semplicemente di un generico “capo dell’alleanza” e il contesto parla di schermaglie militari. E’ evidente che i due soggetti non possono essere paragonati e quindi non è affatto escluso che le ipotesi che intravedono Antiovo IV, esclusivamente per il capitolo 11, possano essere corrette.  
    • By Israeli Bar Avaddhon
      Tutti gli imperi della statua del sogno di Nabucodonosor erano "re del nord".
      Vi siete mai chiesti perché non esiste una statua composta dai re del sud (iniziando dall'Egitto, poi l'Assiria etc)?
      Se tutti i re della statua erano "re del nord" come può l'ultimo re essere l'impero anglo-americano ovvero il re del sud?
       

      1corno.mkv
    • Guest Nicole
      By Guest Nicole
      Daniele 1-3.pdf




  • Recently Browsing

    No registered users viewing this page.

  • Members

  • Recent Status Updates

    • Isabella  »  admin

      Hi @admin
      I was looking for that post of what suggestions to give to make this forum more useful, I could not find it. So I am writing here, is it possible to...
      1) React to a personal message? ❤️
      2) Block a member? Sometimes I am very busy and don't want to waste my time reading posts/comments from members with symptons of mental disorders
      Thank you 

      · 2 replies
    • Eric Ouellet

      “ APPROCHEZ-VOUS DE DIEU, ET IL S'APPROCHERA DE VOUS”,
       
      “ APPROCHEZ-VOUS de Dieu, et il s’approchera de vous ”, a écrit le disciple Jacques (Jacques 4:8). “ L’intimité avec Jéhovah appartient à ceux qui le craignent ”, a chanté le psalmiste David (Psaume 25:14). Manifestement, Jéhovah Dieu veut que nous entrions dans son intimité. Cela dit, tous ceux qui adorent Dieu et obéissent à ses lois ne se sentent pas forcément proches de lui.
      Et vous ? Avez-vous des liens personnels étroits avec Dieu ? Sans aucun doute souhaitez-vous être encore plus proche de lui. Comment donc cultiver l’intimité avec Dieu ? Comment cela se traduit-il ? Nous trouvons des réponses à ces questions dans le troisième chapitre du livre des Proverbes.
      Manifestons la bonté de cœur et la fidélité
      Salomon, roi de l’Israël antique, commence le troisième chapitre des Proverbes par ces mots : “ Mon fils, n’oublie pas ma loi, et que ton cœur observe mes commandements, car longueur de jours, années de vie et paix te seront ajoutées. ” (Proverbes 3:1, 2). Rédigés sous l’inspiration divine, ces conseils paternels viennent donc en réalité de Jéhovah Dieu et s’adressent à nous. Nous sommes exhortés ici à nous conformer aux rappels de Dieu (sa loi, ou enseignement, et ses commandements) consignés dans la Bible. Si nous le faisons, “ longueur de jours, années de vie et paix [nous] seront ajoutées ”. Effectivement, il est possible dès maintenant de connaître une vie paisible et de nous garder des activités qui nous exposeraient au danger d’une mort prématurée, laquelle est souvent le sort des malfaiteurs. De plus, nous pouvons entretenir l’espérance de vivre éternellement dans un monde nouveau de paix. — Proverbes 1:24-31 ; 2:21, 22.
      Salomon poursuit : “ Que bonté de cœur et fidélité ne te quittent pas. Attache-les à ta gorge. Écris-les sur la tablette de ton cœur, et ainsi trouve faveur et bonne perspicacité aux yeux de Dieu et de l’homme tiré du sol. ” — Proverbes 3:3, 4.
      Le mot original traduit par “ bonté de cœur ” peut aussi être rendu par “ amour fidèle ” et contient les notions de fidélité, de solidarité et de loyauté. Sommes-nous déterminés à rester attachés à Jéhovah quoi qu’il advienne ? Avons-nous de la bonté de cœur dans nos relations avec nos compagnons chrétiens ? Faisons-nous ce qu’il faut pour rester proches d’eux ? Quand nous les côtoyons quotidiennement, gardons-nous ‘ la loi de la bonté de cœur sur notre langue ’ même dans des situations tendues ? — Proverbes 31:26.
      Abondant en bonté de cœur, Jéhovah est “ prêt à pardonner ”. (Psaume 86:5.) Si nous nous sommes repentis de nos péchés passés et que désormais nous fassions des sentiers droits pour nos pieds, nous sommes assurés que “ des époques de rafraîchissement ” viendront d’auprès de Jéhovah (Actes 3:19). Ne devrions-nous pas imiter notre Dieu en pardonnant à d’autres leurs fautes ? — Matthieu 6:14, 15.
      Étant “ le Dieu de vérité ”, Jéhovah exige la “ fidélité ” de la part de ceux qui recherchent son intimité (Psaume 31:5). Pouvons-nous vraiment espérer que Jéhovah soit notre Ami si nous menons une double vie, en ayant un certain comportement en présence de nos compagnons chrétiens et un autre hors de leur présence, comme les “ hommes faux ” qui cachent qui ils sont (Psaume 26:4) ? Quelle aberration ce serait, puisque “ toutes choses sont nues et mises à découvert aux yeux ” de Jéhovah ! — Hébreux 4:13.
      Comme à un collier inestimable ‘ attaché à notre gorge ’, il nous faut accorder de la valeur à la bonté de cœur et à la fidélité, car elles nous aident à ‘ trouver faveur aux yeux de Dieu et de l’homme tiré du sol ’. Nous devons non seulement manifester ces qualités extérieurement, mais aussi les graver ‘ sur la tablette de notre cœur ’, c’est-à-dire les intégrer à notre personnalité.
      Cultivons une confiance absolue en Jéhovah
      Le roi sage poursuit : “ Mets ta confiance en Jéhovah de tout ton cœur et ne t’appuie pas sur ton intelligence. Dans toutes tes voies tiens compte de lui, et lui, il rendra droits tes sentiers. ” — Proverbes 3:5, 6.
      Jéhovah mérite assurément que nous lui fassions totalement confiance. Il est le Créateur, “ vigoureux en force ” et Source de “ l’énergie vive ”. (Isaïe 40:26, 29.) Il est capable de mener à bien tout ce qu’il a décidé. D’ailleurs, son nom même, qui signifie littéralement “ Il fait devenir ”, nous inspire confiance en sa capacité de réaliser ce qu’il a promis. “ Il est impossible que Dieu mente ” : il est donc le modèle suprême en matière de vérité (Hébreux 6:18). Sa qualité dominante est l’amour (1 Jean 4:8). Il est “ juste dans toutes ses voies et fidèle dans toutes ses œuvres ”. (Psaume 145:17.) Si nous ne pouvons pas faire confiance à Dieu, à qui nous fier ? Bien sûr, pour cultiver la confiance en lui, nous devons ‘ goûter et voir que Jéhovah est bon ’ en mettant en pratique ce que nous apprenons dans la Bible et en réfléchissant au bien que cela apporte. — Psaume 34:8.
      Comment ‘ tenir compte de Jéhovah dans toutes nos voies ’ ? Le psalmiste inspiré dit : “ Je méditerai sur toute ton action, et je veux m’intéresser à tes manières d’agir. ” (Psaume 77:12). Dieu étant invisible, pour cultiver l’intimité avec lui il est indispensable de méditer sur ses actions grandioses et sur ses manières d’agir envers ses serviteurs.
      La prière est également un moyen essentiel de tenir compte de Jéhovah. Le roi David appelait Jéhovah “ tout au long du jour ”. (Psaume 86:3.) Il priait souvent la nuit, comme lorsqu’il était un fugitif dans le désert (Psaume 63:6, 7). “ Priez en toutes circonstances, en esprit ”, a exhorté l’apôtre Paul (Éphésiens 6:18). Quelle est la fréquence de nos prières ? Aimons-nous entretenir avec Dieu une communication personnelle et fervente ? Face à des situations éprouvantes, lui demandons-nous son aide ? Avant de prendre des décisions importantes, recherchons-nous sa direction en le priant ? Nos prières sincères à Jéhovah nous font aimer de lui. En outre, nous avons l’assurance qu’il écoutera notre prière et ‘ rendra droits nos sentiers ’.
      Quelle absurdité ce serait de ‘ nous appuyer sur notre intelligence ’ ou sur celle de personnes en vue dans ce monde alors que nous pouvons avoir une entière confiance en Jéhovah ! “ Ne deviens pas sage à tes propres yeux, dit Salomon. Au contraire, crains Jéhovah et détourne-toi du mal. Que cela devienne guérison pour ton nombril et rafraîchissement pour tes os. ” (Proverbes 3:7, 8). Nos actions, nos pensées et nos sentiments devraient toujours être gouvernés par la crainte salutaire de déplaire à Dieu. Cette crainte révérencielle nous empêche de faire ce qui est mauvais et, spirituellement, elle guérit et revigore.
      Donnons le meilleur de nous-mêmes à Jéhovah
      De quelle autre manière nous approcherons-nous de Dieu ? “ Honore Jéhovah de tes choses de valeur et des prémices de tous tes produits ”, recommande le roi (Proverbes 3:9). Honorer Jéhovah signifie le tenir en haute estime et l’exalter publiquement par notre participation et notre soutien matériel à la proclamation de son nom. Les choses de valeur dont nous honorons Jéhovah sont notre temps, nos talents, nos forces et nos biens. Elles doivent être nos prémices, ce que nous avons de meilleur. La façon dont nous utilisons nos ressources personnelles ne devrait-elle pas refléter notre détermination à ‘ continuer à chercher d’abord le royaume et la justice de Dieu ’ ? — Matthieu 6:33.
      Celui qui honore Jéhovah de ses choses de valeur ne reste pas sans récompense. “ Alors tes dépôts de vivres seront remplis d’abondance, assure Salomon, et tes cuves déborderont de vin nouveau. ” (Proverbes 3:10). Même si en soi la prospérité spirituelle n’entraîne pas la prospérité matérielle, l’emploi généreux de nos ressources pour honorer Jéhovah nous vaut de grandes bénédictions. Pour Jésus, faire la volonté de Dieu était une “ nourriture ” qui lui donnait de la vigueur (Jean 4:34). De la même façon, nous sommes ‘ nourris ’ en prêchant le Royaume et en faisant des disciples à la gloire de Jéhovah. Si nous persévérons dans cette œuvre, nos dépôts de vivres spirituels seront remplis d’abondance. Notre joie, figurée par le vin nouveau, débordera.
      Nous comptons aussi sur Jéhovah et le prions pour avoir suffisamment de nourriture chaque jour, n’est-ce pas (Matthieu 6:11) ? En réalité, tout ce que nous possédons nous vient de notre Père céleste plein d’amour. Jéhovah nous ajoutera des bénédictions dans la mesure où nous employons nos choses de valeur à sa louange. — 1 Corinthiens 4:7.
      Acceptons la discipline de Jéhovah
      Signalant l’importance de la discipline pour atteindre à l’intimité avec Jéhovah, le roi d’Israël nous donne ce conseil : “ Ne rejette pas, ô mon fils, la discipline de Jéhovah, et n’aie pas son blâme en aversion, car celui que Jéhovah aime, il le reprend, comme un père reprend le fils en qui il prend plaisir. ” — Proverbes 3:11, 12.
      Cela dit, la discipline n’est pas forcément facile à accepter. “ Toute discipline [...] ne semble pas, pour le présent, être une joie, mais une peine, a écrit l’apôtre Paul ; plus tard cependant elle rapporte à ceux qu’elle a formés un fruit de paix, c’est-à-dire la justice. ” (Hébreux 12:11). Le blâme et la discipline sont des aspects nécessaires de la formation qui nous rapproche de Dieu. La correction que Jéhovah nous administre, que ce soit par l’intermédiaire de nos parents, de la congrégation chrétienne ou de notre méditation sur les Écritures lors de notre étude individuelle, est une expression de l’amour qu’il nous porte. Ayons la sagesse de bien la prendre.
      Saisissons la sagesse et le discernement
      Le roi Salomon insiste ensuite sur l’importance de la sagesse et du discernement pour cultiver des relations étroites avec Dieu. Il déclare : “ Heureux l’homme qui a trouvé la sagesse, et l’homme qui obtient le discernement, car mieux vaut l’avoir comme gain que d’avoir comme gain de l’argent, et mieux vaut l’avoir comme produit que d’avoir de l’or. [...] Elle est un arbre de vie pour ceux qui la saisissent, et ceux qui la tiennent ferme, il faut les proclamer heureux. ” — Proverbes 3:13-18.
      Puis il ajoute quelque chose qui nous sensibilise à la manifestation de sagesse et de discernement dont la magnifique création de Jéhovah porte l’empreinte : “ Jéhovah lui-même avec sagesse a fondé la terre. Il a solidement fixé les cieux avec discernement. [...] Mon fils, qu’elles ne s’éloignent pas de tes yeux. Préserve la sagesse pratique et la capacité de réflexion, et elles seront vie pour ton âme et charme pour ta gorge. ” — Proverbes 3:19-22.
      La sagesse et le discernement sont des qualités qui viennent de Dieu. Non contents de les cultiver, gardons-les en ne nous relâchant jamais dans notre étude assidue des Écritures ni dans la mise en pratique de ce que nous apprenons. “ Alors tu marcheras en sécurité sur ton chemin, dit Salomon, et ton pied ne heurtera rien. Quand tu te coucheras, tu ne ressentiras aucun effroi ; oui, tu te coucheras et ton sommeil sera vraiment agréable. ” — Proverbes 3:23, 24.
      Nous pouvons bel et bien marcher en sécurité et dormir l’esprit en paix tout en attendant l’arrivée, comparable à celle d’un voleur, du jour de la “ destruction subite ” qui fondra sur le monde méchant de Satan (1 Thessaloniciens 5:2, 3 ; 1 Jean 5:19). Soyons sûrs que, même durant la grande tribulation imminente, ‘ nous n’aurons pas à craindre une chose redoutable, soudaine, ni la tempête sur les méchants, parce qu’elle vient. Car Jéhovah lui-même sera vraiment notre confiance et, à coup sûr, il gardera notre pied de la capture ’. — Proverbes 3:25, 26 ; Matthieu 24:21.
      Faisons le bien
      “ Ne refuse pas le bien à ceux à qui il est dû, recommande Salomon, chaque fois qu’il est au pouvoir de ta main de le faire. ” (Proverbes 3:27). Faire le bien à d’autres, c’est notamment puiser généreusement dans nos ressources en leur faveur, ce qui revêt de nombreux aspects. Toutefois, en ce “ temps de la fin ”, la meilleure chose que nous puissions faire pour notre prochain n’est-elle pas de l’aider à nouer une relation étroite avec le vrai Dieu (Daniel 12:4) ? C’est donc le moment, maintenant, d’avoir du zèle pour prêcher le Royaume et faire des disciples. — Matthieu 28:19, 20.
      Le roi sage énumère également des pratiques à bannir : “ Ne dis pas à ton semblable : ‘ Va, et reviens, et demain je donnerai ’, alors que tu as quelque chose chez toi. Ne trame rien de mal contre ton semblable, alors qu’il habite près de toi avec un sentiment de sécurité. Ne te querelle pas sans raison avec un homme, s’il ne t’a pas fait de mal. Ne porte pas envie à l’homme de violence et ne choisis aucune de ses voies. ” — Proverbes 3:28-31.
      Résumant la raison de ces conseils, Salomon dit : “ Car l’homme plein de détours est chose détestable pour Jéhovah, mais Son intimité est avec les hommes droits. La malédiction de Jéhovah est sur la maison du méchant, mais il bénit la demeure des justes. S’il s’agit de moqueurs, il s’en moquera, mais il témoignera de la faveur aux humbles. L’honneur, voilà ce que posséderont les sages, mais les stupides exaltent le déshonneur. ” — Proverbes 3:32-35.
      Si nous voulons entrer dans l’intimité de Jéhovah, ne tramons pas de projets tortueux ou malfaisants (Proverbes 6:16-19). Nous n’aurons la faveur et la bénédiction de Jéhovah que si nous faisons ce qui est droit à ses yeux. Il pourra même nous arriver alors de recevoir des honneurs inattendus lorsque d’autres remarqueront que nous agissons en accord avec la sagesse divine. Bannissons donc les voies pleines de détours du monde méchant et violent où nous vivons. Ayons une conduite droite et cultivons l’intimité avec Jéhovah !


      · 1 reply
    • Eric Ouellet

      PERLES SPIRITUELLES  GENÈSE CHAPITRES  42 - 43
       
      Restons unis dans l'amour en tout temps
      Vous estimez être assez grand pour rentrer tard les soirs du week-end, mais vos parents exigent que vous soyez là de bonne heure.
      Vous voulez aller voir le nouveau film dont tous vos camarades parlent, mais vos parents vous l’interdisent.
      Vous avez rencontré des jeunes sympathiques et vous aimeriez sortir avec eux, mais vos parents veulent d’abord faire leur connaissance.
      EN TANT qu’adolescent, vous avez parfois l’impression d’étouffer sous la coupe de vos parents. À chaque fois que vous exprimez un désir, il semble que la réponse qui s’ensuit inévitablement soit: “Non, ce n’est pas possible.” Une jeune fille apporte son témoignage: “Lorsque je suis devenue adolescente, mes parents se sont mis à m’imposer des tas de restrictions, comme le fait de ne pas rentrer après minuit. J’avais horreur de ça.”
      Aucun de vos mouvements ne semble échapper au regard inquisiteur de vos parents. Billy, 18 ans, se plaint de l’attitude de son père: “Il me demande d’où vient mon argent et où je le dépense. Puisque je le gagne moi-même, je crois que c’est à moi de décider de son usage.” Déborah, 15 ans, a le même sujet de plainte: “Mon père veut toujours savoir où je suis et à quelle heure je vais rentrer. La plupart des parents agissent ainsi. Faut-il qu’ils soient au courant de tout? Ils devraient me laisser plus libre.”
      Mais soyons honnêtes. La plupart des jeunes parviennent à agir à leur guise, au moins une bonne partie du temps, et vous ne faites sans doute pas exception à la règle. Mais, à certains moments peut-être, vos parents semblent oublier que vous avez grandi, et au lieu de vous traiter comme un adolescent, ils agissent avec vous comme avec un petit enfant. D’où vient ce besoin irrésistible qu’ils ont de vous protéger?
      Vous avez sans doute compris depuis longtemps que cette tendance protectrice allait en général de pair avec le rôle de parents. Quand papa et maman ne sont pas occupés à pourvoir à vos besoins matériels, ils se démènent souvent pour vous instruire, vous former et vous protéger. De plus, si vos parents sont chrétiens, ils prennent au sérieux le commandement biblique qui leur enjoint de vous “élever dans la discipline et l’éducation mentale de Jéhovah”. (Éphésiens 6:4.) L’intérêt qu’ils vous portent est donc loin d’être occasionnel. Ils sont responsables devant Dieu de la manière dont ils vous élèvent, et lorsqu’une chose semble menacer votre bien-être, ils s’inquiètent.
      Considérez l’exemple des parents de Jésus Christ. Après un séjour à Jérusalem, ils rentrèrent chez eux sans être suivis par Jésus. Quand ils s’aperçurent de son absence, ils se mirent à le chercher avec empressement, et même avec affolement, pendant trois jours! Lorsque enfin “ils le trouvèrent dans le temple, assis au milieu des enseignants, les écoutant et les interrogeant”, sa mère s’exclama: “Mon enfant, pourquoi as-tu agi ainsi avec nous? Vois! ton père et moi, nous te cherchons tout angoissés.” (Luc 2:41-48). Si les parents de Jésus étaient tout angoissés, songez au nombre de fois où vos parents doivent s’inquiéter à votre sujet.
      D’autre part, si vos parents sont si enclins à vous protéger, c’est aussi parce que la vision qu’ils ont de vous, de vos amis et du monde qui nous entoure est probablement très différente de la vôtre. Comme l’a souligné un jour Salomon, les jeunes sont pleins de force et d’énergie (Proverbes 20:29). Ils voient dans le monde maintes occasions d’utiliser et de développer leurs capacités. Mais ce faisant, ils ne font pas toujours preuve d’un très bon jugement, car ils sont “inexpérimentés” et manquent de “sagacité”. (Proverbes 1:4.) Les adultes ont peut-être moins de vigueur, mais bien souvent ils voient le monde avec les yeux de l’expérience. Ils connaissent bien les pièges et les dangers de la vie et veulent vous aider à ‘écarter le malheur’. — Ecclésiaste 11:10.
      Prenez par exemple cet éternel conflit au sujet de l’heure à laquelle vous devez rentrer. Vous ne voyez peut-être aucune raison d’être soumis à des restrictions dans ce domaine. Mais avez-vous déjà essayé de voir les choses du point de vue de vos parents? C’est ce qu’a tenté de faire les livres ( Les jeunes s'interrogent volumes 1 et 2), un ouvrage écrit pour les jeunes d’âge scolaire. Les jeunes gens de nos jours reconnaissent: “Nous savons que les parents s’inquiètent et se fâchent quand leurs enfants ne rentrent pas à l’heure fixée.”
      Ces jeunes ont établi une liste de tout ce que “les parents peuvent imaginer quand leurs enfants ne sont pas rentrés à l’heure”. On y trouve toutes sortes de choses. Ils pensent que ‘leur enfant se drogue, qu’il a eu un accident de voiture, qu’il traîne dans un jardin public, qu’il s’est fait arrêter, qu’il est allé voir un film pornographique, qu’il vend de la drogue, qu’il s’est fait agresser ou violer, qu’il a été emprisonné ou encore qu’il est en train de déshonorer le nom de la famille’.
      De prime abord, cela paraît presque amusant que des parents tirent des conclusions aussi hâtives. “Jamais je ne ferais ce genre de choses”, affirmerez-vous avec fierté. Mais n’est-il pas vrai que beaucoup de jeunes, peut-être même parmi vos camarades de classe, commettent certaines de ces actions? Devriez-vous donc rejeter le point de vue de vos parents qui estiment que rentrer tard et avoir de mauvaises compagnies vous seraient nuisibles? D’ailleurs, même les parents de Jésus tenaient à être informés de ses allées et venues.
      Comprenez le point de vue de vos parents
      Certes, toutes les restrictions que vous imposent vos parents ne sont peut-être pas aussi raisonnables. Certains jeunes vont jusqu’à dire que l’inquiétude qu’ont leurs parents à leur égard frôle la paranoïa. Mais cela s’explique. La Bible nous relate le cas d’un jeune homme du nom de Benjamin qui devait se rendre en Égypte avec ses frères. Quelle fut la réaction de son père? La Bible précise: “Mais Jacob n’envoya pas Benjamin, frère de Joseph, avec ses autres frères, car il disait: ‘Sans cela, il pourrait lui arriver un accident mortel.”’ — Genèse 42:4.
      Or Benjamin était adulte; il avait plus de 30 ans. Il aurait pu facilement s’irriter d’être traité ainsi. Après tout, pourquoi un “accident mortel” le menacerait-il davantage que ses dix autres frères? Cependant, il semble qu’il comprit les sentiments de son père. Benjamin était le second fils de Rachel, la femme préférée de Jacob. Elle était morte en le mettant au monde (Genèse 35:17, 18). On peut donc imaginer à quel point Jacob devait être attaché à son fils. De plus, Jacob croyait à tort que Joseph, l’autre fils qu’il avait eu de Rachel, avait disparu dans un “accident mortel”. Bien qu’elle ne fût pas entièrement rationnelle, la réaction de Jacob était cependant compréhensible.
      De même, il peut arriver par moments que vos parents semblent trop en faire pour vous protéger. Mais n’oubliez pas qu’ils ont “investi” en vous beaucoup de temps, d’énergie et d’affection. À l’idée que vous grandissez et que vous finirez par les quitter, ils se sentent peut-être mal à l’aise ou très inquiets*. Le commentaire suivant le prouve: “Mon enfant unique, mon fils, a 19 ans aujourd’hui et je supporte difficilement l’idée de le voir s’en aller.”
      En effet, quand ils vous voient grandir, vos parents se rendent compte douloureusement qu’ils commencent à vieillir et que leur rôle de parents semble toucher à sa fin (bien que ce ne soit pas vraiment le cas). Une autre personne a déclaré: “Au début, on pense qu’on a vécu sa vie et qu’on est bon à mettre au rebut.”
      Voilà pourquoi certains parents ont tendance à se montrer extrêmement possessifs ou à protéger à l’excès leurs enfants. Mais vous commettriez une grave erreur si vous réagissiez avec violence devant une telle situation. Une jeune femme se souvient: “Jusqu’à l’âge de 18 ans, j’étais très proche de ma mère. (...) Mais après, nous avons commencé à avoir des problèmes. Au fur et à mesure que je grandissais, je voulais être plus indépendante et ma mère pensait que cela nuisait à nos relations. De son côté, elle resserrait son emprise sur moi et j’ai réagi en m’éloignant encore davantage. Je comprends maintenant que j’avais ma part de torts.” Il est bien préférable d’essayer de ‘se mettre à la place d’autrui’ et de comprendre nos parents (I Pierre 3:8). Une jeune fille du nom de Catherine explique qu’en agissant ainsi elle a ‘appris à manifester plus de considération envers ses parents’.
      Vous aussi, vous agirez bien si vous manifestez davantage de considération envers vos parents et essayez de cultiver une compréhension mutuelle. N’oubliez pas que tous les parents ne s’inquiètent pas de leurs enfants au point de veiller à leur bien-être. Soyez donc heureux d’avoir des parents qui se soucient de vous. C’est la preuve qu’ils vous aiment.
      La vraie repentance rend possible la miséricorde
      Joseph occupait donc une position enviable. La vie des habitants de l’Égypte, dont celle de Potiphar et de sa femme, était entre ses mains. Mais elle n’était pas menacée. Joseph avait déjà démontré qu’il était un homme miséricordieux et clément et qu’il n’était pas rancunier et ne cherchait pas à se venger. Cependant, sa miséricorde allait être sérieusement mise à l’épreuve. Cela arriva quand la famine s’étendit sur toute la terre et que toutes sortes de peuples vinrent en Égypte pour chercher du grain. Un jour, alors que Joseph s’acquittait de ses responsabilités et pourvoyait avec compassion à la nourriture des peuples affamés et des Égyptiens, ses dix demi-frères se présentèrent à lui et se prosternèrent la face contre terre. Joseph se rappela immédiatement les rêves qu’il avait faits à ce sujet, mais, bien qu’il les eût reconnus, il ne se fit pas connaître d’eux et leur parla uniquement par l’entremise d’un interprète. Comment allait-il agir envers eux ? Après plus de vingt ans, l’heure de leur jugement était arrivée. Étant donné qu’ils n’avaient pas manifesté la moindre pitié, ils méritaient un jugement impitoyable. Agissant en tant que représentant de Jéhovah, Joseph ne pouvait pas transgresser les lois divines de justice. Cependant, il n’était pas rancunier et il allait devoir rendre compte à Dieu de la façon dont il les traiterait. C’est pourquoi, influencé par la sagesse d’en haut, il les mit à l’épreuve. — Gen. 41:53 à 42:8.
      Leur parlant durement, Joseph accusa ses demi-frères d’être des espions. Quand ils protestèrent de leur innocence et lui dirent qu’ils étaient tous fils d’un seul homme et qu’un de leurs frères était resté avec leur père, il lia Siméon devant eux et leur dit qu’il resterait emprisonné jusqu’à ce qu’ils reviennent avec leur autre frère. Bouleversés, les demi-frères de Joseph manifestèrent une attitude tout à fait repentante ; ils acceptèrent ce malheur comme un châtiment venant de Dieu, “car, se dirent-ils, nous avons vu, la détresse de son âme [de Joseph], quand il nous suppliait d’avoir compassion, mais nous n’avons pas écouté”. Joseph, qui les entendait, bien qu’ils n’en soient pas conscients, fut très ému ; il s’éloigna d’eux et se mit à pleurer. Toutefois, leur épreuve n’était pas terminée. Il ne devait subsister aucun doute quant à la sincérité de leur repentir. Ayant fait remplir leurs réceptacles de grain, Joseph fit remettre secrètement leur argent dans leurs sacs et les renvoya chez eux, alors qu’il gardait Siméon. — Gen. 42:9-28.
      Finalement, quand ils n’eurent plus de céréales, ils durent redescendre en Égypte. Mais ils avaient été avertis de ne pas se présenter devant le préposé à la nourriture en Égypte à moins d’amener leur frère avec eux. Craignant de perdre le seul fils qui lui restait de sa femme bien-aimée Rachel depuis qu’il avait perdu Joseph, Jacob refusait toujours de le laisser aller. Finalement, il n’y eut plus d’autre solution. Juda se porta garant pour lui. Quand ils se présentèrent devant Joseph et que celui-ci vit Benjamin, son propre frère, il ne put se contenir. Ses émotions intimes s’étant ravivées pour son frère, il alla dans une chambre intérieure où il donna libre cours à ses larmes. Ensuite, il soumit ses demi-frères à une dernière épreuve. Par ruse, il fit croire que Benjamin avait volé sa coupe d’argent très précieuse. Il ordonna donc que Benjamin reste pour être son esclave et que les autres retournent dans la maison de leur père. Affligés et le cœur brisé parce qu’ils savaient que la perte de Benjamin, le fils bien-aimé de Jacob, ferait descendre les cheveux gris de leur père dans la tombe, ils supplièrent Joseph de leur rendre Benjamin. Finalement, quand Juda s’offrit volontairement à prendre la place de Benjamin, Joseph n’arriva plus à se dominer. Alors, en pleurant, il se fit connaître à ses frères, en disant : “Je suis Joseph, votre frère, que vous avez vendu pour l’Égypte. Mais à présent, ne soyez pas peinés et ne soyez pas irrités contre vous-mêmes, de m’avoir vendu pour ici ; car c’est pour la préservation de la vie que Dieu m’a envoyé en avant de vous.” Sur l’ordre de Pharaon, Joseph fit en sorte que Jacob, son père, et toute sa maisonnée, viennent en Égypte où ils reçurent la meilleure partie du pays. — Gen. 42:29 à 47:31.
      Debout lors du jugement avec une vie de miséricorde derrière soi
       L’étendue et la qualité de la miséricorde de Joseph sont mises en évidence par les circonstances dans lesquelles elle a été exercée. Il a été cruellement traité, voire menacé de mort, par ses demi-frères, il a été accusé faussement et avec ruse par la femme de Potiphar, celui-ci a agi durement envers lui en le faisant injustement emprisonné, et le chef des échansons, qu’il avait encouragé avec compassion, l’oublia avec ingratitude. Malgré cela, Joseph ne songea nullement à se venger quand il en eut le pouvoir. Bien au contraire, avec amour et une considération profonde et sincère, il veilla à satisfaire leurs besoins, étendant sa compassion jusqu’à la maison de son père et à tous les membres de la nation égyptienne. Joseph n’a certainement pas cultivé cette qualité seulement après qu’il eut été élevé à une position qui lui conférait honneur et puissance. Au contraire, la miséricorde que Jéhovah témoigna à Joseph durant ses épreuves en le protégeant, en le soutenant et en le rassurant, est un témoignage de l’attitude clémente et miséricordieuse qu’il a dû garder pendant tout ce temps. Cela paraît tout à fait certain à en juger par la règle suivante énoncée par Jésus : “Heureux les miséricordieux, puisqu’il leur sera fait miséricorde.” (Mat. 5:7). Cette attitude de Joseph ressemble beaucoup à celle de Jésus qui, sur le poteau de supplice où il allait mourir, déclara : “Père, pardonne-leur, car ils ne savent pas ce qu’ils font”, ou à celle d’Étienne qui, alors qu’il était lapidé à mort, s’écria : “Jéhovah, ne leur compte pas ce péché.” (Luc 23:34 ; Actes 7:60). La miséricorde dont chacun de ces hommes témoigna dans ces différents cas fut récompensée.
      Cela n’indique-t-il pas clairement que nous avons tout intérêt à nous montrer miséricordieux ? Paul nous certifie que “chacun de nous rendra compte à Dieu pour soi-même”. (Rom. 14:12.) Qu’il est réconfortant de savoir que “la miséricorde, triomphante, se glorifie aux dépens du jugement” ! Que ce soit aujourd’hui, dans un moment critique, ou lors du Jour du Jugement, qui approche rapidement (II Pierre 3:7), quand il s’agira de rendre compte pour nous-mêmes à Dieu et à Jésus Christ, le Juge qu’il a établi, notre situation dépendra entre autres choses de la miséricorde que nous aurons témoignée au cours de notre vie passée. C’est par conséquent l’obéissance au commandement de Jésus nous ordonnant d’aimer en toutes circonstances qui nous aidera à mener une vie riche en miséricorde, contribuant ainsi à la louange de Jéhovah et à la paix dans l'assemblées.
      À leur arrivée dans le pays, ils furent réunis à Siméon et, à leur grande surprise, ils furent tous invités à manger avec l’administrateur des vivres. Quand Joseph arriva, ils lui offrirent un cadeau, se prosternèrent devant lui et, après avoir répondu à ses questions au sujet de leur père, s’inclinèrent de nouveau. Quand Joseph vit Benjamin, son frère, une émotion si vive s’empara de lui qu’il s’éloigna et se laissa aller aux larmes. Après cela il fut capable de maîtriser ses sentiments et il ordonna qu’on serve le repas du midi. Les 11 frères furent placés à une table pour eux selon leur âge, et Benjamin reçut des portions cinq fois plus grosses que les autres. Probablement Joseph éprouvait-il ainsi ses frères pour voir s’ils n’étaient pas encore animés de quelque jalousie cachée. Mais ils ne donnèrent aucun signe d’un tel état d’esprit. — Gn 43:15-34.
      Comme la fois précédente, Joseph ordonna qu’on remette l’argent de chacun dans son sac (Gn 42:25) et, en plus, il commanda qu’on place sa coupe d’argent dans celui de Benjamin. Après qu’ils se furent mis en route, Joseph les fit rattraper et accuser d’avoir volé sa coupe d’argent. Peut-être pour leur faire prendre conscience de toute la valeur que revêtait cet objet à ses yeux et de la gravité du délit qu’ils étaient censés avoir commis, l’homme qui était au-dessus de la maison de Joseph avait pour consigne de leur dire : “ N’est-ce pas là l’objet dans lequel boit mon maître et au moyen duquel il lit habilement les présages ? ” (Gn 44:1-5). Toute cette mise en scène faisant partie d’une ruse, il n’y a évidemment pas lieu de penser que Joseph se servait vraiment de cette coupe d’argent pour lire les présages. Apparemment, Joseph souhaitait se faire passer pour l’administrateur d’un pays dans lequel le vrai culte n’était pas pratiqué.
      Grande dut être la consternation des frères de Joseph lorsque la coupe fut trouvée dans le sac de Benjamin. Les vêtements déchirés, ils retournèrent chez Joseph et se prosternèrent devant lui. Joseph déclara qu’à l’exception de Benjamin ils étaient tous libres de partir. Mais ils ne voulurent pas, ce qui montra qu’ils n’avaient plus cette envie qui les avait poussés, quelque 22 ans auparavant, à vendre leur frère. Avec éloquence, Juda supplia en leur faveur et proposa de prendre la place de Benjamin pour que leur père ne meure pas de chagrin en ne le voyant pas revenir. — Gn 44:6-34.
      Joseph révèle son identité. Profondément touché par la supplication de Juda, Joseph ne put se dominer plus longtemps. Il ordonna à tous les étrangers de sortir, puis il révéla son identité à ses frères. Il ne nourrissait pas d’animosité à leur égard, même s’ils l’avaient grandement maltraité auparavant. Il leur dit : “ Maintenant, ne soyez pas peinés et ne soyez pas en colère contre vous-mêmes, de m’avoir vendu pour ici ; car c’est pour la préservation de la vie que Dieu m’a envoyé en avant de vous. Car ceci est la deuxième année de la famine au milieu de la terre, et il y a encore cinq ans durant lesquels il n’y aura ni période de labour ni moisson. Dieu m’a donc envoyé en avant de vous afin de mettre, pour vous, sur la terre, un reste et vous garder en vie en vous faisant échapper d’une grande manière. Ainsi donc, ce n’est pas vous qui m’avez envoyé ici, mais c’est le vrai Dieu. ” (Gn 45:1-8). Le pardon de Joseph était sincère, car il pleura contre ses frères et les embrassa tous.
      Soyons ferme et unie avec notre famille charnelle et spirituelle car l'unité et l'amour est basé sur un pardon mutuelle et constant. Elle garde nos relations avec les autres dans une joie constante et épanouie.
      Soyons heureux de vivre tous unie même dans les épreuves de la vie, car Jéhovah est notre bouclier et notre force pour toujours.

      · 0 replies
    • Eric Ouellet

      Gardons notre coeur fort dans la foi jusqu'aux jour de Dieu
       
      Imaginez un avion de petite taille pris dans le mauvais temps. Le pilote perd ses repères au sol. Des nuages épais l'environnent, et l'empêchent de voir plus loin que son pare-brise. Pourtant, il est certain arriver à bon port. Pourquoi est-il si confiant?
      Grâce à la précision de ses instruments de bord, il est en mesure de naviguer au travers des nuages ou d'atterrir dans l'obscurité. Sur sa route, et surtout à l'approche de l'aérodrome, des balises électroniques le guident, et il reste en contact radio avec la tour de contrôle.
      De façon assez similaire, nous pouvons regarder l'avenir avec confiance, quand bien même les conditions mondiales s'assombrissent de jour en jour. Notre vol à travers le système corrompu de ce monde est plus long que prévu, mais nous pouvons être sûr de nous trouver sur la bonne voie et d'arriver en temps et en heure qui nous aie prévu. Si nous en sommes persuadés, c'est par ce que les conseils que nous recevons nous donnent une vue ensemble plus perçante que l'oeil humain.
      La paroles de Dieu est une lumière pour notre sentier, et elle est digne de foi, rendant sage l'inexpérimenté. (Psaumes 19:17 ; 119:105)
      Telle une balise qui indique au pilote la bonne trajectoire, la bible nous expose ce que l'avenir nous réserve et nous fournit des instructions claires pour nous mener à la bonne destination. Mais cette direction divine ne nous sera profitable que si nous nous montrons confiants.
      Dans sa lettre aux hébreux, Paul a exhorté les chrétiens d'origine juive à retenir ferme jusqu'à la fin la confiance qu'ils avaient eu au commencement de leur apprentissage . (Hébreux 3:14) Si elle n'est pas maintenue ferme, notre confiance peut être ébranlée. Comment garder confiance en Jéhovah jusqu'à la fin?
      Cultivons notre foi
      Si un pilote est capable de naviguer sans visibilité, avec seulement les recours de ses instruments de bord et en contact radio, c'est parce qu'il a derrière lui une formation adapté à toutes situations et sa formation spéciale de départ qui fut sur de longue période d'heure de vol de pratique et former par des hommes expériences à ses côtés. De même un serviteur de Dieu à constamment besoin d'exercer sa foi de manière à garder confiance dans les direction de Jéhovah, surtout si les circonstances deviennent difficiles. L'apôtres Paul a écrit: " Parce que nous avons ce même esprit de foi que celui dont il est écrit:" J'ai exercé la foi, c'est pourquoi j'ai parlé; donc, nous exerçons la foi, c'est pourquoi nous parlons. (2Corinthiens 4:13). Ainsi en parlant autour de nous de la bonne nouvelles que Dieu nous a donné, nous exerçons notre foi véritable et nous l'affermissons.
      Voici une belle expérience de foi au temps de la seconde guerre mondiale.
      Magdalena, qui a passé quatre ans dans un camp concentration pendant la seconde guerre mondiale, sait l'importance de la prédication. " Maman m'a appris que pour garder une foi forte , dit-elle, il faut absolument s'intéresser au bien être spirituel des gens. Pour vous donner une idée, je me souviens de notre sortie du camp de Ravensbrück. Nous sommes arrivées chez nous un vendredi, physiquement exténuées. Eh bien, figurez vous que deux jour plus tard, le dimanche, nous sommes allées prêcher de maison en maison avec nos frères et soeurs. Je suis sûr d'une chose: quand on s'efforce d'aider les autres à voir confiance dans les promesse de Dieu, ces promesses deviennent plus réelles pour nous." (Actes 5:42) 
      Pour garder une confiance ferme et inébranlable jusqu'à la fin, il faut s'investir dans d'autres activités spirituelles. L'étude individuelle est une source de force car elle nous aide à puiser en profondeur l'essence de notre foi et Jéhovah nous transmet cette foi quand nous le faisons avec joie véritable venant d'un coeur entier. Imitons l'exemple de Béreens en examinant minutieusement les Écritures chaque jour. Cela nous aidera à "avoir la pleine certitude de l'espérance dans les moments difficiles et nous guidera vers une santé pour passer les tribulations avenir jusqu'à la fin."( Hébreux 6:11 ; Actes 17:11) L'étude individuelle, il est vrai que cela demande du temps et de la volonté.
      En gardant un rythme soutenu à cette volonté, nous seront des imitateurs de ceux qui, grâce à la foi et à la patience, hériteront de la promesse de notre Créateur Jéhovah.
      Confiant et bâtissons notre expérience 
      Évidemment, la confiance d'un pilote en ses intruments ne tient pas uniquement à la formation reçue. Elle est dictée par l'expérience. De même, notre confiance en Jéhovah grandit quand nous constatons dans notre vie qu'il se soucie de nous avec amour. C'est parce qu'il en avait fait l'expérience que Josué a pu rapeller ceci aux Israélites: Vous savez bien de tout votre coeur et de tout âme que pas une parole n'a faillit de toutes les bonnes paroles que vous a dites Jéhovah votre Dieu. Toutes se sont réalisées pour vous.-(Josué23:14). Jéhovah nous guide toujours dans le bonne direction.
      Les mauvaises compagnies peuvent nous faire dévier du droit chemin
      Sous l'effet du vent, un avion de petite taille peut facilement dévier si sa trajectoire n'est pas corrigée. De même, les chrétiens d'aujourd'hui subissent constamment des influences extérieures. Nous vivons dans un monde aux pensées charnelles, où les valeurs spirituelles sont facilement tournées en ridicule, et où l'argent et les plaisirs sont largement mis en avant scène. Paul à fait savoir à Timothé que les derniers jours seraient "difficiles à supporter"(2Timothé 3:1-5) Le monde actuel souhaitent être acceptés et bien en vus, les adolescents se laissent particulièrement influencer par les mauvaises compagnies. (2Timothé 2:22)
      Quel que soit notre âge, nous côtoyons forcément des gens qui critiquent nos croyances. D'aucun trouveront à leur réflexion une certaine finesse, mais aux yeux de Dieu elles sont physique et non spirituelles (1 Corinthiens 2:14) Aux jours de Paul, les sceptiques, des philosophes imprégnés de la sagesse propre au monde, propageaient des enseignements qui ont peut être amené certains serviteurs de Corinthe à perdre la foi en la résurrection. (1 Corinthiens 15:12) "Ne vous laissez pas tromper. Les mauvaises fréquentation font perdre les bonne habitudes." ( 1 Corinthiens 15:33) 
      À l'inverse, les bonnes compagnies nous affermissent sur le plan spirituel. Dans l'assemblée chrétienne, nous sommes à même de côtoyer des personnes qui vivent leur foi. Cela est essentiel à notre cheminement et garde notre relation avec Dieu de manière ordonnée et privilégie une relation d'amitié avec Dieu constante et forte.
      Foi et condition de coeur qui approuve nos valeurs chrétienne 
      Pour que la confiance en Jéhovah s’installe en nous, il est important que notre cœur soit touché. Certes, “ la foi est l’attente assurée de choses qu’on espère, la démonstration évidente [ou “ preuve convaincante ”, note] de réalités que pourtant on ne voit pas ”. (Hébreux 11:1.) Toutefois, nous ne serons convaincus qu’à condition d’y mettre notre cœur (Proverbes 18:15 ; Matthieu 5:6). C’est la raison pour laquelle l’apôtre Paul a dit que “ la foi n’est pas le bien de tous ”. — 2 Thessaloniciens 3:2.
      Comment rester réceptifs à toutes les preuves convaincantes dont nous disposons ? En cultivant les qualités spirituelles, qualités qui enrichissent et stimulent la foi. Pierre nous exhorte à ‘ fournir à notre foi la vertu, la connaissance, la maîtrise de soi, l’endurance, l’attachement à Dieu, l’affection fraternelle et l’amour ’. (2 Pierre 1:5-7 ; Galates 5:22, 23.) En revanche, si nous sommes égocentriques ou si notre service pour Jéhovah n’est que symbolique, est-il bien raisonnable de croire que notre foi grandira ?
      Avant de lire la Parole de Jéhovah et afin de la mettre en pratique, Ezra “ avait préparé son cœur ”. (Ezra 7:10.) Mika, lui aussi, a montré que son cœur était touché : “ Mais pour moi, c’est Jéhovah que je guetterai. Je veux rester dans l’attente du Dieu de mon salut. Mon Dieu m’entendra. ” — Mika 7:7.
      C’est avec la même patience que Magdalena, déjà citée, attend Jéhovah (Habaqouq 2:3). “ Nous avons déjà le paradis spirituel, dit-elle. La prochaine étape, le Paradis terrestre, viendra en son temps. En attendant, des centaines de milliers de personnes s’ajoutent à la grande foule. C’est merveilleux de voir tant de gens rejoindre l’organisation de Dieu. ”
      Regardons vers le Dieu de notre salut
      Pour garder fermement confiance jusqu’à la fin, il faut exercer notre foi et écouter attentivement les conseils que Jéhovah et son organisation nous donnent. Cela en vaut vraiment la peine. Quelle satisfaction pour un pilote, au terme d’un vol long et pénible, de redescendre et de sortir enfin de la masse nuageuse ! Devant nous se déroule une campagne verte et hospitalière. La piste de l’aérodrome est là, au-dessous, prête à l’accueillir.
      Des moments exaltants nous attendent, nous aussi. Notre monde sinistre, mauvais, fera place à une nouvelle terre de justice. Un magnifique accueil nous sera réservé. Nous pourrons arriver à bon port si nous suivons les paroles du psalmiste : “ Tu es mon espoir, ô Souverain Seigneur Jéhovah, ma confiance depuis ma jeunesse. (...) En toi est ma louange, constamment. ” — Psaume 71:5, 6.
      Cultivons la foi qui surpasse toutes pensées.

       
       

      · 1 reply
    • Mararm

      Buenos días desde México!
      · 2 replies
  • Topics

  • Posts

  • Forum Statistics

    • Total Topics
      62,733
    • Total Posts
      121,380
  • Member Statistics

    • Total Members
      16,637
    • Most Online
      1,592

    Newest Member
    code941
    Joined
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Service Confirmation Terms of Use Privacy Policy Guidelines We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.