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Israeli Bar Avaddhon

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  1. La donna gli disse: “So che viene il Messia, che è chiamato Cristo. Quando questi sarà arrivato, ci dichiarerà ogni cosa apertamente” - Giovanni 4:25 Un traguardo molto importante che questo blog crede di aver raggiunto durante lo studio approfondito delle profezie è stato quello di comprendere il ruolo centrale di Israele nel proposito di Dio. Ciò non sarebbe stato affatto considerato un “traguardo” per tutto il periodo del regno di Israele e fino alla nascita dei primi cristiani perché sarebbe stata una constatazione assolutamente ovvia. Il Creatore dell’universo aveva scelto Gerusalemme per far dimorare il Suo Nome e questo lo sapevano bene gli israeliti - 2 Re 21:7 Gli israeliti sapevano molto bene che qualunque cosa fosse successa nell’arco degli anni o dei secoli, Geova non avrebbe mai abbandonato quella nazione – 1 Re 8:30, 34 Di questo dovettero farsene una ragione anche molti popoli nemici – Numeri 22:11, 12 Quasi subito, però, il popolo che dimorava nella terra scelta da Dio si dimostrò infedele al punto da spingere il Signore stesso a dire “la vostra casa sarà abbandonata!” (o, “è abbandonata a voi”) - Luca 13:35 (Tilc). Questo significò l’abbandono definitivo anche della nazione geografica in quanto tale? Dal momento che gli eserciti romani distrussero Gerusalemme, per qualcuno sarà stato naturale pensare che tutte le profezie a venire riguardanti Israele dovessero avere adempimenti esclusivamente simbolici e che Israele stessa fosse simbolica. Gerusalemme (e di conseguenza la nazione) venne cancellata dalla storia per quasi duemila anni per cui molti giunsero a questa conclusione. L’apostolo Paolo, inoltre, con un ragionamento profondo e lineare spiegò che non c’era più “né giudeo né greco” e che non tutto Israele era effettivamente Israele – Galati 3:28, 29 Nonostante questo non c’era motivo di pensare che la profezia fosse venuta meno appunto perché Geova aveva scelto un Israele formato da tutte le nazioni. Nel nostro percorso di studio abbiamo visto, però, che Israele non ha mai smesso d’avere la sua importanza ed infatti essa è menzionata anche nell’ultimo libro della Bibbia, ovvero Rivelazione – Rivelazione 11:8 Rivelazione non solo menziona profezie a venire ma fu scritto circa trent’anni dopo la distruzione di Gerusalemme… e questo dovrebbe sembrare strano per coloro che sostengono questa “sostituzione”. Qualcuno forse preferirà pensare che la menzione di Israele anche nell’ultimo libro della Bibbia, che parla di profezie a venire, non debba e non possa riferirsi alla letterale nazione di Israele... ma potrebbe dimostrarlo davvero con le Scritture? Intanto prendiamo atto che gli apostoli fino alla fine del ministero terreno del Signore avessero lo stesso intendimento e cioè che il Regno di Israele dovesse essere ripristinato e non abbandonato - – confronta Atti 1:6, 7 Il Signore, infatti, li riprese in merito ai tempi di adempimento, non in merito al soggetto. Il Signore disse forse “Allora non avete capito nulla di quello che vi ho insegnato” oppure disse semplicemente “Non sta a voi conoscere i tempi o i periodi che il Padre ha posto sotto la propria autorità”? Dovremmo riflettere su questo perché in altre occasioni, quando gli apostoli dimostrarono di non aver capito una questione, Egli li corresse amorevolmente – confronta Matteo 18:21, 22; Giovanni 9:1-3 Anche Daniele, altro libro che fa riferimento al tempo della fine, menziona sia la nazione di Israele che i suoi abitanti – confronta Daniele 11:30; 11:45 A questo punto abbiamo un evidente problema con questa “teologia della sostituzione” qualunque evoluzione abbia subito nel corso dei secoli e in qualunque forma sia stata presentata per renderla “più accettabile” perché qui dobbiamo solo stabilire se la Bibbia mente o se Dio ha cambiato idea – Isaia 40:8; Romani 11:29 Forse Dio “cambia idea” come potrebbero fare gli esseri umani? - Malachia 3:6, 7 Forse Dio può mentire? - Tito 1:2 Nella promessa che Dio fece ad Abraamo e successivamente al popolo di Israele, non c’era alcun limite di tempo – confronta Deuteronomio 30:1-6 Esattamente come dice Deuteronomio, qualsiasi eventuale maledizione (dovuta al fatto dell’aver trasgredito i Suoi comandi) sarebbe stata revocata e dimenticata nel momento in cui essi fossero “tornati con tutto il cuore”. Riflettiamo anche sulla scrittura di Geremia 31:35-37 possibilmente senza alcun pregiudizio. “Così parla il SIGNORE, che ha dato il sole come luce del giorno e le leggi alla luna e alle stelle perché siano luce alla notte; che solleva il mare in modo che ne mugghiano le onde; colui che ha nome: il SIGNORE degli eserciti. «Se quelle leggi verranno a mancare davanti a me», dice il SIGNORE, «allora anche la discendenza d'Israele cesserà di essere per sempre una nazione in mia presenza». Così parla il SIGNORE: «Se i cieli di sopra possono essere misurati e le fondamenta della terra di sotto, scandagliate, allora anch'io rigetterò tutta la discendenza d'Israele per tutto quello che essi hanno fatto», dice il SIGNORE – Nuova Riveduta Non è evidente il chiaro linguaggio iperbolico dell’Iddio Onnipotente? Egli non sta dicendo che un giorno non ci sarebbero più stati il sole o la luna perché questi statuti sarebbero duranti per sempre – Salmo 148:3-6 E ovviamente non sta neppure dicendo che un giorno qualcuno avrebbe misurato i cieli o scandagliato la terra: questi esempi sono delle iperboli che servono proprio per indicare che Dio non potrà mai venire meno alle Sue promesse. Per chi ha compreso il soggetto principale su cui verte quasi tutta l’Apocalisse, è evidente che Geova presti ancora molta attenzione a questa nazione. In un articolo precedente abbiamo anche compreso che il ripopolamento di Israele, una volta liberato da “colei che vi siede sopra”, sarà letterale e questo sarà uno dei modi meravigliosi in cui Geova si esalterà in mezzo alle nazioni – Isaia 60:8-10 Non dovrebbe essere sufficiente, questo, per dimostrare che Israele aveva, ha ed avrà molta importanza nel proposito di Dio? Coloro che ritengono la Bibbia la parola di Dio e non un libro come gli altri dovrebbero riconoscere che Essa non può mentire e che non si contraddice. Se ne siamo davvero convinti, allora dovremmo avere l’onestà di rivalutare tutte quelle Scritture che, fino a ieri, abbiamo considerato “simboliche”. Per prima cosa dobbiamo prendere atto del fatto che il vero popolo di Dio, e di conseguenza la pura adorazione, sarebbe stata soffocata dai lupi rapaci – Atti 20:29, 30 Questo fu esattamente quello che insegnò il Signore nella parabola del buon seminatore – Matteo 13:24-30 Gesù insegnò la Verità e i suoi discepoli non erano divisi in mille chiese o dottrine discordanti: egli fu davvero il buon seminatore e la Verità, per loro, era chiara. Essi pensavano tutti conformemente. Comunque “qualcuno”, un nemico, seminò la zizzania e questa sarebbe cresciuta insieme al grano fino al tempo della fine. Il grano, dunque, sarebbe stato soffocato dalla zizzania al punto che sarebbe stato difficile per un essere umano, se non impossibile, distinguere l’uno dall’altro. La pura adorazione sarebbe stata soffocata da questi falsi cristiani e resa irriconoscibile. Tra l’altro il Signore parla di grano e zizzania senza alcun riferimento all’organizzazione di appartenenza ed è normale che fosse così, dal momento che questa zizzania sarebbe cresciuta insieme al grano e non in un campo affianco. Ciò significa che dalla fine del primo secolo in poi ci sarebbero state sempre delle persone sincere (il grano) ma nessuna di queste sarebbe davvero riuscita a dividersi dai finti cristiani e questo vale anche per quella parte ebraica originale. Questo fu anche ciò che dedusse l’apostolo Giovanni quando scrisse “Fanciullini, è l’ultima ora, e, come avete udito che viene l’anticristo, così ora sono sorti molti anticristi; da cui acquistiamo la conoscenza che è l’ultima ora” - 1 Giovanni 2:18 Era “l’ultima ora” di cosa e per chi? Era l’ultima ora per la pura adorazione, la quale stava per essere rapidamente “inghiottita” da tutti quei lupi rapaci che si sarebbero spacciati per servitori di Dio e che si erano già infilati, da tempo, all’interno delle congregazioni – 2 Tessalonicesi 2:7 Non è necessario, infatti, diventare degli storici per vedere come questi “nuovi cristiani” rinnegarono punto per punto, e alla velocità della luce, tutti i più basilari insegnamenti del cristianesimo. Il cosiddetto “cristianesimo” (che cristianesimo non era più) si distaccò dalla sua radice originale, ovvero la radice ebraica – Romani 11:17, 18 L’apostolo Paolo, con un ragionamento chiaro e lineare, aveva paragonato i credenti gentili a “rami innestati” e disse che non era il ramo a portare la radice ma proprio il contrario. Il cristianesimo aveva quindi origine ebraiche e solo rimanendo attaccato alla propria radice i gentili avrebbero potuto rimanere vivi e portare frutto. Solo riconoscendo la loro radice ebraica i cristiani sarebbero stati veri cristiani. A loro volta gli ebrei che avevano riconosciuto il Messia (ovvero i primi cristiani, quelli veri) se avessero voluto rimanere “vivi” e portare frutto si sarebbero dovuti attenere fermamente agli insegnamenti del Maestro – Giovanni 15:1-6 Purtroppo anche loro furono soffocati dai lupi rapaci che adulterarono il puro insegnamento di Cristo. Tuttavia è evidente che se la pura adorazione sarebbe stata soffocata durante tutto il periodo dell’apostasia predetta, sarebbe anche arrivato il momento in cui essa sarebbe stata ripristinata. Insomma sarebbe arrivato il momento in cui si sarebbe vista “di nuovo la differenza fra il giusto e il malvagio, fra chi serve Dio e chi non lo serve” - Malachia 3:18 Ora la domanda è… “Da chi sarebbe ripartita la vera adorazione?” E' importante comprendere da chi ha origine la salvezza per comprendere da chi e da dove ripartirà la Vera adorazione? Avendo compreso il luogo in cui i due testimoni vengono lasciati insepolti, possiamo comprendere anche da dove ripartirà la vera adorazione. Da articoli precedenti abbiamo visto che la quinta tromba che colpisce “coloro che non hanno il suggello di Dio sulla fronte” è rivolta contro Israele (Rivelazione 9:4) e questo apre una maggiore comprensione in merito alle trombe e in merito ai suggellati. In Rivelazione 7:3 l’angelo avverte dicendo di “non danneggiare la terra né il mare né gli alberi, finché non avessero suggellato gli schiavi dei Dio sulle loro fronti” e questo la dice lunga non solo sulla nazione di destinazione a cui sono rivolte la maggiorparte delle trombe ma anche sulla provenienza di questi 144.000. Sappiamo che a motivo del fatto che le tribù menzionate in Rivelazione non corrispondono perfettamente alle 12 tribù di Israele, essi potrebbero anche non essere esclusivamente israeliti naturali ma questo, ovviamente, non significa che la stragrande maggioranza d’essi non lo saranno – confronta Isaia 66:19-21 Anzi dalla descrizione fatta sembra proprio così. I 144.000 sembrano quindi essere in gran parte israeliti naturali – confronta Daniele 12:1 Se Israele fosse stato rigettato come insegna la maggior parte della cristianità, perché dunque dei 144.000 viene specificato che vengono presi dalle tribù di Israele? Ma coloro che sono stati indotti a credere alla teologia della sostituzione leggeranno “la mia chiesa”, “la mia organizzazione” o “i cristiani delle nazioni” ogni volta che leggeranno “Israele” o “tribù di Israele”. Invece vedremo che questi sono soltanto condizionamenti dovuti alla propria educazione religiosa, non all’insegnamento biblico. Paolo dice che “i doni e la chiamata di Dio non sono cose su cui egli cambia idea” (Romani 11:29) ma nello stesso tempo non dobbiamo pensare che questa parte di Israele sarà scelta a prescindere dal loro comportamento e dalla loro condizione di cuore. Geova non è mai sceso a compromessi riguardo la Sue giuste norme – Deuteronomio 32:4 Essi saranno quella parte di Israele sana che “soffre e geme per le cose detestabili” che si compiono dentro il paese - Ezechiele 9:4 Anche al tempo di Ezechiele poteva sembrare che “non ci fosse nessuno fedele” ma Geova fece capire al profeta che non era così. Cerchiamo dunque di non fare lo stesso errore. Arriviamo dunque a comprendere il motivo dell’articolo precedente. Di che “religione” saranno questi israeliti che soffrono e gemono e che Geova sceglie per la loro condizione di cuore? Essi, per essere scelti, sono indubbiamente parte del popolo di Dio ma possono essere riconosciuti come appartenenti all’organizzazione dei Testimoni di Geova, degli evangelici, dei cattolici o di qualche altra religione? Ovviamente no perché tutte queste religioni, a prescindere dalla buona fede dei suoi membri e da alcuni insegnamenti corretti che possono aver predicato, hanno dimenticato la loro origine ebraica. Tutte queste religioni sono autoreferenziali, anche se si faranno mille giri di parole per cercare di dimostrare il contrario. Cerchiamo di comprendere di “quale religione sono” attraverso un obiettivo esame di quello che la Bibbia dice di loro. Rivelazione 14:4, 5 ci dice: “Questi son quelli che non si contaminarono con donne; infatti, sono vergini. Questi son quelli che continuano a seguire l’Agnello dovunque vada. Questi furono comprati di fra il genere umano come primizie a Dio e all’Agnello, e nella loro bocca non fu trovata falsità; sono senza macchia”. Da questi versetti possiamo intanto fare un sospiro di sollievo e cancellare ogni dubbio di parzialità da parte del nostro amorevole e imparziale Padre. Essi non vengono scelti esclusivamente perché israeliti ma perché “nella loro bocca non fu trovata falsità; sono senza macchia”. É la loro condizione di cuore e condotta ad averli fatti scegliere come primizie. Dice la scrittura che “sono senza macchia”. Dice inoltre che sono “vergini”. Questo cosa significa? È forse un riferimento alla castità fisica, come se facessero parte di un ordine monastico? Questo è molto improbabile perché se fossero sposati, pur non rimanendo letteralmente vergini, non sarebbero comunque considerati “contaminati” - Ebrei 13:4 Inoltre il celibato non fu mai un’esigenza per il popolo di Dio, pur mettendo in risalto gli evidenti vantaggi di tale condizione – 1 Corinti 7:37, 38 Dovremmo sapere cosa significhi rimanere vergini da un punto di vista spirituale ma andiamo a vedere l’uso che ne fa un altro libro profetico. Parlando dell’ultimo re dominante Daniele dice che “non prenderà in considerazione il desiderio delle donne e ogni altro dio, ma si magnificherà su chiunque” - Daniele 11:37 Il desiderio delle donne viene associato ad “ogni altro dio” e quindi è un riferimento evidente alle organizzazioni religiose. La stessa pura organizzazione di Geova è paragonata ad una donna, come abbiamo visto, tuttavia nel periodo in cui essi vengono suggellati, il ripristino della vera adorazione non è ancora avvenuto. Essi vengono suggellati prima dello squillo della prima tromba mentre la vera adorazione è completamente ripristinata soltanto allo squillo della settima – Rivelazione 7:4-8; 11:15; 12:1, 2 Questo significa che se essi avessero fatto parte di qualsiasi altra “donna”, ovvero religione, prima del ripristino della vera adorazione, non sarebbero stati considerati vergini o senza macchia. Ovviamente non dobbiamo concludere che essi siano atei o agnostici. Per essere considerati degni devono credere in Geova, il Dio della Bibbia. Devono credere e aver compreso aspetti fondamentali in merito al Figlio quale mezzo impiegato da Dio nonché esercitare fede nel suo sacrificio – Giovanni 3:36; Rivelazione 12:11 E, come già detto, devono avere una condotta esemplare – Salmo 110:3 Dobbiamo concludere che essi saranno ebrei e anche messianici ma in quanto al far parte di una organizzazione religiosa essi non si sono contaminati e questo significa che, o non sono riconducibili a nessuna organizzazione religiosa al momento esistente oppure che vivano talmente ai margini delle stesse da essere rimasti incontaminati. In linea di principio, se anche in una delle sette congregazioni c’erano quelli che “non avevano contaminato le loro vesti”, così può essere per questi 144.000 che, come abbiamo detto, devono essere in maggioranza israeliti naturali – Rivelazione 3:4 Questo gruppo di persone sono a tutti gli effetti una primizia e qualcosa di separato; preparato apposta per il ripristino della vera adorazione. Avendo dato impulso alla vera adorazione essi hanno ruolo di sacerdoti. Comprendere il ruolo di Israele anche per quanto riguarda il ripristino della vera adorazione ci permette di comprendere molte altre scritture e di ampliare il nostro quadro d’insieme del meraviglioso proposito di Dio. Possiamo comprendere meglio cosa intendesse Paolo quando parlò del ramo d’olivo originale e del ramo innestato – Romani 11:13-24 Possiamo comprendere meglio molte espressioni riportate in Isaia dove si parla del rimanente di Israele e delle persone delle nazioni che diventano una sola nazione. Geova terrà fede alla sua promessa di salvare un rimanente di Israele prima di Armaghedon e nel frattempo radunerà il Suo popolo dalle quattro estremità della terra, il quale sarà composto sia da Israeliti naturali che da Israeliti per adozione (persone secondo il cuore di Dio). Tramite il seme di Abraamo, come abbiamo visto all’inizio, tutta l’umanità sarà benedetta perché Dio non viene meno alle sue promesse. Tutti quelli che varcheranno i confini della Terra Promessa saranno israeliti nonché l’unico popolo di Geova: un solo gregge, un solo pastore. Qualche lettore probabilmente si sarà chiesto com’è possibile conciliare tutto questo con la scrittura di Luca 13:35 che abbiamo menzionato all’inizio nonché Giovanni 4:21-23. Esaminiamo attentamente quello che c’è scritto senza far parlare “la nostra religione”. Luca 13:34, 35 dice… “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta”. Cosa sta dicendo il Signore? Egli sta dicendo che a motivo del comportamento della maggior parte degli abitanti di Gerusalemme la loro casa sarebbe stata lasciata deserta o sarebbe stata abbandonata a loro. Ciò significava che Dio avrebbe ritirato la Sua protezione e che essi avrebbero subito le conseguenze del loro grave peccato – confronta Luca 21:22 Quindi Gesù disse chiaramente che sarebbe stata lasciata deserta ma disse che sarebbe stata lasciata deserta per sempre? Disse forse che quel giudizio sarebbe stato definitivo e cioè tale abbandono sarebbe durato per sempre? Una situazione molto simile si era già verificata e gli israeliti avrebbero dovuto riflettere. Al tempo della deportazione in Babilonia, Dio aveva punito il Suo popolo facendo distruggere Gerusalemme e il tempio – I Cronache 6:15 Tale condanna fu definitiva? Ovviamente no: sarebbe arrivato il tempo in cui un rimanente fedele di Israele sarebbe ritornato in patria, come diceva la profezia. Coloro che insegnano che Israele è stato rigettato “una volta per tutte” in realtà insinuano ciò che la Scrittura non dice. Essi pensano che Dio li abbia perdonati la prima volta (al tempo della deportazione in Babilonia) ma non due. Come se Dio tenesse il conto delle nostre trasgressioni a prescindere se siamo pentiti o meno – Salmo 130:3, 4; Matteo 18:21, 22 In realtà ognuno può pensare quello che vuole ma coloro che citano Luca 13:34, 35 spesso si dimenticano di citare le Sue parole conclusive… “Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Io vi dico che non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"» Quindi c’è o non c’è un problema scritturale che si scontra con la “teologia della sostutuzione”? La Scrittura non termina con le parole “d’ora in poi non mi vedrete più!”… che poteva avere il tono della condanna definitiva (anche se sarebbe stata in contraddizione con le parole di Deuteronomio 30) ma… “non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"». Quindi sarebbe arrivato il momento in cui, almeno una parte di israeliti, avrebbe riconosciuto il messia e tale “abbandono” sarebbe stato revocato esattamente com’era già successo molti anni prima. Gli israeliti al ritorno da Babilonia ebbero bisogno di pentirsi e ripulirsi dalle pratiche errate che avevano appreso lontano da casa ma essi rimasero, per tutto il tempo, il popolo di Dio – confronta 2 Corinti 6:17, 18 Che dire della scrittura di Giovanni 4:21-23 dove Gesù dice chiaramente alla samaritana che il luogo dell’adorazione non avrebbe avuto più importanza e che Dio avrebbe scelto persone che l’avrebbero adorato con spirito e verità? Rileggiamo questa scrittura. Gesù le disse: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori”. Riflettiamo. Da lì a pochi anni Gerusalemme sarebbe stata distrutta insieme al tempio. In un’altra occasione, parlando del tempio ad alcuni dei suoi discepoli egli disse che non sarebbe rimasta pietra su pietra. Queste parole si adempirono alla lettera. Gesù sta dicendo alla samaritana che Gerusalemme non sarebbe più stata indispensabile per l’adorazione perché Dio avrebbe scelto un popolo secondo il Suo cuore; popolo che come sappiamo si allargò molto presto alle nazioni gentili. Il centurione Cornelio, infatti, fu il primo non israelita ad entrare a far parte del popolo di Dio. Man mano che il popolo di Dio si sarebbe allargato ad altre nazioni (e presto i gentili divennero molto più numerosi degli ebrei) era solo ovvio che Gerusalemme avrebbe perso quella centralità nell’adorazione. I cristiani gentili non erano tenuti a farsi migliaia di chilometri, regolarmente, per adorare al tempio: avendo compreso la Verità intorno al Cristo, sarebbe stato sufficiente adorare con spirito a Verità. Dio, infatti, cerca adoratori sinceri e non formali. Inoltre, se qualcuno avesse considerato Gerusalemme indispensabile per l’adorazione, come si sarebbe sentito una volta che questa sarebbe stata distrutta? Ma la fede dei cristiani si basava di qualcosa di più solidi della città o del tempio: si basava sugli insegnamenti del Maestro. Infatti l’apostolo Paolo e altri fecero numerosi sforzi per convincere i cosiddetti “cristiani giudaizzanti” che loro avessero qualcosa di meglio del resto degli ebrei che potevano avere il tempio e tante altre cose ma che non avevano riconosciuto il messia. Quindi il Signore non sta affatto dicendo che Gerusalemme (e di conseguenza Israele) sarebbe stata abbandonata per sempre e neppure che il popolo ebraico sarebbe stato abbandonato per sempre. Sta semplicemente dicendo che sarebbe arrivato il tempo in cui Dio avrebbe scelto i Suoi adoratori per la loro condizione di cuore e non esclusivamente per la loro appartenenza. Dio, infatti, non è parziale – Atti 10:34 Da quale scrittura dovremmo quindi dedurre che il popolo di Israele e la nazione siano stati rigettati per sempre? Da nessuna, a parte dall’interpretazione religiosa delle chiese autoreferenziali (questa interpretazione, tra l’altro, è proprio necessaria alla loro autoreferenzialità). Riflettendo sulla scrittura guida di questo articolo, vediamo che il Signore si rivelò come Messia e spiegò la verità alla samaritana. La samaritana fu pronta e non si offese quando sentì il Signore pronunciare chiaro e tondo “Voi adorate ciò che non conoscete” perché il suo desiderio era comprendere e fare la volontà di Dio. Abbiamo lo stesso desiderio? Ognuno di noi, di qualsiasi organizzazione fà parte, ha la possibilità oggi di comprendere che “la salvezza ha origine dai giudei” oppure offendersi e chiudere le proprie facoltà di percezione a qualsiasi argomento scritturale – Zaccaria 8:23 La predicazione dei due testimoni vestiti di sacco sarà il segnale, per tutti coloro che amano Dio più della propria religione e si sforzano di raggiungere un minimo di conoscenza, di accettare il gratuito dono della vita eterna. Saremo disposti a fare tutti i cambiamenti necessari pur di entrare a far parte dell’unico popolo di Dio, ovvero quello preso da ogni nazione, tribù, popolo o lingua? Solo così non assomiglieremo agli scribi e i farisei che, pur riconoscendo che il Signore fosse la personificazione della Verità, preferirono la loro posizione, la loro autorità, i loro privilegi. Se leggiamo la Bibbia senza preconcetti il messaggio è chiaro: Il vero cristianesimo ripartirà esattamente da dove è nato. La seconda parte di questo articolo mostrerà come il profeta Zaccaria aveva già previsto, molti prima di Giovanni, questo aspetto della volontà di Dio. “Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo sacro segreto, affinché non vi reputiate saggi: a una parte di Israele si sono intorpiditi i sensi, finché non sarà entrato il numero completo delle persone delle nazioni, e in tal modo tutto Israele sarà salvato; come è scritto: “Il liberatore verrà da Sìon e allontanerà le pratiche empie da Giacobbe. E questo sarà il mio patto con loro quando cancellerò i loro peccati”. Certo, quanto alla buona notizia essi sono nemici, a vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio sono amati, a motivo dei loro antenati. Infatti i doni e la chiamata di Dio non sono cose su cui egli cambia idea. Come voi un tempo eravate disubbidienti a Dio, ma ora vi è stata mostrata misericordia a causa della loro disubbidienza, così anche loro adesso sono stati disubbidienti — il che ha permesso a voi di ottenere misericordia — e possono dunque anche loro ottenere misericordia. Dio ha infatti rinchiuso tutti nella disubbidienza per avere misericordia di tutti – Romani 11:25-32
  2. Questo è il primo articolo dedicato alle 70 settimane di cui si parla in Daniele 9:24-27. Seguirà un secondo e forse un terzo articolo a conclusione del tema. Chi ordinò la ricostruzione della città di Gerusalemme e del secondo Tempio? Ciro o Artaserse? Avvenne entro il 515 o nel 455 a.E.V.? Il titolo di questo articolo avrà forse lasciato perplesso qualcuno. La maggior parte dei testimoni di Geova ma anche appartenenti ad altre confessioni religiose probabilmente si chiederanno che “senso ha” associare la parola “enigma” alla profezia relativa alle 70 settimane. D’altronde non ci troviamo più al tempo di Daniele, non è vero? Qualcuno dirà che per lui, a quel tempo, sia quella che altre profezie a venire furono considerate enigmatiche (confronta Daniele 12:8) ma non per noi oggi! Oggi l’abbiamo capita! Molti diranno che quella profezia si adempì alla perfezione con la venuta del Signore e la distruzione del Tempio di Gerusalemme. È davvero così? Questa sarà senz’altro la parte più difficile da ridiscutere perché considerata in assoluto “la più sicura” interpretazione di tutte. Lo stesso autore di questo blog riconosce di aver avuto questa convinzione. Nel primo articolo dedicato al 1914 (che ovviamente ridiscusse quella data) si faceva un’introduzione proprio relativa alle 70 settimane mostrando “la differenza” tra una e l’altra. In pratica si domandava se la spiegazione del 1914 fosse “altrettanto accurata” come quella delle 70 settimane… . In realtà un esame più accurato rimise presto in discussione quella certezza per cui è arrivato il momento di mettere sul tavolo le varie motivazioni che hanno spinto ad una rilettura. Il lettore è invitato a valutare attentamente queste ragioni, come al solito, basandosi esclusivamente sulla logica Scritturale e non sulla propria educazione religiosa. Prima di far questo confrontiamo attentamente come, le diverse traduzioni bibliche, rendono questi versetti. Riflettendo sulle diverse traduzioni bibliche forse si inizierà a valutare come, l’interpretazione di questa profezia, è ancora oggetto di discussione. Daniele 9:24-27 nelle diverse traduzioni bibliche Settanta settimane sono state fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all'apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane; essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d'un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un'inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra. 27 Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore"» - Daniele 9:24-27 secondo la Nuova Riveduta Cominciamo già a vedere qualcosa di interessante che cambia di molto l’intendimento di alcuni. Il versetto 24 parla di “luogo santissimo” e non di “Santo dei Santi” come fa la Traduzione del Nuovo Mondo. Ovviamente anche “Santo dei Santi” (o Santissimo) è corretto perché questa parola può essere tradotta in più modi ma il problema è capire di chi o di cosa si sta parlando. Traducendo “Santo dei Santi” alcuni potrebbero intendere che la profezia riguardi il Cristo, il Messia. Tuttavia bisogna comprendere se lo scrittore si stava riferendo ad una persona o ad un luogo perché il “Santo dei Santi” era la parte più interna del tempio. Insomma era un “luogo”, non una persona. La Nuova Riveduta, infatti, non ha tradotto “il luogo santissimo” a caso. È scontato asserire che questo non è un piccolo particolare perché non cambierebbe solo aspetti marginali della nostra comprensione: cambierebbe tutto il soggetto. Quindi anche il versetto 25 è tradotto in maniera sostanzialmente diversa: la Nuova Riveduta non traduce “IL Messia” ma “un unto, un capo”. Nel prossimo articolo vedremo cosa compare, in effetti, nel testo originale ma di fatto se questa parola tradotta “unto” fosse la stessa che abbiamo usato per Ciro (confronta Isaia 45:1) o per qualsiasi altra persona con un incarico speciale distinguendolo dal Messia, allora è lecito chiedersi cosa abbia spinto il traduttore a tradurre in quel modo. La Scrittura dà modo di ritenere che si stia parlando del Messia (ossia Cristo Gesù) o più semplicemente di un unto, un capo? Andiamo al versetto 26 e troviamo un’altra espressione che crea un’enorme differenza con la TnM. In questa traduzione si legge: “Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui” mentre la TnM traduce “senza nulla per sé” e anche questo non è un particolare insignificante. Il perché lo vedremo meglio confrontando altre traduzioni ma già si nota che nel primo caso si parla di qualcuno che non avrebbe ricevuto aiuto da nessuno mentre nel secondo di uno che non aveva nulla. Un’altra profonda differenza la troviamo al versetto 27 dove si legge di qualcuno che “stabilirà un patto con molti” mentre la TnM traduce “terrà in vigore il patto per i molti”, cosa che lascia intendere l’esistenza di un patto precedente, senza contare che nella prima versione si capisce bene che è il condottiero di questo popolo distruttore a “stabilire un patto con molti” mentre nella TnM non si capisce se è questo condottiero a farlo oppure il “Messia”. Provate a rileggerle bene e a confrontarle per vedere se le cose stanno così. Ed infine bisognerebbe anche capire chi è “colui che giace desolato” (e cosa significano queste parole) mentre la Nuova Riveduta dice che “la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore". Cominciamo a riflettere su queste differenze. Adesso leggiamo come la C.E.I/Gerusalemme traduce questi versetti. 24 Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all'empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l'iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi. 25 Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. 27 Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta; sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore». Questa traduzione riporta “principe consacrato” e si capisce bene che i traduttori non hanno ritenuto che esso fosse il Messia (il commentario, infatti, riporta il Sommo Sacerdote al tempo Antioco IV). Inoltre c’è un particolare molto interessante. Questa traduzione non considera affatto 69 settimane come fa la TnM scrivendo “7 settimane e anche 62 settimane” ma divide in due avvenimenti ben distinti. “Da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane”. Stop. Quindi sta dicendo che dall’annuncio (editto o quello che è) di ricostruzione di Gerusalemme fino all’apparizione di questo “unto consacrato” devono passare 7 settimane. Non stiamo per ora a disquisire se sono settimane di giorni o di anni ma il punto è che scritto in questo modo non si evince affatto che per l’apparizione di questa persona dovevano passare 69 settimane ma solo 7. Come continua la scrittura? “Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi”. Quindi è chiaro: secondo questa traduzione dall’annuncio di ricostruire Gerusalemme fino all’apparizione di questo capo passano 7 settimane mentre Gerusalemme viene ricostruita in 62 settimane al termine delle quali questa persona viene soppressa. È davvero così assolutamente chiara questa scrittura e l’interpretazione che abbiamo sempre accettato era “senza difetti” o sta saltando fuori un vero e proprio enigma? Ovviamente qualcuno dirà che la storia ha dimostrato una certa interpretazione mentre avrebbe scartato tutte le altre… ma questo lo vedremo più avanti. Per il momento, per coloro che sono convinti che la traduzione corretta debba essere 7+62, ovvero 69 settimane alla comparsa del Messia, potrebbero chiedersi perché la Scrittura dice che il Messia sarebbe stato soppresso dopo 62 settimane e non dopo 69 (vedi Daniele 9:26 nella TnM). Se la traduzione corretta fosse 7+62, ovvero 69, perché essa non dice che il Messia sarebbe stato soppresso dopo 69 settimane o, al limite, dopo “7+62 settimane”? Ed infine un’altra differenza si trova nel versetto 27 dove si parla “dell’ala del tempio” mentre la TnM traduce “ala di cose disgustanti”. Anche qui la differenza è notevole ma in questo caso potrebbe non esserci un vero contrasto, dal momento che la wt ritiene che si applichi alla distruzione del tempio avvenuta nel 70 E.V. Passiamo dunque alla traduzione successiva. 24 Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un'inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni. 27 Egli stipulerà pure un patto con molti per una settimana, ma nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore, finché la totale distruzione, che è decretata, sarà riversata sul devastatore» - Nuova Diodati Anche la Nuova Diodati ritiene che “il Santo dei Santi” sia in realtà “il luogo santissimo” ma poi anch’essa traduce “Messia” intendendo evidentemente Cristo. Anch’essa traduce “7 settimane e altre 62 settimane” e nel versetto 26 si legge “nessuno sarà per lui” ribadendo il concetto “nessuno che lo aiuti” e non “senza nulla per se”. Ovviamente riconoscendo da un lato che il Santissimo è il luogo più interno del tempio e non una persona ma dall’altro traducendo “Messia” dove altre traduzioni traducono semplicemente unto o capo, sorge la domanda: è il luogo ad essere unto (cioè messo nella condizione giusta) oppure è il Messia? La versione successiva traduce… 24 Settanta settimane son fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la trasgressione, per metter fine al peccato, per espiare l'iniquità, e addurre una giustizia eterna, per suggellare visione e profezia, e per ungere un luogo santissimo. 25 Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l'ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all'apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane, un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. E il popolo d'un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un'inondazione; ed è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra. 27 Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana; e in mezzo alla settimana farà cessare sacrifizio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore; e questo, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore' – Luzzi/Riveduta Isolando i punti che ci interessano vediamo che la Luzzi traduce “un unto”, il quale compare in sette settimane esattamente come traduce la CEI. Con un punto e virgola tra le due espressioni, si capisce che le successive 62 settimane servono per restaurare e ricostruire Gerusalemme e non hanno nulla a che vedere con l’apparizione di questo unto (che è comparso da un pezzo). Alla fine di queste 62 settimane, ovvero quando ormai Gerusalemme è ricostruita, questo unto viene soppresso. Un’altra differenza importante è che questa traduzione riporta che “è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra” e non “fino alla fine ci sarà guerra” e anche questa è una differenza notevole. Nel primo caso si sta dicendo che la devastazione durerà fino alla fine della guerra (guerra che può essere breve o lunga) mentre nel secondo caso dice che ci sarà guerra “fino alla fine” ovvero fino alla fine del sistema satanico. Probabilmente a questa traduzione si deve la credenza comune che se in Israele c’è sempre guerra è perché era una profezia (anche se bisognerebbe spiegare che guerre ci sarebbero state in Israele quando Israele non esisteva e comunque per quale motivo non c’è sempre stata devastazione). Vi sembrano differenze di poco conto? Prima di “scegliere” una traduzione e scartarne un’altra, dovremmo almeno capire quale criterio seguire. Non sarebbe un po’ troppo facile scegliere quella traduzione che accarezza maggiormente le nostre credenze o le nostre idee preconcette? Come già accennato, qualcuno però dirà che la storia ha dimostrato quale dovrebbe essere la traduzione più corretta. Non viene però spontaneo chiedersi perché, “se fosse così”, molte traduzioni continuerebbero a tradurre male sapendo com’è andata la storia? Questi traduttori biblici preferiscono negare la storia pur di giustificare le proprie traduzioni o forse la storia non è andata proprio come ci è stato raccontato? Sorvolando temporaneamente queste domande, analizziamo in profondità la spiegazione della Wt e vediamo se è davvero così inattaccabile. Analizziamo l’interpretazione delle 70 settimane secondo l’intendimento della Watchtower E’ opportuno, prima di cimentarci nella spiegazione ufficiale della società Torre di Guardia, citare cosa diceva la rivista del 15/02/2014 alle “domande dai lettori”. Segue la citazione. “Nel II secolo alcuni ebrei credevano che le 70 settimane abbracciassero il periodo di tempo che andava dalla distruzione del primo tempio nel 607 a.E.V. a quella del secondo nel 70 E.V.; altri invece pensavano che la profezia si fosse adempiuta durante il periodo dei Maccabei, nel II secolo a.E.V. Quindi, sul calcolo delle 70 settimane non c’era unanimità. Se nel I secolo il calcolo delle 70 settimane fosse stato fatto correttamente, sarebbe lecito pensare che gli apostoli e altri cristiani dell’epoca usassero questa profezia per dimostrare che Gesù Cristo era il promesso Messia e che era arrivato proprio quando era stato predetto. Non ci sono però prove a conferma del fatto che questo è ciò che fecero i primi cristiani. È opportuno mettere in risalto anche un altro fattore. Gli scrittori dei Vangeli spesso menzionarono profezie delle Scritture Ebraiche che si erano adempiute in Gesù Cristo (Matt. 1:22, 23; 2:13-15; 4:13-16). Nessuno di loro, però, associò la comparsa di Gesù sulla terra alla profezia delle 70 settimane. In conclusione, non possiamo affermare con certezza che ai giorni di Gesù si avesse un intendimento corretto della profezia delle 70 settimane. I Vangeli, comunque, forniscono altre valide ragioni per cui il popolo avrebbe dovuto essere “in aspettazione” del Messia”. Fine della citazione. Riflettiamo attentamente su queste parole. Finché parliamo del II secolo e di persone non approvate da Dio è solo logico pensare che essi non avessero il corretto intendimento di questa o di altre profezie – confronta Daniele 12:9, 10; Matteo 11:25, 26 Tuttavia se parliamo dei discepoli di Cristo, in particolare gli apostoli, i quali predicarono in Israele e altrove per dimostrare che Gesù fosse il Messia promesso, non è strano constatare che tra le tante Scritture che essi menzionarono a riprova dell’identità del Cristo, nessuno mai fece riferimento alle 70 settimane? Eppure sarebbe stata la dimostrazione più forte e incontestabile! Riuscite a trovare un solo discorso degli apostoli o dei primi cristiani che, durante la loro opera di predicazione, citano la profezia delle 70 settimane a riprova che Egli fosse il Messia promesso? La rivista Torre di Guardia qui citata afferma “non possiamo affermare con certezza che ai giorni di Gesù si avesse un intendimento corretto della profezia delle 70 settimane”… e a parte il fatto che si sarebbe dovuto scrivere “non possiamo affermarlo e basta” e non “non possiamo affermare con certezza” c’è un problema più serio da affrontare. Ammettiamo che i primi discepoli di Cristo non avessero una conoscenza completa della Scrittura, come infatti era – confronta Giovanni 16:12 Le stesse domande che essi facevano dimostravano i loro limiti e il loro desiderio di capire – confronta Matteo 15:15, 16 Questa mancanza di conoscenza sarebbe perdurata? Il Signore disse “Mentre rimanevo con voi, vi ho detto queste cose. Ma il soccorritore, lo spirito santo, che il Padre manderà nel mio nome, quello vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutte le cose che vi ho detto” - Giovanni 14:25, 26 La predicazione della buona notizia non si interruppe alla morte di Cristo anzi… essa raggiunse tutta la terra abitata allora conosciuta – Atti 24:5; Romani 10:18 Quindi anche ammettendo che durante la vita del Signore sulla terra essi non avessero un accurato intendimento delle Scritture, dopo la Sua morte sarebbe sceso su di loro lo Spirito Santo che avrebbe “insegnato loro ogni cosa”. Perché, dunque, in tutte le lettere apostoliche fino alla lettera di III Giovanni non si menzionano, mai, le 70 settimane di Daniele? Quello che la rivista qui citata dice tra le righe in effetti è: anche se i primi cristiani non compresero la profezia delle 70 settimane, l’abbiamo compresa noi. Ciò che segue è preso dal libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele”* parti estrapolate dal capitolo 11. 16 Tre avvenimenti notevoli meritano di essere presi in considerazione a proposito dell’inizio delle “settanta settimane”. Il primo si verificò nel 537 a.E.V. quando Ciro emanò il decreto che permetteva agli ebrei di tornare al loro paese. Si legge: “Ciro re di Persia ha detto questo: ‘Geova l’Iddio dei cieli mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli stesso mi ha incaricato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque fra voi è di tutto il suo popolo, il suo Dio sia con lui. Salga dunque a Gerusalemme, che è in Giuda, e riedifichi la casa di Geova l’Iddio d’Israele — egli è il vero Dio — la quale era a Gerusalemme. In quanto a chiunque resta da tutti i luoghi dove risiede come forestiero, gli uomini del suo luogo lo assistano con argento e con oro e con beni e con animali domestici insieme all’offerta volontaria per la casa del vero Dio, che era a Gerusalemme’”. (Esdra 1:2-4) Chiaramente il preciso scopo del decreto era far ricostruire il tempio — “la casa di Geova” — nel luogo in cui sorgeva un tempo. 17 Il secondo avvenimento si verificò nel settimo anno del regno del re persiano Artaserse (Artaserse Longimano, figlio di Serse I). All’epoca il copista Esdra fece un viaggio durato quattro mesi da Babilonia a Gerusalemme. Era latore di una lettera speciale del re, che però non autorizzava la ricostruzione di Gerusalemme. L’incarico di Esdra consisteva solo nell’“abbellire la casa di Geova”. Per questo la lettera menzionava oro e argento, vasi sacri e contribuzioni in frumento, vino, olio e sale per sostenere l’adorazione presso il tempio, nonché l’esenzione dalle tasse per coloro che vi prestavano servizio. — Esdra 7:6-27. 18 Il terzo avvenimento si verificò 13 anni (ovvero 13 anni dopo il settimo anno del re persiano Artaserese) dopo, nel 20° anno del re persiano Artaserse. Allora Neemia serviva come suo coppiere “a Susa il castello”. Gerusalemme era stata parzialmente riedificata dal rimanente tornato da Babilonia. Ma le cose non andavano bene. Neemia apprese che ‘le mura di Gerusalemme erano diroccate e le sue stesse porte erano state bruciate col fuoco’. Questo lo turbava molto e il suo cuore era rattristato. Quando gli fu chiesta la ragione della sua tristezza, Neemia rispose: “Viva il re a tempo indefinito! Perché non dev’essere triste la mia faccia quando la città, la casa dei luoghi di sepoltura dei miei antenati, è devastata, e le sue medesime porte sono state divorate dal fuoco?” — Neemia 1:1-3; 2:1-3. 19 La descrizione dell’episodio che riguardava Neemia prosegue: “A sua volta il re mi disse: ‘Che cos’è dunque che cerchi di ottenere?’ Subito pregai l’Iddio dei cieli. Dopo ciò dissi al re: ‘Se al re in effetti sembra bene, e se il tuo servitore sembra buono davanti a te, che tu mi mandi in Giuda, alla città dei luoghi di sepoltura dei miei antenati, affinché io la riedifichi’”. La proposta piacque ad Artaserse, che acconsentì anche a un’ulteriore richiesta di Neemia: “Se al re in effetti sembra bene, mi siano date lettere per i governatori che sono oltre il Fiume [l’Eufrate], perché mi facciano passare finché io giunga in Giuda; anche una lettera per Asaf il custode del parco che appartiene al re, affinché mi dia alberi per costruire col legname le porte del Castello che appartiene alla casa, e per le mura della città e per la casa in cui devo entrare”. Neemia riconobbe il ruolo di Geova in tutto questo, dicendo: “Il re, dunque, [mi] diede [le lettere], secondo la buona mano del mio Dio su di me”. — Neemia 2:4-8. 20 Il permesso venne accordato nel mese di nisan, nella prima parte del 20° anno del regno di Artaserse, ma l’effettiva “emanazione della parola di restaurare e riedificare Gerusalemme” andò in vigore mesi dopo, quando Neemia arrivò a Gerusalemme e iniziò il lavoro di ricostruzione. Il viaggio di Esdra aveva richiesto quattro mesi, ma Susa si trovava più di 300 chilometri a est di Babilonia e quindi ancora più lontano da Gerusalemme. Molto probabilmente, dunque, Neemia arrivò a Gerusalemme verso la fine del 20° anno di Artaserse, cioè nel 455 a.E.V. Le predette “settanta settimane”, o 490 anni, iniziarono allora. Sarebbero terminate nell’ultima parte del 36 E.V. — Vedi “Quando iniziò il regno di Artaserse?”, a pagina 197. 21 Quanti anni passarono prima che Gerusalemme fosse effettivamente ricostruita? La ricostruzione della città doveva avvenire “nelle strettezze dei tempi” a motivo di difficoltà fra gli ebrei stessi e dell’opposizione dei samaritani e di altri. Il lavoro a quanto pare fu completato nella misura necessaria verso il 406 a.E.V., entro le “sette settimane”, cioè entro 49 anni. (Daniele 9:25) Sarebbe seguito un periodo di 62 settimane, o 434 anni. Dopo quel periodo sarebbe comparso il Messia promesso da tempo. Contando 483 anni (49 più 434) dal 455 a.E.V. arriviamo al 29 E.V. Cosa accadde quell’anno? Il Vangelo scritto da Luca ci dice: “Nel quindicesimo anno del regno di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, ed Erode era governante del distretto della Galilea, . . . la dichiarazione di Dio fu rivolta a Giovanni figlio di Zaccaria nel deserto. Egli venne dunque in tutto il paese intorno al Giordano, predicando il battesimo in simbolo di pentimento per il perdono dei peccati”. In quel tempo “il popolo era in aspettazione” del Messia. — Luca 3:1-3, 15. 22 Giovanni non era il Messia promesso. Ma riguardo a ciò di cui fu testimone al battesimo di Gesù di Nazaret, nell’autunno del 29 E.V., Giovanni disse: “Ho visto lo spirito scendere dal cielo come una colomba e rimanere sopra di lui. Nemmeno io lo conoscevo, ma Colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi disse: ‘Chiunque sia colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo spirito, questi è colui che battezza nello spirito santo’. E io l’ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”. (Giovanni 1:32-34) Al suo battesimo, Gesù diventò l’Unto: il Messia o Cristo. Poco dopo Andrea, discepolo di Giovanni, incontrò l’unto Gesù e poi disse a Simon Pietro: “Abbiamo trovato il Messia”. (Giovanni 1:41) Quindi “Messia il Condottiero” comparve puntualmente, alla fine di 69 settimane! Dal sottotitolo “GLI AVVENIMENTI DELL’ULTIMA SETTIMANA” 23 Cosa doveva compiersi durante la 70a settimana? Gabriele disse che il periodo di “settanta settimane” era stato determinato “per porre termine alla trasgressione, e porre fine al peccato, e fare espiazione per l’errore, e recare giustizia per tempi indefiniti, e imprimere un suggello sulla visione e sul profeta, e ungere il Santo dei Santi”. Perché questo si compisse “Messia il Condottiero” doveva morire. Quando? Gabriele disse: “Dopo le sessantadue settimane Messia sarà stroncato, senza nulla per lui stesso. . . . Ed egli deve tenere in vigore il patto per i molti per una settimana; e alla metà della settimana farà cessare sacrificio e offerta di dono”. (Daniele 9:26a, 27a) Il momento cruciale era “alla metà della settimana”, vale a dire nel mezzo dell’ultima settimana di anni. 24 Il ministero pubblico di Gesù Cristo iniziò nell’ultima parte del 29 E.V. e durò tre anni e mezzo. Come era stato profetizzato, nei primi mesi del 33 E.V. Cristo fu “stroncato” quando morì su un palo di tortura, dando la sua vita umana come riscatto per l’umanità. (Isaia 53:8; Matteo 20:28) La necessità dei sacrifici di animali e delle offerte di dono prescritti dalla Legge cessò quando il risuscitato Gesù presentò a Dio in cielo il valore della sua vita umana sacrificata. Anche se i sacerdoti ebrei continuarono a fare offerte sino alla distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 E.V., quei sacrifici non erano più graditi a Dio. Erano stati sostituiti da un sacrificio migliore, che non si doveva mai ripetere. L’apostolo Paolo scrisse: “[Cristo] offrì un solo sacrificio per i peccati in perpetuo . . . Poiché con una sola offerta di sacrificio ha reso perfetti in perpetuo quelli che sono santificati”. — Ebrei 10:12, 14. 25 Benché il peccato e la morte abbiano continuato ad affliggere l’umanità, il fatto che Gesù fu stroncato nella morte e la sua risurrezione alla vita celeste adempirono la profezia. Ciò ‘pose termine alla trasgressione, pose fine al peccato, fece espiazione per l’errore e recò giustizia’. Dio aveva abrogato il patto della Legge, che denunciava e condannava gli ebrei come peccatori. (Romani 5:12, 19, 20; Galati 3:13, 19; Efesini 2:15; Colossesi 2:13, 14) Adesso i peccati dei trasgressori pentiti potevano essere cancellati e le relative pene annullate. Grazie al sacrificio propiziatorio del Messia, per coloro che esercitavano fede era possibile la riconciliazione con Dio. Potevano aspettarsi di ricevere il dono di Dio della “vita eterna mediante Cristo Gesù”. — Romani 3:21-26; 6:22, 23; 1 Giovanni 2:1, 2. 26 Così nel 33 E.V., con la morte di Cristo, Geova abrogò il patto della Legge. Come mai, allora, si poteva dire che il Messia doveva “tenere in vigore il patto per i molti per una settimana”? Perché mantenne in vigore il patto abraamico. Sino alla fine della 70a settimana Dio concesse le benedizioni di quel patto ai discendenti ebrei di Abraamo. Ma alla fine delle “settanta settimane” di anni, nel 36 E.V., l’apostolo Pietro predicò a un devoto italiano, Cornelio, ai suoi familiari e ad altri gentili. E da quel giorno in poi si cominciò a proclamare la buona notizia fra persone delle nazioni. — Atti 3:25, 26; 10:1-48; Galati 3:8, 9, 14. 27 La profezia aveva predetto anche l’unzione del “Santo dei Santi”. Non si tratta dell’unzione del Santissimo, o compartimento più interno, del tempio di Gerusalemme. L’espressione “Santo dei Santi” si riferisce qui al celeste santuario di Dio. Lì Gesù presentò il valore del suo sacrificio umano al Padre. Nel 29 E.V. il battesimo di Gesù aveva unto, o appartato, quella realtà spirituale, celeste, rappresentata dal Santissimo del tabernacolo terreno e del successivo tempio. — Ebrei 9:11, 12. Dal sottotitolo “LA PROFEZIA CONFERMATA DA DIO” 28 La profezia messianica pronunciata all’angelo Gabriele parlava anche di “imprimere un suggello sulla visione e sul profeta”. Questo significava che tutto ciò che era stato predetto riguardo al Messia — tutto quello che compì mediante il suo sacrificio, la sua risurrezione e la sua comparsa in cielo, come pure le altre cose che avvennero durante la 70a settimana — avrebbe avuto il suggello dell’approvazione divina, sarebbe risultato vero ed era degno di fiducia. La visione sarebbe stata suggellata, limitata al Messia. Si sarebbe adempiuta in lui e nell’opera compiuta da Dio per mezzo suo. Solo in relazione al predetto Messia avremmo potuto trovare l’interpretazione corretta della visione. Niente altro ne avrebbe dischiuso il significato. 29 Gabriele in precedenza aveva profetizzato che Gerusalemme sarebbe stata ricostruita. Adesso predice la distruzione della città ricostruita e del suo tempio, dicendo: “Il popolo di un condottiero che verrà ridurrà in rovina la città e il luogo santo. E la fine d’esso sarà mediante l’inondazione. E sino alla fine ci sarà guerra; sono decise le desolazioni. . . . E sull’ala di cose disgustanti ci sarà colui che causa desolazione; e fino a uno sterminio, la medesima cosa decisa si verserà anche su colui che giace desolato”. (Daniele 9:26b, 27b) Anche se sarebbe avvenuta dopo le “settanta settimane”, questa desolazione sarebbe stata il risultato diretto di avvenimenti verificatisi durante l’ultima “settimana”, quando gli ebrei rigettarono Cristo e lo fecero mettere a morte. — Matteo 23:37, 38. 30 La storia mostra che nel 66 E.V. le legioni romane al comando di Cestio Gallo, legato di Siria, accerchiarono Gerusalemme. Nonostante la resistenza degli ebrei, gli eserciti romani con le loro insegne idolatriche penetrarono nella città e cominciarono a scalzare il muro del tempio a nord. Il fatto che stessero lì li rendeva una “cosa disgustante” che poteva causare completa desolazione. (Matteo 24:15, 16) Nel 70 E.V. i romani al comando del generale Tito vennero come un’“inondazione” e resero effettivamente desolati la città e il tempio. Niente li fermò, poiché questo era stato decretato — ‘deciso’ — da Dio. Geova ancora una volta aveva adempiuto la sua parola al tempo da lui stabilito! FINE DELLA CITAZIONE Cominciamo dunque ad analizzare approfonditamente questa interpretazione che, ad una prima lettura, sembrerebbe inattaccabile. Dopo aver spiegato le motivazioni secondo cui dobbiamo considerare le settimane come settimane di anni (come traducono anche alcune versioni bibliche), il libro riconosce che ci sono “tre avvenimenti notevoli che meritano di essere presi in considerazione a proposito dell’inizio delle “settanta settimane””. Il primo si verificò nel 537 a.E.V. quando Ciro emanò il decreto che permetteva agli ebrei di tornare al loro paese. Si legge: “Ciro re di Persia ha detto questo: ‘Geova l’Iddio dei cieli mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli stesso mi ha incaricato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda” - Esdra 1:2-4 Questo sembra davvero essere il più ragionevole perché fu Dio stesso ad autorizzarlo. Questo editto non fu proclamato per iniziativa di un imperatore borioso ma, come egli stesso disse, “Geova l’Iddio dei cieli (…) mi ha incaricato di edificargli una casa a Gerusalemme”. Non solo: è proprio lui ad essere chiamato “unto”! - Isaia 45:1 Daniele menziona chiaramente “l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme” Secondo la Parola di Dio e non secondo le interpretazioni umane, chi fu incaricato di ricostruire Gerusalemme? Isaia 44:28 dice “Colui che dice di Ciro: ‘È il mio pastore, e tutto ciò di cui mi diletto adempirà completamente’; perfino nel [mio] dire di Gerusalemme: ‘Sarà riedificata’, e del tempio: ‘Saranno gettate le tue fondamenta’”. A questo punto la questione dovrebbe già essere chiusa** (vedi la nota in calce) perché la semplice domanda che dovremmo farci è: queste parole si adempirono oppure non si adempirono? Se non si adempirono, allora affermiamo apertamente che la Bibbia si è sbagliata. Dio disse di aver incaricato Ciro per riedificare Gerusalemme e gettare le fondamenta del tempio ma questo non si avverò. Giusto? Non si avverò perché il libro “Profezie di Daniele” dice chiaramente che “Gerusalemme era stata parzialmente riedificata”… ma la profezia di Isaia diceva che Ciro avrebbe riedificato Gerusalemme e non “parzialmente”. Inoltre lo rimarca dicendo “tutto ciò di cui mi diletto adempirà completamente”. Cosa avrebbe adempiuto, completamente? Forse il diletto di Geova era che Gerusalemme fosse ricostruita parzialmente? Sul tempio si potrebbe disquisire perché la profezia riguardo a Ciro diceva semplicemente che “sarebbero state gettate le fondamenta”, a indicazione del fatto che egli non sarebbe vissuto abbastanza per vedere il tempio di Gerusalemme completamente ricostruito e dedicato, ma non si può disquisire sulla ricostruzione di Gerusalemme. Cosa ci dicono i dati storici? Quando fu ricostruita Gerusalemme e quando fu ricostruito e dedicato il tempio? Dopo il ritorno dall'esilio babilonese, sotto la guida di Zorobabele, nominato governatore della Giudea e sommo sacerdote Giosuè, immediatamente si cerca di ricostruire Gerusalemme e la Giudea, devastati ed abbandonati 70 anni prima. Dopo le iniziali e notevoli difficoltà comunque Gerusalemme viene ricostruita e le fondamenta del Secondo Tempio, sempre secondo la storia secolare, vengono concluse nel 535 a.C. Ovviamente stiamo parlando di una “data secolare” e finora abbiamo preso queste informazioni con le dovute cautele. Possiamo tendenzialmente fidarci di questa data? Sì, perché essa sarebbe in armonia con il periodo di vita dell’imperatore Ciro, il quale morì nell’anno 530 a.C. Come abbiamo letto nella profezia di Isaia, egli avrebbe emanato l’ordine di ricostruire Gerusalemme ma per quanto riguarda il tempio egli avrebbe visto soltanto “gettarne le fondamenta”. Sempre secondo la storia secolare, confermata dagli storici ebrei, il Tempio viene consacrato nella primavera del 515 a.C., ovvero più di venti anni dopo il ritorno da Babilonia. Ciro non avrebbe mai visto il completamento dei lavori in quanto mori 15 anni prima. Senza voler per forza associare questa profezia (quella di Isaia) a quella di Daniele, la questione è solo una: quante volte il tempio o la città dovevano essere ricostruiti? Se la parte iniziale della profezia delle settanta settimane si riferisce alla ricostruzione di Gerusalemme e del tempio, allora dobbiamo stabilire se ciò sia avvenuto nel 515 a.E.V (o al limite qualche anno prima) oppure nel 455. Chi emanò l'ordine di "restaurare e riedificare Gerusalemme"? Ciro o Artaserse? Possiamo scegliere “la data che ci piace di più”, come fanno in molti, ma la Bibbia menziona Ciro come “unto” incaricato sul rimpatrio degli ebrei e sulle fondamenta del Tempio e nessun Artaserse fu mai incaricato per questo. Anche ammettendo che le date su Ciro e sul suo editto non siano precise, di certo non possono essere sballate di 60 anni e Ciro e Artaserse non sono intercambiabili. La data di inizio da cui far partire queste emblematiche “70 settimane” è già diventata molto discutibile ma vediamo altre questioni difficili da armonizzare. Facendo partire le prime sette settimane dal 455 a.E.V. arriviamo al 406 a.E.V. (come ammette lo stesso libro) citato. Riguardo a questa data, il libro afferma “Il lavoro a quanto pare fu completato nella misura necessaria verso il 406 a.E.V”. “A quanto pare” dal punto di vista di chi? Esiste, nella storia secolare, un solo dato riscontrabile che anche solo si avvicini a questa data? Oppure “a quanto pare” è da riferirsi a qualche data biblica? Esiste, nella Bibbia, qualche riferimento che possa farci ricavare questa data o una data vicina? In realtà non esiste nulla di tutto ciò e “a quanto pare” è da riferirsi ad una convinzione preconcetta: se dobbiamo far collimare questa data alla comparsa del Messia, dev’essere così per forza. Forse adesso cominciamo a capire perché diverse traduzioni bibliche traducono “unto” anziché “Messia”, insistendo nella loro traduzione nonostante quella che per molti di noi era un’ assoluta evidenza storica? Riusciamo anche a mettere il beneficio del dubbio sul perché i primi cristiani non usarono mai questa parte delle Scritture per dimostrare l’identità o il periodo della comparsa del Messia? Ovviamente, quindi, partendo dal 406 (?) e aggiungendo altri 434 anni arriviamo al 29 E.V. che è proprio l’anno in cui Gesù viene battezzato e diventa il Messia. Tutti sanno fare i 434-406, nessuno discute che faccia “29”, togliendo l’anno zero; questo semplice calcolo lo sapranno fare anche i diversi traduttori biblici ma il problema sta a monte. Se forziamo la data di partenza riusciamo a far collimare qualsiasi cosa. Se poi forziamo sia la data di partenza che la data di arrivo, allora possiamo far dire alla Bibbia tutto quello che vogliamo… ma andiamo avanti perché i problemi non sono certo finiti qua. Il libro vorrebbe lasciar intendere che questo calcolo, cioè quello che porterebbe al 29 E.V., era intrinsecamente conosciuto dagli ebrei del primo secolo in quanto il popolo era in aspettazione del Messia proprio nel periodo di predicazione di Giovanni il Battista – confronta Luca 3:1-3, 15 Questo resoconto, però, dimostra soltanto che il popolo ebraico era in aspettazione del Messia già da parecchio tempo e sicuramente da molti anni. Vedendo Giovanni il Battista battezzare e predicare il pentimento dei peccati, il dubbio che potesse essere lui era solo legittimo. Che essi non avessero affatto un’idea precisa dell’anno della sua apparizione lo si capisce sia dalle parole del Signore che dal resoconto della storia secolare. Parlando degli ultimi giorni del sistema giudaico il Signore disse chiaramente che sarebbero sorti “falsi Cristi e falsi profeti” che avrebbero potuto sviare perfino i suoi discepoli per cui dovevano stare in guardia. I resoconti storici confermano che poco dopo il primo assedio, avvenuto per ordine di Cestio Gallo nel 66 E.V., ci fu un’apparente riscossa degli ebrei i quali arrivarono al punto di inseguire i propri invasori. Proprio in quel periodo sorsero “falsi Cristi” asserendo che era volontà di Dio che Gerusalemme fosse definitivamente liberata. Ora, se come lascia intendere il libro il popolo conosceva il calcolo delle 70 settimane (e di conseguenza erano giunti alla stessa data del 29 E.V.) perché essi diedero retta ai “cristi” apparsi quasi quarant’anni dopo? In realtà essi aspettavano l’arrivo del Cristo liberatore fin da quando furono soggiogati dall’impero romano ed essi sapevano che il Cristo poteva comparire da un momento all’altro, all’improvviso. Inoltre non è ragionevole credere che essi avessero fatto questi calcoli sulle 70 settimane perché la scrittura parla di “giustizia eterna” ma anche di distruzione del tempio – vedi Daniele 9:26 E’ dunque strano che essi si illusero di poter liberare Gerusalemme se interpretavano la profezia delle 70 settimane come viene interpretata oggi, ovvero sapendo che il tempio doveva essere distrutto. Che questa interpretazione delle 70 settimane proposta dalla Watchtower sia fasulla lo si vede ancora nella parte finale della profezia. Pur avendo forzato le due date di inizio (il 455 e il 406), non si riesce a far collimare neppure la parte finale. Vediamo perché. Intanto la scrittura dice che quel periodo di tempo era stato determinato “per porre termine alla trasgressione, e porre fine al peccato, e fare espiazione per l’errore, e recare giustizia per tempi indefiniti” ma ciò non avvenne nel 33, nel 36 e neppure nel 70. Non si pose fine né al peccato, né alla trasgressione e non si recò giustizia a tempi indefiniti ma ovviamente la wt spiega queste affermazioni in senso “spirituale”. Dal momento che il sacrificio di Cristo servì al perdono dei peccati abrogando la Legge che li condannava, venne stabilita questa “giustizia a tempi indefiniti”… . Citando le parole del libro: “Adesso i peccati dei trasgressori pentiti potevano essere cancellati e le relative pene annullate. Grazie al sacrificio propiziatorio del Messia, per coloro che esercitavano fede era possibile la riconciliazione con Dio”. Noi abbiamo capito che Israele non ha mai smesso d’avere importanza agli occhi di Dio: non c’è mai stata alcuna “sostituzione” come dicono le religioni della cristianità. Se questo è corretto, allora dovrebbe essere scontato che è proprio sul popolo di Israele e sulla terra di Israele che si doveva “porre termine alla trasgressione, e porre fine al peccato, e fare espiazione per l’errore, e recare giustizia per tempi indefiniti”; infatti l’angelo dice a Daniele che quelle 70 settimane erano state determinate non solo sul suo popolo ma anche “sulla sua santa città” - leggi Daniele 9:24 La santa città di Daniele era Gerusalemme e nessun’altra… invece in quella città, anche dopo la morte e risurrezione di Cristo, continuò ad esserci trasgressione e sicuramente non si può dire che venne stabilita una “giustizia eterna” durante i 19 secoli della sua inesistenza. Neppure oggi che Gerusalemme esiste di nuovo si può dire che è stata stabilita questa giustizia eterna. Saltiamo comunque il particolare della città e ammettiamo la possibilità di aver capito male proseguendo il nostro esame. Diciamo che fu stabilita la giustizia eterna quando Gesù pagò il riscatto versando il suo sangue in sacrificio e che Israele non c’entri nulla in tutto ciò. Molte traduzioni, come abbiamo visto, non condividono le parole “tenere in vigore il patto” e infatti riportano “stabilire un patto” o un’alleanza o “stipulare un patto”. Anche se patto e alleanza possono essere sinonimi, di certo sono molto diverse le espressioni “tenere in vigore” o “stipulare”. La prima espressione presuppone l’esistenza di un patto pre-esistente mentre la seconda menziona un patto appena fatto o nuovo di zecca. Ovviamente coloro che partono dal principio che il messia menzionato nei versetti precedenti sia proprio IL Messia, si sono dovuti chiedere “quale patto” Egli potesse stipulare con quel popolo che l’aveva appena ucciso. Quindi il patto diventa il patto Abraamico e la traduzione più congeniale non può essere “stipulare” ma “tenere in vigore”. In realtà anche accettando questa possibilità avremmo dovuto trovare scritto che il Messia avrebbe tenuto in vigore il patto per “un’altra” o “ancora una settimana” e non semplicemente per una settimana. Al limite avremmo dovuto leggere che il patto sarebbe stato “prolungato” per una settimana… ma non si legge nulla di tutto ciò in nessuna traduzione. Comunque il problema non riguarda semplicemente stabilire quale sia la traduzione più corretta (che cambierebbe comunque le cose) ma stabilire chi è il soggetto che “tiene in vigore” o “stipula un patto”. Dalla punteggiatura presente nella TnM non è molto chiaro ma sembra che sia “il Messia” a farlo. Il versetto 26 finisce così: “E il popolo di un condottiero che verrà distruggerà la città e il luogo santo, la cui fine arriverà come con un’inondazione. Sino alla fine ci sarà guerra; è stata decretata la devastazione”. Quindi il versetto 27 continua… ““Lui terrà in vigore il patto per i molti per una settimana, e alla metà della settimana farà cessare sacrificio e offerta”. “Lui terrà in vigore il patto”: lui chi? Colui che è stato ucciso dopo le 62 settimane (versetto 26a) oppure il condottiero di quel popolo che sarebbe arrivato e avrebbe distrutto la città e il luogo santo? (versetto 26b). La domanda è lecita perché la CEI traduce così: “il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta” lasciando intendere che è questo principe, ovvero il principe che comanda questo esercito distruttore, a stipulare una “forte alleanza”, una sorta di trattato di pace. Pur scegliendo la versione più congeniale ai nostri preconcetti, che l’intendimento sia completamente sbagliato è dimostrato dalla storia stessa perché, come abbiamo detto, neppure l’avvenimento finale può dirsi adempiuto. Con il massimo della semplicità l’opera citata “conclude” la spiegazione della profezia con la conversione di Cornelio, che sarebbe avvenuta nel 36 E.V. e questo chiuderebbe le 70 settimane. Quindi non si parla affatto della distruzione del Tempio, che avvenne 34 anni più tardi, tanto meno della distruzione di “colui che giace desolato” (chiunque sia per la TnM e qualunque cosa significhi). Questo è ragionevole? Questa profezia non includeva anche la devastazione del Tempio nonché la distruzione dello stesso devastatore? Non sorprende adesso capire perché la TnM traduca in maniera incomprensibile “colui che giace desolato” rendendo inverosimile applicare questa descrizione all’impero romano. La spiegazione lascia intendere che la stessa distruzione del tempio sarebbe avvenuta in un periodo al di fuori delle 70 settimane perché esse si concluderebbero nel 36! L’angelo Gabriele avrebbe parlato di 70 settimane le quali si concludono con “lui terrà in vigore il patto per i molti per una settimana” (stop) ma per quanto riguarda la parte che dice “sull’ala di cose ripugnanti arriverà colui che causa devastazione; ciò che è stato deciso sarà riversato su colui che giace desolato, fino alla completa distruzione” sarebbe avvenuto quando sarebbe avvenuto. Anche in un lontanissimo futuro… se prendiamo per assodato che “colui che giaceva desolato” era l’impero Romano. Per chi legge senza pregiudizi queste scritture, pur non comprendendo i soggetti implicati né il tempo dell’adempimento, il susseguirsi degli avvenimenti è chiaro e lineare: Lui terrà in vigore il patto per i molti per una settimana (ciò vale a dire che alla fine di questa settimana il patto scade o viene infranto) e alla metà della settimana farà cessare sacrificio e offerta. Sull’ala di cose ripugnanti arriverà colui che causa devastazione (ovvero alla fine della settimana quando ormai “il patto” è giunto al termine) ciò che è stato deciso sarà riversato su colui che giace desolato (ovvero, subito dopo aver infranto il patto – durato una settimana – egli stesso verrà eliminato) fino alla completa distruzione. Tutti gli avvenimenti descritti dall’angelo Gabriele dovevano iniziare con le prime sette settimane (dall’annuncio di partenza all’arrivo dell’unto) e concludersi nell’ultima settimana (con la distruzione del Tempio o della “città santa” e quindi la distruzione del devastatore). Questo lo capirebbe anche un bambino. Quindi, pur avendo forzato la data di inizio (il 455 a.E.V., in quanto gli ebrei non tornarono in patria quell’anno e non gettarono le fondamenta in quell’anno bensì nel 515 a.E.V. grazie all’editto di Ciro, autorizzato come unto di Geova) e pur avendo forzato la data “di mezzo” (il 406… data assolutamente inesistente in tutti i libri di storia) gli avvenimenti non possono combaciare a prescindere. Salvo spezzando la profezia, dimenticandosi della parte finale. A questo punto dobbiamo essere onesti con noi stessi e scegliere. Alcuni dicono che quella delle 70 settimane è una “profezia errata” e la usano per “dimostrare” che il libro di Daniele racconti falsità. Altri, cercando di salvare capre e cavoli, dicono che è una profezia “ipotetica” dicendo che quelle cose si sarebbero adempiute se il popolo avesse o non avesse fatto determinato cose. In pratica alcuni dicono che Dio cambiò idea riguardo a questa profezia a motivo delle mutate condizioni generali, un po’ come accadde nel caso dei niniviti al tempo di Giona. Altri, come possiamo immaginare, continuano a negare l’evidenza insistendo sulla corretta interpretazione della propria organizzazione religiosa (che non riguarda nello specifico la WT ma le spiegazioni delle organizzazioni religiose in generale, le quali, non da meno della WT, giocano molto con le parole). Che dire di noi? La Bibbia si è sbagliata oppure Dio ha cambiato idea all’ultimo momento non facendo più avverare la profezia? Adesso che abbiamo compreso i termini dell’enigma, possiamo sperare di aver fatto il primo passo verso la comprensione oppure ci siamo allontanati ancora di più? Dobbiamo rinunciarci? L’enigma della 70 settimane sarà mai svelato? Se la Bibbia è davvero il Libro di Dio, le risposte devono trovarsi lì... no? Pur riconoscendo i nostri limiti, il prossimo articolo cercherà nella Bibbia la chiave per svelare questo millenario enigma – Daniele 12:10; 2 Timoteo 3:16, 17 Note in calce * Il libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" è edito dalla Watchtower **Nel prossimo articolo si menzioneranno, tra le altre cose, le Scritture di Esdra e Neemia in genere utilizzate per dimostrare che la profezia delle 70 settimane dovrebbe partire dall’editto di Artaserse Longimano.
  3. “Sì, in lei fu trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono stati scannati sulla terra” - Rivelazione 18:24 Se Babilonia la Grande è la moderna nazione di Israele, perché il libro di Rivelazione dice che “in lei fu trovato il sangue di tutti quelli che sono stati scannati sulla terra”? Ovviamente l’obiezione è che se Israele esiste soltanto dal 1948, non può essere responsabile di tutto il sangue versato! Per rispondere a questa domanda dobbiamo comprendere quando si adempie la Rivelazione e il contesto di questa scrittura. Intanto è utile riflettere sulle parole del Nostro Signore quando, rivolgendosi proprio agli scribi e ai farisei ipocriti di quella nazione disse: “Serpenti, progenie di vipere, come sfuggirete al giudizio della Geenna? 34 Per questa ragione, ecco, vi mando profeti e saggi e pubblici insegnanti. Alcuni li ucciderete e metterete al palo, e alcuni li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; 35 affinché venga su di voi tutto il sangue giusto versato sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria figlio di Barachia, che voi assassinaste fra il santuario e l’altare. 36 Veramente vi dico: Tutte queste cose verranno su questa generazione” - Matteo 23:33-36 Ora noi sappiamo che quando il Signore disse “questa generazione” non intendeva qualcosa di strano, come una generazione che si incrocia con un’altra generazione o assurdità di questo genere. Gesù pronunciò quelle parole nel 30 d.C. circa, e quelle parole si avverarono nel 70 d.C, cioé circa quarant’anni dopo. Nessuno si chiese “cosa volesse dire veramente il Signore” quando disse “questa generazione” perché era chiaro quello che voleva dire. Questo vale anche per il “segno della Sua presenza” e dovrebbe far riflettere ognuno di noi quando, cercando di nascondere una serie di errori e di intendimenti errati, cerchiamo di far dire alla Scrittura quello che essa non dice. Comunque, in questo contesto, la domanda che dovremmo farci è “Perché il Signore imputa agli scribi e ai farisei i crimini a partire da Abele?” Ovviamente Abele non è stato ucciso da uno scriba o da un fariseo! Al tempo di Abele, non esisteva neppure la nazione di Israele! Perché, dunque, questa condanna? Questo potrebbe essere uno dei motivi che ha portato a pensare che “Babilonia la grande” fosse l’impero mondiale della falsa religione perché i farisei non potevano essere colpevoli della morte di Abele o di “tutti quelli scannati sulla terra”. Comunque questa ipotesi è assurda perché si potrebbe fare anche l’obiezione opposta. Se quando Gesù condanna coloro che hanno la colpa del sangue di “tutti quelli che sono stati scannati sulla terra” intendeva questo fantomatico “impero mondiale della falsa religione” perché, invece, il giudizio si abbatte solo su Israele? - confronta Luca 21:22 Il giudizio cadde in “quella generazione” e cadde proprio su Gerusalemme, esattamente come disse il Signore. Perché dunque, fece questa condanna a partire dall’assassinio di Abele? Questo avviene perché Dio considera particolarmente responsabili coloro che hanno “conosciuto Dio” eppure commettono indicibili crimini – Amos 3:2 Quale altra nazione del mondo ha avuto una “relazione speciale” con il Creatore dell’universo così da avere una responsabilità maggiore riguardo ai propri errori? - confronta Matteo 11:21-24; 12:38-41 Inoltre è molto importante considerare la condizione di cuore delle persone – Matteo 5:21-22 Anche se questi scribi e farisei non erano i diretti responsabili della morte di Abele o di tutti quelli che erano stati uccisi fino a quel giorno, essi avevano chiaramente manifestato la stessa attitudine mentale di Caino e per questo motivo erano già passibili di giudizio – Giovanni 8:44-47; 1 Giovanni 3:12 Comunque la legittima obiezione successiva potrebbe essere “Perché Dio dovrebbe condannare un’altra volta Israele, dal momento che essa ha già pagato per i propri errori nel 70 d.C.?” Come detto all’inizio, per rispondere a questa domanda dobbiamo comprendere quando si adempie il libro biblico di Rivelazione. Tutte le volte che abbiamo letto Rivelazione 18:24 abbiamo inteso che essa venisse condannata per tutto il sangue versato dall’inizio dei tempi ma non è così. Rivelazione, infatti, si adempie nel giorno del Signore – Rivelazione 1:10 Quindi il sangue che viene imputato a Babilonia la Grande è tutto il sangue che verrà versato nel giorno del Signore e non dall’inizio dei tempi. Questo dovrebbe far riflettere sul periodo in cui inizia davvero il giorno del Signore, e cioè un periodo in cui deve esserci anche Israele, non prima. Se Israele esiste soltanto dal 1948, il giorno del Signore non può iniziare in alcuna altra data precedente. Esso può iniziare in una data successiva, non necessariamente nel 1948, ma sicuramente non può iniziare prima. Comunque approfondiremo questa “audace affermazione” in un prossimo articolo. Perché Babilonia la Grande sarà ritenuta responsabile di tutto il sangue versato sulla terra durante il giorno del Signore? Perché questa nazione sarà la causa principale dello scontro che avverrà tra il re del nord e il re del sud – Daniele 11:40 Il re del nord (la Russia) direttamente o attraverso uno dei suoi alleati, si troverà in una situazione in cui sarà costretta ad attaccare Israele. Questo attacco, predetto nelle Scritture, diventerà l’espediente per far entrare in campo le due grandi potenze mondiali. Queste saranno le guerre che predisse il Signore come segno inequivocabile della Sua presenza – Matteo 24:6 La prima e seconda guerra mondiale, benché terrificanti, non c’entrano nulla con quello che ci è stato insegnato. Saranno le prossime guerre ad identificare il “giorno del Signore” - Rivelazione 6:3, 4 Dio non è il responsabile di queste guerre ma Babilonia la Grande. Questo sarà il motivo principale per cui verrà distrutta, ma ciò non avverrà durante questo attacco (ormai prossimo). Babilonia la Grande continuerà ad esistere fino all’ultimo momento del sistema mondiale. Verso la fine della grande tribolazione (non all’inizio), Babilonia la Grande, ovvero la nazione di Israele che continuerà ad esistere fino alla fine della terza guerra mondiale, verrà definitivamente distrutta. Questo avvenimento darà inizio alla guerra di armaghedon. Osservate attentamente gli avvenimenti mondiali. Il prossimo articolo vedrà un altra caratteristica di Babilonia la Grande ed anche questa ci aiuterà ad identificarla come la nazione di Israele.
  4. È qui che ci vuole sapienza: chi ha perspicacia calcoli il numero della bestia feroce, perché è un numero dÂ’uomo. Il suo numero è 666 – Rivelazione 13:18   Rivelazione è una successione di sette. Tra i principali possiamo ricordare i 7 sigilli, le 7 trombe e le 7 coppe dellÂ’ira di Dio. Questi non sono ovviamente gli unici sette che compaiono nellÂ’ultimo libro della Bibbia; magari ci sono venute in mente le 7 congregazioni, i 7 occhi e corna dellÂ’agnello, i 7 spiriti di Dio, i sette candelabri e via discorrendo. Comunque anche se gli altri sette rivelano particolari fondamentali in merito al Signore, a Geova Dio e al potere dello Spirito Santo, tutta lÂ’azione di Rivelazione si svolge durante i sigilli, le trombe e le coppe. Dal raffronto di queste scritture comprendiamo che il numero sette ha relazione con i propositi di Dio per la terra. Sappiamo che in Rivelazione si parla di una bestia, chiamata “falso profeta”, la quale vuole prendere il posto di Dio** (vedi la seconda nota in calce). Le parole del Signore al riguardo sono chiare: sorgeranno falsi cristi e falsi profeti per sviare “se possibile” anche gli eletti – Matteo 24:23-25 In un articolo precedente abbiamo visto che lÂ’unico modo per sviare “anche gli eletti” è che questi segni e prodigi siano letterali ma adesso vedremo un aspetto ancora più subdolo in riferimento allo stesso soggetto. Ogni cristiano farebbe bene, invece di perdersi in chiacchiere sulla giustezza e “santità ” della propria organizzazione religiosa, a studiare attentamente le Scritture preparandosi per quello che dovrà avvenire. Per riuscire a comprendere cosa farà il falso profeta per sviare “anche gli eletti” dobbiamo attentamente riflettere sul numero 666, ovvero il numero che non è altro che “un numero dÂ’uomo” - Rivelazione 13:18 Ricordiamo intanto che questo numero è scritto come 6 + 60 + 600 e quindi, a rigor di termini, non è 6 – 6 - 6 ma 666. Tuttavia, riflettendo anche sul numero 10, ovvero il numero per il quale il 6 è moltiplicato più volte, sembra ragionevole supporre che sia stato un modo per enfatizzare il numero 6. In ogni caso il fatto che questo numero sia stato scritto come 6+60+600 ci ricorda lÂ’immagine che Nabucodonosor fece erigere che misurava 6 cubiti di larghezza e 60 di altezza – Daniele 3:1 Questo collegamento sembra appropriato dal momento che il resoconto storico parla di falsa adorazione (Daniele 3:4-7; Rivelazione 13:14), prova di lealtà dei veri adoratori (Daniele 3:16-18; Rivelazione 14:9, 10) e anche chi ci fosse, in realtà , dietro quellÂ’immensa immagine, ovvero il re, lÂ’uomo, Nabucodonosor – Daniele 3:15 Esattamente come ai tempi di Nabucodonosor, abbiamo imparato che dietro questo falso profeta si nasconde lÂ’ultimo re dominante e infatti c’è un motivo per cui, questa bestia, farà esclusivamente i suoi interessi – confronta Rivelazione 13:14 Da questi raffronti e riflessioni scritturali è difficile credere che il numero 6 significhi semplicemente “imperfezione umana contro perfezione divina” (vedi il libro “Rivelazione il suo culmine” alle pagine 196-198 ). Semmai è un contrasto tra la vera adorazione e la falsa, collegamento semplice ma impossibile da fare per coloro che sono convinti da oltre un secolo che la falsa adorazione sia rappresentata da un altro soggetto. Ovviamente che la falsa adorazione sia enormemente inferiore sotto tutti i punti di vista a quella vera è fuori discussione. Questo infatti potrebbe spiegare la scelta del 6 in contrasto con il 7 ma ciò identifica soltanto la qualità del soggetto, non il soggetto stesso. Il significato non è limitato alla “superiorità contro lÂ’inferiorità ” ma proprio alla vera adorazione contro la falsa.   Questo lo capiamo anche dallÂ’evidente e voluto contrasto che si fa in Rivelazione 13:11-18; 14:1 In queste scritture, infatti, si parla di questa bestia con due corna dÂ’agnello e si vede il contrasto con il Vero Agnello. Si vede inoltre il marchio di questa bestia in contrasto con il suggello dei 144.000. Non è evidente che sono due figure agli antipodi e che il contrasto non è casuale? Se dunque in Rivelazione vediamo 7 sigilli, 7 trombe e 7 coppe, attraverso le quali si compie la volontà di Dio per la terra, cosa possiamo dunque dire del “marchio” che la bestia feroce appone attraverso il falso profeta, ovvero il 666? In vari articoli precedenti abbiamo visto che lÂ’ultimo re dominante, una volta vinta la guerra contro il suo storico nemico, farà molte cose per ingannare lÂ’intera umanità . Infatti Rivelazione, parlando del falso profeta, dice che svia “lÂ’intera terra abitata a causa dei segni che le fu concesso di compiere”. Quali segni compirà per riuscire in questa impresa? LÂ’apostolo Paolo spiega che lÂ’operazione di Satana è “accompagnata da ogni opera potente, da segni e prodigi menzogneri e da ogni ingiusto inganno” (2 Tessalonicesi 2:9, 10) e quindi dobbiamo aspettarci di tutto e di più. LÂ’articolo intitolato “Il progetto Blue Beam” ha messo in luce le spaventose potenzialità della tecnologia militare e gli usi ingannatori che se ne potrebbero fare. Comunque, oltre a queste cose, con buona probabilità lÂ’ultimo re dominante farà ricostruire il tempio di Gerusalemme per accogliere il falso profeta il quale si spaccia, appunto, per divinità . In quale altro luogo potrebbe “risiedere” colui che si spaccia per Dio? Quale strategia più efficace potrebbe mettere in atto per sottomettere i popoli e raffreddare quel focolaio da cui è scaturita lÂ’ultima grande guerra? - confronta Rivelazione 18:24 Riflettiamo. Abbiamo visto il contrasto tra Cristo e il falso cristo; abbiamo visto il contrasto tra il marchio del falso profeta e il suggello degli unti. Abbiamo visto il contrasto tra il tempio di fattura umana e il tempio spirituale che riguarda la condizione degli eletti sacerdoti – confronta Rivelazione 11:1 Sembra proprio che questo soggetto cerchi di copiare le profezie bibliche, adulterandole, con lÂ’intento di ingannare lÂ’umanità .  “Guardatevi dai falsi profeti che vengono da voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi famelici" - Matteo 7:15  Sapendo chi c’è davvero dietro a tutto questo, possiamo anche riflettere sulla rinascita dello Stato di Israele. Noi sappiamo che il ripristino e il ripopolamento di Israele è una profezia che dovrà adempiersi in senso letterale ma cos’è accaduto nel 1948? EÂ’ rinato lo stato di Israele e, da un punto di vista umano, è sembrata lÂ’adempimento di una profezia biblica. Ovviamente la rinascita di Israele è una profezia biblica ma il punto è comprendere se ciò che è avvenuto nel 1948 sia avvenuto per volontà di Dio e quindi se quellÂ’Israele è lo stesso Israele attraverso il quale tutta lÂ’umanità si sarebbe benedetta e sarebbe durato per sempre. Grazie allÂ’accurata conoscenza della Parola di Dio abbiamo compreso che lÂ’attuale Israele è una mistificazione del popolo di Dio. Si spaccia per la “vergine figlia di Sion” quando è, in realtà , una sordida prostituta – Lamentazioni 2:13; Rivelazione 17:5 È anchÂ’essa un inganno globale perché il suo fautore è il padre della menzogna – Giovanni 8:44 Ovviamente la rinascita di Israele non è stato dovuto allÂ’ultimo re dominante, ovvero alla bestia feroce, tanto meno al falso profeta dal momento che questo soggetto non è ancora comparso sulla scena mondiale ma il punto è comprendere il modo di agire di Satana, il vero padre sia di Babilonia la Grande che dellÂ’ultimo impero rimasto nonché falso profeta. Non dimentichiamo come fu accolta la rinascita di Israele dai capi religiosi del mondo, quasi tutti inclusi. Essi parlarono di adempimento di profezia biblica, di volontà di Dio etc etc. Questo avvenimento fu accolto con grande entusiasmo. Ovviamente entro un certo numero di anni molti si accorsero che “qualcosa non tornava” proprio a motivo del comportamento di queste persone e dei vari truschini politici internazionali che hanno caratterizzato questa nazione fin dallÂ’inizio; non sembrava proprio che lÂ’umanità avesse intrapreso un percorso di benedizioni e felicità … . Nonostante ciò ci sono ancora svariate denominazioni religiose “cristiane” che sono convinte che il ripristino della nazione di Israele avvenuto nel 1948 sia avvenuto per volontà di Dio. Quello che dovremmo tener presente è che Satana si è servito di una profezia biblica per sviare lÂ’umanità . Non è stata la prima volta. In armonia con le parole di Paolo che menzionò “ogni ingiusto inganno, segni e portenti di menzogna”, il nostro arcinemico ha cercato di adulterare la Parola di Dio e il suo colpo da maestro sono state proprio le religioni. Non abbiamo bisogno di elencare i crimini della falsa religione, dobbiamo però concentrarci sul fatto che molte di queste persone erano convinte di fare la volontà di Dio e almeno una parte dÂ’esse rimasero convinte dÂ’avere il supporto scritturale fino alla fine. Sicuramente Satana conosce molto bene la Parola di Dio ed è in grado di utilizzarla e torcerne il significato – confronta Matteo 4:5, 6 Dovremmo supporre che, una volta tolta lÂ’ultima restrizione, Egli non si limiterà a fare “segni e prodigi” ma tra i vari “ingiusti inganni” cercherà di imitare le profezie bibliche dando ad intendere che si stiano adempiendo? Sì, e questo lo possiamo dedurre anche da altre scritture. In unÂ’occasione il Signore disse che nel giorno del giudizio molti gli avrebbero detto: “‘Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo, e in nome tuo espulso demoni, e in nome tuo compiuto molte opere potenti?” ed egli risponde giustamente e categoricamente “Non vi ho mai conosciuti! Andatevene via da me, operatori dÂ’illegalità ” - Matteo 7:22, 23 Abbiamo già visto i segni e i portenti e abbiamo ipotizzato cosa potrebbero includere ma queste persone dicono anche di aver “profetizzato” in nome suo. Ora profetizzare significa annunciare profezie e per poter rispondere convintamente al Signore “lÂ’abbiamo fatto in nome tuo!” questi devono essere sicuri di aver fatto qualcosa di giusto. LÂ’opera di predicazione comprenderà lÂ’annunciazione di profezie, perché è evidente che la Parola di Dio le comprende. Quindi è assolutamente logico che, parlando di “profetizzare”, questi si riferiscano ad una sorta di opera di predicazione. Noi sappiamo che dal ripristino della vera adorazione ripartirà unÂ’opera di predicazione mondiale che sarà la base per il giudizio di questo sistema e per i vari re della terra – Matteo 10:18 Quindi dobbiamo aspettarci unÂ’opera di predicazione che sarà la base per il giudizio ma che costituirà anche una speranza per tutti coloro che ascolteranno e decideranno di far parte di quel popolo che “ha il compito di rendere testimonianza a Gesù” - Rivelazione 12:17 Ovviamente Satana conosce questa e altre profezie riportate nella Bibbia. Dovremmo credere che starà con le mani in mano mentre il popolo di Dio verrà placidamente radunato dalle quattro estremità della terra? Ovviamente no. Sappiamo che egli scatenerà una dura persecuzione contro di loro – Daniele 12:1; Matteo 24:21, 22 Comunque arriviamo a comprendere che il motivo per cui i veri cristiani saranno odiati da tutto il mondo è perché gli inganni di Satana, attraverso il falso profeta, avranno un discreto successo. Se ci si limitasse a perseguitarli e ucciderli, il risultato potrebbe essere opposto a quello sperato e infatti molte persone si sono avvicinate alla Bibbia vedendo come i cristiani fedeli fossero odiati e perseguitati da tutti – confronta Atti 28:21, 22 Anche in passato questo ha spinto molte persone a farsi domande. Che dire, invece, se oltre ai veri cristiani ci fossero altre persone che si spacciano per il popolo di Dio predicando la loro “falsa buona notizia” avendo anche dalla loro “i segni e i prodigi” che il falso profeta o Satana permetterà di compiere? - confronta Galati 1:8, 9 Riflettiamo sulle parole del Signore e dellÂ’apostolo Paolo. Sappiamo ad esempio che il marchio della bestia permetterà di “comprare e vendere” e chi ci dice che chi avrà lÂ’incarico di apporre questo marchio non “profetizzi” che questa era una profezia biblica, che essi erano destinati a sopravvivere alla fine della guerra? - confronta attentamente Rivelazione 13:13-15 Esattamente come la costruzione del Tempio sarà additata come il risultato della volontà di Dio, così come accaduto per Israele, chi ci dice che ciò non avverrà per molte altre cose? I veri cristiani che predicheranno avranno probabilmente alcuni doni dello Spirito Santo e possiamo supporre che per riuscire a raggiungere tutta la terra in poco più di tre anni, ci sarà almeno quello di “parlare in lingue” - confronta Atti 2:17-21 Se nel frattempo ci saranno anche i “testimoni del falso profeta”, possiamo dedurre che anche loro avranno un dono simile, anche se di origine profondamente diversa – confronta 2 Corinti 11:13-15 Già oggi abbiamo avuto unÂ’anteprima di questa capacità in alcune organizzazioni religiose più che in altre. Ecco perché diventa assolutamente più logico e credibile che il falso profeta riesca a sviare lÂ’intera terra abitata. Tutti coloro che non avranno una mente davvero nobile per andare a scavare e non lasciarsi guidare dallÂ’emotività , e soprattutto coloro che non avranno la conoscenza biblica di base per proteggersi da questi inganni, saranno sviati – Ecclesiaste 6:12; Giovanni 17:3; Efesini 5:11-13 A questo punto possiamo fare delle considerazioni anche sulle “impure espressioni ispirate” che usciranno dalla bocca di Satana, della bestia selvaggia e del falso profeta. Tramite chi, queste espressioni ispirate, saranno veicolate? Ovviamente può darsi benissimo che i re della terra abbiano direttamente delle visioni personali perché Satana, cioè uno dei tre soggetti da cui escono direttamente queste espressioni ispirate, non ha probabilmente bisogno di mezzi umani per attuare i suoi inganni. Tuttavia, dal momento che queste espressioni ispirate arrivano anche dalla bestia selvaggia e dal falso profeta, è facile dedurre che i “volenterosi sacerdoti” di questa nuova religione mondiale si dirigeranno dai re della terra per dire loro cosa fare. Predicheranno la loro versione della “buona notizia” convincendoli che è giunto il momento di liberarsi definitivamente dellÂ’ultimo male rimasto: i veri cristiani. Forse diranno che è volontà di Dio che si protegga la “Terra Santa”. Ovviamente non possiamo essere categorici ma considerando le parole degli ingiusti che fino allÂ’ultimo momento chiederanno stupiti “non abbiamo profetizzato in nome tuo?” è quantomeno possibile che essi avranno un ruolo primario fino alla fine del sistema satanico. Se è vero che Satana sarà particolarmente impegnato nel “confondere le acque”, come potremo distinguere i veri adoratori dai falsi in quel periodo di difficoltà e confusione? Ovviamente, prima di tutto, studiando accuratamente la Parola di Dio – Isaia 48:17 UnÂ’altra cosa che Satana non potrà evitare e che lo porterà a smascherarsi anche verso coloro che potrebbero sentirsi confusi, è che i veri adoratori saranno odiati da tutti mentre i falsi adoratori avranno lÂ’approvazione del mondo – Giovanni 15:19 E ovviamente, “i figli di Dio e i figli del Diavolo sono manifesti da questo fatto: Chiunque non pratica la giustizia non ha origine da Dio, né [ha origine da Dio] colui che non ama il suo fratello. Poiché questo è il messaggio che avete udito dal principio, che dobbiamo avere amore gli uni per gli altri; non come Caino, che ebbe origine dal malvagio e scannò il suo fratello. E per quale motivo lo scannò? Perché le sue opere erano malvage, mentre quelle del suo fratello [erano] giuste” - 1 Giovanni 3:10-12 I figli del Diavolo si riveleranno per la loro cattiveria, mancanza di amore e per i loro assassinii.   Possiamo dunque concludere quanto segue. Pur riconoscendo che potrebbero esserci altri particolari interessanti che ancora non conosciamo e che verranno disseppelliti in futuro, questo sembra essere il significato del numero 666 o 6-6-6 a seconda se lo scopo fosse quello di enfatizzare tre volte questo numero. La volontà di Dio in merito alla terra si espleta e si completa attraverso 7 sigilli, 7 trombe e 7 coppe dellÂ’ira – Rivelazione 5:1; 8:2; 16:1 Il falso profeta, spacciandosi per Dio, cercherà di imitare alcuni di questi segni e prodigi dicendo di essere lui stesso Dio e quindi, pur essendo menzogne e di qualità inferiore ai veri segni e prodigi di origine divina, 6 – 6 – 6 significa tutti gli inganni che attuerà per raggiungere questo scopo. Ovviamente, dietro questo “dio”, non perdiamo mai di vista che in realtà c’è soltanto “un uomo” - Salmo 146:3-5 Nulla di divino – Isaia 44:6  Prendiamo quindi molto seriamente la responsabilità di studiare la Parola di Dio mentre ci prepariamo a difenderci da tutti gli ingiusti inganni che il padre della menzogna preparerà in particolare attraverso il falso profeta – 2 Tessalonicesi 2:9-12 Sia lodato il nostro Padre amorevole il quale non desidera che alcuno sia distrutto e per la nostra salvezza ci rivela, di volta in volta, profonde verità dalla Sua salvifica Parola – Giovanni 17:17 ; 2 Tessalonicesi 2:13-16     Articoli utili per comprendere questo articolo. “Il progetto Blue Beam e la nuova religione mondiale”
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     "Il Tempio sarà ricostruito?"
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     “Chi agisce da restrizione? In quale tempo si adempie?”
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     “Prepariamoci alle macchinazioni di Satana”
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     ** Il numero 666 è da riferirsi alla prima bestia selvaggia e non al falso profeta il quale è il primo inganno da essa creato. In questa trattazione, comunque, è indifferente applicare il 666 alla prima bestia selvaggia o al falso profeta in quanto sappiamo che questÂ’ultimo “esercita tutta lÂ’autorità della prima bestia selvaggia davanti a quella” - Rivelazione 13:12  *** Il resoconto di Esodo che menziona le piaghe dÂ’Egitto mostra come “i praticanti di magia” riuscirono ad imitare alcuni segni e prodigi operati da Mosè. EÂ’ interessante notare che, tra questi, ci furono anche “le rane” - Esodo 8:7 Anche questo interessante resoconto sembra indicare che le impure espressioni ispirate simili a rane riguarderanno segni e prodigi che sembreranno di origine divina e lo scopo sarà quello di indurire il cuore dei governanti del mondo a somiglianza di Faraone.    Â
  5. Quando abbiamo visitato una città per la prima volta, magari con l'intento di andare a trovare un amico che si era trasferito, abbiamo avuto bisogno che qualcuno ci desse delle indicazioni e che queste fossero accurate. Diversamente avremmo rischiato di andare da tutt'altra parte, anche di perderci. Sarà capitato ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, di aver chiesto indicazioni stradali e di aver trovato la persona "sbagliata", ovvero quella persona che ci ha spediti da tutt'altra parte o che ha aumentato la nostra confusione. In genere quando si danno delle indicazioni è necessario trovare dei punti di riferimento in comune, ovvero luoghi o monumenti che siano conosciuti da entrambi (colui che da le informazioni e colui che le riceve) o che siano immediatamente riconoscibili. I punti di riferimento sono fondamentali e non dovrebbero essere opinabili. Anche se la maggioranza di noi non potrebbe definirsi un fisico di professione, è altresì evidente che nel nostro modo di parlare abbiamo sempre riconosciuto implicitamente che tempo e spazio fossero intimamente connessi e li abbiamo sempre utilizzati nelle nostre indicazioni. Questo ci è servito per orientarci e per comunicare in maniera efficiente. Se dicessimo ad una persona "Ci vediamo in via del Molino" senza aggiungere altro, questa persona dovrebbe necessariamente chiederci "Quando?". Viceversa se dicessimo "Ci vediamo alle 15 di oggi pomeriggio" il nostro interlocutore dovrebbe chiederci "Dove?". Diversamente potremmo non incontrarci mai e questo perché l'informazione sarebbe incompleta. Ma il problema, come già accennato, non riguarda soltanto le informazioni incomplete ma anche quelle opinabili. Se dicessimo "Ci vediamo nel posto più importante della città !" il nostro amico probabilmente ci chiederebbe "Più importante dal punto di vista di chi?". Oppure se dicessimo "Ci vediamo a nord" il nostro interlocutore dovrebbe chiederci "A nord di cosa?" e così via. Quindi è evidente: affinché la nostra comunicazione sia efficace dobbiamo assicurarci entrambi di conoscere e condividere alcuni concetti fondamentali. Per molti di noi questi concetti saranno assolutamente scontati e banali ma partendo da questo assunto proviamo ad applicare questa "banalità " nello studio della Bibbia. Sicuramente le informazioni che Essa dà non sono incomplete (confronta Proverbi 2:1-6; Romani 15:4; 2 Timoteo 3:16, 17) anche se, come ben sappiamo, alcune di queste potranno essere comprese solo al tempo stabilito da Dio. Non sono neppure opinabili se abbiamo compreso che l'unico "punto di vista" che conta davvero è quello dell'Iddio Onnipotente – Isaia 55:9; Giobbe 40:1-5 Almeno i veri cristiani non fanno dibattiti sull'attendibilità delle parole di Dio – Romani 3:3, 4 Il problema, semmai, è il nostro intendimento relativo alle Sue parole. Intendimento che, come abbiamo visto, può variare notevolmente se ci facciamo guidare dai nostri preconcetti, educazione religiosa, desideri personali o altre cose. Gli ultimi articoli hanno rimesso Israele al centro dell'attenzione, non soltanto come nazione "geografica" ma anche per quanto concerne il ripristino della vera adorazione – (si vedano gli articoli intitolati "144.000 e oltre" e "Svelato un sacro segreto: il ripristino della vera adorazione"). Questo, come abbiamo già iniziato a vedere nell'articolo "Comprendere l'identità dell'esercito dei cieli"*, sta modificando in maniera sostanziale alcune nostre convinzioni. Senza dover accettare per partito preso le tesi presentate in questo blog, dovremmo chiederci se la nostra difficoltà ad accettare certe spiegazioni è dovuta veramente a convinzioni scritturali o semplicemente al "fastidio" di doversi rimettere in discussione in maniera così pesante. Il cristiano, quando scava, cerca di comprendere quello dice la Bibbia a prescindere da cosa "ne verrà fuori" ed è ben diverso da colui che "scava" nel tentativo di trovare ogni versetto, frase, virgola o accezione che possa in qualche modo confortare le proprie convinzioni o la propria organizzazione religiosa – Atti 17:11 Solo in questo modo dimostriamo di accettare il "punto di vista" di Dio. Comunque sia il ripristino di Israele nel posto che le Scritture gli danno, ci permette di fare alcune considerazioni importanti in merito ai rispettivi re di nord e di sud descritti in Daniele. Parlando di indicazioni nessuno farebbe fatica ad accettare che le rispettive definizioni dei re sono da attribuirsi al fatto che essi si trovassero rispettivamente a nord e a sud di Israele. Siamo d'accordo su questo, non è vero? Quindi il punto di riferimento che dovremmo conoscere tutti senza eccezioni, come nel caso di una chiara indicazione stradale non opinabile, è Israele. La Parola di Dio non si è limitata a chiamare questi re "del nord o del sud" ma si è capito fin dall'inizio rispetto a chi o cosa fossero tali. Fino ad un certo punto abbiamo seguito questa indicazione ma poi, per motivi assolutamente discutibili, abbiamo abbandonato il punto di riferimento. Israele scompare dalla scena mondiale per 19 secoli ma nonostante questo noi abbiamo continuato a cercare e ad "individuare" questi re. A nord o a sud di cosa si trovano, questi regni, se non c'è più il punto di riferimento? La questione potrebbe sembrare un pochino più sottile infatti qualcuno potrebbe asserire che, anche se Israele non è più esistita come nazione politica, è rimasta sempre la zona geografica dove un tempo si ergeva Israele e questo è indiscutibilmente logico. Questo però presuppone il fatto che Israele fungesse esclusivamente da indicazione geografica senza nessun'altra implicazione. Tuttavia dovremmo chiederci se la descrizione dei re riportata in Daniele ha a che fare anche con le sorti di Israele più che essere una semplice indicazione geografica. Ebbene, se lasciamo che sia soltanto la Bibbia a guidarci, vediamo chiaramente come queste definizioni riguardino le mire di questi re sul "paese Splendido". Che questi re abbiano attaccato, conquistato direttamente Israele o si siano posti come "difensori", nessuno può negare che in tutto il libro biblico di Daniele è sempre il rapporto con la nazione ad identificarli. Quindi il problema rimane ed è evidente. Com'è possibile trovare un qualsiasi re, di nord o di sud, nel momento in cui non esiste non Israele come punto di riferimento geografico ma come oggetto di contesa? Non è forse anche questo da ricollegarsi a quella convinzione pregressa, cioè che Israele abbia smesso di avere importanza nel proposito di Dio? Se volessimo essere coerenti con il passaggio da Israele fisica ad Israele spirituale dovremmo identificare questi re almeno in riferimento ai cristiani ma come potremmo distinguerli, oggi, dal momento che essi dovrebbero trovarsi in ogni parte del globo? Se il punto di riferimento è "dappertutto" non esiste più nord né sud e non esiste più alcun punto di riferimento. Quindi proviamo a rimettere in discussione quello che ci è stato insegnato alla luce della conoscenza attuale e vediamo se la nostra ipotesi trova il conforto o la resistenza delle Scritture.  La statua del sogno di Nabucodonosor e il “quinto” corno  Torniamo a parlare della famosa statua del sogno di Nabucodonosor descritta nel secondo capitolo di Daniele. Ovviamente non staremo più a fare disquisizioni se l'ultimo re, i piedi, possa essere o meno un re del sud perché ormai abbiamo capito che non è né scritturale né logico. Sarà utile, però, fare un passo indietro e contare semplicemente gli imperi. Dalle gambe di ferro, soggetto che sappiamo essere lÂ’impero romano, si passa direttamente ai piedi di ferro e argilla. Possiamo disquisire sul fatto che ogni singolo impero, fino alla sua definitiva caduta come dominante, possa avere uno o più imperatori. La stessa antica Babilonia qui descritta iniziò con Nabucodonosor ma si protrasse, almeno per un poÂ’ di tempo, fino a Baldassarre (Daniele capitolo 5) pur rimanendo la testa dÂ’oro finché non fu sostituito dallÂ’impero dominante successivo, la Media-Persia. Allo stesso modo possiamo vedere che Roma, durante il periodo di dominazione su Israele, ebbe più imperatori eppure rimase simboleggiata dalle gambe di ferro. Di fatto la statua indica vari imperi differenti i quali sono stati appunto Babilonia, Media-Persia, Grecia e Roma. Prendendo atto di questo fatto scritturaleÂ… non notiamo che c’è già qualcosa che non torna con quello che ci è stato insegnato? Se i vari re del nord (e di conseguenza quelli del sud) si sono susseguiti a prescindere da Israele, da quale parte della statua sarebbero identificati lÂ’impero carolingio, lÂ’impero tedesco e il Terzo Reich? Anche volendo unire lÂ’impero tedesco con il Terzo Reich a motivo della condivisione territoriale, non manca come minimo lo spazio per uno o due imperi? Infatti come abbiamo visto, a prescindere da chi sia lÂ’ultimo impero descritto nella statua, è evidente che esso devÂ’essere in vita ancora oggi dal momento che il Regno di Dio non è ancora intervenuto negli affari umani ponendo loro fine – Daniele 2:44, 45 Non sembra questo in armonia con la tesi della scomparsa di Israele? Israele, infatti, scompare proprio sotto lÂ’impero Romano come conseguenza della distruzione di Gerusalemme – confronta Daniele 11:15-17; Luca 21:20-22 Chiediamoci anche perché, proprio su quegli imperi su cui si sprecano le interpretazioni discordanti di svariate confessioni religiose, proprio dalla statua di Nabucodonosor non abbiamo nulla. Daniele ebbe lÂ’intendimento di diversi imperi che si sarebbero susseguiti anche molti anni dopo la caduta di Babilonia e ammesso e non concesso che si potesse disquisire sullÂ’identità di questi, di certo nessuno si è mai messo a disquisire sulla quantità . Infatti la storia conferma lÂ’esatta successione degli imperi da egli descritti. Come mai solo noi del XX e XXI secolo stiamo disquisendo che, dopo le gambe di ferro, ce ne siano in realtà altri due, tre o quattro?  Quanti imperi contiamo nella statua del sogno di Nabucodonosor? Quanti imperi disse che ci sarebbero stati, Daniele?  Proviamo anche a riflettere su unÂ’altra parte del libro di Daniele, ovvero il capitolo 8. Ai versetti da 8 a 12 si legge “Il capro si esaltò moltissimo, ma appena fu diventato potente, il grande corno si ruppe; al suo posto spuntarono quattro corna notevoli, verso i quattro venti dei cieli. Da uno di essi spuntò un altro corno, piccolo, che crebbe moltissimo verso sud, verso est e verso il Paese Splendido. Crebbe così tanto da raggiungere lÂ’esercito dei cieli, e fece cadere a terra parte dellÂ’esercito e parte delle stelle, e le calpestò. Sfidò perfino il Principe dellÂ’esercito, e a Lui fu tolto il sacrificio continuo, e il luogo stabilito del Suo santuario fu abbattuto. A motivo della trasgressione un esercito fu ceduto insieme al sacrificio continuo; e il corno continuò a gettare a terra la verità , agì ed ebbe successo". Riflettiamo un attimo su quello che sappiamo. Intanto dobbiamo dire che questo è uno dei capitoli più "controversi" di Daniele a cui sono state date svariate interpretazioni. Per alcuni, dal momento che il "quinto corno" (cioè l'ultimo, quello che spunta da uno dei quattro) si vede sulla testa del capro, dev'essere un generale dell'esercito greco. Infatti l'obiezione più comune ha a che fare con il tempo di riferimento. Non sembra in effetti un poÂ’ strano che la profezia faccia un balzo di migliaia di anni? Noi sappiamo che il grande corno sulla testa del capro è Alessandro Magno e le quattro corna che spuntano alla sua morte sono i suoi quattro generali che di fatto dividono quell'immenso impero. Uno di questi corni si rivelerà essere l'impero romano e su questo c'è ben poco da discutere perché è la storia a confermarlo ma da questo punto in poi non si fa menzione di nessun altro impero intermedio perché di quest'ultimo corno, che deriva dall'impero romano, si dice che "Crebbe così tanto da raggiungere lÂ’esercito dei cieli, e fece cadere a terra parte dellÂ’esercito e parte delle stelle, e le calpestò. Sfidò perfino il Principe dellÂ’esercito, e a Lui fu tolto il sacrificio continuo, e il luogo stabilito del Suo santuario fu abbattuto". Da questi versetti non solo vediamo che non c'è alcun altro impero tra il quarto corno e il quinto, ma che è sempre il paese dell'Adornamento ad essere il filo conduttore. Quindi qual è l'unica risposta logica all'obiezione "Per quale motivo la profezia dovrebbe fare un salto di quasi 2.000 anni"? Perché per quasi 2.000 anni non c'è più stato l'oggetto della contesa che ha intitolato i re antagonisti come re del nord e re del sud. Ovvero Israele.  Implicazioni per noi  Questo scenario ci porta a delle conclusioni davvero significative. Intanto scardina definitivamente lÂ’ipotesi che “il quinto corno” del capitolo 8 di Daniele possa essere Antioco IV Epifane e quindi lÂ’ipotesi sul periodo di riferimento ma aggiunge un altro motivo (se mai ce ne fosse stato bisogno) per cui il "tempo della fine" non può essere iniziato nel 1914. Se, infatti, l'ultimo impero doveva rivelarsi solo alla comparsa di Israele, nessuna data antecedente al 1948 può essere considerata valida. Può essere una data posteriore, ovviamente, ma non precedente. Questo ci aiuta anche a comprendere che quando il Signore parlò di “guerre e notizie di guerre”, nonché degli altri aspetti del segno, il punto di riferimento sarebbe stato Israele sia nel primo secolo che nel tempo della fine – Matteo 24:3-29 Anche il libro biblico di Rivelazione, il quale menziona profezie a venire, elenca gli stessi avvenimenti dei vangeli e abbiamo compreso che almeno una parte delle trombe di giudizio sono dirette proprio contro questa nazione.  Ricostruzione storica  Come abbiamo ipotizzato, dunque, il penultimo re del nord deve essere un imperatore romano e non può essere uno qualsiasi. Esso deve svolgere la sua ultima attività entro la distruzione di Gerusalemme o, al limite, entro la fine del primo secolo. Infatti se non possiamo separare i vari re di nord e di sud dalla nazione di Israele, non possiamo neppure farlo dalla vera adorazione (che sappiamo scompare, come religione organizzata, alla fine del primo secolo). L'ultimo re del nord storico deve essere colui che ha a che fare con la distruzione di Gerusalemme o, al limite, con la morte dell'ultimo apostolo. Stiamo parlando quindi dell'imperatore Vespasiano (69-79 E.V.) o al massimo dell'imperatore Traiano (98-117)**. La ricostruzione storica dettagliata in merito alla rivalità tra il re del nord e il re del sud sarà presa in esame in un prossimo articolo perché adesso è importante vedere se la nostra ipotesi della centralità di Israele trova il conforto della Scrittura, quindi della storia biblica. Inoltre qual è lÂ’avvenimento descritto in Daniele che conclude lÂ’attività del penultimo re del nord e quale quello che dà inizio allÂ’ultimo? Rispondere a questa domanda è molto importante perché ci permetterebbe di comprendere a che punto ci troviamo, profeticamente parlando, e cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro.  Una delle difficoltà maggiori che potrebbero confonderci è considerare che alcune scritture abbiano, o possano avere, due adempimenti, e nella Bibbia abbiamo molti esempi di questo tipo. Lo stesso Signore Gesù Cristo, parlando del tempo della fine, menzionò vari avvenimenti che i cristiani del primo secolo avrebbero potuto riconoscere ma che avrebbero riguardato anche avvenimenti futuri – confronta Matteo 24:14, 21, 29-31 Quindi è evidente, in particolare per quanto riguarda i versetti che vanno dal 29 al 39 del capitolo 11 di Daniele, che la difficoltà dellÂ’intendimento riguarda anche comprendere quali versetti abbiano un secondo adempimento e quali, invece, sono circoscritti esclusivamente nel passato. Dobbiamo fare molta attenzione a non far dire alla Scrittura quello che non dice e il pericolo esiste per cui, per il momento, cerchiamo di dimenticare che le scritture possano avere un secondo adempimento cercando una ricostruzione cronologica coerente. Possiamo intanto isolare un passaggio chiave nel capitolo 11 di Daniele che è il versetto 31 ovvero la “cosa ripugnante che causa devastazione” (v. 31) avvenimento citato da Gesù stesso in riferimento agli eserciti romani che distrussero Gerusalemme e il suo tempio – confronta Matteo 24:15, 16 In teoria se avessimo la certezza che “il Condottiero del patto” fosse Cristo Gesù, potremmo asserire che i versetti che vanno dal 22 fino al 31 coprono un periodo di tempo ben specifico ovvero quello che va dal 33 al 70 E.V. Questo, esattamente come fa il libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele!” ci porterebbe a stabilire che lÂ’imperatore di riferimento durante la morte del Signore è Tiberio Cesare. Tuttavia dobbiamo citare, per correttezza, come viene tradotto questo versetto nelle altre traduzioni bibliche. La “Riveduta” traduce semplicemente “un capo dellÂ’alleanza”, la traduzione CEI, Gerusalemme, Nuova Diodati, e Luzzi traducono “il capo dellÂ’alleanza” e così fanno molte altre. Soltanto la Diodati e la Nuova Riveduta traducono “capo del patto” e “principe del patto”. Qualunque sia la maniera più corretta di tradurlo, se leggiamo attentamente il versetto e il suo contesto si comprende che questa persona (chiunque sia) viene infranta in guerra e onestamente non possiamo dire che il Nostro Signore venne ucciso a motivo di una guerra o guerriglia da lui fomentata. In questa trattazione non staremo a disquisire sulla possibile identità di questo personaggio per non uscire troppo dal tema*** ma per quanto ne sappiamo, almeno per il momento, le ipotesi a sostegno che “il Condottiero del patto” sia il Nostro Signore Gesù Cristo semplicemente non reggono davanti allÂ’evidenza. Anche se è indiscutibile che il versetto 31 si riferisca alla distruzione del Tempio in quanto citato dalla Fonte più autorevole di tutte, non possiamo asserire lo stesso per il versetto 22 il quale, al contrario, potrebbe menzionare avvenimenti accaduti anche molti anni prima. Se la parte successiva è anchÂ’essa in ordine cronologico com’è scontato pensare, diventa immediatamente chiaro il significato in quanto ci dice che egli (cioè il re del nord) “porterà allÂ’apostasia quelli che agiscono malvagiamente contro il patto” e questo è un riferimento allÂ’apostasia di cui avvertì Paolo – Atti 20:29, 30; 2 Tessalonicesi 2:7 Se infatti questa illegalità era già allÂ’opera nel primo secolo, questa profezia non esce necessariamente dal quel periodo e la scrittura sta semplicemente specificando che in futuro questi lÂ’avrebbero fatta da padrone. LÂ’apostasia è completamente formata ed evidente entro il terzo secolo quando il “cristianesimo” diventa religione di stato (quindi è stata Roma a condurli allÂ’apostasia esattamente come dice la scrittura) ma essa non comparve certo dal nulla. Come avvertì Paolo, tutto era già in fermentazione nel primo secolo. Comunque i cristiani fedeli, cioè quelli che conoscevano davvero il loro Dio (confronta Giovanni 15:20, 21) “agirono con efficacia” rimanendo fedeli fino alla morte e durante la loro opera di predicazione “impartirono intendimento a molti” - Daniele 11:32, 33; Atti 16:5 Tutte le ricostruzioni storiche che escono dallo stato di Israele o dai primi cristiani non hanno il supporto della Scrittura, al contrario la Scrittura dice chiaramente che lÂ’apostasia non avrebbe avuto più alcun freno con la morte dellÂ’ultimo apostolo; Daniele non sta facendo altro che rimarcare questa profezia confermando quanto detto dallÂ’apostolo Paolo. Non solo. Questa conclusione rafforza ulteriormente quanto abbiamo già visto nellÂ’articolo dedicato al ripristino della vera adorazione. La vera adorazione “scompare” con gli apostoli (quelli che avevano intendimento) e da quel momento in poi nessuna organizzazione religiosa sulla terra ha potuto più definirsi “organizzazione di Dio” ma essa ripartirà da quelli che hanno intendimento esattamente come nel primo secolo. Sappiamo infatti che i 144.000, o una parte dÂ’essi, saranno coloro che ripristineranno la vera adorazione. A questo punto, parlando sempre di persecuzione, il versetto 35 ci dice che questa si sarebbe protratta “fino al tempo della fine” e questo è interessante perché indica una continuità . La scrittura non dice che la persecuzione sarebbe ricominciata nel tempo della fine ma che sarebbe continuata. Questo lascia intendere che coloro che hanno perspicacia sono sempre esistiti, per tutto lÂ’arco della storia umana, e hanno sempre fatto parte dello stesso popolo. Gesù infatti disse ai giudei suoi discepoli “sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose” - Matteo 28:20 Anche se non possiamo escludere che singoli cristiani di altre nazioni e confessioni abbiano avuto, nellÂ’arco della storia, una certa perspicacia (come la storia dimostrerebbe) ricordiamo che è sempre da Israele che deve ripartire la vera adorazione. In Rivelazione, alla fine della loro predicazione vediamo “spuntare” la donna, ovvero lÂ’organizzazione di Dio sulla terra, ben riconoscibile e purificata. Ed ecco che il “cambio di re” potrebbe trovarsi proprio tra il versetto 35 e il versetto 36 in quanto, avendo precedentemente menzionato la persecuzione fino al tempo della fine, solo da questo momento in poi si stia parlando di avvenimenti relativi a quel tempo. I versetti che vanno dal 36 al 39 infatti recitano “Il re farà quello che vorrà , si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni dio; pronuncerà cose sorprendenti contro lÂ’Iddio degli dèi. E avrà successo finché lÂ’ira non avrà raggiunto il limite, perché quello che è stato deciso deve compiersi. Non avrà riguardo per lÂ’Iddio dei suoi padri, né per il desiderio delle donne né per alcun altro dio, ma si magnificherà al di sopra di tutti. Piuttosto darà gloria al dio delle fortezze; con oro, argento, pietre preziose e oggetti di valore darà gloria a un dio che i suoi padri non avevano conosciuto. Agirà contro i bastioni più fortificati, insieme a un dio straniero. Conferirà grande gloria a quelli che lo riconosceranno e li farà governare fra molti; e ripartirà il suolo dietro compenso”. Non è necessario, dunque, cercare innumerevoli re del nord o del sud per tutto lÂ’arco della storia umana perché se non ci facciamo guidare dai nostri preconcetti, la Scrittura è chiara. Avendo quindi escluso quelle ricostruzioni storiche forzate che includono Carlo Magno, Guglielmo I o Hitler, vediamo quanto questa descrizione rimarca le parole del Signore, dellÂ’apostolo Paolo e del libro Rivelazione – confronta Daniele 7:11; Matteo 24:24; 2 Tessalonicesi 2:3-12; Rivelazione 13:11-14 Il tempo della fine, in riferimento al rapporto con i veri cristiani e il tentativo di Satana di sviarli, è evidente in questi versetti. Siamo passati direttamente dal penultimo re del nord, Roma, al “tempo della fine”. Sarà sempre il re del nord, esattamente come accadde in passato, a sviare i falsi cristiani e questa volta sarà completamente manifesto attraverso il falso profeta – Rivelazione 13:11-14 I 144.000 avranno lÂ’incarico di ripristinare la vera adorazione ma essi non saranno gli unici cristiani, i quali infatti si troveranno sparsi in tutto il pianeta – confronta Rivelazione 12:17 Saranno proprio questi “cristiani delle nazioni” a ricevere la persecuzione nellÂ’ultimo periodo del sistema satanico – confronta Rivelazione 12:17 I versetti da 40 in poi specificano gli avvenimenti che riguardano la rivalità dei due re, soggetto che era stato temporaneamente messo da parte per parlare dei cristiani.  Da quanto abbiamo visto, quindi, non è assolutamente necessario cercare i rispettivi re, di nord e di sud, in quellÂ’arco di tempo in cui Israele non esiste. Questo ci permette non solo di rimanere coerenti con la statua di Nabucodonosor che termina con lÂ’Impero Romano per poi passare allÂ’ultimo impero dominante nonché con il “quinto” corno del capro, ma anche di comprendere meglio il significato di alcune scritture. Il popolo di Dio, quello che non ha mai smesso di esistere nonostante la persecuzione, avrà un risveglio e sarà impegnato, negli ultimi giorni, ad impartire intendimento a molti. Lo stesso faranno coloro che accetteranno il loro messaggio. Questo riconferma e quindi rafforza quello che abbiamo visto in merito alla vera adorazione. Comprendendo a che punto ci troviamo nellÂ’adempimento della profezia, attendiamo dunque con ansia lÂ’avvenimento successivo (lÂ’ultima guerra tra il re del nord e il re del sud) perché, anche se è unÂ’aspettativa tuttÂ’altro che allegra, a quel punto sapremo che il Nostro Signore è davvero alle porte e quello sarà anche il momento di “levare in alto la testa” - Marco 13:29, 30     * Gli articoli menzionati si trovano ai seguenti link Â
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     ** Questo significa che da Aureliano in poi (menzionato nel libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" a partire dalla pagina 240) tutte le ricostruzioni sarebbero errate perché assolutamente arbitrarie. Tra l’imperatore Vespasiano e Traiano ci sono ancora gli imperatori Tito Flavio Vespasiano (79-81), Tito Flavio Domiziano (81-96) e Marco Cocello Nerva (96-98).  *** Molti esegeti e commentatori ritengono che sia un riferimento a ciò che accadde nel periodo di Antioco IV Epifane (il quale dovrebbe essere anche il quinto corno del capro) e Giuda Maccabeo. Come spiegato in un articolo precedente, per quanto riguarda il capitolo 8 di Daniele, le Scritture semplicemente non corroborano e anzi demoliscono questa ipotesi. Infatti non è possibile identificare Giuda Maccabeo come il “Principe dell’esercito” a cui vengono tolti i sacrifici continui e per altri particolari importanti. A questo riguardo si veda l’articolo intitolato “Quattro Armaghedon o uno soltanto?” nel seguente link
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    Comunque un errore comune è stato quello di fare un parallelo tra questi versetti del capitolo 8 e quelli del capitolo 11. Mentre nel capitolo 8 si parla del “Principe dellÂ’esercito dei cieli” a cui, tra lÂ’altro, si fanno sacrifici continui e si dice, inoltre, che lÂ’avversario “raggiunge i cieli” e toglie il sacrificio al “Suo santuario” (suo, del Principe dellÂ’esercito) nel capitolo 11 si parla semplicemente di un generico “capo dellÂ’alleanza” e il contesto parla di schermaglie militari. EÂ’ evidente che i due soggetti non possono essere paragonati e quindi non è affatto escluso che le ipotesi che intravedono Antiovo IV, esclusivamente per il capitolo 11, possano essere corrette. Â
  6. 144.000... E OLTRE “E dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora il regno dei cieli è la meta verso cui si spingono gli uomini, e quelli che si spingono avanti lo afferrano” - Matteo 11:12  ComÂ’era prevedibile a motivo dellÂ’effetto domino di altre dottrine già riviste, arriviamo oggi a trattare lÂ’ennesimo articolo che costituirà un notevole cambio di visione nel nostro intendimento ufficiale. Più ancora di Babilonia la Grande, dellÂ’identità del re del nord, della donna celeste e di tutto quello che abbiamo trattato finora, lÂ’articolo che segue risulterà sconcertante e inverosimile per qualcuno. Di fatto, questa trattazione creerà un netto scollamento da una di quelle dottrine a cui siamo più “affezionati” e anche per questo potrebbe risultare di difficile assimilazione. EÂ’ necessario premettere che ciò è avvenuto esclusivamente nellÂ’onesto tentativo di far parlare la Bibbia e non per una sorta di “principio di contraddizione”. Il lettore, come al solito, è invitato a valutare attentamente i ragionamenti e i riferimenti scritturali posti a conferma della tesi presentata e quindi decidere personalmente in cosa credere. Si consiglia quindi di arrivare fino alla fine dellÂ’articolo prima di trarre delle conclusioni.  Forse dobbiamo abbattere alcune barriere mentali per affidarci completamente alla Scrittura   Una delle cose più logiche che abbiamo seguito durante lÂ’interpetazione della profezia è stata quella di comprendere non solo il tempo e lÂ’ambiente in cui è stato scritto un determinato libro ma anche il tempo di riferimento della visione. Questo principio è stato seguito, ad esempio, quando abbiamo tentato di svelare lÂ’identità dei 7 re di Rivelazione 17:10. LÂ’intendimento ufficiale dice che il conteggio di questi 7 re partirebbe da quelli esistiti nel passato iniziando dallÂ’Egitto. Noi invece abbiamo visto che questo non è possibile per una serie di ragioni tra cui il fatto che non possiamo mischiare i re del sud (come lÂ’Egitto) con i re del nord. Rivelazione si concentra sul re vincitore, che secondo Daniele sarà il re del nord, per cui tutti i suoi “predecessori” devono essere della stessa sorta. Questo è anche lÂ’elenco che fa Daniele quando spiega il sogno della statua al re Nabucodonosor: essi sono tutti re del nord (e questo include anche lÂ’ultimo). Altri motivi importanti sono stati elencati nellÂ’articolo intitolato “Chi è il piccolo corno che si fece grandissimo?” *(link nella nota in calce). Comunque, forse la cosa più importante di tutte, abbiamo compreso che questi non potevano riguardare imperi esistiti esclusivamente nel passato a motivo del tempo di riferimento della visione. Se Giovanni infatti dice di trovarsi per ispirazione “nel giorno del Signore” (Rivelazione 1:10) sembra abbastanza incoerente che quando lÂ’angelo gli menziona il re che è, esso fosse il re presente al tempo di Giovanni, ovvero Roma antica. Ancor più incoerente è cambiare strada e intendimento quando, subito dopo, parlando della bestia selvaggia si dice che “era ma non è” - Rivelazione 17:11 Quindi secondo la stessa logica se la bestia selvaggia era, doveva esistere prima del tempo di Giovanni. Inoltre per quale motivo lÂ’angelo avrebbe dovuto fare un corso di storia a Giovanni? Non sarebbe stato più logico e coerente con la Rivelazione limitarsi a spiegare le cose che dovevano accadere in futuro piuttosto che mischiare con quelle già accadute nel passato? - Rivelazione 1:1 Sulla stessa linea di principio abbiamo ragionato sullÂ’identità di Babilonia la Grande. Noi sappiamo che Babilonia la Grande è la moderna nazione di Israele apostata e lÂ’unica obiezione che avrebbe avuto senso nellÂ’indebolire questo intendimento, sarebbe stato riconoscere che essa non può essere ritenuta responsabile di tutto il sangue versato sulla superficie della terra dallÂ’inizio dei tempi. È vero che abbiamo citato le parole del Signore che identificano chiaramente questa nazione come responsabile del sangue versato a partire dal giusto Abele (Matteo 23:35) e abbiamo anche evidenziato la responsabilità maggiore che hanno “coloro che hanno conosciuto Dio” rispetto a tutti gli altri (Amos 3:2) ma qualcuno potrebbe obiettare che essi hanno già pagato per questi errori ed inoltre come potrebbe essere ritenuta responsabile una nazione che non è più esistita per quasi 2000 anni? Potremmo discutere per giorni per tentare di comprendere se per Babilonia la Grande si intenda un certo popolo allÂ’interno di una nazione o un certo popolo a prescindere dalla nazione (confronta Rivelazione 17:9 e Zaccaria 5:6-11) ma comprendendo il tempo di riferimento della visione comprendiamo anche che non è necessario perderci in queste discussioni. Anche per Babilonia la Grande vale lo stesso discorso del re che è e della bestia che non è. In essa viene trovato “il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono stati scannati sulla terra” nel giorno del Signore – Rivelazione 18:24 Coloro che hanno seguito gli articoli del blog dallÂ’inizio hanno compreso che Babilonia la Grande, ovvero la moderna Israele, sarà responsabile (tra le altre) della terribile guerra che scoppierà tra il re del nord e il re del sud – vedi Rivelazione 9:1-19 Ed ecco che arriviamo al nocciolo della questione. Comprendere il tempo di riferimento della visione ci permette di ridiscutere alcune delle nostre credenze apparentemente più solide, vale a dire il nostro concetto sul numero totale degli eletti. Se tutta la Rivelazione si adempie dal giorno del Signore in poi, il comando dellÂ’angelo di apporre il sigillo agli schiavi di Dio si applica esclusivamente nel giorno del Signore. Al tempo di Giovanni molti eletti si erano ormai addormentati nella morte, ma coloro ai quali viene apposto il sigillo descritti in Rivelazione sembrano essere tutti in vita in quel periodo, cioè nel giorno del Signore, in quanto lÂ’angelo avverte di “trattenere i venti affinché non soffino né sulla terra né sul mare né su alcun albero Â… finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte degli schiavi del nostro Dio!” - Rivelazione 7:3 Se la stragrande maggioranza di questi fossero addormentati nella morte, che fastidio potrebbe mai dare loro questo vento? Si potrebbe pensare che lÂ’avvertimento è riferito soltanto ad una piccola parte di questi 144.000, ovvero quelli ancora in vita nel giorno del Signore, ma la descrizione del completo suggellamento che viene fatto subito dopo, getta unÂ’ombra su questa ipotesi - Rivelazione 7:4-8 Qualcuno potrebbe asserire che il suggellamento inizi da quelli che sono in vita (e a cui ci si preoccupa di non farli colpire dal vento del giudizio) e si concluda con quelli morti in passato a cui il vento non potrebbe dare più alcun fastidio. Per dimostrare che le cose non stanno così, vedremo altre scritture a sostegno di quanto appena asserito **. I due testimoni vestiti di sacco descritti in Rivelazione capitolo 11 dovrebbero essere gli ultimi due eletti, in ordine di tempo, ad essere uccisi completando così il numero dei 144.000. Infatti subito dopo questo avvenimento e la loro risurrezione si legge “Il settimo angelo suonò la sua tromba, e in cielo risuonarono voci possenti che dicevano: “Il regno del mondo è diventato il Regno del nostro Signore e del suo Cristo, ed Egli regnerà per i secoli dei secoli!” - Rivelazione 17:15 Ancora due versetti dopo si legge “Ti ringraziamo, Geova Dio, Onnipotente, Colui che è e che era, perché hai preso il tuo grande potere e hai cominciato a regnare” - Rivelazione 17:17 Sembra evidente che la morte e risurrezione di questi due testimoni crei le condizioni adatte affinché il Regno di Dio inizi ad esercitare il dominio. Quali sarebbero queste “condizioni adatte”? Il contesto sembra riferirsi proprio alla risurrezione del numero completo di quelli suggellati nel giorno del Signore. Non si sta discutendo se durante la settima tromba risuscitino tutti gli eletti vissuti fin dal primo secolo perché è evidente che è così – 1 Corinti 15:58 La settima tromba dà inizio alla risurrezione spirituale di tutti gli eletti ma solo 144.000 di questi partecipano alla guerra. La guerra di Armaghedon viene combattuta da Cristo e dai 144.000 e su questo c’è ben poco da discutere (confronta Rivelazione 14:1) ma questo di per se non dimostra che essi sono o saranno gli unici ad essere risuscitati con dei corpi spirituali. Rivelazione 14:5 dice che essi sono stati comprati dal genere umano “come primizie” e finora abbiamo inteso che questo segnasse una distinzione tra gli eletti (i quali sarebbero le primizie) e la grande folla, ma vedremo che non può essere. La scrittura dice che essi “sono stati comprati dalla terra come primizie” e quindi significa che altri, dopo di loro, saranno comprati dalla terra. “Comprati” in che senso? Comprati dalla terra per la vita in cielo. La grande folla non ha bisogno dÂ’essere “comprata dalla terra” perché vivrà sulla terra, infatti essa ha lavato le proprie vesti per sopravvivere – Rivelazione 7:13, 14 Nessuno di coloro che vivrà sulla terra può definirsi “comprato” dal genere umano, non è vero? Solo coloro che regneranno con Cristo possono definirsi “comprati dalla terra” infatti questo è il senso riportato nelle Scritture. Quindi il discorso è semplice. Se ci sono quelli comprati dalla terra come primizie, ci sono anche quelli successivi, sempre comprati dalla terra ma non più come primizie, bensì nella piena maturazione del tempo. Se tutto questo non è sufficiente a scardinare i nostri preconcetti, proviamo ad andare avanti nella lettura. “E vidi dei troni, e cÂ’erano quelli che sedettero su di essi, e fu dato loro il potere di giudicare. Sì, vidi le anime di quelli che furono giustiziati con la scure per la testimonianza che avevano reso a Gesù e per aver parlato di Dio, e quelli che non avevano adorato né la bestia selvaggia né la sua immagine e che non avevano ricevuto il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Ed essi vennero alla vita e regnarono col Cristo per mille anni” – Rivelazione 20:4 A questo punto della Rivelazione c’è già stata la guerra di Armaghedon la quale è descritta in Rivelazione 19:19-21. Se la guerra di Armaghedon viene combattuta da Cristo e dai 144.000 chi sono coloro che vengono alla vita dopo Armaghedon e regnano con Cristo per mille anni? Anche se è difficile da accettare, non sembra che si stia parlando di altre persone che vengono alla vita in cielo dopo la guerra di Armaghedon? Proviamo a rileggerlo con attenzione partendo dal primo versetto del capitolo 20. “E vidi scendere dal cielo un angelo con la chiave dellÂ’abisso e una grande catena in mano. Ed egli afferrò il dragone, lÂ’originale serpente, che è il Diavolo e Satana, e lo legò per mille anni. E lo scagliò nellÂ’abisso e chiuse e sigillò [questo] sopra di lui, affinché non sviasse più le nazioni fino a quando fossero finiti i mille anni. Dopo queste cose devÂ’essere sciolto per un poÂ’ di tempo” - Rivelazione 20:1-3 Fin qui è molto chiaro, non è vero? Il Signore, alla fine di Armaghedon, afferra il dragone, lo incatena e lo scaglia nellÂ’abisso. Questa guerra è stata portata a termine da Cristo e dai 144.000 non è vero? Dopo questo avvenimento si legge “E vidi dei troni, e cÂ’erano quelli che sedettero su di essi, e fu dato loro il potere di giudicare. Sì, vidi le anime di quelli che furono giustiziati con la scure per la testimonianza che avevano reso a Gesù e per aver parlato di Dio, e quelli che non avevano adorato né la bestia selvaggia né la sua immagine e che non avevano ricevuto il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Ed essi vennero alla vita e regnarono col Cristo per mille anni”. Anche qui possiamo vedere almeno due gruppi ben distinti. Ci sono i troni e quelli che vi siedono sopra (argomento trattato a partire dal sottotitolo “Che dire dei 24 anziani?”) e quindi si dice che si vedono le anime di coloro che non hanno adorato né la bestia selvaggia né la sua immagineÂ… . Ma a questo punto abbiamo un problema. Gli ultimi due componenti dei 144.000 vengono uccisi prima della comparsa della bestia selvaggia, del falso profeta e del suo marchio – vedi Rivelazione capitoli 11, 12 e 13 Poco dopo la morte dei due testimoni suona la settima tromba e quindi inizia la risurrezione spirituale generale, in armonia con le parole dellÂ’apostolo Paolo. Si dovrebbe concludere che alla fine di Armaghedon, anche ammesso ci siano ancora eletti in vita sulla terra in attesa della loro trasformazione, non dovrebbero esserci altre persone ancora nella morte in attesa della risurrezione celeste, non è vero? DÂ’altronde la settima tromba suona in Rivelazione 11:15 e la risurrezione avviene in un “batter dÂ’occhio” - 1 Corinti 15:52 Invece Rivelazione 20:4 dice che, dopo la guerra di Armaghedon che è stata combattuta dai 144.000, coloro che siedono sul trono giudicano tutti quelli che non hanno adorato la bestia selvaggia e non hanno ricevuto il marchio. Qual è il risultato di questo giudizio positivo? “Essi vennero alla vita e regnarono col Cristo per mille anni”. Dunque quanti saranno coloro che regneranno con Cristo? La Bibbia semplicemente non lo dice ma sicuramente non è un numero predeterminato e chiuso perché questo significherebbe stabilire a priori quanti resisteranno alle pressioni della bestia selvaggia. Rivelazione parla di “quelli che non avevano adorato né la bestia selvaggia né la sua immagine”. Sarebbe ragionevole supporre che coloro che resisteranno alla bestia selvaggia, tanti o pochi che siano, saranno un numero specifico e “tondo” come 144.000? Se così fosse, non verrebbe il sospetto che la salvezza è qualcosa di preordinato? - Ezechiele 33:11 Proviamo a valutare queste informazioni senza alcuna emotività e vediamo se “lÂ’ombra della realtà ” può venirci in aiuto per comprendere il punto. Nel regno di Israele non erano tutti soldati. CÂ’erano i leviti, i servitori del tempio e molte altre figure amministrative. Ognuno aveva il suo incarico specifico e i limiti dÂ’autorità di quellÂ’incarico – confronta 2 Cronache 26:18 In riferimento ai 144.000 cosa ci sta dicendo Rivelazione? Ci dice che queste sono persone scelte nel giorno del Signore, le quali vengono prima suggellate e poi, una volta uccise dal mondo di Satana, risuscitate per combattere con Cristo ad Armaghedon. C’è forse scritto che questo è il numero totale degli eletti, ovvero quelli esistiti dal primo secolo ad oggi? Se ci limitiamo a leggere solo quello che c’è scritto, non troveremo una cosa del genere. Questo gruppo di persone forma dunque lÂ’esercito che combatte insieme a Cristo ad Armaghedon e protegge il popolo che sta per raggiungere la Terra Promessa. Al suono della settima tromba inizia la risurrezione generale (cioé di quelli morti dal primo secolo) perché subito dopo si vede la nascita del Figlio maschio. Dopo Armaghedon, però, viene specificato che altri risorgono e non è un riferimento a quelli morti molto tempo prima ma a coloro che non hanno adorato la bestia selvaggia né la sua immagine. È sciocco anche provare a giocare con le parole insinuando che “quelli giustiziati con la scure” siano coloro che riceveranno la risurrezione terrena in quanto Rivelazione 20:5 dice chiaramente “Il resto dei morti non venne alla vita finché i mille anni non furono finiti”. Quelli “giustiziati con la scure” vengono alla vita in cielo dopo la guerra di Armaghedon; diversamenteÂ… se quelli giustiziati con la scure sono coloro che vivranno sulla terra chi sono “il resto dei morti” che viene alla vita alla fine del millennio? La scrittura è semplice se non ci facciamo guidare da altre cose. Quanti saranno, dunque, coloro che saranno risuscitati per regnare con Cristo? La Bibbia non lo dice, come neppure dice quanti sono quelli comprati a partire dal primo secolo. Stando alle parole del Signore, che fanno da guida a questo articolo, coloro che si saranno spinti in avanti avranno afferrato questa opportunità – Matteo 11:12  Da questa trattazione possiamo dire che avevamo ragione e nello stesso tempo torto. Non tutti i buoni vanno in cielo, questo è ovvio. Tutti coloro che vanno in cielo diventano re e sacerdoti per cui devono regnare e svolgere le funzioni di sacerdoti su un popolo – Rivelazione 1:6 I regnanti devono essere ovviamente in numero inferiore al popolo e quindi la speranza per la stragrande maggioranza delle persone è e resta la vita eterna sulla terra. Il numero 144.000 è un numero letterale e questi sono coloro che combatteranno ad Armaghedon al fianco del Signore. In queste cose avevamo ragione. Comunque la Bibbia, pur menzionando specificamente questo numero, non ha mai detto che questo sarebbe stato il numero di tutti coloro che avrebbero regnato con Cristo. Anzi, questi sono solo coloro che vengono suggellati nel giorno del Signore per essere risuscitati come primizie per combattere la guerra di Armaghedon e ristabilire il regno di Israele – Atti 1:6 (confronta Salmo 110:1-3) Abbiamo sempre pensato che i 144.000 fossero tutti coloro destinati ad andare in cielo ma non c’è alcuna base scritturale per sostenerlo. In questo avevamo torto. Con buona pace di tutti i nostalgici e i tradizionalisti, se qualcuno ci chiedesse dov’è scritto, nella Bibbia, che gli eletti saranno solo 144.000, noi potremmo solo dimostrare che questo numero è descritto in Rivelazione la quale si adempie nel giorno del Signore; possiamo dimostrare con la logica che è un numero letterale e possiamo anche dimostrare che re e sacerdoti devono essere in numero inferiore al popolo. Possiamo dimostrare che esso è un piccolo gregge in confronto ad un gregge più grande, ma non possiamo dimostrare nullÂ’altro – Luca 12:32 Negli articoli intitolati “I 144.000 e la grande folla” e “Chi deve prendere gli emblemi”*** si metteva in risalto, tra le altre cose, come fosse sciocco e controproducente tenere il conto di “chi ha la speranza celeste e chi no” tanto per cominciare perché ciò non sarebbe stato indicativo di chi avrebbe regnato con Cristo. Avere una speranza, di per sé, non significa nulla; Cristo disse chiaramente di “spingersi in avanti”. Questo include comprendere che è sbagliato, ed è sempre stato sbagliato, dare incarichi di alta responsabilità esclusivamente agli “unti”****. Questa trattazione ha aggiunto un motivo in più, se mai ce ne fosse stato il bisogno, per comprendere lÂ’assoluta inutilità del calcolo. Non solo gli emblemi devono prenderli tutti i cristiani, non solo è impossibile capire chi regnerà con Cristo e chi no, ma non abbiamo mai avuto alcun numero da “tenere a mente” (se mai fossimo riusciti davvero a contarli a partire dal primo secolo, cosa peraltro impossibile).  Che dire dei 24 anziani?  Il capitolo 4 di Rivelazione menziona “24 troni, e su di essi erano seduti 24 anziani” e Giovanni vede tutto questo prima che lÂ’Agnello inizi ad aprire i sigilli. Chi sono questi 24 anziani? Avendo compreso che le visioni di Rivelazione sono in ordine cronologico, comprendiamo che non è possibile che questi 24 anziani raffigurino i 144.000. Tra lÂ’altro che i 24 anziani raffigurino i 144.000 è incongruente con la pretesa che questi siano letterali. Se i 24 anziani raffigurano i 144.000 significa che questo è un numero simbolico e va da sé che se “24” è un numero simbolico, perché 144.000 dovrebbe essere letterale (che tra lÂ’altro è un multiplo di 12)? Inoltre essi sono presenti ancor prima che lÂ’Agnello inizi ad aprire il rotolo e quindi esistono prima di tutti gli avvenimenti in esso descritti. Non a caso sono descritti come “anziani” e questo lascia intendere che nel tempo in cui il giorno del Signore ha inizio, essi esistono già da parecchio tempo. Possiamo discernere chi sono questi 24 anziani dalla descrizione che ne viene fatta? Ebbene di loro si dice che indossano vesti bianche ed hanno corone dÂ’oro. La grande folla è vestita di lunghe vesti bianche e sappiamo che essa raggiunge questa condizione grazie al sangue dellÂ’Agnello. Ad una prima lettura verrebbe da pensare – non che siano la grande folla ovviamente - ma che anche loro abbiano raggiunto una condizione di purezza e giustizia grazie al sacrificio dellÂ’Agnello, il che escluderebbe angeli e altre creature già nate come celesti. Il colore bianco, spesso simboleggiato dal lino “splendente e puro” rappresenta gli atti giusti dei santi – Rivelazione 19:8 Il fatto che abbiano corone ricorda le parole di Giovanni in Rivelazione 1:5, 6 e anche le parole di Pietro che, in riferimento agli eletti del primo secolo, menziona un “regal sacerdozio”. Successivamente, quando lÂ’Agnello prende il rotolo si legge che “i 24 anziani si inginocchiarono davanti a lui. Ciascuno aveva una cetra e coppe dÂ’oro piene dÂ’incenso; lÂ’incenso rappresenta le preghiere dei santi. E cantano un nuovo canto: “Tu sei degno di prendere il rotolo e di aprirne i sigilli, perché sei stato scannato e con il tuo sangue hai comprato a Dio persone di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto un regno e sacerdoti per il nostro Dio; e regneranno sulla terra” - Rivelazione 5:9, 10 Quindi vediamo che questi anziani hanno le coppe piene dÂ’incenso il quale significa “le preghiere dei santi” e quindi fungono da sacerdoti. Danno inoltre onore allÂ’Agnello. È evidente che queste persone non possono essere altri che eletti risuscitati e glorificati e questo fatto deve aver portato a pensare che raffigurassero tutto il corpo degli eletti. Ma nello stesso tempo abbiamo visto che essi non possono raffigurare tutto il corpo degli eletti per i ragionamenti fatti pocanzi. Dobbiamo concludere che essi siano una piccola parte di unti scelti per regnare direttamente insieme a Cristo prima degli altri. Prima di chiudere le nostre facoltà mentali e pensare che sia una sciocchezza, esaminiamo quanto segue. La nostra mente non può che tornare alle parole del Signore quando disse “In verità vi dico: alla rigenerazione, quando il Figlio dellÂ’uomo si siederà sul suo glorioso trono, voi che mi avete seguito siederete su 12 troni, giudicando le 12 tribù dÂ’Israele” - Matteo 19:28 EÂ’ interessante notare che Gesù non disse che i dodici apostoli sarebbero stati risuscitati nella rigenerazione ma che per allora si sarebbero seduti sui troni. Questo non esclude la possibilità che essi siano stati risuscitati prima e forse addirittura nel primo secolo. I dodici apostoli fedeli potrebbero essere una parte dei ventiquattro anziani qui descritti anche se questo apre alla possibilità che alcuni non abbiano dovuto aspettare il suono “dellÂ’ultima tromba” per essere risuscitati – 1 Corinti 15:58 EÂ’ vero che lÂ’apostolo Paolo disse che “tutti sarebbero stati trasformati Â… durante lÂ’ultima tromba” ma questo non esclude che stesse facendo un discorso generale. Ovviamente non possiamo essere categorici ma di fatto Rivelazione parla di almeno due persone che vengono risuscitate prima del suono della settima tromba – vedi Rivelazione 11:11, 12, 15 Questo rende evidente che quando lÂ’apostolo Paolo disse “tutti” non intendeva proprio tutti, altrimenti dovremmo scegliere chi, tra Paolo e Giovanni, si è sbagliato. Uno dei due si è dunque sbagliato? Ovviamente no. Paolo stava fecendo un discorso generale infatti la stragrande maggioranza degli eletti viene risuscitata durante lÂ’ultima tromba. Nella stessa maniera sembrerebbe che questi 24 anziani, che sono indubbiamente persone risuscitate e glorificate, siano state risuscitate molto prima del suggellamento e della risurrezione dei 144.000. Il fatto che essi siano descritti, fin dai primi capitoli, come anziani lascia intendere che essi siano in vita da molto, moltissimo tempo. Nessuno dei 144.000 o degli altri eletti risuscitati è descritto come anziano. È possibile che essi siano stati risuscitati alla fine del primo secolo? Un eletto risuscitato 2.000 anni fa sarebbe descritto a ragione come anziano. Anche il numero stesso di questi anziani farebbe pensare alla correttezza dellÂ’intendimento. Gesù disse ai suoi apostoli che si sarebbero seduti su 12 troni e che avrebbero giudicato le 12 tribù di Israele ma in Rivelazione si vedono 24 anziani, cioé il doppio. Come mai? La legge Mosaica prevedeva che il giudizio fosse legalmente valido se ci fossero stati almeno due testimoni – Deuteronomio 17:6 Gesù ribadì lo stesso concetto – Matteo 17:16 Partendo da questo assunto è evidente che se gli apostoli, che erano dodici, avrebbero dovuto giudicare le dodici tribù dÂ’Israele, questo avrebbe significato utilizzare un solo testimone per ogni tribù e il giudizio non sarebbe stato valido. Essendo 24, invece, il giudizio diviene legalmente valido e vincolante. La testimonianza di questi anziani è legalmente perfetta e verace perché ogni tribù viene giudicata attraverso la testimonianza di due testimoni. Anche questo, indirettamente, dimostra che il numero 24 non può essere simbolico esattamente come lÂ’esigenza dei due testimoni non fu mai intesa in senso simbolico. Era un principio legale chiaro su cui cÂ’era poco da interpretare – confronta Giovanni 8:12-18 Possiamo fare altri ragionamenti che ci aiutano ad ipotizzare perché alcuni potrebbero essere stati risuscitati prima degli altri. Se questi 24 anziani devono giudicare le “12 tribù di Israele” è evidente che il giudizio può essere sia positivo che negativo. Giudizio, infatti, non è sinonimo di condanna – confronta Atti 24:15 Nel giudizio positivo rientrano coloro i quali riceveranno il premio, sia esso in cielo o sulla terra, quindi include i 144.000. I 144.000 infatti vengono scelti “dalle 12 tribù di Israele” - Rivelazione 7:4-8 Ora noi sappiamo che non tutto Israele è effettivamente Israele (confronta Galati 3:27-29) e questo sembra il messaggio intrinseco nel fatto che le tribù elencate in Rivelazione non corrispondono alla perfezione alle 12 tribù di Israele, comunque il principio non cambia. Qualunque sia la tribù che viene sottoposta a giudizio, sia esso positivo o negativo, tale tribù necessita di almeno due testimoni affinché questo giudizio sia dichiarato valido. È logico concludere che per apporre il sigillo a coloro che saranno risuscitati una volta morti (e quindi considerati degni di ricevere la prima risurrezione) e che combatteranno ad Armaghedon, è necessario che qualcuno li abbia giudicati in maniera favorevole. Chi può averli giudicati? Non può averli giudicati Geova perché Gesù stesso afferma che Egli ha lasciato tutto il giudizio in mano al Figlio – Giovanni 5:21, 22 Potrebbe averli giudicati esclusivamente Cristo ma egli affermò che avrebbe dato questo privilegio ai suoi apostoli – Matteo 19:28 Anche per quanto riguarda le risurrezioni successive si vedono "troni e quelli che vi siedono sopra" (Rivelazione 20:4) e questa è un ulteriore riferimento ai 24 anziani ai quali è riservata l'autorità di giudicare. Notare che questo privilegio fu accordato esclusivamente agli apostoli e non a tutti i discepoli, infatti Gesù sta rispondendo alla domanda di Pietro e i 12 troni sono esattamente e non casualmente il numero degli apostoli – Matteo 19:27 Il giudizio verso le 12 tribù di Israele include coloro che ricevono il giudizio positivo e quindi la risurrezione celeste generale che, come sappiamo, avviene non prima del suono della settima tromba.  Note in calce. * “Chi è il piccolo corno che si fece grandissimo?” ** Nel capitolo 9 di Ezechiele si vede una situazione simile. LÂ’uomo vestito di lino ha lÂ’incarico di apporre un segno sulla fronte degli “uomini che sospirano e soffrono per tutte le cose detestabili che si fanno nella città ” - Ezechiele 9:4 Ovviamente questo segno non viene apposto sulla fronte di persone morte. Al contrario, esattamente come fa comprendere Rivelazione, questo segno serve affinché la punizione mandata da Geova per mezzo dei cherubini non si abbatta su coloro che portano questo segno – Ezechiele 9:5-7 Nella stessa maniera, durante lo squillo della quinta tromba viene detto di colpire “solo gli uomini che non hanno il sigillo di Dio sulla fronte” e anche questo dovrebbe aiutarci a comprendere che coloro che hanno ricevuto il sigillo sono appunto quelli che sono stati suggellati in Rivelazione 7:4, ovvero 144.000 persone. *** I link degli articoli citati **** I membri del corpo direttivo “devono” essere esclusivamente “unti”. Fino a pochi anni fa incarichi di alta responsabilità venivano dati solo “agli unti”. Una delle domande che il cd faceva prima di dare incarichi di responsabilità a qualcuno era se fosse “un unto o un membro della grande folla”. ***** Rivelazione 14:1-4 menziona il cantico che solo i 144.000 possono imparare. Questo ricorda i canti di vittoria degli israeliti dopo aver vinto le loro guerre per volontà di Geova o quando le vinsero ancor prima di combattere – Esodo 15:1; 2 Cronache 20:21, 22 Questo non è solo una forte indicazione che i 144.000 hanno esclusivamente il ruolo di guerrieri ad armaghedon ma anche che essi e i 24 anziani sono due gruppi separati e distinti. Essi infatti cantano questo cantico “dinanzi alle quattro creature viventi e agli anziani” - Rivelazione 14:3
  7. La cronologia, lÂ’interpretazione, la speculazione   ATTENZIONE La trattazione che segue ridiscuterà uno dei "capisaldi" dell'intendimento dello schiavo fedele e discreto. Dal momento che non è intenzione dell'autore creare una pietra d'inciampo per nessuno, tantomeno creare divisioni o sette, il lettore è invitato a valutare attentamente se desidera proseguire nella lettura. Proseguire o non proseguire, quindi, sarà soltanto una decisione personale. Una cosa ancora migliore che potremmo fare tutti: aprire la Bibbia e confrontare tutte le scritture riportate o citate e valutare, in coscienza, se gli argomenti trattati sono logici e coerenti con la Parola di Dio     Tutto quello che abbiamo letto in merito alla profezia delle "70 settimane" riportato nel libro "Prestate attenzione alle profezie di Daniele!" (Capitolo 11) è meritevole di attenzione e dimostra quanto la parola di Dio sia precisa e affidabile anche quando pronuncia profezie molto distanti nel tempo. EÂ’ stata anche evidente lÂ’accuratezza storica e i numerosi riferimenti scritturali che hanno dato peso e autorevolezza a tutto il discorso. Chiunque si avvicini alla Parola di Dio senza preconcetti non può che rimanere colpito da tale dimostrazione di potenza e sapienza da parte di Dio. La spiegazione delle 70 settimane è ineccepibile ma può dirsi lo stesso di altre profezie? Che dire di quei calcoli su cui molti di noi hanno basato le speranze di una vita e che si sono scontrati con le critiche della maggioranza? Stiamo parlando del 1914. Anche questa è una profezia di Daniele? Anche questa è stata trattata con la stessa meravigliosa accuratezza delle settanta settimane di cui abbiamo appena letto? Anche se può non essere facile, cerchiamo di essere veramente obiettivi perché comprendere o non comprendere la Profezia, come il resto della Parola di Dio, può fare molta differenza per il nostro futuro eterno – Giovanni 17:3; 2 Tessalonicesi 1:8  CHE DIRE DEL 1914?  Il libro “prestate attenzione alle profezie di Daniele” alle pagine da 85 a 97 spiega nei dettagli il sogno di Nabucodonosor e la profezia dei 7 tempi asserendo che essa indichi la venuta del Regno di Dio nel 1914. Sarebbe profittevole, dunque, prendere il libro e confrontare con ciò che si leggerà di seguito. Il sogno di Nabucodonosor profetizza davvero la venuta del Regno di Dio nel 1914?  EÂ’ PROPRIO COSIÂ’? Proviamo ad esaminare ciò che c'è scritto nel libro senza pregiudizi. Ad una prima lettura sembra che Geova Dio abbia voluto dare una lezione di umiltà a Nabucodonosor, cosa che avvenne. I “sette tempi”, almeno per lui, furono sette anni e questo è confermato da tutto il racconto. Leggendo tutto questo senza preconcetti, non sembra che si debbano cercare altre spiegazioni più o meno nascoste. Comunque prendiamo per buona la tesi secondo cui “lÂ’albero indica un dominio e una sovranità molto maggiori di quelli del re di Babilonia. Simboleggia la sovranità universale di Geova, il Re dei cieli, specie rispetto alla terra”. Questo significa, innanzitutto, che il Regno di Dio si stia paragonando, in un certo qual modo, al regno di Babilonia e questo stride con molti passi biblici che descrivono Babilonia come la più grande nemica del popolo di Dio. Significa anche che il “vigilante” (cioè un angelo di Geova) decide di abbattere il Regno di Dio e questo è, a dir poco, strano. Qualcuno obietterà che non bisogna cercare similitudini in ogni aspetto della profezia ma anche decidere quale parte della profezia deve avere un secondo adempimento e quale no potrebbe essere abbastanza arbitrario. In fondo non abbiamo altri riferimenti scritturali che ci indichino su quali particolari concentrarci e quali tralasciare. Quindi si sta dicendo che la profezia dellÂ’albero si applica interamente a Nabucodonosor mentre solo una piccola parte si applicherebbe al Regno di Dio. Per la profezia delle “settanta settimane” non abbiamo avuto bisogno di spezzettare la profezia per cercare di capire a chi si applicasse o se si applicasse a più di una persona perché il soggetto è stato chiaro e riconoscibile fin dallÂ’inizio. Tutta la profezia dei 7 tempi, invece, viene edificata su un unico versetto che è quello che dice... “LÂ’albero crebbe e divenne forte, e la sua medesima altezza raggiunse infine i cieli ed era visibile sino allÂ’estremità dellÂ’intera terra” (Daniele 4:11) Il libro menzionato dice: “il grande albero rappresenta il ‘dominio che raggiunge lÂ’estremità della terraÂ’, che abbraccia lÂ’intero regno del genere umano. Perciò simboleggia la sovranità universale di Geova, particolarmente in relazione alla terra. — Daniele 4:17”. Non è un poÂ’ fragile, diciamo rischioso, edificare una serie di profezie (tutte collegate tra loro) su questÂ’unica spiegazione? Notate che la specificazione “particolarmente in relazione alla terra” è dovuta al fatto che la sovranità universale di Geova è, appunto, universale, per cui lÂ’albero si sarebbe dovuto vedere non solo in tutta la terra ma in tutto lÂ’universo. Specificando, invece, “in relazione alla terra”, possiamo escludere i cieli dalla visione e prendere per buona lÂ’applicazione. Comunque dovremmo farci una domanda. Il fatto che lÂ’albero raggiunga i cieli o lÂ’estremità della terra è una dimostrazione o anche solo unÂ’indicazione del fatto che si stia parlando del Regno di Dio? Lasciamo sempre che sia la Bibbia ad illuminarci. Notiamo cosa disse Geova ad Ezechiele in riferimento al Faraone. Ezechiele 31:1-8 dice... “E avvenne ancora che nellÂ’undicesimo anno, nel terzo [mese], il primo [giorno] del mese, la parola di Geova mi fu rivolta, dicendo:?“Figlio dellÂ’uomo, diÂ’ a Faraone re dÂ’Egitto e alla sua folla: “‘A chi somigli nella tua grandezza? Ecco, un assiro, un cedro del Libano, dai bei rami, con folte ramificazioni ombrose, e di altezza elevata, tanto che la sua cima era fra le nubi. Le acque lo fecero crescere; le acque dellÂ’abisso lo fecero divenire alto. Con le loro correnti andavano tuttÂ’intorno al luogo dovÂ’era piantato; e mandavano i loro canali a tutti gli alberi del campo. Perciò si fece più elevato in altezza di tutti gli [altri] alberi del campo. “‘E i suoi rami si moltiplicavano, e i suoi ramoscelli continuarono ad allungarsi a causa della molta acqua nei suoi corsi dÂ’acqua.?Sui suoi rami fecero i loro nidi tutte le creature volatili dei cieli, e sotto i suoi ramoscelli partorirono tutte le bestie selvagge del campo, e alla sua ombra dimoravano tutte le popolose nazioni. E divenne bello nella sua grandezza, nella lunghezza del suo fogliame, poiché il suo sistema di radici era su molte acque.?[Altri] cedri non lo uguagliavano nel giardino di Dio. In quanto ai ginepri, non avevano alcuna somiglianza con i suoi rami. E i platani stessi non gli erano simili nei ramoscelli. Nessun [altro] albero del giardino di Dio gli somigliava per bellezza”. Notiamo qualche similitudine con la visione di Nabucodonosor? Entrambi sono paragonati ad alti e possenti alberi. Entrambi raggiungono altezze elevate, fino al cielo infatti le espressioni “raggiungere i cieli” o “raggiungere le nubi” sono equivalenti – Confronta Giobbe 22:14; Isaia 14:14; Daniele 7:13 Di entrambi si nota la grande differenza con gli altri alberi. Di entrambi si dice che tutte le creature volatili e tutte le bestie selvagge trovano cibo e riparo. Ora, se applicassimo il principio secondo cui lÂ’albero che “raggiunge le nubi” deve raffigurare il Regno di Dio, allora anche lÂ’impero Egiziano dovrebbe essere un antitipo del Regno. Purtroppo, però, in questo racconto non si fa alcuna menzione dei “tempi” e di conseguenza non è possibile contare alcunché. Se pensate che sia ridicolo pensare che lÂ’impero egiziano possa raffigurare il Regno di Dio, perché dovrebbe essere accettabile lÂ’impero Babilonese?  Geova continua dicendo “Per la ragione che divenisti di altezza elevata, così che esso mise la sua cima perfino tra le nubi e il suo cuore si esaltò a causa della sua altezza,?anchÂ’io lo darò in mano al despota delle nazioni” – Ezechiele 31:10, 11 Il Faraone si esaltò, esattamente come fece Nabucodonosor, e per questo motivo Dio decise di umiliarlo – Matteo 23:12 Nabucodonosor se la cavò con sette anni di pazzia mentre lÂ’impero di Faraone venne assediato. Anche questo versetto rimarca il fatto che Dio toglie e da “il regno a chi vuole” (e in questo caso Egli diede il regno di Faraone al “despota delle nazioni”). Ezechiele 31:12-14 prosegue... “Ed estranei, i tiranni delle nazioni, lo taglieranno, e il popolo lÂ’abbandonerà sui monti; e il suo fogliame certamente cadrà in tutte le valli, e i suoi rami si romperanno fra tutti i letti dei corsi dÂ’acqua della terra. E tutti i popoli della terra scenderanno dalla sua ombra e lÂ’abbandoneranno. Sul suo tronco caduto risiederanno tutte le creature volatili dei cieli, e sui suoi ramoscelli saranno certamente tutte le bestie selvagge del campo;?affinché nessuno degli alberi irrigati divenga elevato in altezza, o metta la sua cima anche fra le nubi, e perché nessuno che beve acqua stia in piedi contro di loro nella sua altezza, poiché certamente saranno tutti dati alla morte, alla terra di sotto, in mezzo ai figli del genere umano, a quelli che scendono nella fossa’”. Anche questo albero viene abbattuto e umiliato (Geova farà questo attraverso il re di Babilonia). A motivo delle tante similitudini con il regno dÂ’Egitto, siamo davvero certi che lÂ’albero che “raggiunse i cieli” si riferisca al Regno di Dio?  Quando si tratta del 1914, siamo davvero come i bereani? O siamo "bereani" solo quando dobbiamo confutare le dottrine della cristianità ?  C’è un altro particolare interessante il quale dovrebbe farci riflettere. La Bibbia paragona i cieli ai governi, siano essi umani o celesti. Applicando questo concetto allÂ’albero che raggiunge i cieli e i cui altri alberi non reggono il confronto con esso, significherebbe semplicemente che questo albero ha il regno sopra gli altri regni (più piccoli) e di Babilonia la Grande si dice, appunto, che “ha il regno sopra i re della terra” – Rivelazione 17:18 LÂ’unico parallelismo legittimo che si può fare con Babilonia, senza timore di prendere cantonate, è quello relativo a Babilonia la Grande perché è il parallelismo che fa la Bibbia. In effetti tutti gli imperi mondiali menzionati nelle Scritture hanno avuto, per un certo periodo, il regno sopra gli altri regni. Ciro disse infatti di se stesso... “Io sono Ciro, re del mondo, gran re, re legittimo, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re delle quattro estremità (della terra), figlio di Cambise (Ka-am-bu-zi-ia), gran re, re di Anzan, nipote di Ciro , . . . discendente di Teispe, . . . di una famiglia (che) ha sempre regnato”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 316) Sicuramente lÂ’umiltà non era una caratteristica apprezzata dai persiani come neppure dai babilonesi ma di fatto il regno ebbe il potere sugli altri regni conosciuti (tanto da definirsi “re delle quattro estremità della terra”) e quindi si poteva ben dire che la sua altezza aveva raggiunto i cieli ed era visibile o conosciuto fino alle estremità della terra. Nel racconto di Ezechiele e in quello di Daniele non c’è alcun riferimento, proprio nessuno, al Regno di Dio anzi... entrambi i resoconti menzionano un giudizio da parte di Dio su nazioni nemiche, orgogliose e violente. Ogni eventuale calcolo cronologico dovrebbe rispettare il soggetto in essere ed infatti questa parte della Scrittura è ben diversa da ciò che si dice in merito alle “settanta settimane” – Daniele 9:24-27 Nel resoconto di Daniele capitolo 9 si parla chiaramente del Messia (vedi Daniele 9:25) e non è necessario leggere ciò che non è scritto. Chiunque volesse essere polemico potrebbe discutere sulla data di inizio da cui contare le “settimane” o anche sul metodo addotto* (un giorno per un anno) ma di certo non si può discutere del soggetto in essere (il Messia). Si potrebbe, per assurdo, anche discutere su chi fosse veramente il Messia (cosa su cui discutono ancora gli ebrei) ma di certo non si può discutere che Daniele capitolo 9 parli dellÂ’arrivo del Messia! Invece Daniele capitolo 4 parla di Nabucodonosor e del suo regno, mentre tutto “lÂ’intendimento” relativo al Regno di Dio è costruito su quattro righe riportate nel libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele!” che recitano: “Ma il grande albero rappresenta il dominio che raggiunge lÂ’estremità della terra, che abbraccia lÂ’intero regno del genere umano. Perciò simboleggia la sovranità universale di Geova, particolarmente in relazione alla terra. - Daniele 4:17” (capitolo 6, pagina 87 dellÂ’edizione italiana del libro). Non sembra unÂ’affermazione molto decisa con una base molto debole? Cerchiamo di non far dire a Daniele 4:17 quello che in realtà non dice perché basta conoscere le regole base della grammatica per non distrarsi dal soggetto. Il soggetto è Nabucodonosor e Dio gli fa comprendere che, a motivo del fatto che si è esaltato, gli avrebbe tolto il regno e lÂ’avrebbe dato a chiunque Egli avesse voluto (esattamente come Egli fece con Faraone). In pratica Colui che governa davvero è il Creatore e gli altri regni esistono soltanto perché Lui lo permette – Confronta Romani 13:1 Quindi non c’è alcun motivo per ritenere che lÂ’albero (cioè uno dei tanti governi che Geova ha permesso nella storia del genere umano), rappresenti in realtà il Regno di Dio. Se qualcuno vuole insinuare che il fatto che Dio menzioni il Suo dominio sia indicativo che lÂ’albero stesso raffiguri il Suo dominio (ed è unÂ’acrobazia semantica incredibile) allora possiamo prendere il racconto riportato in 2 Re 19:14-19 e fare lo stesso ragionamento. “Ezechia prese quindi le lettere dalla mano dei messaggeri e le lesse, dopo di che Ezechia salì alla casa di Geova e le stese dinanzi a Geova. 15?Ed Ezechia pregava dinanzi a Geova e diceva: “O Geova, Dio dÂ’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei il [vero] Dio di tutti i regni della terra. Tu stesso hai fatto i cieli e la terra. 16?Porgi il tuo orecchio, o Geova, e odi. Apri i tuoi occhi, o Geova, e vedi, e odi le parole di Sennacherib che egli ha mandato per biasimare lÂ’Iddio vivente. 17?È un fatto, o Geova, che i re dÂ’Assiria hanno devastato le nazioni e il loro paese. 18?E hanno consegnato i loro dèi al fuoco, perché non erano dèi, ma lÂ’opera delle mani dellÂ’uomo, legno e pietra; così che li hanno distrutti. 19?E ora, o Geova nostro Dio, salvaci, ti prego, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra conoscano che tu solo, o Geova, sei Dio”. Ezechia sapeva benissimo che Geova era “il vero Dio di tutti i regni della terra” e pregò affinché Sennacherib venisse fermato nel suo intento di distruggere Gerusalemme. Sappiamo benissimo quale fu la risposta di Isaia la quale ultima parte recita... “Perché il tuo eccitarti contro di me e il tuo ruggire sono saliti ai miei orecchi. E certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, E in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto” - 2 Re 19:28 Se facessimo lo stesso ragionamento addotto per il capitolo 4 di Daniele, allora potremmo supporre che anche il “regno di Sennacherib” era un antitipo del regno di Dio perché anche lui dovette imparare (a sue spese) che Geova è “il vero Dio di tutti i regni della terra” o, detto in altre parole “domina su tutto il genere umano”. Purtroppo anche in questo racconto non ci sono numeri, giorni, settimane o mesi da calcolare e quindi nessun motivo per leggere “venuta del regno di Dio” anche dove non se ne fa alcuna menzione. EÂ’ possibile che il forte desiderio di veder adempiersi le profezie abbia influito sullÂ’intendimento e quindi abbia spinto a leggere quello che in realtà non era scritto? Questo significa che, se proprio si volesse vedere un secondo adempimento al racconto riportato in Daniele capitolo 4, si dovrebbe rispettare il soggetto in essere e cioè Babilonia. È probabile che il racconto di Daniele stia semplicemente raccontando lÂ’umiliazione di Nabucodonosor e che i “sette tempi” significhino soltanto sette anni ma non possiamo essere categorici. A questo riguardo è utile riflettere sul fatto che anche lÂ’umiliazione del Faraone, riportata in Ezechiele, potrebbe avere un secondo adempimento in quanto Geova dice che “scrollerà le nazioni” e questo potrebbe essere un riferimento alla guerra di Armaghedon. Quindi, senza fissarci troppo con una data specifica, nel caso in cui il racconto di Daniele avesse voluto indicarci un secondo adempimento della profezia, il resoconto sta in realtà dicendo: “Babilonia cadrà , rimarrà inattiva per sette tempi e poi risorgerà ”. Questo non può che riportare la nostra mente allÂ’ultima menzione che la Bibbia fa di Babilonia – Rivelazione 17:5 Gli indizi relativi a Babilonia la Grande ci hanno portato alla nazione dÂ’Israele quindi la domanda che dovremmo farci è... “Da che anno dovremmo iniziare a contare i 2520 anni (cioè 360*7) fino a vedere la rinascita (eventuale) di Babilonia?” Dal racconto di Daniele le date possibili da cui partire per contare i sette tempi sono due: 1) Da quando Nabucodonosor ha avuto la visione o è caduto in “disgrazia” (infatti Daniele dice “lÂ’albero sei tu” – Daniele 4:20-22) 2) Dalla morte di Nabucodonosor (se Nabucodonosor rappresenta il regno di Babilonia, la sua morte è il momento in cui lÂ’albero viene “abbattuto” ma è da notare che non c’è alcun riferimento a questo nella narrazione di Daniele il quale, anzi, dice che il regno gli sarebbe stato assicurato – Daniele 4:26)  Per quanto riguarda la prima ipotesi è impossibile avere una data accurata in quanto né la Bibbia né la storia secolare ci dicono in quale anno Nabucodonosor venne cacciato dal suo regno. Ciò avvenne, ovviamente, dopo il 597 a.E.V. (anno in cui Nabucodonosor porta i primi prigionieri Giudei a Babilonia secondo la datazione secolare; c’è una differenza di 20 anni con quella dello schiavo che, infatti, mette il 617 a.E.V.) ed entro il 570 a.E.V. (se Nabucodonosor muore nel 562 a.E.V. - sempre secondo la data secolare - e il periodo di “cattività ” dura 7 anni e il regno gli viene restituito si presume che esso abbia regnato per almeno un anno, il 570 è lÂ’ultimo anno utile). Comunque nei primi quattro capitoli di Daniele si menzionano Daniele, Sadrac, Mesac e Abednego prima come fanciulli (Daniele 1:3, 4) e successivamente come uomini robusti (Daniele 3:12, 27) e tutto questo prima che Nabucodonosor abbia il famoso sogno dellÂ’albero. Questo significa che, dalla loro deportazione fino al giorno in cui il re eresse lÂ’immagine dÂ’oro, passarono almeno 15, 20 anni. Quindi se gli ebrei sono giunti a Babilonia nel 597 a.E.V. ma passano 20 ventÂ’anni prima della costruzione dellÂ’idolo dÂ’oro e avendo presa per buona la data secolare (562 a.E.V) è possibile restringere il periodo dal 577 a.E.V. fino al 570 a.E.V. Ovviamente sono solo stime ma la data importante è il limite massimo di tempo (il 570 a.E.V) per cui se dalla deportazione fino alla costruzione dellÂ’immagine fossero passati 15 anni anziché 20, la data di inizio sarebbe il 582 a.E.V. ma lÂ’ultima data utile possibile sarebbe sempre il 570 a.E.V. LÂ’eventuale rinascita di Babilonia, se di questo sta parlando Daniele, cosa tuttÂ’altro che certa, sarebbe avvenuta tra il 1943 E.V. (2520-577) e il 1950 E.V. (2520-570). A rafforzare questa ipotesi ci sarebbe anche il fatto che la narrazione della sua cacciata è lÂ’ultimo racconto riferito a Nabucodonosor. Pochi versetti dopo, infatti, non si parla più di lui ma di Baldassarre (Daniele cap. 5). EÂ’ ragionevole concludere, quindi, che Nabucodonosor ebbe la visione negli ultimi anni, forse durante lÂ’ultimo decennio del suo regno.  La seconda ipotesi riguarda la morte di Nabucodonosor la quale avviene, secondo le fonti secolari, nel 562 a.E.V. Secondo lo schiavo avviene invece nel 582 a.E.V. (vedi il libro “Prestate attenzione alle profezie di Daniele” capitolo 7, pagina 99). Contando 2520 anni si arriva al 1958 E.V. nel primo caso e al 1938 E.V. nel secondo caso.  Cosa ci dice la storia recente? Se, come abbiamo visto, Babilonia la Grande è la nazione dÂ’Israele questo avvalorerebbe la prima ipotesi. La prima ipotesi colloca la rinascita di Babilonia tra il 1943 e il 1950. La “risurrezione” di Israele avviene, infatti, nel maggio 1948. Conoscendo la fissazione degli esseri umani per le date e i calcoli, però, è prudente prestare attenzione alle cose più importanti. Le date secolari non possono essere sicure, basandosi su reperti e confronti più o meno lacunosi, e di certo non possiamo basare la nostra fede su questo – 2 Corinti 5:7 Cosa accadrebbe se il 597 a.E.V., così come il 607 o il 537 o qualsiasi altra data su cui abbiamo basato gran parte delle profezie bibliche (senza che ci fosse una vero motivo per farlo) domani si dimostrasse completamente errato? Le conseguenze potrebbero essere molto serie e non solo da un punto di vista umano – Amos 3:1, 2 Non dobbiamo prendere per scontata la misericordia di Geova per cui dobbiamo essere prudenti nelle nostre affermazioni. Dal momento che non abbiamo alcuna certezza che i “sette tempi” non raffigurino semplicemente sette anni, non dovremmo perderci in queste speculazioni. La cosa più importante non è forse comprendere lÂ’identità di Babilonia la Grande? Questo è un aspetto cruciale della profezia perché sono gli indizi a guidarci nei soggetti e nei tempi in cui stiamo vivendo, come dei segnali stradali, e non i calcoli – Confronta Matteo 24:32, 33 e 2 Timoteo 3:1-5 e fai un contrasto con Matteo 24:36 Non c’è alcuna indicazione temporale per lÂ’uccisione dei due testimoni vestiti di sacco (vedi Rivelazione cap. 11) ma sappiamo che essi si rivelano alla fine della guerra. Sappiamo che la città chiamata “Sodoma ed Egitto” è Babilonia la Grande, quindi Israele, e di conseguenza sappiamo anche quale nazione e quali avvenimenti osservare con attenzione. Che la Bibbia profetizzi effettivamente lÂ’anno della sua “risurrezione” oppure no, è sicuramente interessante ma non fondamentale per chi crede che Essa è davvero lÂ’ispirata Parola di Dio. Fondamentale, semmai, sarà “uscire da essa” quando lÂ’ONU si preparerà a distruggerla.   * Comunque la Bibbia conferma il metodo “un giorno per un anno” e anche che questo era lo stesso metodo utilizzato dal popolo di Dio – Ezechiele 4:6; Luca 3:15  Altri argomenti e informazioni, per chi volesse approfondire, sono disponibili al seguente indirizzo Â
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  10. "E ora sapete ciò che agisce da restrizione, in vista della sua rivelazione al proprio tempo stabilito. Infatti, il mistero di questa illegalità è già allÂ’opera; ma solo finché colui che ora agisce da restrizione non sia tolto di mezzo. Allora, in realtà , sarà rivelato lÂ’illegale, che il Signore Gesù sopprimerà con lo spirito della sua bocca e ridurrà a nulla mediante la manifestazione della sua presenza" – 2 Tessalonicesi 2:6-8  Chi agisce da restrizione verso l'uomo dell'illegalità ? Parte della trattazione che segue è stata già citata nellÂ’articolo intitolato “La bestia che ascende dal mare e la testa scannata a morte”* (vedi nota in calce) Tuttavia tale articolo era dedicato in particolare alla bestia che Giovanni vede come “scannata a morte” e al falso profeta per cui facilmente non si è prestata la dovuta attenzione. Le scritture sono così sapientemente legate tra loro che non è possibile approfondire un soggetto senza andare a toccarne altri. Questo rafforza la convinzione che il metodo è corretto e, di conseguenza, anche lÂ’intendimento. Per comprendere correttamente “chi agisce da restrizione” e quando, riprendiamo dunque il discorso partendo proprio dalla bestia con due corna dÂ’agnello. La descrizione di questa bestia è molto simile a ciò che la Bibbia dice dellÂ’uomo dellÂ’illegalità e quindi dobbiamo rivedere seriamente anche ciò che sappiamo sulla sua eventuale “restrizione” - Confronta 2 Tessalonicesi 2:9-12 con Rivelazione 13:13, 14 LÂ’apostolo Paolo dice che questo uomo dellÂ’illegalità “si pone in opposizione e sÂ’innalza al di sopra di chiunque è chiamato “dio” o oggetto di riverenza, così che si mette a sedere nel tempio del Dio, mostrando pubblicamente di essere un dio” - 2 Tessalonicesi 2:1-12 Inutile negare che questa descrizione “assomiglia” a quella che fa Daniele nel capitolo 11 ai versetti 36 e 37... “E il re veramente farà secondo la sua propria volontà , e si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni dio; e pronuncerà cose meravigliose contro lÂ’Iddio degli dèi. E certamente avrà successo finché [la] denuncia non sia giunta a compimento; perché la cosa decisa deve farsi.?E non prenderà in considerazione il Dio dei suoi padri; e non prenderà in considerazione il desiderio delle donne e ogni altro dio, ma si magnificherà su chiunque”. Queste due scritture sembrano collegate? Come abbiamo già visto, il fatto che questa bestia possieda corna dÂ’agnello non è semplicemente indicativo della sua immagine “pacifica” (tra lÂ’altro non sembra molto pacifica dalla descrizione che ne viene fatta) ma è un contrasto con quello che viene detto poco dopo al capitolo 14 di Rivelazione. Questa bestia con due corna dÂ’agnello è un contrasto con il vero Agnello – Confronta Rivelazione 13:11 con Rivelazione 14:1 Questo contrasto è talmente imboccato, cioè suggerito, che addirittura il marchio di questa bestia è messo in contrasto con il “suggello”, ovvero il nome dellÂ’Agnello e del Padre Suo che i 144.000 hanno sulle loro fronti – Confronta Rivelazione 13:16 con Rivelazione 14:1 Quindi è chiaro, se leggiamo senza pregiudizi, che si sta parlando di un “qualcosa” che si mette in contrasto con il Vero Dio e con la vera adorazione. Cosa? Chi può mettersi in opposizione a Dio e alla vera adorazione? Ma è chiaro! Lo dice lÂ’apostolo Paolo in 2 Tessalonicesi 2:4: “Egli si pone in opposizione e sÂ’innalza al di sopra di chiunque è chiamato “dio” o oggetto di riverenza, così che si mette a sedere nel tempio del Dio, mostrando pubblicamente di essere un dio” - Vedi anche Daniele 11:45 Quindi stiamo parlando dellÂ’uomo dellÂ’illegalità che, ovviamente, spacciandosi per quello che non è, è anche un “falso profeta” - Rivelazione 19:20 Finora ci è stato detto che erano gli apostoli a fungere da “restrizione” (o, perlomeno, i cristiani del primo secolo). In effetti dopo la morte di Giovanni lÂ’apostasia esplose in tutta la sua potenza e prima ancora della fine del II secolo già cÂ’erano sette e divisioni e credenze assolutamente false. Anche se stiamo parlando del falso profeta e quindi di avvenimenti relativi agli ultimi giorni, questo non è in contraddizione in quanto lÂ’apostolo disse che questa illegalità “era già allÂ’opera” ai suoi tempi. È necessario notare che c’è una fondamentale differenza tra “lÂ’essere allÂ’opera” (che può avvenire dietro le quinte e con mezzi limitati) e lÂ’aperta “rivelazione”. Paolo sta parlando di un particolare periodo di tempo... “riguardo alla presenza del nostro Signore Gesù Cristo e al nostro radunamento presso di lui” - 2 Tessalonicesi 2:1 Dice che prima di questo doveva rivelarsi lÂ’uomo dellÂ’illegalità . Quanto prima? Intendeva forse 2000 anni prima? Per comprenderlo dobbiamo identificare due avvenimenti fondamentali: la presenza del Signore e il radunamento presso di lui. In parole semplici lÂ’apostolo Paolo sta dicendoÂ… “Vedendo questoÂ… allora possiamo parlare di presenza di Cristo e del nostro radunamento come creature spirituali presso di lui”. È evidente allora che, benché lÂ’uomo dellÂ’illegalità fosse già allÂ’opera ai tempi dellÂ’apostolo Paolo, esso si sarebbe completamente rivelato nel tempo della fine e precisamente allÂ’approssimarsi del “radunamento presso di lui”. Inutile dire che il radunamento presso Cristo, ovvero la risurrezione spirituale, non è avvenuta alla fine del primo secolo e Gesù non iniziò a governare sul mondo allora. Quindi se la profezia dellÂ’apostolo Paolo ha avuto un adempimento iniziale e parziale alla fine del primo secolo (perché è indubbio che alla fine del primo secolo la congregazione si corruppe alla velocità della luce), è nel tempo della fine che dobbiamo aspettare la completa rivelazione di questo falso profeta. Questo è pienamente in armonia con lÂ’ultimo libro della Bibbia. Qualunque idea ci siamo fatti al riguardo, se leggiamo in senso cronologico Rivelazione 11:7 e poi 13:11-14 tutto diventerà chiaro. La bestia con due corna dÂ’agnello è conosciuta anche come “falso profeta” e dice che svia lÂ’intera terra abitata a motivo dei “segni che le fu concesso di compiere”. Questo ricorda le parole di Gesù riportate in Matteo 24:23, 24. In armonia con le parole dellÂ’apostolo Paolo, solo in prossimità del rapimento presso Cristo lÂ’uomo dellÂ’illegalità si sarebbe veramente rivelato. Quando inizia, secondo Rivelazione, la risurrezione spirituale? In che periodo il regno del mondo diventa il regno del Cristo? Proviamo a leggere in ordine cronologico i seguenti versetti – Rivelazione 11:12-15 Se, dunque, Daniele, Matteo e Rivelazione sono collegati... chi è a fungere da restrizione contro lÂ’uomo dellÂ’illegalità ? Nel libro di Rivelazione è chiaro: sono i due testimoni vestiti di sacco. Esattamente come accadde verso la fine del primo secolo con la morte dellÂ’ultimo apostolo, avvenimento che diede il via allÂ’apostata cristianità , nel tempo della fine dobbiamo aspettarci un secondo e completo adempimento. Cosa succede appena questi vengono “tolti di mezzo”? Una volta uccisi, in breve tempo compare questa bestia con due corna dÂ’agnello la quale si fa adorare e compie segni esattamente com’è descritto sia in Daniele che in Matteo. Un altro particolare interessante conferma questo intendimento. Sempre lÂ’apostolo Paolo, parlando dello stesso soggetto, dice che “il Signore Gesù sopprimerà con lo spirito della sua bocca e ridurrà a nulla mediante la manifestazione della sua presenza”. Eppure Babilonia la Grande, la quale dovrebbe includere lÂ’uomo dellÂ’illegalità (secondo lÂ’intendimento ufficiale) non viene soppressa direttamente né da Gesù né da Dio. Sappiamo che Dio (non Gesù) mette nei cuori di questi re che compongono la bestia selvaggia di distruggere Babilonia la Grande ma non la distrugge Egli direttamente. Invece, riguardo al falso profeta la Bibbia dice... “E la bestia selvaggia fu presa, e con essa il falso profeta che aveva compiuto davanti ad essa i segni con cui aveva sviato quelli che avevano ricevuto il marchio della bestia selvaggia e quelli che rendono adorazione alla sua immagine. Mentre erano ancora vivi, furono entrambi scagliati nel lago di fuoco che brucia con zolfo” - Rivelazione 19:20 I riferimenti scritturali sono davvero tanti: basta metterli insieme. Alla morte e risurrezione di questi due testimoni, avvenimento che dà inizio alla risurrezione spirituale generale nonché allo squillo dello settima tromba che rende il regno del mondo il Regno di Dio (1 Corinti 15:51, 52), compare questa strana bestia – Leggi Rivelazione 11:12, 15; 12:1, 5; 13:11 Se leggiamo Rivelazione in ordine cronologico diverrà tutto più semplice. Â
  11. "E in quanto a te, o Daniele, rendi segrete le parole e sigilla il libro, sino al tempo della fine. Molti [lo] scorreranno, e la [vera] conoscenza diverrà abbondante” - Daniele 12:4 In Daniele 12:11, 12 si legge… “11 “E dal tempo in cui è stato soppresso il [sacrificio] continuo ed è stata posta la cosa disgustante che causa desolazione, ci saranno milleduecentonovanta giorni. 12 “Felice colui che rimane in attesa e che arriva a milletrecentotrentacinque giorni!” Questa parte è fondamentale per completare il quadro di Rivelazione.  Intanto rispolveriamo la memoria in base a ciò che diceva/dice lo Schiavo in merito a questi giorni. I 1290 giorni andrebbero dal gennaio 1919 al settembre 1922 in quanto nel 1919 i membri della Società furono rilasciati e da quel momento iniziarono a fare progresso fino al 1922... anno in cui si tenne quella storica assemblea a Cedar Point (Ohio) che diede straordinario impulso all’opera di predicazione (questi sarebbero i 1290 giorni). Dopodiché a questi giorni aggiungono altri 1335 giorni arrivando così al maggio 1926, anno in cui gli unti “raggiungono una condizione felice” in quanto non ci sono più “nostalgici” (fratelli che ancora rimpiangevano Russell e ancora studiavano la Bibbia attraverso gli “studi sulle Scritture”) viene presentato il libro “Liberazione” (1926) e altri particolari. Tutto questo è riportato nel libro “Profezie di Daniele” alle pagine 298-305. C’è da dire che per far combaciare queste date i giorni sono stati “grandemente arrotondati” (Rutherford e i suoi collaboratori furono rilasciati il 26 marzo 1919, non a gennaio 1919; si veda la Torre di Guardia del 16/05/2016 all’articolo intitolato “A chi è stata affidata l’opera”) ma cosa anche più importante la scrittura di Daniele, dopo aver menzionato i 1290 giorni, dice “Felice colui che rimane in attesa e che arriva a milletrecentotrentacinque giorni!” - Daniele 12:12 “Arrivare a...” significa aggiungere a quanto c’era prima. Questo significa che se si parla di 1290 giorni e poi si dice “arriva a 1335 giorni” bisogna aggiungere altri 45 giorni e non altri 1335 giorni. Si potrebbe pensare che applicando le profezie ad assemblee o congressi o pubblicazioni o risoluzioni speciali, qualunque numero dovesse comparire nella Bibbia, forzando anche la data di inizio e fine con qualche gioco semantico, cadrebbe sicuramente su qualcosa di importante. Comunque proviamo a leggere semplicemente quello che c’è scritto dimenticando quello che sappiamo o crediamo di sapere. Intanto negli ultimi due capitoli di Daniele si parla di questa “cosa disgustante” e di un re che dice “cose meravigliose e bestemmie”. Si dice inoltre che questo re avrebbe fatto guerra contro i santi e li avrebbe fatti inciampare o vinti e che sarebbe arrivato fino al santo monte dell’Adornamento – Daniele 11:32-45 Questi particolari importanti, senza alcuna forzatura, ci riportano al libro di Rivelazione in particolare ai capitoli da 11 a 13. Inoltre Daniele 12:1 parla di Michele che sarebbe sorto in favore “dei figli del popolo di Daniele” e sarebbe quindi iniziato un tempo di angustia “come non se ne sarà fatto accadere da che ci fu nazione” – Daniele 12:1; Matteo 24:21; Rivelazione 12:12 E’ fin troppo evidente che Daniele e Giovanni stiano parlando dello stesso periodo di tempo. Partendo da questo assunto, quindi, anche i giorni descritti nei due libri devono combaciare. Tuttavia Daniele parla di 1290 giorni mentre Rivelazione parla di 1260. Come mai? La domanda di Daniele è... “Quale sarà la parte finale di queste cose?” - Daniele 12:6 In pratica Daniele, turbato da tutto quello che ha visto, deve essersi chiesto quando tutto sarebbe finito (cioè quando la cosa disgustante avrebbe finito di frantumare il popolo Santo e quando avrebbe avuto termine questo sistema politico guerrafondaio). L’angelo risponde... “Dal tempo in cui è stato soppresso il sacrificio continuo ed è stata posta la cosa disgustante che causa desolazione, ci saranno 1290 giorni” – Daniele 12:11 Quindi, prima di andare avanti, dobbiamo farci una serie di domande. 1) Chi offriva i sacrifici continui? 2) Qual è la controparte moderna? 3) Cos’è la cosa disgustante? 4) Confrontando con il libro Rivelazione, quando viene soppresso il sacrificio continuo? Dovremmo ormai saper rispondere a queste domande. 1) Erano i sacerdoti leviti ad offrire i sacrifici. 2) La controparte moderna sono i cristiani che predicano (potremmo supporre coloro che hanno incarichi speciali nell’ambito della congregazione, eletti o potenziali tali, ma il sacrificio che offriamo è, appunto, l’opera di predicazione – Ebrei 13:15) 3) La cosa disgustante, in Rivelazione, è la bestia selvaggia che ascende dall’abisso (la stessa che distruggerà Babilonia la Grande) ma fosse anche l’impero anglo-americano, il blocco Russia-Cina o qualsiasi altra forza politica, l’avvenimento che ci interessa in questo contesto è la soppressione del sacrificio continuo (cioè l’uccisione dei due testimoni vestiti di sacco). 4) Confrontando quindi con il libro Rivelazione... esaminiamo quanto segue. La soppressione del sacrificio continuo (cioè l’opera di predicazione compiuta dagli eletti) è descritta nel capitolo 11 di Rivelazione quando, “la bestia selvaggia che ascende dall’abisso farà guerra contro di loro e li vincerà e li ucciderà ” – Rivelazione 11:7 E’ proprio questo il momento in cui il sacrificio continuo viene soppresso? Sembra proprio di sì perché successivamente si sentono alte voci in cielo che dicono: “Il regno del mondo è divenuto il regno del nostro Signore e del suo Cristo” e quindi si parla della nascita del figlio (il regno di Dio). Quindi questo è l’avvenimento da cui contare 1290 giorni. Questi 1290 giorni sono “la parte finale di queste cose” cioè gli ultimi atti di questo sistema di cose secondo la domanda fatta da Daniele. Sappiamo che, una volta scacciato Satana sulla terra (avvenimento successivo all'uccisione dei due testimoni vestiti di sacco) egli dà alla bestia tutta la sua potenza e autorità e Rivelazione 13:5 dice che essa avrà autorità d’agire per 42 mesi. Questi 42 mesi, ovvero 1260 giorni, sono gli stessi menzionati nel capitolo 11 dove l’angelo dice a Giovanni di “tralasciare il cortile che è fuori del santuario del tempio” perché sarebbe stato dato alle nazioni le quali lo avrebbero calpestato, appunto, per 42 mesi. Ricapitolando… Prima c’è la predicazione dei due testimoni vestiti di sacco. La cosa disgustante o bestia selvaggia, descritta sia in Daniele che in Rivelazione, sopprime il sacrificio continuo quando li uccide (Rivelazione 11:7; Daniele 12:11); da questo momento si devono contare 1290 giorni i quali portano alla “fine di queste cose”. La bestia selvaggia è libera di calpestare il cortile per 42 mesi (ovvero 1260 giorni; vedi Rivelazione 13:5) e quindi dobbiamo chiederci: cosa succede tra la morte dei due testimoni e il momento in cui Satana dà alla bestia tutta la sua potenza (la quale agirà , calpestando il popolo di Dio, per 42 mesi)? Dunque, leggiamo… “15 E il settimo angelo suonò la sua tromba. E vi furono alte voci in cielo, che dicevano: “Il regno del mondo è divenuto il regno del nostro Signore e del suo Cristo, ed egli regnerà per i secoli dei secoli”. 16 E i ventiquattro anziani che erano seduti dinanzi a Dio sui loro troni caddero sulle loro facce e adorarono Dio, 17 dicendo: “Ti ringraziamo, Geova Dio, Onnipotente, Colui che sei e che eri, perché hai preso il tuo gran potere e hai cominciato a regnare. 18 Ma le nazioni si adirarono, e venne l’ira tua, e il tempo fissato di giudicare i morti, e di dare la ricompensa ai tuoi schiavi i profeti, e ai santi e a quelli che temono il tuo nome, i piccoli e i grandi, e di ridurre in rovina quelli che rovinano la terra”. 19 E il [santuario del] tempio di Dio che è in cielo fu aperto, e l’arca del suo patto fu vista nel [santuario del] suo tempio. E ne seguirono lampi e voci e tuoni e un terremoto e grossa grandine. 12 E un gran segno fu visto nel cielo, una donna vestita del sole, e la luna era sotto i suoi piedi, e sulla sua testa c’era una corona di dodici stelle, 2 ed era incinta. E grida nelle sue doglie e nel suo travaglio per partorire. 3 E fu visto un altro segno nel cielo, ed ecco, un gran dragone color fuoco, con sette teste e dieci corna e sulle sue teste sette diademi; 4 e la sua coda trascina un terzo delle stelle del cielo, e le scagliò sulla terra. E il dragone si teneva davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio quando l’avesse partorito.5 Ed essa partorì un figlio, un maschio, che deve pascere tutte le nazioni con una verga di ferro. E il figlio di lei fu rapito presso Dio e il suo trono. 6 E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, affinché vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorni. 7 E scoppiò la guerra in cielo: Michele e i suoi angeli guerreggiarono contro il dragone, e il dragone e i suoi angeli guerreggiarono, 8 ma esso non prevalse, né fu più trovato posto per loro in cielo. 9 E il gran dragone fu scagliato, l’originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana, che svia l’intera terra abitata; fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli furono scagliati con lui. 10 E udii nel cielo un’alta voce dire: “Ora son venuti la salvezza e la potenza e il regno del nostro Dio e l’autorità del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, che li accusa giorno e notte dinanzi al nostro Dio! 11 Ed essi lo vinsero a motivo del sangue dell’Agnello e a motivo della parola della loro testimonianza, e non amarono la loro anima neppure di fronte alla morte”. Alla morte e risurrezione dei 2 testimoni il regno del mondo diventa davvero il regno “del nostro Signore e del suo Cristo” in quanto nasce il Regno di Dio (ormai sufficientemente completo del numero degli eletti) e inizia la purificazione dei cieli e il giudizio sulla terra. Infatti il capitolo 12 parla della nascita del figlio. Quindi scoppia la guerra in cielo e Satana viene scagliato sulla terra. Da quel momento ha davvero “un breve periodo di tempo” perché potrà giocare con la sua bestia soltanto per altri 42 mesi – Confronta Rivelazione 12:12 e 13:5 con Rivelazione 19:19–20:2 Quindi se la risurrezione spirituale avviene in un “batter d’occhio” i 30 giorni sono il periodo che include la nascita del Regno di Dio e la durata della guerra in cielo o poco meno. In armonia con ciò, 30 giorni furono il periodo di tempo in cui il popolo di Dio fece lutto per la morte di Aaronne (il primo Sommo Sacerdote) – Numeri 20:29 Quindi, dopo un’interruzione di 30 giorni, il nuovo Sommo Sacerdote ricominciò ad officiare. La morte dei due testimoni “vestiti di sacco” porta ad un’interruzione dei servizi sacerdotali per 30 giorni (essi vengono risuscitati appena 3,5 giorni dopo ma evidentemente non possono cominciare ad officiare subito anche perché bisogna purificare i cieli). Questa differenza di 30 giorni sono anche i giorni abbreviati di cui parlò Gesù in quanto la grande tribolazione non inizia immediatamente dopo l'uccisione dei due testimoni – Vedi Matteo 24:22 Satana e i suoi demoni, infatti, saranno occupati a combattere una guerra in cielo che perderanno ma che li terrà occupati per un po'. Anche al tempo dei primi cristiani i giorni di tribolazione furono abbreviati sul nascere e non verso la fine; il ritiro degli eserciti romani (avvenuto all'inizio dell'assedio) permise ai cristiani di "fuggire ai monti" e salvarsi la vita. Da questo possiamo ricavare anche la durata della grande tribolazione la quale inizia nel momento in cui Satana viene scagliato sulla terra, appena 30 giorni dopo l’uccisione dei due testimoni, e dura 42 mesi. Infine l’angelo conclude dicendo... “Felice colui che rimane in attesa e che arriva a milletrecentotrentacinque giorni!” Daniele 12:12 Perché si diventa felici? Evidentemente perché, dopo che la cosa disgustante ha scatenato la sua furia su tutto il popolo di Dio, adesso è arrivato il momento del giudizio di Dio sulla bestia e su tutto il resto del mondo. Questo dovrebbe essere quel periodo di tempo di cui parla Isaia dicendo... “Va, popolo mio, entra nelle tue stanze interne, e chiudi le tue porte dietro di te. Nasconditi per un breve momento finché la denuncia sia passata” – Isaia 26:20 45 giorni sono effettivamente pochi giorni in più rispetto ai 40 giorni di tempo in cui la nazione di Israele avrebbe dovuto vagare nel deserto per raggiungere la terra promessa.  Quindi premettendo che… Se il racconto di Rivelazione è in ordine cronologico (come sembra) e se i 1290 giorni di Daniele sono i 1260 giorni (+30) di Rivelazione… 1) La risurrezione generale (spirituale) inizierà solo dopo l'uccisione dei due testimoni vestiti di sacco descritti in Rivelazione 11. 2) Questo permetterà la nascita del Regno di Dio. 3) Solo alla nascita del Regno di Dio scoppia la guerra in cielo la quale durerà 30 giorni o poco meno. 4) La grande tribolazione inizierà 30 giorni dopo l’uccisione dei due testimoni e cioè alla fine della guerra in cielo. 5) La grande tribolazione durerà 42 mesi i quali sono anche “il breve periodo di tempo” rimasto a Satana per agire. 6) Armaghedon inizierà allo scadere di questi 42 mesi e durerà 45 giorni (la "breve denuncia" in cui il popolo di Dio si chiuderà nelle sue stanze interne – Isaia 26:20)   COMMENTI SIGNIFICATIVI Ora, la mia domanda è: come facciamo a sapere che i riferimenti temporali che troviamo in Daniele e Rivelazione (che siano giorni o mesi) non sono simbolici ma letterali?  Prima Parte. Ti ringrazio, Sagmar, per la tua domanda. In effetti sembra che quando "ci gira" applichiamo "un giorno per un anno" e quando "non ci gira" un giorno equivale ad un giorno. Bene, proviamo a fare alcune considerazioni. Partendo da Rivelazione, la prima menzione che si fa di questo periodo di tempo si trova al capitolo 11 il versetto 2. L'angelo dice a Giovanni "Ma in quanto al cortile che è fuori del [santuario del] tempio, gettalo completamente fuori e non misurarlo, perché è stato dato alle nazioni, ed esse calpesteranno la città santa per quarantadue mesi". Quindi il capitolo 11 si concentra su questi due testimoni vestiti di sacco i quali ricordano i sacerdoti leviti (infatti si parla della misurazione del Tempio) che officiano nel Tempio e si occupano dei sacrifici – Ebrei 13:15 Se i due testimoni rappresentano i sacerdoti leviti, chi rappresenta "il cortile che è fuori del santuario del tempio" il quale sarà calpestato, appunto, per 42 mesi? Evidentemente sono il popolo di Dio nel suo insieme. Vediamo come continua il resoconto di Rivelazione. Alla fine della loro predicazione i due testimoni vengono uccisi, risorgono, suona la settima tromba, nasce il regno di Dio... (Capitoli 11 e 12 di Rivelazione). Alla nascita del regno di Dio scoppia la guerra in cielo e Satana è particolarmente adirato perché, da quel momento in poi, "ha un breve periodo di tempo" – Rivelazione 12:12 Quanto breve? Dal momento che secondo lo schiavo il "breve periodo di tempo" sarebbe iniziato nel 1914 la domanda è più che legittima. Continuiamo a leggere. Una volta che Satana è stato scagliato sulla terra si parla della bestia con dieci corna e sette teste che ascende dal mare e della testa scannata a morte che "fu sanata"... quindi i versetti 4 e 5 (capitolo 13) dicono... "E adorarono il dragone perché aveva dato l’autorità alla bestia selvaggia, e adorarono la bestia selvaggia con le parole: “Chi è simile alla bestia selvaggia, e chi può guerreggiare contro di essa?” 5?E le fu data una bocca che diceva cose grandi e bestemmie, e le fu data autorità di agire per quarantadue mesi". Agire per fare cosa? Per "far guerra contro i santi e vincerli" – Rivelazione 13:7 Quindi si sta parlando dell'avvenimento descritto dall'angelo, vero? Il cortile fuori dal tempio sarebbe stato calpestato per 42 mesi e, infatti, questa bestia agirà contro il popolo di Dio per 42 mesi. Questo periodo è letterale o è simbolico? (segue seconda parte)  Seconda parte. Anche se per lo schiavo 103 anni possono essere considerati "un breve periodo di tempo" se rapportati a 6.000 anni di esperienza di Satana... certo non può dirsi di 1260 anni! Se applichiamo, infatti, la regola "un giorno per un anno", 42 mesi sono 1260 anni e certo non può essere considerato "un breve periodo di tempo" neppure rapportato all'età dell'uomo. Se questo è opinabile, sicuramente è difficile immaginare che questo possa essere il periodo in cui Satana è "particolarmente adirato" contro il popolo di Dio e cioè il periodo di tempo in cui cerca di distruggerlo! E' difficile immaginare che qualche cristiano possa sopravvivere a 1260 anni di furia satanica (continuando a leggere la Rivelazione si capisce che la persecuzione sarà molto intensa) – Matteo 24:21, 22 Potrebbero non essere 1260 anni ma comunque un periodo di tempo non letterale, comunque breve? Il fatto che la Bibbia rimarchi questo periodo di tempo due volte, non c'è motivo per credere che non lo sia. Inoltre scopriamo che la Bibbia menziona questo periodo non due volte ma tre. Quando la donna "fugge nel deserto" si dice che ciò accade "affinché vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorni". Dove si incastrano questi 1260 giorni (ovvero 42 mesi)? Ovviamente nello stesso periodo in cui la bestia avrà autorità d'agire. Infatti la scrittura dice che Satana si adirò contro la donna e, non riuscendo a farla annegare, "se ne va a far guerra al seme di lei". Questo fa ben capire che il popolo di Dio, durante tutta la grande tribolazione, continuerà ad essere nutrito (in qualche modo e in qualche misura) per tutto il tempo necessario ovvero "1260 giorni" che sono gli stessi 42 mesi in cui il popolo di Dio sarà "calpestato". (segue terza parte)  Terza e ultima parte. Una volta stabilito che è un "breve periodo di tempo"... perché dovrebbero essere 5 anni (ad esempio), 74 mesi o qualsiasi altro periodo "breve" se la Bibbia dice, per ben 3 volte, che saranno 42 mesi? Ricordiamo inoltre che ciò che avviene in questo punto della Rivelazione è simile a ciò che avvenne ai primi cristiani. Quando l'esercito romano ritirò l'assedio a Gerusalemme (e in un articolo precedente si identifica Israele come Babilonia la Grande) i cristiani fuggirono ai monti in obbedienza alle parole di Gesù. La distruzione di Gerusalemme, però, non avvenne immediatamente ma circa tre anni e mezzo dopo (si può discutere se contare il periodo da Cestio Gallo a Tito o da Tito a Tito ma grossomodo il periodo è quello). Alla fine dei tre anni e mazzo, o giù di lì, Gerusalemme viene assediata e distrutta ("questi sono i giorni per fare giustizia" disse Gesù). Allo stesso modo alla fine dei 42 mesi le Nazioni Unite distruggono Babilonia la Grande. Il tempo per la bestia selvaggia di agire termina. Inizia Armaghedon. Dunque andiamo a vedere i 1290 giorni di Daniele. Avrai già evinto che, se i giorni di Rivelazione sono letterali, devono esserlo anche quelli di Daniele ma alcuni particolari rafforzeranno questa interpretazione. Sia in Rivelazione che in Daniele possiamo identificare "la soppressione del sacrificio continuo" – Daniele 12:11 Rivelazione 11:7 Quindi a meno che non si stia parlando di due avvenimenti distinti (ma entrambi parlano del "tempo della fine", della grande tribolazione e di "Michele") dobbiamo concludere che stiano parlando dello stesso avvenimento, giusto? Tuttavia il calcolo riportato in Daniele parte un po' prima di quello riportato in Rivelazione. L'angelo dice "E dal tempo in cui è stato soppresso il [sacrificio] continuo ed è stata posta la cosa disgustante che causa desolazione, ci saranno milleduecentonovanta giorni" – Daniele 12:11 Invece il tempo rimasto a Satana per agire (il breve periodo di tempo) parte da quando egli è stato scacciato sulla terra, giusto? Quindi tutti gli avvenimenti che accadano "nel mezzo" (dall'uccisione dei due testimoni fino a quando Satana da alla bestia tutta la sua potenza) rientrano in questa differenza temporale. Ci si aspetterebbe che se i giorni fossero letterali anche la differenza tra i due periodi dovrebbe essere minima, non è vero? Perché Daniele dice proprio "1290 giorni" e cioé un periodo di tempo che racchiude i 1260 giorni di Rivelazione più "qualcosa in più" (che serve a far rientrare la risurrezione spirituale e la guerra in cielo) se questi giorni non fossero letterali? Quindi possiamo dire che questo "breve periodo di tempo" è ripetuto per ben 4 volte tra Rivelazione e Daniele. Questi fatti rendono più che ragionevole considerare i 1260 giorni e i 1290 come letterali.
  12. “Svegliatevi, ubriaconi, e piangete; e urlate, voi tutti bevitori di vino, a causa del vino dolce, poiché è stato stroncato dalle vostre bocche. Poiché una nazione è salita nel mio paese, potente e senza numero. I suoi denti sono i denti di un leone, e ha le mascelle di un leone” - Gioele 1:5, 6  La nazione descritta come potente e senza numero la quale ha i denti di un leone e le mascelle di un leone ci ricorda qualcosa? Certo! Una descrizione molto simile viene fatta nel libro di Rivelazione in riferimento alla quinta tromba, ovvero il primo guaio. In questo guaio si parla di locuste che oscurano il sole (e quindi sono davvero senza numero) e di queste si dice che “i loro denti erano come quelli dei leoni” - Rivelazione 9:8 Anche della sesta tromba, la quale coincide con il secondo guaio, si parla di un esercito di “due miriadi di miriadi” e si dice che “le teste dei cavalli erano come teste di leoni” - Rivelazione 9:17 Abbiamo visto in vari articoli precedenti che il cavallo è un simbolo appropriato per indicare la guerra – Proverbi 21:31; Geremia 8:6; Zaccaria 9:10 Il confronto tra queste scritture dovrebbe venire spontaneo e il significato chiaro. Come abbiamo potuto credere che queste scritture indicassero lÂ’opera di predicazione? Ovviamente ognuno è libero di credere a quello che vuole ma la Bibbia ci incoraggia ad uscire dal nostro stato di ebbrezza. Non è raro sentire i nostri fratelli dire che Geova non permetterebbe unÂ’altra guerra mondiale e che non colpirebbe mai il Suo popolo – confronta Isaia 28:14-19 In realtà la nazione potente e senza numero è il re del nord descritto in moltissime scritture – vedi ad esempio Daniele 11:40, 41 La nostra parte emotiva, la quale preferirebbe credere che Rivelazione e Gioele stiano parlando dellÂ’opera di predicazione, non cambierà le cose e ci metterà in una posizione pericolosa. Al contrario, comprendere quello che sta per succedere ci permette di chiedere aiuto allÂ’unica Persona che è davvero in grado di proteggerci – Proverbi 18:10  Siamo forse ubriachi? Potremmo risvegliarci in una realtà inaspettata?  “Ha posto la mia vite come oggetto di stupore, e il mio fico come un ceppo. LÂ’ha positivamente spogliato e [lo] ha gettato via. I suoi ramoscelli son divenuti bianchi. Fa lamento, come una vergine cinta di sacco sul proprietario della sua giovinezza” - Gioele 1:7, 8   Leggiamo attentamente Gioele 1:7, 8. Come abbiamo potuto credere che si riferisse alla cristianità ? La scrittura dice “la mia vite”. La cristianità può essere paragonata alla vite di Geova?  “Offerta di cereali e libazione sono state stroncate dalla casa di Geova; i sacerdoti, i ministri di Geova, hanno fatto cordoglio. [Il] campo è stato spogliato, [il] terreno è in lutto; poiché [il] grano è stato spogliato, [il] vino nuovo si è seccato, lÂ’olio è venuto meno. Gli agricoltori han provato vergogna; i vignaioli hanno urlato, a causa del frumento e a causa dellÂ’orzo; poiché la messe del campo è perita. La vite stessa si è seccata, e anche il fico è venuto meno. In quanto al melograno, pure alla palma e al melo, tutti gli alberi del campo, si sono seccati; poiché lÂ’esultanza se n’è andata con vergogna dai figli del genere umano” - Gioele 1:9-12  Questi versetti descrivono nei particolari le conseguenze dellÂ’attacco di questo popolo senza numero – confronta Rivelazione 6:5, 6 La carestia è una conseguenza della guerra ma queste scritture mettono in risalto anche un altro tipo di carestia. Se la benedizione di Geova è ciò che rende ricchi, questi versetti fanno comprendere il motivo per cui è arrivata questa carestia – Proverbi 10:22 Geova ha ritirato la benedizione dal Suo popolo e infatti lÂ’attenzione è posta sui “sacerdoti, i ministri di Geova”. Anche qui: possiamo onestamente applicare questa scrittura ai ministri della cristianità ? Sarebbero essi chiamati “ministri di Geova”? Questa carestia metterà severamente in luce che buona parte del popolo di Dio, fino ad un attimo prima della guerra, si era rifugiato in una menzogna. La colpa del popolo di Dio è davvero così grande? È davvero inevitabile che ciò accada? Cosa possiamo fare, adesso che ancora abbiamo il tempo favorevole, per evitare tale terribile tempesta?  “Cingetevi, e battetevi il petto, sacerdoti. Urlate, ministri dellÂ’altare. Venite, passate la notte in sacco, ministri del mio Dio; poiché dalla casa del vostro Dio sono state trattenute lÂ’offerta di cereali e la libazione. Santificate un tempo di digiuno. Convocate unÂ’assemblea solenne. Raccogliete [gli] anziani, tutti gli abitanti del paese, presso la casa di Geova vostro Dio, e chiedete aiuto a Geova” - Gioele 1:13, 14  Come trattato anche in un articolo precedente, dobbiamo chiedere perdono e aiuto a Geova. Se Geova, allÂ’ultimo momento, non distrusse i malvagi niniviti a motivo del loro pentimento, quanto più possiamo sperare che Geova si rammarichi della calamità che ha pensato di mandare contro il Suo stesso popolo! - Giona 3:10; 4:11 Per scampare da questa calamità prossima a venire, però, dovremmo “vestirci di sacco” e mostrare vero pentimento. Dovremmo veramente strapparci il cuore e supplicare intensamente il nostro amorevole Padre – Luca 21:36 LÂ’invito è rivolto a tutti ma in particolare ai sacerdoti, ai “ministri dellÂ’altare”. Tutto il popolo di Dio, attraverso questi ministri, è incoraggiato a convocare unÂ’assemblea solenne per fare pubblica ammenda dei propri errori e chiedere sinceramente perdono. Chiunque è in grado di comprendere queste informazioni è caldamente incoraggiato a coinvolgere altri, soprattutto ai “piani alti”, ad organizzare questa assemblea in segno di pentimento. In particolare coloro che hanno una certa autorità sono invitati a valutare attentamente queste informazioni.  “Ohimè per il giorno; perché il giorno di Geova è vicino, e verrà come una spoliazione dallÂ’Onnipotente! Non è stato il cibo stesso stroncato davanti ai nostri medesimi occhi, lÂ’allegrezza e la gioia dalla casa del nostro Dio? I fichi secchi si sono raggrinziti sotto le loro pale. I depositi sono stati resi desolati. I granai sono stati demoliti, poiché [il] grano si è seccato. Oh come ha sospirato lÂ’animale domestico! [Come] hanno vagato nella confusione i branchi di bovini! Poiché per loro non c’è pascolo. Anche ai branchi delle pecore è stata fatta portare la colpa” - Gioele 1:15-18  Avete avuto lÂ’avvisaglia di una crisi in seno popolo di Dio? Questa situazione non potrà che peggiorare perché “il giorno di Geova è vicino, e verrà come una spoliazione dallÂ’Onnipotente”. Se comprendiamo che queste profezie sono a venire, a cosa serve costruire interi blog e siti per lamentarsi delle cose che non vanno? Queste cose le conoscono anche coloro che fanno finta di non capire. A cosa serve anche “proporre questo o quello” nel tentativo di migliorare le cose in campo organizzativo o burocratico? EÂ’ la Bibbia a dirci cosa fare. Una solenne assemblea dove chiedere perdono e dove lÂ’unica risoluzione da prendere sia quella di attenerci maggiormente alla Bibbia – Matteo 15:5, 6 Con lo stesso zelo con cui qualcuno ha aperto blog e parlato ad altri in piena coscienza delle “cose che non vanno”, si dovrebbero aprire blog o modificare quelli già esistenti per fare quello che Geova ci dice. Se crediamo che la Bibbia è davvero la Parola di Dio smettiamo di perdere tempo e concentrimoci sulla profezia – 1 Tessalonicesi 5:19-21 Il giorno di Geova è vicino e il giudizio inizierà dalla Sua casa – 1 Pietro 4:17  “Te, o Geova, invocherò; poiché il fuoco stesso ha divorato i pascoli del deserto e una medesima fiamma ha consumato tutti gli alberi del campo. Anche le bestie del campo continuano ad anelare a te, perché i canali dÂ’acqua si sono seccati, e il fuoco stesso ha divorato i pascoli del deserto” - Gioele 1:19, 20  Possiamo e dobbiamo sperare, fino allÂ’ultimo momento, che i “ministri dellÂ’altare” accolgano lÂ’invito di Geova attraverso le parole di Gioele. A questo scopo cerchiamo di fare la nostra parte. Abbiamo visto chi rappresentano “gli alberi” nellÂ’articolo intitolato “Si avvicina la tempesta”; facciamo le nostre valutazioni. Comunque andrà questo appello, ognuno di noi singolarmente può invocare Geova. Non possiamo decidere per gli altri ma per noi stessi, e forse per la nostra famiglia, sì – confronta Giosuè 24:15 Prendiamo a cuore lÂ’esempio che ci hanno lasciato profeti come Daniele, Geremia, Isaia e altri e comprendiamo che nessuno di noi è davvero innocente – Geremia 3:25; Daniele 9:4, 5 Se siamo convinti dÂ’essere completamente innocenti dellÂ’attuale situazione che sta investendo il popolo di Dio, ci stiamo ingannando – Geremia 17:9 Questo non è il momento di fissarci su interpretazioni comode* (vedi nota il calce) ma di accertarci davvero della volontà di Dio.  “Suonate il corno in Sion, ed emettete un grido di guerra sul mio santo monte. Si agitino tutti gli abitanti del paese; poiché il giorno di Geova viene, poiché è vicino! È un giorno di tenebre e di caligine, un giorno di nuvole e di fitta oscurità , come la luce dellÂ’aurora diffusa sui monti” - Gioele 2:1, 2a  Il capitolo due ripete sostanzialmente ciò che è scritto nel primo capitolo e questo fa comprendere che tale guerra è sicura e colpirà il popolo di Dio se esso non correrà ai ripari. Rileggendo questi versetti, c’è davvero molto da interpretare?  “C’è un popolo numeroso e potente; non se n’è fatto esistere uno come questo dal passato indefinito, e dopo di lui non ce ne sarà più negli anni di generazione in generazione. Davanti a lui un fuoco ha divorato, e dietro di lui una fiamma consuma. Davanti a lui il paese è come il giardino di Eden; ma dietro di lui è un deserto desolato, e da lui pure non c’è nulla che scampi. “Il suo aspetto è come lÂ’aspetto dei cavalli, e come i destrieri è il modo in cui continuano a correre. Continuano a saltare come col suono di carri sulle cime dei monti, come col suono di un fuoco fiammeggiante che divora la stoppia. È come un popolo potente schierato in ordine di battaglia. A causa di lui, i popoli saranno in penosi dolori. In quanto a tutte le facce, certamente raccoglieranno un ardore [di eccitazione]. “Corrono come uomini potenti. Scalano le mura come uomini di guerra. E vanno ciascuno nelle sue proprie vie, e non mutano i loro sentieri. E non si spingono lÂ’un lÂ’altro. Come lÂ’uomo robusto nella sua corsa, continuano ad andare; e se qualcuno cade anche fra i dardi, gli [altri] non interrompono la marcia. “Si precipitano nella città . Corrono sulle mura. Salgono nelle case. Entrano per le finestre come il ladro. Davanti a lui [il] paese si è agitato, cieli han sobbalzato. Il sole e la luna stessi si sono oscurati, e le medesime stelle hanno ritirato il loro fulgore” - Gioele 2:2-10  Isoliamo dunque alcune espressioni e vediamo se possiamo applicare queste scritture esclusivamente a quello che è già stato, cioè al passato. Intanto il secondo versetto parla di un esercito così numeroso che “ non se n’è fatto esistere uno come questo dal passato indefinito, e dopo di lui non ce ne sarà più negli anni di generazione in generazione” - confronta Rivelazione 9:16 Se questa profezia si è adempiuta nel passato, dovremmo trovare un esercito così numeroso mai più eguagliato nella storia il quale non sarà mai più eguagliato nel futuro. Questo non è possibile perché man mano che il tempo passa gli esseri umani aumentano e, di conseguenza, aumentano gli eserciti. “Davanti a lui un fuoco ha divorato, e dietro di lui una fiamma consuma” ci riporta inevitabilmente allÂ’esercito di Rivelazione dove, al capitolo 9 versetto 19 si dice “Poiché lÂ’autorità dei cavalli è nella loro bocca e nelle loro code; poiché le loro code sono simili a serpenti e hanno teste, e con queste danneggiano”. Anche non menzionando esplicitamente il fuoco si comprende che questo esercito di cavalleria danneggia sia davanti (la bocca) che dietro (la coda) e distrugge tutto ovunque passa. Il parallelo, anche qui, è evidente. Gli ultimi versetti, infine, ricordano ciò che viene descritto in Daniele 11:40 Ed è superfluo ricordare che il versetto 10 rimarca le parole del Signore quando Egli parlò del tempo della fine – Marco 13:24, 25 Gioele sta dunque parlando del passato o del futuro? Se sta parlando del futuro, chi sono gli ubriaconi del gregge? A chi è rivolta la condanna? Ci sono altri ministri di Geova? Verso chi si abbatterà questa calamità ? Noi che parte abbiamo in tutto questo?  “E Geova stesso certamente emetterà la sua voce davanti alle sue forze militari, poiché il suo accampamento è molto numeroso. Poiché colui che esegue la sua parola è potente; poiché il giorno di Geova è grande e assai tremendo, e chi lo può sostenere?” - Gioele 2:11  Come è facile immaginare lÂ’intendimento secondo cui sia Geova stesso a soffiare sulla prossima guerra tra re del nord e re del sud, è stata oggetto di critiche. In fondo lo stesso libro “Rivelazione il suo culmine” non collega affatto il cavaliere del cavallo rosso con la volontà di Dio. Lì si parla della condizione dellÂ’umanità e che il cavallo bianco “fermerà la cavalcata del cavallo rosso”. Ovviamente non si tiene in conto il fatto che siano proprio le creature viventi a chiamare sia il cavaliere sul cavallo bianco che i successivi – vedi Rivelazione 6:1, 3, 5, 7 E non si tiene minimamente in conto il fatto che Geova in passato abbia utilizzato proprio le guerre umane per adempiere il Suo proposito e per punire il Suo stesso popolo. Abbiamo visto che questo concetto è ripetuto anche in Zaccaria (vedi i due articoli dedicati a Zaccaria) ma possiamo riflettere anche sulle parole di Gioele 2:11 In riferimento a questo esercito senza numero Egli lo chiama “il mio accampamento” - confronta Isaia 45:1 Il versetto conclude con le parole “poiché il giorno di Geova è grande e assai tremendo, e chi lo può sostenere?” - confronta Rivelazione 6:17  “E anche ora”, è lÂ’espressione di Geova, “tornate a me con tutto il vostro cuore, e con digiuno e con pianto e con lamento. E strappatevi il cuore, e non le vesti; e tornate a Geova vostro Dio, poiché egli è clemente e misericordioso, lento allÂ’ira e abbondante in amorevole benignità , e certamente proverà rammarico a causa della calamità . Chi sa se si volgerà e in effetti proverà rammarico e lascerà rimanere dopo di esso una benedizione, unÂ’offerta di cereali e una libazione per Geova vostro Dio?” - Gioele 2:12-14  Di nuovo lÂ’Iddio Onnipotente incoraggia, attraverso le parole di Gioele, a tornare a Lui strappandosi il cuore, con digiuno e supplicazione. Siamo ancora in tempo per evitare la tempesta. Il popolo di Dio in generale ed in particolare coloro i quali hanno incarichi di responsabilità ascolteranno questo appello? - Giacomo 3:1 LÂ’appello viene dalla Parola di Dio, non da questo blog. I versetti successivi ci dicono in cosa dovrebbe consistere la solenne assemblea.  “Suonate il corno in Sion. Santificate un tempo di digiuno. Convocate unÂ’assemblea solenne. Raccogliete [il] popolo. Santificate la congregazione. Radunate vecchi. Raccogliete i fanciulli e quelli che succhiano le mammelle. Esca [lo] sposo dalla sua stanza interna, e [la] sposa dalla sua camera nuziale. “Fra il portico e lÂ’altare i sacerdoti, i ministri di Geova, piangano e dicano: ‘Prova commiserazione, o Geova, per il tuo popolo, e non fare della tua eredità un biasimo, così che le nazioni dominino su di loro. Perché dovrebbero dire fra i popoli: “Dov’è il loro Dio?”’ E Geova sarà zelante per il suo paese e mostrerà compassione al suo popolo. E Geova risponderà e dirà al suo popolo: ‘Ecco, vi mando il grano e il vino nuovo e lÂ’olio, e certamente ne sarete sazi; e non farò più di voi un biasimo fra le nazioni. E allontanerò di sopra a voi il settentrionale, e realmente lo disperderò in un paese arido e in una distesa desolata, con la sua faccia al mare orientale e la sua parte posteriore al mare occidentale. E il fetore da lui certamente ascenderà , e il lezzo da lui continuerà ad ascendere; poiché Egli davvero farà una cosa grande in ciò che farà ’ - Gioele 2:15-20  Non giriamoci attorno. Dobbiamo chiedere perdono a Geova e farlo sentitamente e con spirito contrito  Se lÂ’appello di Gioele verrà accolto, il nostro amorevole Padre ricomincerà a benedirci e allontanerà da noi “il settentrionale” ovvero il re del nord. La guerra scoppierà comunque ma noi potremo essere “tanti di numero” oppure pochi. Le nazioni del mondo non devono vedere per forza il nostro biasimo. I versetti che vanno dal 21 al 27 (leggi) spiegano nei particolari cosa comprenderà la benedizione di Geova.  “E dopo ciò deve avvenire che verserò il mio spirito su ogni sorta di carne, e i vostri figli e le vostre figlie certamente profetizzeranno. In quanto ai vostri vecchi, sogneranno sogni. In quanto ai vostri giovani, vedranno visioni. E anche sui servi e sulle serve verserò in quei giorni il mio spirito” - Gioele 2:28, 29  Arriviamo ad un punto cruciale della visione. Dopo la guerra tra re del nord e re del sud (la quale terminerà con la vittoria del re del nord), Geova presterà attenzione al Suo popolo in maniera particolare. Che la guerra abbia lasciato integro il Suo popolo o ne abbia lasciati “pochi di numero” (questo dipenderà in gran parte da quello che il popolo di Geova sceglierà di fare adesso, nel tempo che rimane) alla fine di questo avvenimento Egli verserà il Suo spirito su ogni sorta di carne – confronta Rivelazione 14:7, 8 Questo è esattamente ciò che accadde nel primo secolo durante la Pentecoste infatti lÂ’apostolo Pietro citò questa scrittura – Atti 2:14-18 Come abbiamo visto in un articolo precedente molti avvenimenti del primo secolo sarebbero stati un primo adempimento o simili a quelli descritti nella Rivelazione. Questo è uno di quelli. Gli avvenimenti relativi alla vita e al ministero di Cristo si ricollegano a molti avvenimenti riferiti ai due testimoni vestiti di sacco. Il versamento dello spirito santo sarebbe avvenuto un certo tempo dopo la loro uccisione esattamente come accadde nellÂ’episodio descritto in Atti – confronta Atti 2:22-24 con Rivelazione 14:6, 7 Da questo abbiamo la conferma che un certo periodo dopo la fine della guerra, esattamente secondo lÂ’ordine descritto da Giosuè, lÂ’opera di predicazione avrà un nuovo impulso e ciò avverrà non mediante forza militare (il popolo di Dio, infatti, potrebbe essere enormemente ridimensionato per allora) ma mediante lo Spirito Santo – confronta Zaccaria 4:6 Il re del nord crederà di aver soppresso definitivamente lÂ’opera di predicazione e che ciò sia avvenuto mediante la sua propria potenza – vedi Daniele 8:24 Contro ogni aspettativa, però, questo “esercito senza numero” dovrà rendersi conto che non è stato proprio così. Anche se Geova ha utilizzato questa potenza per adempiere parte del Suo proposito e per disciplinare il Suo popolo, essi non sono il popolo di Dio esattamente come non lo era la media-persia al comando di Ciro. Il popolo di Dio, dunque, ricomincerà a predicare e farà questo grazie allo Spirito Santo - confronta Daniele 11:34, 35 Quindi Gioele conclude questo capitolo con gli ultimi tre versetti.  “E certamente farò portenti nei cieli e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole stesso sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima della venuta del grande e tremendo giorno di Geova. E deve avvenire che chiunque invocherà il nome di Geova sarà salvato; poiché sul monte Sion e a Gerusalemme saranno gli scampati, proprio come Geova ha detto, e fra i superstiti, che Geova chiama”- Gioele 2:30-32  Speriamo di essere tra questi sopravvivendo a quella guerra che è ormai alle porte? Vogliamo essere tra questi? Potremo esserlo solo se comprendiamo oggi qual è la volontà di Dio per noi facendo tutto il possibile per mostrare pentimento e convincere altri a farlo. Smettiamo, dunque, di sprecare energie e tempo in lamentale e in riforme improbabili che non tengono conto della parola profetica – confronta Atti 5:36 Al contrario impegniamoci fin da ora affinché si riesca a convocare questa “assemblea solenne” e in ultima analisi a supplicare personalmente Geova per sfuggire alla calamità . Non beviamoci ogni cosa che viene dallÂ’alto. La parola di Dio è chiara. Non comportiamoci da ubriachi.   Nota in calce*. “Le interpretazioni comode”sono quelle che dicono che la guerra descritta in Rivelazione è “lÂ’opera di predicazione degli unti”, che i messaggi di condanna riguardano esclusivamente la cristianità , che il popolo di Dio è già stato purificato nel 1919, che non ci sarà nessuna guerra mondiale, che stiamo aspettando solo più Armaghedon e altre. In base alla scrittura che prevede “un giudizio più severo” verso coloro che hanno incarichi di responsabilità , ognuno dovrebbe valutare attentamente in preghiera se è il caso di rinunciare a certi incarichi e mantenere un “profilo basso” in attesa di quello che sta per succedere. Questo non impedirà di fare del bene ai nostri fratelli, cosa che siamo tutti incoraggiati a fare. Ovviamente questa è una decisione personale.  Â
  13. Tutti gli imperi della statua del sogno di Nabucodonosor erano "re del nord". Vi siete mai chiesti perché non esiste una statua composta dai re del sud (iniziando dall'Egitto, poi l'Assiria etc)? Se tutti i re della statua erano "re del nord" come può l'ultimo re essere l'impero anglo-americano ovvero il re del sud?  1corno.mkv
  14. Riferendosi a quelle città che non avrebbero ascoltato il messaggio, Gesù disse che nel Giorno del Giudizio sarebbe stato più sopportabile per Sodoma e Gomorra che per loro – Matteo 10:14, 15; Matteo 11:20-24 Prima di dire che egli utilizzò un'iperbole proviamo a riflettere su un'altra scrittura. Matteo 12:36 dice “Io vi dico che di ogni parola non profittevole che gli uomini avranno detto renderanno conto nel Giorno del Giudizio”. Se leggiamo soltanto quello che c’è scritto senza cercare interpretazioni articolate, si capisce bene che “avranno detto” è al passato, riferendosi ovviamente a ciò che è stato detto in questa vita e non a quello che avrebbero potuto dire in futuro (infatti Gesù sta condannando i farisei che hanno appena asserito che Egli scacci i demoni per mezzo di Beelzebub). Riflettiamo su un'ultima scrittura. In 2 Timoteo 4:14 l'apostolo Paolo disse "Alessandro il ramaio mi ha recato molti mali — Geova gli renderà secondo le sue opere". Geova gli avrebbe reso secondo le sue opere quando? Prima della sua morte, cioè nel primo secolo? Geova forse intervenne per punire tutti i persecutori dei cristiani nel primo secolo? Non è forse chiaro che l’apostolo Paolo sta dicendo che Geova avrebbe ricordato le opere di questo Alessandro nel giorno del Giudizio? La domanda fondamentale è dunque la seguente: Siamo sicuri che quando l'apostolo Paolo disse le parole riportate in Romani 6:7 intendesse dire quello che crediamo di aver capito?

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