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  2. Dibattito pubblico sul battesimo dei neonati fra un vescovo.webm Questo dibattito pubblico, voluto da Tele Abruzzo Regionale (TAR) che ha invitato in studio i due contendeti, trae spunto dalle contestazioni rivolte alla Chiesa Cattolica Romana, da un sacerdote cattolico, Antonio Silvestri, da lui ritenuta in evidente contrasto con le Sacre Scritture e quindi in netto contrasto con il cristianesimo apostolico, istituito da Gesù Cristo. Principalmente, la sua contestazione s'incentra sul battesimo dei neonati o pedobattesimo, considerato dalla Chiesa il primo dei sette sacramenti. Al contrario Don Antonio ritiene tale pratica cattolica, una rottura con l'insegnamento esplicito della Bibbia che richiede per il battezzando un'età in cui sia nelle condizioni di esercitare una scelta consapevole e con una fede basata sulle sacre scritture. Insoddisfacenti sono state da lui ritenute le risposte del vescovo di Pescara, Francesco Cuccarese e di altri teologi consultati. L'impegno profuso da Antonio Silvestri nel diffondere pubblicamente il vero insegnamento biblico, ha provocato la veemente reazione del vescovo di Pescara, che lo ha aggredito verbalmente in pubblico. questo ha suscitato l'interesse dei mezzi d'informazione locali, fra cui Tele Abruzzo Regionale (TAR) che ha invitato in studio i due contendeti per un dibbattito televisivo. Questo dibattito illumina gli ascoltatori a comprendere perchè la Chiesa Cattolica Romana, non può essere considerata la vera chiesa di Cristo.
  3. La risposta della Bibbia La Bibbia non menziona la data della nascita di Gesù, né comanda di celebrarne il compleanno. La Cyclopedia di McClintock e Strong afferma: “"L’osservanza del Natale non è d’istituzione divina, né ha origine dal N.T. [Nuovo Testamento]"”. Ma c’è di più: un’analisi della storia del Natale rivela che questo affonda le sue radici in riti religiosi pagani. La Bibbia indica che se cerchiamo di adorare Dio in un modo che egli non approva in effetti lo offendiamo (Esodo 32:5-7). Storia delle usanze natalizie Il compleanno di Gesù: “"I primi cristiani non festeggiavano la [...] nascita [di Gesù] perché consideravano il festeggiare la nascita di qualcuno un’usanza pagana"” (The World Book Encyclopedia). Il 25 dicembre: Non c’è nessuna prova che Gesù sia nato in questa data. Probabilmente le autorità ecclesiastiche la scelsero per farla coincidere con le feste pagane che avevano luogo nel periodo del solstizio d’inverno. Scambio di doni e festeggiamenti: La Grande Enciclopedia GE 20 dice: “"Collegati con la festa del [Natale] sono degli usi che non sempre sono di origine cristiana, anzi per la maggior parte hanno le loro origini nelle religioni e civiltà pre-cristiane”. Alcuni sono “usi che chiaramente derivano dai Saturnali romani, che appunto si celebravano nella seconda metà di dicembre: in particolare l’uso di luminarie, lo scambio di doni, i regali ai bambini"”. L’Encyclopædia Britannica dice che durante i Saturnali “"venivano interrotti tutti i lavori e le attività commerciali"”. Luci natalizie: Secondo l’Encyclopedia of Religion, gli europei decoravano le loro case “"con luci e piante sempreverdi di ogni tipo"” per celebrare il solstizio d’inverno e per combattere gli spiriti malvagi. Vischio e agrifoglio: “"I druidi ascrivevano in particolare al vischio proprietà magiche. L’agrifoglio sempreverde veniva venerato in quanto considerato segno del ritorno del sole"” (The Encyclopedia Americana). L’albero di Natale: “"Il culto degli alberi era comune presso i popoli pagani dell’Europa e continuò a esistere anche dopo la loro conversione al cristianesimo"”. Rimase per esempio l’usanza “"di mettere un albero di Natale all’ingresso o all’interno della casa durante le festività invernali"” (Encyclopædia Britannica).
  4. Intervista a William Hoppe, ispettore edile "Mi ha molto colpito l'attenzione dei Testimoni di Geova all'ecosistema e all'ambiente" William Hoppe, ispettore edile. Un ingegnere che per conto del comune di Warwick ha effettuato le ispezioni nel cantiere dei Testimoni durante la costruzione della loro nuova sede mondiale esprime il suo parere sulla nuova struttura. ‘Tutto era estremamente pulito. Quello di Warwick è stato uno dei progetti più sicuri a cui abbia mai lavorato’. "Raramente mi è capitato di trovare condizioni più professionali e persone amichevoli, gentili, e competenti come fra i T.d.Geova". "Questo progetto mi ha insegnato che si può lavorare ad alti livelli" William Hoppe, ispettore edile.
  5. Decifrata la scritta sul manufatto in bronzo rinvenuto nell’Herodion, la fortezza nei pressi di Betlemme utilizzata dai romani e dal prefetto che mise a morte Gesù Al di fuori dei Vangeli - che ne parlano diffusamente e concordemente - su Ponzio Pilato, il prefetto della Giudea che mise a morte Gesù di Nazaret le notizie vanno cercate con il lanternino. Ma ora una nuova, straordinaria scoperta aggiunge un tassello utile per inquadrare la sua figura: su un anello scoperto alla fine degli anni Sessanta nell’Herodion vicino a Betlemme è stato possibile finalmente decifrare la scritta e questa attesta proprio il nome di Pilato. A leggere le parole sull’anello sono stati due studiosi israeliani. I quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, gli storici Flavio Giuseppe e Tacito concordano nell’affermare che Gesù è stato condannato a morte e crocifisso durante l’amministrazione di Ponzio Pilato in Giudea, un’informazione, questa, che è rimasta codificata anche nel Credo (sia nella formula niceno-costantinopolitana sia in quella più breve del simbolo degli apostoli: «Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato» oppure «Patì sotto Ponzio Pilato»). Sulla base delle informazioni forniteci da Flavio Giuseppe, ma anche da Filone, Tacito, Svetonio, Dione Cassio ed Eusebio, è possibile stabilire che Pilato svolse il suo mandato in Giudea tra il 26 e il 36, o l’inizio del 37 dopo Cristo. Dieci anni sono un periodo piuttosto lungo per un incarico di governatore e questo farebbe pensare che Pilato fosse piuttosto capace nel tenere sottomesse le popolazioni che gli erano state affidate dall’imperatore Tiberio. Sulla base delle date dei viaggi di san Paolo, che presumevano la diffusione del cristianesimo in Palestina, la fondazione della Chiesa di Antiochia, etc., si può ritenere con una certa sicurezza che la crocifissione a Gerusalemme non avvenne negli ultimi anni del mandato del governatore il cui nome viene ripetuto nel Credo da milioni di fedeli ad ogni celebrazione liturgica domenicale. È pertanto ipotizzabile che la morte del Nazareno sia avvenuta come scrive John P. Meier, «approssimativamente alla fine degli anni Venti o all’inizio degli anni Trenta del I sec. d.C.». https://www.lastampa.it/2018/12/01/vaticaninsider/pilato-a-anni-dalla-scoperta-della-lapide-ritrovato-il-suo-anello-5KKVdjIivCP9BOW9URfX7J/pagina.html?fbclid=IwAR3kTEWGLHsqGvLFsoMXS9cjAke6fVxc7I_jNZQuxfXSG8pSiEg7lX5hMCA
  6. Giuseppe, un modello del Cristo Quando un cristiano nutre dei dubbi riguardo ad una condotta da tenere, trova a volte appropriato porsi la domanda seguente: cos'avrebbe fatto Cristo se fosse al mio posto? E spesso le risposta è spontanea e permette di prendere la decisione giusta. Cristo è evidentemente l'esempio da seguire, ma qualcuno potrebbe obiettare che per Gesù, essendo un uomo perfetto, le cose erano di conseguenza molto più facili. Benché ciò non sia vero – Gesù era libero di scegliere le sue azioni e sarebbe potuto soccombere alle incessanti tentazioni di Satana – altri uomini giusti possono servirci da esempio. Spontaneamente, i servitori di Dio che ci vengono in mente sono senza alcun dubbio Giobbe, Abraamo o Giacobbe. Di Giobbe, Dio disse che non c'era nessuno come lui sulla terra. Abraamo è chiamato “amico di Dio”, il che è uno dei più grandi distintivi che ci siano1. Saremo forse meno inclini a pensare a Giuseppe, il figlio che Giacobbe ebbe da Rachele. Eppure, esaminiamo i fatti seguenti: sulle settanta pagine circa della Genesi come la troviamo in una delle edizioni della Traduzione del Nuovo Mondo, quasi una ventina è dedicata a Giuseppe. Compariamola con lo spazio occupato per descrivere la creazione (una pagina e mezza) e gli eventi antediluviani (sei pagine e mezza), capiamo l'importanza che è data a quest'uomo nelle Sacre Scritture2. Che cosa fa che quest'uomo sia così ammirevole al punto che un terzo circa del primo libro della Bibbia sia incentrato su di lui? Giuseppe, un uomo senza difetti Giuseppe condivide un aspetto con pochi altri personaggi biblici: sembra che adempia solo azioni giuste. Ovviamente, ciò non è il caso, portò come tutti noi il peso del peccato, ma questi furono certamente così veniali che non valeva neanche la pena parlarne. Quali che furono i suoi errori, furono eclissati dalla sua condotta eccellente. Eppure, se c'è una qualità che differenzia la Bibbia dagli altri scritti dell'antichità, è la sua onestà quando si tratta di riportare i falli dei servitori di Dio. Così, i peccati di Davide non sono occultati. Fu adultero, assassino, e a causa della sua vanità migliaia di Israelita morirono. Mosè era, secondo il racconto biblico, il più umile degli uomini ma il suo lasciarsi trasportare in un'occasione gli costò il privilegio di entrare nella Terra Promessa. Abraamo era giusto ma quando Dio gli disse di andare a Canaan, si fermò nel paese dei suoi antenati a Haran e ripartì solo quindici anni dopo, alla morte di suo padre (Atti 7:1-4). Quando una carestia sopravvenne a Canaan, il paese che Dio gli aveva promesso e dove gli aveva comandato di soggiornare, partì per l'Egitto. Là, temendo per la sua vita, arrivò a mentire pretendendo che sua moglie fosse sua sorella. Ciò denotava una mancanza di fede in Geova, poiché aveva ricevuto la promessa che la sua discendenza avrebbe ereditato di quella terra. Non era quindi possibile che perisse a causa della carestia o per mano di Faraone. Ciò non gli servì da lezione poiché ripeté lo stesso errore in seguito e anche suo figlio Isacco cadde in questa trappola per via del timore dell'uomo quantunque la promessa divina gli fosse stata reiterata3. Giacobbe, a chi fu promesso il diritto di primogenitura, ottenne quest'ultimo con un sotterfugio facendosi passare per suo fratello invece di attendere Dio. Tollerò gli idoli nella sua famiglia fino a che Geova gli chiese di rendersi a Betel4. La sua passività costò anche l'onore di sua figlia che aveva preso l'abitudine di frequentare le figlie pagane del paese dove risiedevano. Sembra che questa eredità familiare non influenzò Giuseppe. Eppure, dal punto di vista umano, avrebbe avuto di che essere infastidito, o addirittura in collera contro la sua propria famiglia e anche contro Dio stesso. All'età di diciassette anni, i suoi fratelli gelosi lo cedono a una carovana di mercanti che lo vendono in Egitto a un funzionario di corte dal nome di Potifar. È degno di nota che Giuseppe non cercò di fuggire, ma al contrario era talmente degno di fiducia che il suo padrone lo mise al di sopra di tutta la casa. Il racconto ci dice che Potifar stesso era benedetto da Geova a causa di Giuseppe e che i suoi affari prosperavano. Ma Giuseppe non approfittò in alcun modo della situazione. Sentiamo a volte delle relazioni su uomini di fiducia che in fin dei conti non ne erano così degni e che si sono appropriati indebitamente dei fondi del loro datore di lavoro. Giuseppe in quanto a lui era un lavoratore onesto e alacre. Non faceva lo stretto necessario, dicendo che in ogni caso non sarebbe stato pagato di più, come possiamo sentire dalla bocca di alcuni impiegati. E se, come ci è detto, Geova lo faceva riuscire, è senza dubbio perché confidava in lui e gli chiedeva la saggezza nelle decisioni che doveva prendere. Qualche tempo più tardi, questo bel giovane attirò l'attenzione della moglie del suo padrone che lo supplicò giorno dopo giorno di giacere con lei. Nessuna legge era stata emessa da Geova fino a quel tempo vietando questo genere di pratica eppure la risposta di Giuseppe fu: “Come potrei commettere questo grande male e peccare in effetti contro Dio?”. Non era ciò che pensavano gli uomini che gli interessava ma evidentemente ciò che pensava Dio! A volte, potremmo dire che non c'è nessun comandamento nella Bibbia che ci vieti di fare questa o quella azione. Ma se abbiamo il pensiero di Dio, anche in assenza di leggi sapremo cosa fare. Non vorremo commettere il male e peccare contro Dio. – Genesi 39:9 Nonostante la sua ferma posizione, fu falsamente accusato di tentato stupro e il suo padrone, in collera, lo fece rinchiudere in prigione. Notiamo comunque qualcosa di interessante: qual era la punizione per i violentatori all'epoca? Non la prigione ma la morte. In questo caso, perché Potifar non fece uso del suo diritto mettendo a morte Giuseppe ma al contrario lo consegnò alla prigione? Certamente a causa della fiducia che Giuseppe si era guadagnato presso di lui. Pensiamo che quest'uomo non conoscesse sua moglie? Il versetto dice si infuriò. Ma non ci è detto contro chi si arrabbiò. Potrebbe essere che, non potendo pubblicamente accusare sua moglie di menzogna e per salvare Giuseppe (e anche la propria reputazione), decise di farlo rinchiudere? Dopo tutto, è meglio la prigione che la morte. Da un altro lato, se Giuseppe non fosse stato uno schiavo fedele, avente a cuore gli interessi del suo padrone, questi gli avrebbe lasciato la vita salva? Cosa sarebbe successo se fosse stato uno schiavo noncurante, o addirittura disonesto e scansafatiche? In questo momento della vita di Giuseppe, potremmo pensare che ribollisse dalla collera o sprofondasse nella depressione. Ecco un uomo giusto, che serve Dio, fiducioso in lui e che si ritrova in prigione per una falsa accusa! Quanti tra noi avrebbero incolpato Dio oppure avrebbero completamente perso la fede, addirittura negando la sua esistenza? Ma non Giuseppe. Si lasciò guidare da Geova. Si applicò a rendere il più utile e gradevole possibile la sua condizione di prigioniero, al punto che un soggiorno in prigione potesse essere piacevole. In ricompensa Geova era con Giuseppe e trovò favore agli occhi del funzionario della prigione. Similmente a Potifar, questi lasciò tra le sue mani tutti i prigionieri. In definitiva, ricevette le stesse responsabilità che in precedenza. In alcun caso accusò Dio della sua situazione o gliene volle. – vedi Giobbe 1:22 Un altro tratto caratteristico che risalta dal racconto della vita di Giuseppe in prigione è la sua empatia. Allorché il capo dei panettieri e il capo dei coppieri si ritrovarono in cella, rimarcò la loro tristezza. Va da sé che la tristezza è d'obbligo quando si è improvvisamente privati della sua libertà, ma è un altro tipo di abbattimento che notò. È evidente che Giuseppe non faceva che semplicemente badare ai bisogni materiali dei prigionieri, ma si interessava a loro. Quante guardie carcerarie noterebbero un cambio di umore di un detenuto? Solo qualcuno che per natura si interessa degli altri, una persona benevola e piena di compassione. Doveva essere un balsamo per il cuore avere un compagno di cattività come Giuseppe. Lì ancora, fu ricompensato per la sua attitudine. Non subito, dovette attendere due lunghi anni. Ma il giorno arrivò in cui fu ricevuto da Faraone che lo elevò al rango di personaggio principale del suo reame, il secondo dopo di lui5. Non abbiamo mai notato che certe persone, quando sono promosse a una posizione importante, presso un'impresa ad esempio, cambiano completamente comportamento? Certe diventano arroganti, tiranniche e spesso approfittano della situazione per fare i loro propri interessi. Se dovessimo ritrovarci in questa situazione, quanto sarebbe profittevole prendere esempio da Giuseppe! Un modello di Cristo Giuseppe è un eccellente modello di Gesù che è stato “innalzato a una posizione superiore”. Come Faraone gli diede un nome glorioso e ordinò che lo si riconoscesse come governatore dell'Egitto, similmente “Dio padre gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché ogni lingua riconosca pubblicamente che Gesù Cristo è Signore”. (Filippesi 2:9-11; Genesi 41:43-45) Giuseppe non cercò di usurpare il trono di Faraone. Eppure, sarebbe potuto essere tentato. Forse qualcuno glielo avrà anche suggerito. Dopo tutto, non ha salvato il popolo dalla carestia? E il popolo è pronto a portare al potere colui che lo nutre. – Giovanni 6:10-15 Pensiamo alla maniera in cui Dio insegnò l'obbedienza a Giuseppe. Era il figlio preferito di Giacobbe e beneficiava di privilegi nella casa che i suoi fratelli non avevano. Questi, gelosi, si liberarono di lui. Per Giacobbe, suo figlio era morto. Fu un'umiliazione per Giuseppe ma fece “ogni cosa senza mormorii e disaccordi”. (Filippesi 2:14) Ciò ci ricorda che Cristo stesso si umiliò prendendo la forma di uno schiavo e imparò l'obbedienza. Neanche Gesù “pensò di appropriarsi di qualcosa che non gli spettava, cioè l’essere uguale a Dio”. – Filippesi 2:6-8 Quindi, continuiamo a operare per la nostra salvezza con timore e trepidazione. Dio infatti è colui che, secondo il proprio volere, agisce in noi dandoci sia il desiderio che la forza di agire. Continuiamo a fare tutto senza mormorii e disaccordi, così da essere irreprensibili e innocenti, figli di Dio senza difetto in mezzo a una generazione corrotta e perversa, in mezzo alla quale risplendiamo come luce nel mondo, mantenendo una salda presa sulla parola di vita. – Filippesi 2:12-16 ––– 1 Ma abbiamo la possibilità di essere figli di Dio e così fare parte della sua famiglia. (back) 2 Sedici pagine riportano i gesti di Abraamo, otto trattano di Isacco e circa diciassette raccontano la vita di Giacobbe, essendo alcune pagine in comune con quelle su suo figlio. (back) 3 Ciò non toglie nulla all'integrità di questi uomini o alla fede che manifestarono in seguito. Al contrario ciò prova che Geova ci modella o ci leviga al fine di estrarre il meglio da noi. (back) 4 Notiamo che non distrusse gli idoli ma li fece semplicemente sotterrare. (back) 5 Ci si potrebbe stupire del fatto che Giuseppe sia elevato a una tale posizione dal faraone che non lo conosceva neanche. Tuttavia, agendo così Faraone si scollava da tutte le responsabilità se le cose avessero preso una brutta andatura, per esempio se la profezia non si realizzava. Tutto ricadrebbe sulla testa di Giuseppe. (back) Link all'articolo completo: baruq.uk/joseph_a_model_of_christ-it.html
  7. Ridurre le trasfusioni significa avere esiti migliori, lo spiega il dottor Weltert che è cardiochirurgo presso la Casa di cura European Hospital di Roma.
  8. Quando pronunciate la Preghiera del Signore o Padre Nostro, chiedendo che venga il Regno di Dio, voi pregate che il suo governo celeste elimini la malvagità dalla terra e domini su questo nuovo mondo. (Matteo 6:9, 10) E possiamo aver fiducia che Dio esaudirà questa preghiera, poiché la sua Parola promette: "I giusti stessi possederanno la terra, e risiederanno su di essa per sempre". — Salmo 37:29. ----------------------------------------------------------------- La vita nel nuovo mondo quando il REGNO di DIO verrà ----------------------------------------------------------------- Il Regno di Dio porterà incomparabili benefìci, attuando tutto il bene che Dio in origine si era proposto di far godere al suo popolo sulla terra. * Odio e pregiudizi non esisteranno più, e alla fine ciascuno sulla terra sarà un vero amico per tutti gli altri. Nella Bibbia Dio promette che farà "cessare le guerre fino all'estremità della terra". "Nazione non alzerà la spada contro nazione, né impareranno più la guerra". — Salmo 46:9; Isaia 2:4. * Tutta la terra alla fine si troverà in una condizione paradisiaca simile a un giardino. La Bibbia dice: "Il deserto e la regione arida esulteranno, e la pianura desertica gioirà e fiorirà come lo zafferano. . . . Poiché nel deserto saranno sgorgate le acque, e torrenti nella pianura desertica. E il suolo riarso sarà divenuto come uno stagno folto di canne, e il suolo assetato come fonti d'acqua". — Isaia 35:1, 6, 7. * Ci sarà ogni ragione per essere felici nella terra paradisiaca. Nessuno soffrirà più per mancanza di cibo. "La terra stessa darà certamente il suo prodotto", dice la Bibbia. (Salmo 67:6; 72:16) * Tutti godranno i frutti del proprio lavoro, come promette il nostro Creatore: "Certamente pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. . . . Non pianteranno e qualcun altro mangerà". — Isaia 65:21, 22. * Nel nuovo mondo di Dio non si vivrà più stipati in enormi casamenti o in squallide catapecchie, perché Dio ha stabilito: "Certamente edificheranno case e le occuperanno . . . Non edificheranno e qualcun altro occuperà". La Bibbia inoltre promette: "Non faticheranno per nulla". (Isaia 65:21-23) Si potrà dunque avere un lavoro produttivo, soddisfacente. La vita non sarà noiosa. * Col tempo il Regno di Dio ristabilirà anche le pacifiche relazioni che nel giardino di Eden esistevano fra gli animali, e fra gli animali e gli esseri umani. La Bibbia dice: "In effetti il lupo risiederà temporaneamente con l'agnello, e il leopardo stesso giacerà col capretto, e il vitello e il giovane leone fornito di criniera e l'animale ingrassato tutti insieme; e un semplice ragazzino li condurrà". — Isaia 11:6-9; Osea 2:18. * E pensate, nella terra paradisiaca tutte le malattie e le infermità fisiche saranno pure sanate! La Parola di Dio ci assicura: "Nessun residente dirà: 'Sono malato'". (Isaia 33:24) "[Dio] asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore. Le cose precedenti sono passate". — Rivelazione 21:4.
  9. Trovando la risposta a sei domande su questo argomento ti sentirai più vicino a Dio. fonte
  10. L’istruzione biblica è di aiuto ai sordi in Indonesia. fonte
  11. Il 30 agosto 2018 la Corte suprema della Corea del Sud terrà un’udienza pubblica durante la quale esaminerà la decisione della Corte costituzionale di fornire agli obiettori un’alternativa al servizio militare. fonte
  12. La Corte suprema del Canada ha stabilito che la disassociazione ‘non denota ostilità ma ha lo scopo di aiutare un membro a tornare nella congregazione’. fonte
  13. A chi furono dati? I cristiani sono tenuti a osservarli? fonte
  14. Questo numero contiene gli articoli di studio per il periodo dal 4 febbraio al 3 marzo 2019. fonte
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